I contesti della violenza

Rita Latella1, Rita Sabatini1, Roberta Alonzo1, Laura Di Leonardo1,
Chiara Giorgi
1, Daniela Massimini1, Arianna Razzani1, Luciana Sammaciccia1, Jessica Zecchini1



Riassunto. In letteratura la maggior parte degli studi sulla violenza sono indirizzati a cogliere la relazione tra aggressore e vittima. Questo studio, invece, ha allargato il focus dell’indagine fino a comprendere il contesto della scuola come sistema che rappresenta il primo ambiente di riferimento esterno alla famiglia con il quale l’individuo deve confrontarsi durante le prime delicate fasi dello sviluppo psicofisico. I dati sono stati ottenuti da un questionario che ha sondato tre aree: la percezione individuale della violenza, la percezione della violenza nel contesto classe, la percezione della violenza nel contesto famiglia. Alla luce dei fenomeni odierni che riempiono le pagine di cronaca di ripetuti atti violenti che avvengono, annunciati dai giovani sui social network o manifestati nel contesto scolastico, emerge la necessità di effettuare un monitoraggio continuativo del fenomeno della violenza. Pertanto, ad oggi, ci è sembrato utile proporre i dati di questa indagine esposta, come lavoro degli allievi terapeuti del II anno di training nella Giornata di Studio “I paradisi dell’orco. La violenza e i suoi contesti”, organizzata dall’IPRA - Istituto di Psicologia Relazionale Abruzzese “Maria Grazia Cancrini” a Pescara il 27/10/2011.

Parole chiave. Percezione individuale della violenza, percezione della violenza nel contesto classe, percezione della violenza nel contesto famiglia, comunicazione, prevenzione, clima relazionale.


Summary. The contexts of the violence.
The majority of research about violence aims to understand the relationship between aggressor and victim. However this research has focused upon the school context as system, as it is the first environment outside family to which the human being has to face up during the early stage of his psycophysical development. Data were obtained from a questionnaire based on three topics: individual perception of violence, perception of violence in the context of the class and the perception of violence in the context of the family. In the light of some recent acts of violence announced by young people on social networks and also shown at school, it has revealed the need to go on monitoring the phenomemon of violence. Therefore we think it could be useful to show the result of this research, main topic of the seminar “I paradisi dell’Orco. La violenza e i suoi contesti”, organized by IPRA - Institute of Relational Psychology in Pescara (Abruzzo), 10/27/2011.
Key words. Individual perception of violence, perception of violence in the context of the class, perception of violence in the context of the family, communication, prevention, relational climate.
Resumen. Los contextos de la violencia.
En literatura la mayoría de los estudios sobre la violencia se dirige a comprender la relación entre el agresor y la victima. En este estudio en cambio se ha ampliado el centro de atención de la investigación para entender el contexto del sistema escolar ya que es el primer ambiente de referencia fuera de la familia con que el individuo tiene que enfrentarse durante las primeras etapas de su desarrollo psicológico. Los datos se obtuvieron de un cuestionario compuesto de tres áreas: la individual percepción de la violencia, la percepción de la violencia en el contexto de la clase y la percepción de la violencia en el contexto de la familia. A la luz de los actos reiterados de violencia que se anuncian por los jóvenes en las redes sociales o se manifestan nel contexto escolar y que llenan las páginas de las noticias, surge la necesidad de monitorear el fenomeno de la violencia. Por lo tanto pensamos que podría ser útil presentar los datos de este estudio, objecto de investigatión de la reflexión durante la jornada de estudio “I paradisi dell’orco. La violenza e i suoi contesti” organizada par IPRA - Instituto de Psicología Relacional en Pescara (Abruzzo), el 27/10/2011.

Palabras clave. Percepción individual de la violencia, percepción de la violencia en el contexto de la clase, percepción de la violencia en el contexto de la familia, comunicacíon, prevención, clima relacional.
INTRODUZIONE
La giornata di studio “I paradisi dell’orco. La violenza e i suoi contesti”, svoltasi a Pescara il 27 ottobre 2011, nasce dall’esigenza di discutere il tema della violenza come emergenza sociale che si manifesta in contesti differenti. Questo tema drammatico è stato sviluppato, nella giornata di studio organizzata dall’IPRA - Istituto di Psicologia Relazionale Abruzzese “Maria Grazia Cancrini” di Pescara, non solo come violenza fra pari e abuso, ma anche come violenza intrafamiliare, incuria e trascuratezza, fino ad arrivare alla forma più grave rappresentata dall’infanticidio. La nostra ricerca, nello specifico, svolta dal gruppo di allieve terapeute del II anno di training 2010-2011, si propone di indagare come è percepito il problema della violenza dai bambini e dai ragazzi nella pre-adolescenza e adolescenza e come si manifestano i comportamenti associati al fenomeno del bullismo.
Si ritiene che il modello lineare causa-effetto sia ormai una riduttiva lettura della realtà in cui è assente la dimensione soggettiva dell’uomo e in cui l’essere umano è considerato come un soggetto che subisce la realtà (variabili individuali, familiari, sociali) che lo determina.
La violenza e il bullismo, secondo una lettura sistemica, dipendono dall’interazione di molteplici variabili (la struttura di personalità, quella familiare, le peculiarità del gruppo dei pari, il clima emotivo del contesto classe) che co-costruiscono il comportamento problematico. Nella spiegazione di questi fenomeni si verifica così «il passaggio dall’analisi del “perché” i comportamenti si manifestino, all’analisi del “che cosa essi vogliano comunicare”, attraverso l’indagine sul come un’azione (la mappa) sia connessa con la storia individuale, familiare e sociale del soggetto (il territorio), e sul modo in cui, attraverso di essa, in quanto “parte”, si esprima, metaforicamente, la problematica esistenziale della persona, “il tutto”» [1]. Il comportamento deviante diventa così la «mappa che racconta il territorio» [2]. La violenza non può essere compresa, dunque, se non all’interno delle relazioni e delle modalità di comunicazione dei contesti in cui si manifesta [3]. Il modello ecologico [4] individua il contesto come complessità dell’ecosistema in cui un essere umano si sviluppa e che riguarda vari livelli tra loro collegati:
• microsistema: le interazione faccia a faccia, la famiglia, la classe, il gruppo;
• mesosistema: le connessioni tra un microsistema e un altro, il rapporto genitori-insegnanti, orario lavoro-relazioni famiglia;
• esosistema: le strutture sociali e i servizi esistenti nel territorio (scuola, servizi ricreativi e sportivi, TV, quotidiani, biblioteche, ecc.;
• macrosistema: i sistemi culturali ed economici sovrastanti (stato, industrie, politiche di sviluppo e riforma).
LA RICERCA
Lo studio è rivolto ad un campione di 268 preadolescenti (120 femmine e 148 maschi) in età compresa tra i 10 e i 13 anni, un gruppo scelto casualmente in quattro scuole della città e della provincia di Chieti: 1 scuola elementare (classi quinte) e 3 scuole medie inferiori. La prevalenza del campione è di nazionalità italiana (96%).
L’analisi dei dati evidenzia che il picco delle bocciature si ha tra il I e il II anno delle medie, con il 7% dei ragazzi che hanno ripetuto una sola volta e l’1% più di una volta. La maggioranza dei ragazzi (80%) vive con la propria famiglia, il 14% con la famiglia e i nonni, il 4% in una famiglia monoparentale, l’1% con una famiglia ricostituita e l’1% con parenti e altre persone.
OBIETTIVI
La ricerca si propone di indagare come è percepito il problema della violenza dai bambini e dai ragazzi nella pre-adolescenza e adolescenza. In letteratura, la maggior parte degli studi sulla violenza sono indirizzati a cogliere la relazione tra aggressore e vittima; questo studio, invece, ha allargato il focus dell’indagine fino a comprendere il contesto della scuola come sistema, che rappresenta il primo ambiente di riferimento esterno alla famiglia con il quale l’individuo deve confrontarsi durante le prime delicate fasi dello sviluppo psicofisico.
STRUMENTO
Per la ricerca è stato utilizzato un questionario a domande a risposta multipla ideato sulla base dei riferimenti teorici in premessa, degli obiettivi prefissati e sviluppato utilizzando un linguaggio adeguato e comprensibile ai bambini e ai ragazzi appartenenti alla fascia di età del campione. Si è scelto l’uso di un questionario in grado di fornire preziose informazioni quantitativamente e qualitativamente interessanti al fine di ridurre al minimo risposte indotte e socialmente desiderabili. Ogni somministrazione è stata accompagnata da un allievo terapeuta che ha facilitato la creazione di un clima di distensione in classe, assicurando l’anonimato delle risposte e l’assenza della valutazione.
Il questionario si compone da una parte introduttiva volta a classificare il campione in base ad informazioni di tipo anagrafico e sociali. Il corpo centrale, interessante il tema della violenza, si compone da 17 domande a scelta multipla. Le aree indagate sono prevalentemente tre:
• la percezione individuale della violenza;
• la percezione della violenza nel contesto classe;
• la percezione della violenza nel contesto famiglia.
RISULTATI
percezione individuale della violenza
Il 92% del campione interpreta la violenza come aggressione fisica e come comportamenti che spaventano. È rilevante il fatto che l’89% considera la trascuratezza, intesa come non essere curati e stare a casa da soli per molto tempo, una condizione di normalità, a dimostrazione che nel senso comune la violenza è intesa in senso fisico (Figura 1).
Si osserva che la televisione e i giornali sono i principali canali di conoscenza di situazioni violente (95%), la scuola con il 58% diventa il secondo agente di informazione (Figura 2).
Dai dati si evidenzia che si tende a percepire all’esterno della famiglia “l’orco” che potrebbe mettere in atto i comportamenti violenti (74%). Questo dato potrebbe essere descrittivo di contesti familiari protettivi che offrono ancora la “base sicura” poiché l’orco è percepito all’esterno; è rilevante anche che il 67% individua l’aggressore tra i compagni maschi (Figura 3).






Il 79% del campione descrive l’aggressore come un individuo che “non ha una normale vita di gruppo”, “non sa quello che fa” (69%), “è cattivo” (55%), ed è interessante che il 46% consideri gli atti aggressivi come “un’imitazione dei videogiochi”. Molti videogiochi, infatti, richiedono un elevato livello partecipativo, che rende labile il confine tra realtà e finzione; il loro abuso ha come conseguenza un elevato rischio di isolamento sociale e sottrae ai ragazzi tempo che dovrebbero spendere per altre attività.
La percezione dell’aggressore come una persona cha “ha tanti problemi” fa pensare ad un cambio delle premesse con cui si legge la violenza: si inizia a ragionare in termini di manifestazione di disagio piuttosto che di cattiveria. Infatti, secondo Bowlby «i piccoli dell’uomo […] sono programmati per svilupparsi in modo socialmente cooperativo, che poi lo facciano o meno dipende in gran misura da come vengono trattati. Per cui il comportamento violento non può essere capito senza passare attraverso il riconoscimento dell’importanza intrinseca delle relazioni umane nel nostro sviluppo e nel nostro benessere» [5].
Un bambino che vive in un contesto socio-affettivo sano e funzionale pensa che ci sia sempre qualcuno che potrebbe aiutarlo; invece, in questa indagine, risulta che i ragazzi preferiscono non chiedere aiuto. Per tale motivo sarebbe utile incentivare una sana comunicazione non solo all’interno dei diversi sistemi, come la famiglia e la scuola, che risulta – quest’ultima – essere il principale contesto in cui avvengono i comportamenti violenti, ma anche tra i vari sistemi. Nel contesto scolastico si verificano spesso conflitti e interazioni tra differenze sociali e culturali. La violenza invece è la negazione del conflitto e il suo congelamento che segna la fine dell’interazione tra differenze, per cui la violenza rappresenta uno dei tanti modi con cui può risolversi un conflitto [6] oppure la manifesta difficoltà a livello relazione a risolvere le situazioni di disagio e di conflitto fino a rappresentare una manifestazione borderline che segnala difficoltà comportamentali da non sottovalutare [7].
Dai dati risulta, inoltre, che ben il 47% dei ragazzi ha subito atti di violenza; la percentuale più alta evidenzia che la violenza è stata subita nella propria classe (17%), il 15% nei giardini pubblici e sale giochi, il 14% in luoghi scolastici come palestre e corridoi (Figura 4). Dopo aver subito un atto di violenza, il 44% dei ragazzi dichiara di averne parlato con i genitori, il 37% dei ragazzi con gli amici e il restante 27% con gli insegnanti (Figura 5).



La Figura 6 evidenzia che il disagio dei ragazzi sembrerebbe non essere accolto in modo adeguato dal mondo degli adulti dato che solo il 38% afferma di essere stato consolato, mentre il 22% non lo è stato ed il 13% afferma di non essere stato creduto. Per il 60% dei ragazzi è più facile raccontare di essere stati presi in giro, picchiati (42%), anziché dire di aver subito cose disgustose, solo il 31% riesce a riferirle (Figura 7).



Secondo la maggioranza dei ragazzi la violenza è un problema su cui i familiari e gli insegnanti dovrebbero intervenire e soprattutto pensano che sia utile parlarne. Gli insegnanti dovrebbero così rappresentare un punto di riferimento e dunque, come espresso anche dagli stessi ragazzi, essi dovrebbero intervenire su questi fenomeni e programmare interventi di prevenzione. Si impone la necessità di programmare momenti di riflessione per cambiare, nel gruppo classe, le modalità comunicative che favoriscono il riprodursi di atti violenti (Figura 8).
Il 50% degli alunni pensa di aver messo in atto qualche volta un comportamento aggressivo solo per difendersi (Figura 9).



la percezione della violenza nel contesto classe
Il 78% del campione considera buono il clima della propria classe in relazione all’interazione di gruppo, tuttavia i dati rilevano dei disagi da parte dei ragazzi come: litigi 33%, prese in giro 27% (Figura 10).
Questi dati risultano in accordo con l’Indagine Nazionale sulla Condizione dell’Infanzia e dell’Adolescenza, pubblicata nel 2011, secondo cui le forme di prevaricazione più comunemente messe in atto da bambini e ragazzi nelle classi scolastiche sono la diffusione di informazioni false o cattive sul proprio conto (25,2%), provocazioni e prese in giro ripetute (22,8%), essere ripetutamente oggetto di offese immotivate (21,6%). Inoltre, si rileva che esiste un disagio nel parlarne con i propri insegnanti 26%; infine solo l’85% ritiene di essere considerato partecipe e attivo nella vita scolastica (Figura 11). È interessante che l’85% dei ragazzi non si consideri “bravo e troppo serio”: questo dato sembrerebbe indicare una bassa autostima e bassa considerazione delle proprie capacità che dovrebbero invece essere alimentate e rinforzate dagli insegnanti.
la percezione della violenza nel contesto famiglia
L’80% del campione ritiene che gli adulti della famiglia quando vogliono rimproverare i figli si rivolgono a loro dicendo “hai sbagliato, non lo fare più”, il 64% rimprovera dicendo “la prossima volta fai in modo diverso”; sembrerebbe che, nel contesto familiare, gli adulti comunichino con loro attraverso l’ascolto e l’assertività. Questo dato è positivo poiché gli adulti sono percepiti come “base sicura” (Figura 12).
L’89% dei ragazzi pensa che nella propria famiglia i problemi si risolvano con l’ascolto ed il dialogo; questo dato è coerente, infatti, con la risposta alla domanda precedente (Figura 13).
Una percentuale consistente ritiene che le punizioni che frequentemente i genitori danno ai figli siano: togliere il computer o il cellulare 88%, vietare le uscite con gli amici 82%, essere sgridati 76% (Figura 14).









percezione del questionario
Il 78% del campione considera il questionario utile, questo ci conforta e mette in luce la volontà dei ragazzi di mettersi in gioco e di affrontare la problematica della violenza che li preoccupa (Figura 15).



CONCLUSIONI
La scuola nasconde nel suo tessuto di relazioni tra coetanei una cultura di violenza sottovalutata dagli adulti. Le sfide più grandi che i ragazzi devono affrontare, infatti, non sono tanto le interrogazioni o gli esami, ma i processi di inserimento nel gruppo dei coetanei e l’intreccio di relazioni con il mondo degli adulti. Il bisogno di “sentirsi parte”, di essere accolti e valorizzati, spesso, deve essere pagato a caro prezzo da chi per la prima volta accede a quegli spazi di vita comune.
Spesso i tentativi di prevenzione del bullismo, dell’aggressività e della violenza puntano a prevenire direttamente l’azione offensiva e violenta: cercano di cambiare il comportamento dell’aggressore e della vittima dall’esterno, insegnando loro competenze e abilità, nell’idea che la formazione personale sia la soluzione giusta. Questo approccio rischia di non prendere adeguatamente in considerazione il ruolo giocato dagli adulti e dalla comunicazione nella costruzione della cultura della prevaricazione.
Per pensare alla prevenzione delle azioni offensive e violente occorre capire il modo in cui gli adulti prendono parte alla creazione della cultura della prevaricazione e, ancor più, alla cultura del rispetto per la persona, attraverso la loro partecipazione alla comunicazione con i bambini e i ragazzi. È necessaria una promozione del dialogo che crei condizioni di fiducia: solo così si può affrontare il problema cruciale della combinazione tra rivendicazione dell’autonomia personale dei bambini e dei ragazzi e l’esigenza di mantenere la fiducia negli adulti. Sempre più si sono prodotti interventi di tipo sistemico che puntano a cambiare i comportamenti dei bambini-target (bullo e vittima) a partire dal cambiamento del clima relazionale del sistema scolastico complessivo.
In conclusione, alla luce dei fenomeni odierni che riempiono le pagine di cronaca e dei ripetuti atti violenti contro se stessi e contro gli altri che avvengono, annunciati dai giovani sui social network o manifestati nel contesto scolastico, emerge la necessità di effettuare un monitoraggio continuativo del fenomeno della violenza. Pertanto, ad oggi, ci è sembrato utile presentare i dati di questa indagine oggetto di riflessione, tra gli altri interventi di alto spessore presentati da L. Cancrini e P. Di Blasio, nella Giornata di Studio “I paradisi dell’orco. La violenza e i suoi contesti”, organizzata a Pescara dalla scuola IPRA il 27/10/2011.
BIBLIOGRAFIA
1. Pisano L, Saturno ME. Come il fenomeno si co-costruisce nelle relazioni. 2007. www.ifos-formazione.com
2. Bateson G. Mente e natura. Milano: Adelphi, 1984.
3. Cancrini MG, Harrison L. Due più due non fa ancora quattro. Roma: Armando Editore, 1994.
4. Bronfenbrenner U. Ecologia dello sviluppo umano. Bologna: Il Mulino, 1986.
5. Bowlby J. Una base sicura. Milano: Raffaello Cortina Editore, 1989.
6. Conserva R. La stupidità non è necessaria. Gregory Bateson, la natura e l’educazione. Firenze: La Nuova Italia, 1997.
7. Cancrini L. L’oceano borderline. Racconti di viaggio. Milano: Raffaello Cortina Editore, 2006.