Nuje vulimm’ ‘na speranza: un’analisi sistemica della serie “Gomorra”

Federica Giusti1, Lara Orsolini1, Sara Pellegrini1, Chiara Testi1,
Gianmarco Manfrida
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Una delle difficoltà più serie per il terapeuta è quella di interpretare un rac-conto. Evidenziando i fatti in linea con la sua ipotesi di lavoro, egli ne trascura al-tri potenzialmente più importanti e, proponendo letture di parte, mortifica la ricchezza dell’esperienza vissuta nelle situazioni interpersonali con cui si confronta. Scopo della rubrica “La pagina letteraria” è quello di fornire proposte di lettura e di riflessione intorno alla possibilità di un racconto esaustivo. Potere del poeta, dello scrittore e dell’artista in genere è quello di costruire, con mezzi apparentemente semplici, una informazione efficace sulle situazioni interpersonali considerate nella loro complessità. Dovere del ricercatore è quello di partire da descrizioni di questo genere, per separare con precisione l’informazione sui fatti dalla teoria che li interpreta.


One of the most difficult tasks for the therapist is to relate a case-story. Stressing facts in line with the working hypothesis, the therapist overlooks other ones potentially more important. By proposing only certain interpretations the therapist damages the wealth of first hand experience coming from interpersonal situations. The section devoted to the literary page aims to provide suggestions and meditations towards the possibility of an exhaustive report. The power of poets, writers and artists in general, apparently using simple tools, cre­ates clear information on interpersonal situations seen in their complexity. The researcher, starting from such descriptions, has to separate precisely information on facts from the theory which explains them.


Una de las mayores dificultades encontradas por el terapeuta es la interpreta-ción del relato. El terapeuta evidenciando solo los hechos que concuerdan con su hipótesis de trabajo, descuida otros potencialmente más importantes. Además proponiendo interpretaciones parciales envilece la riqueza de la experiencia vivida en las situaciones interpersonales con las cuales se confronta. El objetivo de la sección “la página literaria”, es el dar sugerencias y puntos de reflexión sobre cómo obtener en la medida de lo posible, un relato exhaustivo. Poetas, escritores y artistas en general tienen en sus manos el poder de construir con elementos aparentemente simples, una información eficaz sobre situaciones interpersonales observa­das en su globalidad y complejidad, mientras que el investigador tiene el deber de basarse sobre las descripciones para separar con precisión los hechos de la teoría que los interpreta.



«È oggi ca se fa ‘o riman’
e logic’ ca si riman’ inerme
nun cagna niente» [1]


Riassunto. Gli autori si propongono di leggere in ottica sistemica le modalità educative che sembrano emergere dai ruoli, dalle caratteristiche e dalle vicissitudini, in una parola dalle mosse, dei protagonisti della serie televisiva Gomorra. Ispirata all’omonimo libro di Roberto Saviano, nella serie viene rappresentata una realtà di crimine organizzato che abita le strade e le vele di Scampia. Gli stili educativi identificati e presi in esame sono quattro: permissivo-protettivo, protettivo-emancipante, emancipante-che mette a rischio, permissivo-che mette a rischio. Ben lungi dal voler fare un’analisi della realtà camorristica o dal voler tracciare un nuovo modello di genitorialità, gli autori hanno piuttosto preso in esame rischi e potenzialità di ciascuna modalità educativa in un momento ben preciso e critico del ciclo vitale, quello dello svincolo e del passaggio dall’essere figlio a diventare giovane adulto che muove i primi passi nel proprio sistema di riferimento. Infine, traendo spunto dalla colonna sonora della serie “Nuje vulimm’ ‘na speranza” la disamina si conclude con una domanda un po’ provocatoria, seppur stimolante: perché la modalità genitoriale che sembra maggiormente capace di garantire questo passaggio di autonomia dalla famiglia, ovvero quella protettivo-emancipante, è così difficile da mettere in pratica?

Parole chiave. Gomorra la serie TV, stili educativi, svincolo, famiglia tradizionale.


Summary. “We wanna hope”: a systemic analysis of the TV fiction Gomorra.
The authors’ aim is to evaluate from a systemic standpoint the educational style that emerges from characters and plot of the TV series Gomorra, inspired by Roberto Saviano’s book. This series describes the organized criminal world in the streets of Scampia, near Naples. The authors identify four educational styles: permitting-protective, protective-emancipating, emancipating-risk exposing, permitting-risk exposing. These four styles have been considered in a precise moment of personal and family development, that of sons growing up and needing to become young adults and move autonomously in their reference system, in this case the fiction criminal series Gomorra. The final question which arouses is: why is it so difficult to guarantee a successful gain of autonomy from one’s own family and the parenting style which would look more suitable, the protective-emancipating one, is not so commonly applied?

Key words. Gomorra TV series, parenting styles, sons growing up, traditional family.


Resumen. “Nosotros queremos una esperanza”: una análisis sistémica de la serie TV Gomorra.
Los autores quieren identifiar y leer desde una perspectiva sistémica las modalidades educativas en las familias criminales describidas en la serie televisiva Gomorra, inspirada por el libro de Roberto Saviano. Tomando en cuenta la trama y los personajes, es posible identifiar, en el momento en el cual los hijos tienen que desvincularse de la familia de origen y desarrollar más autonomia, cuatro modalidades: permisiva-protectora, protectora-emancipadora, emancipadora-arriesgada, permisiva-arriesgada. La modalidad que seria más capaz de garantizar el crecimiento del joven adulto es la protectora-emancipadora, pero parece que no sea la más común en las familias normales, que actuan más de permisivo, mientras en las familias criminales de la serie televisiva prevalece una modalidad emancipadora, pero arriesgada. La pregunta con la que nos quedamos es: porqué proteger y emancipar al mismo tiempo es tan dificil?

Palabras clave. Gomorra serie de TV, estilos parentales, hijos en crecimiento, familia tradicional.
INTRODUZIONE
La serie televisiva Gomorra è un condensato di tipologie di famiglie, stili educativi, relazioni che hanno stuzzicato la nostra vena sistemica. Se proprio i protagonisti della serie si riferiscono a sé stessi appellandosi con ‘O Sistema, di certo noi sistemici non possiamo che lasciarci incuriosire.
Il nostro intento è prendere in esame una serie televisiva, non certo generalizzare quanto detto alla realtà. La nostra, inoltre, non è un’analisi del problema della criminalità organizzata, piuttosto la serie ci è servita come lente per leggere in maniera sistemica le modalità genitoriali emerse da essa.
Partendo da una breve descrizione di quella che è la trama della serie e dei suoi protagonisti, allargheremo il focus sull’intero Sistema in essa rappresentato, cercando così di analizzarne le varie componenti, dal micro al macrosistema.
Successivamente, facendo una disamina delle modalità genitoriali rappresentate nella serie dalla famiglia Savastano e dalle famiglie che le gravitano intorno, prenderemo in esame le difficoltà relazionali legate ad ognuna di esse, che talvolta ci ricordano le famiglie tradizionali descritte in letteratura.
Con questa altalena tra il buttare un occhio alla famiglia della fiction e il trovare risonanze nelle famiglie tradizionalmente descritte in letteratura, vorremo un po’ accattivare, un po’ giocare, un po’ provocare, con l’intento di fiutare quelle dinamiche che noi terapeuti ben conosciamo, seppur mediate da uno schermo televisivo e comodamente accoccolati sul divano di casa nostra.
GOMORRA: LA SERIE TV
Nella fiction Gomorra, ambientata a Napoli, ai giorni nostri, il clan camorristico della famiglia Savastano è uno dei più temuti ed influenti della zona. I loro affari si estendono all’intero territorio italiano ed in parte anche all’estero. Il boss, Don Pietro, è sposato con Donna Imma, sua fascinosa, intraprendente e leale compagna. Il loro figlio, Gennaro (Genny), poco più che ventenne, preferisce la bella vita, le belle moto e le belle donne ai traffici della famiglia. Questo nel corso della serie dovrà cambiare, a causa dell’inaspettata carcerazione del carismatico e potente Don Pietro. Il clan, trovatosi privo di un potere accentrante, come un gregge senza più il suo pastore, è perturbato da una lotta intestina, che assumerà toni sempre più accesi durante il corso della serie. Inizialmente, Donna Imma acquisisce il potere del marito, diventando una vera e propria boss e provocando lo scontento dell’erede designato da Don Pietro, Ciro Di Marzio. Genny diventa l’oggetto della contesa fra Donna Imma, che lo vorrebbe attrezzare, quale erede legittimo, a divenire il futuro boss e Ciro, che lo vuole sfruttare per arrivare a detenere il potere. Ciro viene, così, esiliato da Donna Imma in Spagna per una missione potenzialmente suicida, alla quale, però, miracolosamente, sopravvive. Genny, invece, viene spedito a forgiare muscoli, tempra e doti da killer in Honduras, da dove tornerà profondamente cambiato: corazzato e determinato a prendere il testimone da sua madre, che lascerà la scena in modo drammatico, morendo per lui.
Già da queste poche righe, sul piano sistemico, la trama incuriosisce perché affronta tematiche familiari, sia perché trattano di famiglie, sia perché rievocano dinamiche relazionali che, spesso, si incontrano nella pratica clinica.
L’intento dunque è quello di analizzare questi aspetti, dapprima in un contesto più ampio come quello de ‘O Sistema, così come rappresentato dalla serie, per poi restringere il campo e focalizzare l’attenzione sulle dinamiche familiari. In particolare, l’accento è posto sugli stili genitoriali e sulle possibilità di svincolo che si osservano nella fiction, messe a confronto con quelle delle famiglie tradizionali che emergono anche in letteratura.
‘O SISTEMA ALL’INTERNO DELLA SERIE TV
Già Bronfenbrenner [3] alla fine degli anni ’70 descriveva l’importanza, nello sviluppo umano, dell’interazione tra individuo e ambiente, definita come una serie ordinata di strutture concentriche e interdipendenti incluse l’una nell’altra. Lo stesso, a distanza di chilometri e di anni, seppure su un piano di finzione, sembra avvenire nella serie televisiva Gomorra, dove il microsistema potrebbe essere rappresentato dalla scuola, dal campo giochi (in questo caso la strada) e dalla famiglia nei suoi aspetti più tradizionali (ad esempio, le discussioni a tavola e il viziare i figli) osservabili in tutte le case della fiction, compresa quella dei Savastano. Il mesosistema, che si definisce nell’interazione tra i microsistemi, nella serie trova una rappresentazione nei reciproci scambi tra famiglie e strada. In questo senso, lampante e carica di significato appare la scena in cui i piccoli aspiranti scagnozzi della mala aiutano, nel quartiere adibito a spaccio, le mamme con i passeggini e le vecchiette con la spesa. Nella fiction, se l’esosistema sembra esprimersi tramite le relazioni che intercorrono tra e nei clan, il macrosistema appare ben rappresentato da ‘O Sistema stesso, ovvero, il sistema valoriale e culturale rigidamente gerarchizzato all’interno del quale si snodano le varie vicende dei personaggi.
È Ciro Di Marzio, in una delle puntate, ad affermare che ‘O Sistema è importante, ed esso, così come descritto nella fiction, ha delle peculiarità che ne fanno un organismo vivente: utilizza un proprio linguaggio, uno specifico sistema simbolico, caratteristici rituali, è capace di alimentarsi, riprodursi e di funzionare da specchio nel quale riconoscersi. Il sistema nel quale si snodano le vicende della famiglia Savastano, nonostante sia rigidamente gerarchizzato, gode di estrema flessibilità quando si tratta di adattarsi alle esigenze del mercato, esibendo una vera e propria “ginnastica del potere” [4]. Dal piccolo paese di provincia, infatti, il clan Savastano, si infiltra nel tessuto dell’amministrazione e della politica fino a dominare un impero. Nella serie, questo aspetto viene evidenziato dai brogli avvenuti durante l’elezione di un sindaco locale. Grazie a questa manovra i Savastano si aggiudicano gli appalti per importanti infrastrutture determinanti, per il loro business, dimostrando come ‘O Sistema sia aperto ai segnali ambientali ed evolva nel tempo [5]. Infatti, se nelle prime puntate esso è caratterizzato dalla lotta e dal controllo militaresco del territorio, successivamente si esprime attraverso una collaborazione diplomatica e affari condivisi dai clan. ‘O Sistema passa dall’essere il solo agente di potere, all’essere esso stesso influenzato dal contesto e dalle sue potenzialità [6], come vi fosse una sorta di fantomatico passaggio dalla prima alla seconda cibernetica. ‘O Sistema, nella serie, cresce come «una pasta messa a lievitare nei cassoni di legno della periferia» [4], si ristruttura fino a modificare la pelle delle famiglie coinvolte nell’organizzazione, e non solo quelle appartenenti al clan Savastano, ma anche tutto quel sottobosco che alimenta e viene alimentato dallo stesso.
Il lievito madre sembra avere un gusto tutto femminile, infatti il ruolo della donna, nelle vesti di Donna Imma, assume un’importanza fondamentale. Nelle prime puntate, Donna Imma sembra fare da piano d’appoggio all’organizzazione, senza avere margine d’intervento, confinata nelle retrovie del clan capeggiato dal marito, casalinga un po’ annoiata e alle prese con il rinnovo della mobilia. In seguito alla carcerazione di Don Pietro, e non ritenendo il figlio ancora pronto ad acquisire il ruolo del padre, concentra su di sé tutto il potere. Assume un ruolo manageriale, amministrando le finanze, acquisendo una sempre maggiore autonomia decisionale e delegando al mondo maschile un potere quasi esclusivamente militare, scavalcando, così, anche il marito che, dal carcere, tenta invano di impartire i suoi ordini.
Donna Imma dà un tocco del tutto femminile alla gestione del potere, in cui la comunicazione anticipa l’azione. Basti pensare al momento in cui convoca una riunione con i capi clan che gestiscono il traffico di droghe sul territorio, durante la quale, per suo ordine, nessuno deve avere con sé armi. La boss, se così si può definire, promuove, in questo modo, un confronto aperto, ma senza esimersi dal mostrare comunque un lato violento. Nel corso della scena, infatti, Donna Imma si muove in piedi all’interno della stanza, parlando ai capi clan che sono seduti intorno a lei e rivolgendosi a loro con tono perentorio afferma: «Voi credete che il mondo si divide tra quelli che non uccidono e quelli che uccidono e vi pensate che, siccome io sono una femmina, appartengo alla prima categoria. Vi sbagliate!»[2]. Le competenze comunicative e relazionali di Donna Imma emergono anche all’interno dello scenario dei quartieri popolari dove lei interviene in prima linea nella risoluzione dei problemi di ordine quotidiano, che si tratti di una statua sacra da sostituire o di tenere a bada le chiassose sentinelle al suo servizio. Donna Imma diventa un boss avvicinabile e una persona alla quale il popolo si può rivolgere, quasi una Madonna alla quale chiedere la grazia. E come la madre di Cristo, come tutte le madri, Donna Imma ha la capacità di pazientare, di attendere la rinascita del figlio come capo del clan Savastano, consapevole che “la guerra non la vince chi è più forte, ma chi è più bravo ad aspettare”[2]. Questa tenacia viene premiata visto che poi, grazie a lei, il figlio Genny, da giovane immaturo, diventa un vero e proprio boss.
 ‘A FAMIGLIA
Guardando la serie televisiva abbiamo definito quattro caratteristiche predominanti (Figura 1) che diversamente combinate tra loro, sono alla base di quattro diverse modalità genitoriali.



Come sostiene Rampini [7], il primo a fare una breccia nel sistema educativo autoritario tipico di epoche precedenti è stato il dottor Benjamin Spock, teorico e propagatore della pedagogia permissiva, che scrisse nel 1946 il best seller The common sense book of baby and children care sconvolgendo e sfidando le abitudini secolari su gravidanza, allattamento, educazione e introducendo, tra l’altro, l’allattamento a richiesta.
Ad oggi, nel nostro paese, sembra continuare a prosperare questa modalità che qui definiamo come permissiva-protettiva. Genitori sempre attenti a tutte le richieste, sempre pronti a soddisfare bisogni reali o meri capricci, genitori che mettono i propri “rampolli” al centro dell’intero sistema familiare e valoriale. Questo meraviglioso mondo incantato assume, però, tinte più fosche se si considera che poi da questo sistema sembra difficile uscire, svincolarsi e trovare la propria individualità.
Infatti, la fase cruciale, rappresentata dal passaggio dalla famiglia verso il mondo esterno, appare ritardata rispetto al passato. Questo avviene sia per il senso di precarietà indotto dalla situazione politico-economica, sia per il senso di protezione e sostegno che, per contro, si trova nella famiglia di origine [8]. Sul piano emotivo, lo svincolo comporta un compito molto impegnativo sia per i figli sia per i genitori, che devono sperimentare vissuti di tristezza, solitudine e vuoto [9]. Come dicono Scabini e Cigoli: «Ogni transizione è segnata in misura diversa da due grandi temi affettivi: il dolore della perdita di ciò che si lascia (il vecchio) e la speranza – fiducia di ciò che si acquista» [8]. La società contemporanea sembra maggiormente sbilanciata verso i vissuti negativi, di perdita, piuttosto che verso la speranza e la fiducia di quello che verrà.
Nella stessa serie Gomorra è già presente questa modalità nelle prime puntate, in cui Genny appare come un vero e proprio “bamboccione”, coccolato e protetto dai genitori. Sollevato da ogni responsabilità, trascorre le proprie giornate a bighellonare, senza scopi, senza un vero e proprio obiettivo, anche se la promessa sottintesa è quella di seguire le orme di Don Pietro.
Genny, però, appare del tutto inadeguato a ricevere l’eredità del padre che, del resto, non sembra per niente intenzionato a lasciargli la poltrona, abdicando a suo favore. Dall’altra parte la madre, dietro sua stessa ammissione, durante una cena con il marito, riflette sulle loro responsabilità riguardo al comportamento ancora adolescenziale del figlio che non tiene ‘i pall. Di svincolo nemmeno a parlarne! Tornando alla famiglia tradizionale, nella pratica clinica, spesso, di Genny se ne vedono tanti.
Ma la famiglia Savastano non è solo questo. Ecco, infatti, che alla carcerazione di Don Pietro, Donna Imma, libera di esprimere la propria competenza genitoriale, decide di mettere in moto l’ingranaggio per l’emancipazione del figlio. Si tratta pur sempre di un’emancipazione all’interno di un clan criminale, che quindi richiede a Genny di fare da garante per gli “affari di famiglia” con narcotrafficanti privi di scrupoli. Genny, infatti, viene spedito dalla madre in Honduras e per riportare a casa la pelle dovrà fare a pezzi un uomo. Svincolo sì, ma a che prezzo! Infatti, nonostante la serie mostri sia una maggiore proiezione e fiducia nel futuro rispetto a ciò che avviene nella sopracitata famiglia tradizionale contemporanea, sia un importante passaggio di crescita di Genny, che prende in mano il potere del clan e, metaforicamente, quello della sua vita, la nota dolente è quella di essere costretto a seguire le orme paterne. Lo svincolo appare, quindi, possibile, a patto di una mancata autonomia “professionale” all’interno della famiglia nucleare la quale, però, lascia in eredità uno svincolo impossibile, quello da ‘O Sistema. Analizzando l’evoluzione del personaggio di Genny Savastano, è ben visibile la differenza prima e dopo la “cura Honduras”, evidente nella rinegoziazione dei rapporti con i genitori con i quali instaura una relazione paritetica. La modalità emancipante-che mette a rischio si esprime, dunque, con uno svincolo che assume i toni negativi dell’abbandono e l’esperienza del distacco avviene in un contesto per niente rassicurante [10]. Ciò nonostante, questo svincolo scongiura la crisi della famiglia Savastano, la quale riesce ad attivare, per affrontare questo evento critico nel ciclo vitale, un processo di riorganizzazione al suo interno per mezzo di un cambiamento strutturale e relazionale, proprio al contrario di quello che succede, secondo Haley [11], all’interno delle famiglie sintomatiche, incapaci di attivare le competenze necessarie affinché avvenga lo svincolo.
Distogliendo momentaneamente lo sguardo dalla famiglia Savastano e mettendo a fuoco il contesto all’interno del quale si dipanano le storie dei personaggi principali, emerge la terza modalità presa in considerazione, ovvero quella permissiva-che mette a rischio. C’è chi gioca a nascondino, chi a un... due... tre stella, e chi gioca a fare il palo, come i ragazzini della serie che imparano i primi rudimenti della malavita e ne introiettano i valori. In altre scene ci sono persone disabili che, non trovando occupazione nelle categorie protette, vengono immesse nel mondo del lavoro: vendere siringhe e lacci emostatici per i tossici del quartiere. C’è, poi, chi scopre che avere una “camera con vista” panoramica sulle eventuali gazzelle della polizia che possono raggiungere il quartiere può essere una buona merce di scambio, al fine di ottenere un po’ di manutenzione ordinaria e straordinaria per la propria casa. Questo è il sottobosco di Scampia, composto da tutta una serie di personaggi marginali che sembrano essere, sì, collusi con il clan Savastano, ma come una delle poche possibilità di sopravvivenza. Quindi, la modalità qui rappresentata sembra quella di chi non ha una speranza, nulla da perdere e deve, con ogni espediente, cercare di tenersi a galla tra permissività e rischio. Nella fiction, questi ragazzi sembrano poter agire in maniera autonoma rispetto alla famiglia d’origine, senza poter contare sul sostegno di chi dovrebbe avere un ruolo di accudimento. I loro genitori sembrano i grandi assenti della serie, questo potrebbe far ipotizzare che vi sia un’incapacità nel dare una risposta proprio in quelle occasioni in cui la risposta sarebbe opportuna [10]; sembra che non facciano niente per evitare ai figli l’ingresso ne ‘O Sistema, favorendo Don Pietro e i suoi scagnozzi che, invece, reclutano questi ragazzini giovanissimi, come si vede in diversi personaggi secondari della serie, proprio perché, non avendo responsabilità a cui far fronte, «sono disposti a essere perennemente per strada» [4] con l’intento di racimolare soldi facili. Nella serie, là dove la famiglia sembra scomparire, almeno nei termini di sostegno, irrompe ‘O Sistema, che va a sostituire e a creare una struttura di riferimento tangibile, concreta, per alcuni ragazzi che, altrimenti, sarebbero persi.
CONCLUSIONI
La serie televisiva Gomorra è sicuramente un fenomeno mediatico: si è diffusa rapidamente, scavalcando i confini dell’Italia e dell’Europa, ha avuto ripercussioni nel quotidiano, ne sono state fatte parodie e a Napoli sembra persino aver preso piede lo slang utilizzato nella serie, ad esempio, la frase “sta senza pensier” usata spesso dai protagonisti e diventata di moda nei vicoli partenopei e oltre. Guardando la serie, a noi qualche pensiero, però, è venuto. Soprattutto, ci hanno colpito le dinamiche familiari, a tratti così simili alla nostra quotidianità, a tratti così diverse e talvolta maggiormente funzionali, seppur cruente e non certo auspicabili. Abbiamo preso come spunto la serie per esaminare i rischi e le potenzialità delle modalità educative che in essa emergono, per porle in connessione con le problematiche legate allo svincolo, quale fase di passaggio cruciale nel ciclo vitale. Quello che la serie sembra suggerirci è che per ognuno degli stili educativi descritti lo svincolo comporta delle difficoltà; parallelamente, come nella fiction, anche nella nostra realtà le difficoltà di svincolo sono riscontrabili, seppur con contenuti e modalità differenti. Lo stile educativo forse più adeguato sembra presupporre un atteggiamento genitoriale che esprime la tristezza per il distacco del figlio, ma, al contempo, la capacità di tollerare l’inevitabile vuoto ad esso connesso [8], «dando prova di fiducia nei figli e nella continuità del legame genitoriale» [9]. Quando questo è presente, i figli hanno maggiore possibilità di portare a compimento il processo di separazione, rinegoziando le relazioni con i propri genitori, fino a renderle paritetiche e consentendo una visione di questi, non solo come padre e madre, ma come adulti di riferimento con pregi e difetti [9]. Le competenze genitoriali sopra descritte, sembrano appartenere a quella che, nel nostro schema (Figura 1), viene rappresentata dalla modalità protettiva-emancipante.
Abbiamo iniziato parlando di una serie che, come tutte le serie tv, è caratterizzata da una colonna sonora, Nuje vulimme ‘na speranza [1], ed è proprio questa ad averci suscitato una domanda, volutamente lasciata senza risposta, che vorrebbe essere sia una provocazione, sia lo spunto per nuove riflessioni: come mai è così complesso mettere in pratica una modalità, come quella protettiva-emancipante, che, sulla carta, risulta essere così intuitiva?
BIBLIOGRAFIA
 1. Nto e Lucariello, 2014: Nuje vulimme ‘na speranza; colonna sonora “Gomorra- La Serie”.
 2. Gomorra - La Serie, fiction, Sky Cinema1, 2014.
 3. Bronfenbrenner U. Ecologia dello sviluppo umano. Trad. it. Loredana Havastja Stefani (a cura di). Bologna: Il Mulino, 1979.
 4. Saviano R. Gomorra. Viaggio nell’impero economico e nel sogno di dominio della camorra. Milano: Arnoldo Mondadori Editore, 2006.
 5. Bertalanffy L. Teoria generale dei sistemi. Trad. it. Enrico Bellone (a cura di). Milano: ILI, 1971.
 6. Boscolo L, Bertrando P. Terapia sistemica individuale. Milano: Raffaello Cortina Editore, 1996.
 7. Rampini F. Voi avete gli orologi, noi abbiamo il tempo. Manifesto generazionale per non rinunciare al futuro. Milano: Mondadori, 2012.
 8. Scabini E, Cigoli V. Il famigliare. Legami, simboli e transizioni. Milano: Raffaello Cortina Editore, 2000.
 9. Malagoli Togliatti M, Lubrano Lavadera A. Dinamiche relazionali e ciclo di vita della famiglia. Bologna: Il Mulino, 2002.
10. Minuchin S, Fishman HC. Guida alle tecniche della terapia della famiglia. Trad. it. Augusto Menzio. Roma: Casa Editrice Astrolabio, 1982.
11. Haley J. Il distacco dalla famiglia. La crisi del giovane e la terapia della famiglia. Roma: Casa Editrice Astrolabio Ubaldini, 1983.