Il bambino “sintomatico” nella famiglia separata:
un metodo di consultazione e di intervento


Alessandra Melosi1, Elisa Barsanti2, Marika Buciuni2, Laura Cambò2,
Elettra Casacci
2, Milena Desii2, Costanza Donati2, Gilda Galli2, Monica Giuli2, Elisa Lupetti2, Larzia Mannelli2



Particolarmente dedicato agli psicoterapeuti, l’articolo collocato in questa rubrica risponde all’esigenza di una sottolineatura: caratterizzando in modo diverso forme diverse di psicoterapia, non stiamo perdendo il senso dell’unità possi­bile intorno al concetto di psicoterapia?


Particulary addressed to psychotherapists, the article in this section answers to the need of focusing on the following consideration: by characterizing psychotherapy in different ways aren’t we loosing the sense of unity involved in the concept of psychotherapy?


Este artículo está dedicado a los psicoterapeutas, en él se trata de responder a la cuestión: definiendo de distintas maneras la psicoterapia, non se corre el riesgo de perder la unidad del concepto de psicoterapia?



Riassunto. La separazione dei coniugi comporta per ciascuno dei membri della famiglia una riorganizzazione funzionale di ruoli, confini e stili relazionali. La capacità degli adulti, singolarmente e insieme, di contribuire alla costruzione di un nuovo equilibrio è un fattore molto importante per il benessere e il recupero sia dei genitori sia dei loro figli. Quando per ragioni diverse ciò non si verifica, i figli possono manifestare un’ampia gamma di sintomi, indicativi di un disagio relazionale, anche a distanza di tempo dalla separazione. In questo contributo le Autrici descrivono una metodologia di intervento utilizzata nelle situazioni di separazione, nei casi in cui la richiesta di aiuto è relativa ad un bambino che presenta manifestazioni definibili come sintomatiche. Trattandosi di famiglie con bambini è centrale, nella fase di consultazione, l’impiego di strumenti quali il gioco e il disegno, nella forma di compiti congiunti che coinvolgono genitori e figli. Attraverso i compiti è possibile osservare e valutare le soluzioni concrete ed emotive che i membri della famiglia hanno trovato per continuare a rapportarsi tra loro in seguito all’evento critico della separazione. Il metodo prevede un processo costituito da incontri congiunti e separati che verrà illustrato con la presentazione di un caso clinico.

Parole chiave. Separazione, bambino, manifestazioni sintomatiche, metodo di intervento, consultazione, compiti congiunti.
Summary. The “symptomatic” child in the separate family: a method for consultation and intervention.
The parental separation requires a functional reorganization of family members’ roles, boundaries and relational styles. The ability of adults, individually and together, to contribute to a new balance is a very important factor for the well-being and recovery of parents and children alike. When this is not the case, children may experience a wide range of symptoms, indicative of a relationship distress, even long after the separation. In this paper, the Authors describe an intervention method used in situations of separation, in cases where the request for assistance relates to a child who shows symptomatic behaviours. As of families with children the key tools, in the phase of consultation, are the game and drawing in the form of joint tasks. Through the tasks we can observe and evaluate concrete and emotive solutions that members of the family has found to relate between themselves after the critical event of separation. The method provides a structured process in joint and separate meetings that will be illustrated by a clinical case.

Key words. Separation, child, symptomatology, intervention method, consultation, joint tasks.


Resumen. El niño “sintomático” en la familia separada: un método de consulta y intervención.
La separación de los cónyuges lleva a una reorganización funcional de roles, límites y estilos relacionales de cada miembro de la familia. La capacidad de los adultos, de forma individual y en conjunto, para contribuir a la construcción de un nuevo equilibrio es un factor muy importante para el bienestar y la recuperación de los padres y sus hijos. Cuando por varias razones, esto no ocurre, los niños pueden experimentar una amplia gama de síntomas indicativos de un malestar relacional, incluso después de un largo tiempo de la separación. En este artículo las Autoras describen un método de intervención, que se utiliza en situaciones de separación, en los casos en que la solicitud de ayuda es relativa a un niño que expresa manifestaciones definibles como sintomáticas. Es central en la consulta, siendo familias con niños, el uso de herramientas como el juego y el dibujo en forma de tareas conjuntas que involucran a padres e hijos. Las tareas permiten observar y evaluar las soluciones prácticas y emocionales encontradas por los miembros de la familia para relacionarse entre sí después de la situación crítica de la separación. El método consiste en un proceso que implica el uso de reuniones conjuntas y separadas que se ilustrará a través de un caso clínico.

Palabras clave. Separación, niño, manifestaciones sintomáticas, método de intervención, consulta, tareas conjuntas.
LA FAMIGLIA SEPARATA: DINAMICHE RELAZIONALI E DISAGIO DEI FIGLI
Secondo le più recenti ricerche ISTAT [1], rispetto al 1995 le separazioni sono aumentate di oltre il 68 % e i divorzi sono praticamente raddoppiati. In metà delle separazioni e in un terzo dei divorzi è coinvolto un figlio minore. Nelle separazioni, il 55,4% dei figli affidati ha meno di 11 anni, mentre in caso di divorzio sono generalmente più grandi.
Alla luce dell’attuale diffusione del fenomeno, la separazione potrebbe essere considerata una crisi prevedibile nel ciclo di vita della famiglia [2]. Una tale diffusione ha contribuito a ridurre lo stigma associato all’evento, ridimensionando la sensazione di anormalità che i figli potevano sperimentare. Si ritiene tuttavia che, rispetto alle reazioni dei bambini, eserciti un ruolo tutt’altro che secondario la capacità dei genitori di scindere gli aspetti coniugali da quelli genitoriali in vista di un’efficace cooperazione nell’educazione dei figli.
Con la separazione e il divorzio si cerca, a volte in modo drammatico, di sciogliere quel vincolo relativo all’accordo di coppia, nato e sviluppatosi durante il periodo di unione coniugale. Per gli ex coniugi si apre dunque un processo di elaborazione, che porterà al cosiddetto “divorzio psichico”, una volta che sia stato realizzato un graduale distacco dagli investimenti emotivo-affettivi e dal “progetto di vita”, a suo tempo più o meno consapevolmente coltivato [3] . Nelle coppie con figli è necessario che sia mantenuta una differenziazione tra ciò che attiene al registro della relazione di coppia e ciò che attiene al registro della relazione genitoriale [4]. Il valore che permane è quello di garantire ai figli una continuità di relazione con la propria famiglia d’origine e con la propria storia che vada al di là delle fratture nella relazione coniugale. Questo compito, tuttavia, può risultare particolarmente difficile: può accadere che nella fase del post-separazione i figli siano utilizzati, sia dalla coppia sia dalle famiglie estese, per esprimere il conflitto che si materializza in varie forme di hybris simmetrica. I figli possono essere coinvolti in dinamiche triangolari disfunzionali, quali le “triadi rigide” [5,6] ed eventuali scelte di campo a favore di uno dei genitori contro l’altro finiscono per comportare per loro costi molto elevati: sensi di colpa o di abbandono per la perdita del genitore “rifiutato”, adultizzazione precoce, vissuti depressivi e difficoltà di svincolo durante l’adolescenza.
Le modalità di elaborazione dell’evento impiegate da parte dei figli sono altamente connesse con il modo in cui è stata affrontata l’elaborazione dell’evento separazione da parte dei genitori. Questa considerazione evidenzia l’importanza che i genitori forniscano essi stessi risposte chiarificatrici intorno alla separazione, piuttosto che una persona esterna alla famiglia, sia pure il terapeuta [3].
È ampiamente documentato come la coppia genitoriale costituisca per i figli un luogo sicuro, un rifugio, una garanzia di fronte alle loro possibili angosce. La percezione che il rifugio possa scomparire diviene un elemento di ansia, una delle cause principali della loro sofferenza [7]. L’allontanamento da casa di uno dei due genitori costituisce forse l’evento più drammatico e i figli avranno reazioni diverse in base all’età, al sesso, al livello di maturità, al ruolo occupato nella famiglia e soprattutto al livello di preparazione emotiva ricevuto in precedenza.
Ricerche recenti [8] mostrano che se, da un lato, i figli di separati sono più aggressivi, hanno minore autostima, senso di controllo, competenze sociali, capacità di risolvere problemi quotidiani rispetto ai figli che vivono con entrambi i genitori, dall’altro mettono in evidenza l’estrema variabilità delle risposte in relazione a condizioni ambientali o sociali diverse. Numerosi autori [9-12], indagando gli effetti della separazione sui figli, hanno messo in evidenza una variabilità di sintomi e manifestazioni che tendono a diversificarsi in base all’età del bambino. Particolarmente interessanti sono gli studi di Wallerstein e Kelly [9] che hanno seguito longitudinalmente lo sviluppo psicologico di figli di genitori separati.
Nella fascia di età prescolare (2-5 anni) si osservano configurazioni ricorrenti dominate da manifestazioni di timore, ansia, tristezza, fantasie magiche di ricomposizione della famiglia, paura di essere abbandonati e rimanere soli. Nei bambini più piccoli si riscontrano regressioni comportamentali: richiesta di attenzioni, disturbi del sonno o dell’alimentazione, enuresi secondaria, encopresi, irritabilità o comportamenti oppositivi, disturbi del linguaggio.
I bambini in età scolare esprimono sentimenti di tristezza, di dolore, paura dell’abbandono, insicurezza, conflitti di lealtà. La rabbia, provocata dalla frattura familiare, nei bambini più grandi è più consapevole, organizzata e diretta verso uno dei due genitori o verso entrambi. In questa fascia di età, sul piano clinico, si rilevano reazioni di tipo fobico, sintomi psicosomatici, peggioramento del rendimento scolastico [13].
Durante la preadolescenza, rispetto alle fasi precedenti, si osserva con minore frequenza la risposta di negazione dell’evento separazione, sebbene non sia insolita la comparsa di fantasie circa la possibilità di una riconciliazione dei genitori. Si rilevano manifestazioni di collera verso i genitori, vergogna, conflitti di lealtà. Possono comparire reazioni di tipo depressivo, disturbi psicosomatici, atteggiamenti fobici e ossessivi. In altri casi il disagio si manifesta con agiti come piccoli furti, fughe da casa, cambiamenti del rendimento scolastico o delle relazioni con i compagni e gli insegnanti.
In adolescenza i ragazzi si trovano ad affrontare contemporaneamente due transizioni, quella dall’infanzia all’età adulta e quella relativa alla separazione dei genitori e alla nuova riorganizzazione familiare. Si rilevano reazioni depressive, somatizzazioni ma anche passaggi all’atto come indipendenza precoce, precoce attività sessuale, fughe, abuso di alcool e droghe.
Wallerstein e Kelly [9] sottolineano, tuttavia, che i disturbi del comportamento e i problemi psicofisici che insorgono dopo la separazione tendono a risolversi naturalmente nel corso del primo anno e possono essere considerati normali reazioni all’evento traumatico rappresentato dalla separazione. La separazione non può essere considerata un evento di per sé patogeno per i figli. Il permanere nel tempo di specifiche conseguenze negative per il loro sviluppo è legato alla qualità dei rapporti che intrattengono con i genitori e al livello di conflittualità presente nella coppia.
La possibilità per i figli di accettare la separazione dei genitori e di raggiungere situazioni di minore disagio può realizzarsi più facilmente se gli adulti stessi hanno sufficientemente elaborato il processo di separazione e se è stata garantita la continuità della relazione del figlio con entrambi i genitori. In caso contrario, come evidenziano Malagoli Togliatti e Lubrano Lavadera [14], soprattutto in presenza di un forte conflitto coniugale distruttivo, il processo di elaborazione viene ostacolato dall’indisponibilità dei genitori verso i problemi emotivi dei figli con la conseguenza di comprometterne il benessere e lo sviluppo psicofisico.
In periodi successivi all’evento separazione si possono presentare manifestazioni sintomatiche in relazione al riacutizzarsi del conflitto tra i genitori quando avvengono cambiamenti nella vita di uno di loro o di entrambi, come la presenza di nuovi partner e di figli nati dalle nuove unioni. A volte il figlio che percepisce l’aumento di tensione nei e tra i genitori e la conseguente effettiva scarsa disponibilità di ambedue nei suoi confronti, ha comportamenti reattivi a questa situazione tra cui aggressività, anche mascherata, verso un genitore o verso il nuovo partner di questo [15]. Non raramente vi è da parte del figlio un tentativo di stabilire un buon rapporto con il “nuovo venuto”, sia perché ciò sembra garantirgli maggiormente l’appoggio del genitore sia perché effettivamente il nuovo partner di questo, meno invischiato nella conflittualità familiare precedente, e spesso egli stesso desideroso di stabilire un buon rapporto con il minore, riesce a rappresentare per lui un punto di riferimento valido. In questo caso, le ripercussioni sul vissuto dei genitori e del figlio sono inevitabili e possono complicare ulteriormente le relazioni tra i membri del nucleo diviso.
IL DISAGIO SINTOMATICO DEL BAMBINO: PRESUPPOSTI PER L’INTERVENTO TERAPEUTICO
Per quanto concerne le forme di intervento terapeutico, in una prospettiva sistemico relazionale, l’idea guida è quella di considerare la qualità delle relazioni che si stabiliscono durante e dopo la separazione come decisiva ai fini dell’intensità e del tipo di effetti prodotti dalla separazione sui figli [16].
D’accordo con Cigoli, Galimberti e Mombelli [3] riteniamo che la risoluzione delle manifestazioni sintomatiche del bambino e dei sentimenti di perdita, di rabbia e autoaccusa che sempre accompagnano la separazione dei genitori, sia strettamente connessa alla diminuzione del livello di conflitto genitoriale e all’accettazione della definitiva separazione degli adulti.
Autori diversi individuano il rafforzamento del sottosistema parentale come un obiettivo a breve termine di particolare importanza per alleviare il disagio sintomatico dei figli o prevenire il configurarsi di disturbi più gravi. Tessman [17] sottolinea l’utilità di procedere con sedute congiunte genitori-figli alternate con sedute individuali e l’importanza di portare l’attenzione sui conflitti emotivi sperimentati dai bambini. Coerentemente con ciò, Nichols [18] ritiene necessario porre al centro dell’intervento terapeutico con genitori separati la riorganizzazione del sistema familiare e del sottosistema genitoriale, rilevando che la terapia del sottosistema genitori-figli consente di affrontare sia i sentimenti di paura e perdita dei bambini sia l’elaborazione del dolore degli adulti. Cigoli et al. [3], infine, sostengono che, anche solo in fase diagnostica o di consulenza, le difficoltà del bambino portate all’attenzione dei clinici richiedano una valutazione del sistema familiare e dei diversi sottosistemi, con la messa a fuoco della relazione coparentale, coniugale, filiale e delle relazioni intergenerazionali.
METODO DI INTERVENTO: LA FASE DI CONSULTAZIONE
Un primo compito ineludibile quando giunge una richiesta di intervento per un bambino che presenta comportamenti definibili come sintomatici è quello di farsi un’idea delle caratteristiche del bambino, del suo nucleo familiare e del tipo di viaggio da intraprendere. Da qui la necessità di dotarsi di una metodologia che orienti il percorso terapeutico, sin dalla fase iniziale di consultazione [19].
Il metodo, in questa fase, prevede un numero limitato di sedute con l’obiettivo esplicito e condiviso di capire se e in che modo il terapeuta può essere d’aiuto. Centrale è l’impiego di compiti congiunti di gioco o di disegno attraverso i quali è possibile dare voce al bambino e contestualizzare il suo disagio.
Le sedute sono, indicativamente, così articolate:
• seduta preliminare con i genitori;
• due sedute disgiunte genitore-figlio/i, una per ciascun genitore assieme al figlio per il quale è stato richiesto l’intervento ed eventuali fratelli;
• una seduta congiunta con entrambi i genitori e il figlio/i;
• una seduta di revisione e restituzione che conclude la fase di consultazione.

L’incontro preliminare con i genitori ha lo scopo di presentare e motivare una modalità di lavoro che consiste nel conoscere il bambino all’interno del suo contesto relazionale di riferimento. Il numero degli incontri con i genitori e lo svolgimento degli stessi è inevitabilmente influenzato dal rapporto in corso tra gli ex-coniugi. Nelle separazioni caratterizzate da forte conflittualità, i contenuti emotivi negativi, come rabbia e risentimento, possono avere toni troppo elevati per consentire ai due genitori di lavorare da subito insieme in seduta. In questi casi si rendono necessari incontri individuali per arrivare a costruire una convocazione congiunta dei due genitori.
la convocazione
Generalmente, è uno dei due genitori separati che chiama per una richiesta di aiuto relativa al figlio sintomatico. Trattandosi di situazioni complesse è necessario dedicare particolare attenzione a questo momento. È importante infatti, ai fini della convocazione, capire se l’altro genitore condivide o meno la richiesta, se è al corrente della chiamata, se c’è o meno la disponibilità di entrambi i genitori a fare colloqui congiunti. Per il primo colloquio viene proposta la possibilità di venire congiuntamente o separatamente. La scelta ci fornisce informazioni sullo stato attuale del rapporto tra gli ex-coniugi. La partecipazione congiunta può segnalare che esiste tra loro una sufficiente collaborazione e un basso grado di conflittualità, al contrario la scelta di incontri separati può segnalare la presenza di un’alta conflittualità. Una coppia separata con alto grado di conflittualità difficilmente accetterà una convocazione congiunta al primo colloquio.
Nel caso in cui il genitore che chiama ci comunichi che l’altro non è disponibile, è necessario verificare se davvero l’altro genitore è stato informato. Può capitare, infatti, che il genitore richiedente preferisca non coinvolgere il suo ex-coniuge e che per questo non lo informi della richiesta di aiuto che desidera ricevere per il figlio. Qualora non ci sia stata questa comunicazione si lavora ai fini di una convocazione rivolta all’altro genitore, spiegando che in caso di alta conflittualità è comunque possibile vedere entrambi separatamente.
Nelle situazioni di separazione dobbiamo sempre cercare di capire se la richiesta di aiuto per un figlio si configura come un’arma contro l’ex-coniuge o se, cosa molto più frequente, si ripete una dinamica, presente anche prima della separazione, che vede un genitore che si percepisce come responsabile ed attento al figlio contrariamente all’altro genitore percepito come irresponsabile ed incapace di valutare le conseguenze negative che certi suoi comportamenti hanno sui figli [20].
Nel caso infine in cui uno dei due genitori esprima direttamente un rifiuto a partecipare, sarà comunque necessario, trattandosi di figli minorenni, ottenere il suo consenso affinché sia possibile incontrare il bambino insieme al genitore che ha richiesto l’intervento. Se un genitore è contrario a che il terapeuta possa vedere il bambino, si lavorerà con il solo genitore richiedente per aiutarlo ad aiutare il figlio in difficoltà.
la seduta con i genitori
Il primo colloquio viene condotto con i soli genitori, separatamente o congiuntamente, nel rispetto del formato che loro stessi hanno indicato come più compatibile allo stato attuale dei loro rapporti.
Se il primo incontro si svolge in forma disgiunta, sarà necessario comprendere la natura delle difficoltà esistenti tra i due genitori e vedere se è possibile favorire un confronto diretto tra loro.
Nel colloquio si procede a raccogliere informazioni sul problema, su eventuali interventi precedenti, sulla famiglia nucleare e di origine, sulle interazioni intorno alle manifestazioni sintomatiche. Trattandosi di famiglie separate viene dato spazio all’esplorazione dell’evento della separazione. Si indagano i motivi per i quali si è arrivati alla separazione, su quali aiuti ciascuno ha potuto contare, su come ciascun genitore vive al presente la propria situazione personale, sullo stato attuale dei rapporti tra i due ex-coniugi e le famiglie di origine, sulla presenza di nuovi partner e nuovi nuclei familiari. Si esplora la percezione che i genitori hanno su come il figlio/i ha/hanno reagito alla separazione e quali sono state le difficoltà che può/possono avere avuto nell’adattarsi alla nuova situazione e quali quelle attuali. Sarà importante capire se i comportamenti sintomatici del bambino sono segnale di difficoltà nel processo di adattamento alla separazione o di problematiche preesistenti che la separazione ha contribuito ad estremizzare. L’indagine conoscitiva comprende anche informazioni sulle tappe di sviluppo del bambino, sulla presenza di altri comportamenti sintomatici, sul carattere e sulle manifestazioni emotive per fare ipotesi sul modello di attaccamento e, nel caso di più figli, si indaga sul rapporto tra fratelli.
Al termine dell’incontro viene presentata una modalità di lavoro che prevede di conoscere il bambino insieme ai genitori e ai fratelli. Viene illustrato come si intende procedere, spiegando loro che i primi incontri, connotati come fase di conoscenza e valutazione, hanno l’obiettivo di comprendere i motivi che concorrono al disagio che il bambino sta segnalando e di individuare il percorso più adatto al suo superamento.
Infine, ci si accorda con i genitori su come informare, in maniera semplice ma esplicita, sia il bambino per il quale hanno richiesto aiuto sia gli altri figli, suggerendo di porre se stessi come coloro che hanno bisogno di guida e di consigli. Con i figli verrà poi verificato cosa è stato detto loro e cosa hanno compreso.
Sin dalle prime sedute è fondamentale che il terapeuta riesca a promuovere con i genitori un’alleanza di lavoro collaborativa tale da favorire la possibilità che ciascuno di loro diventi attore attivo e consapevole di un percorso di cura per il figlio.
le sedute disgiunte genitore-figlio/i: il compito di gioco
La nuova struttura familiare che si delinea con la separazione richiede degli aggiustamenti se non dei veri e propri cambiamenti nelle relazioni ed una ridefinizione dei compiti di ciascun genitore. La scelta di procedere, dopo l’incontro con i genitori, alla convocazione dei sottosistemi è dettata dal riconoscimento delle nuove realtà che si sono configurate in seguito all’evento separazione. Scopo della seduta con il singolo genitore ed il/i figlio/i è quello di osservare e valutare il funzionamento della relazione diadica.
Dopo una prima fase di conoscenza del bambino, volta ad entrare in contatto con lui e a verificare se conosce il motivo per cui è venuto, viene proposto come compito di gioco il Test delle relazioni familiari GM.
Il colloquio si conclude spiegando al bambino che la volta successiva potrà fare un gioco anche con l’altro genitore. 
la seduta congiunta genitori-figlio/i: il compito di gioco o di disegno
L’orientamento di chi si occupa del disagio dei figli nelle situazioni di separazione è quello di “mettere in scena”[3] l’intera famiglia, quella famiglia “completa” che è presente nella mente del bambino nonostante l’avvenuta separazione degli adulti e la cui esistenza dà sostegno a un intervento terapeutico volto al mantenimento dei rapporti di entrambi i genitori con il figlio.
Nella seduta congiunta vengono pertanto convocati i genitori, se disponibili, insieme al bambino ed eventuali fratelli. La presenza di entrambi i genitori permette di indagare le interazioni tra gli ex-coniugi, le interazioni del bambino con entrambi, la funzionalità o meno delle interazioni triangolari.
Per favorire un rapido accesso al funzionamento di tali dinamiche si è scelto di utilizzare, anche nella seduta congiunta, un compito di gioco o di disegno che vede coinvolti tutti i membri. I comportamenti agiti durante il “fare qualcosa insieme” ci forniscono informazioni significative sui processi familiari.
Se il bambino per il quale è stata richiesta la consulenza ha un’età inferiore ai cinque anni verrà nuovamente proposto un compito di gioco quale il Test delle relazioni familiari GM oppure Il Lausanne Trilogue Play clinico (LTPc) (nel caso in cui si sia optato per la somministrazione del Test GM nelle sedute genitore-figli, nella seduta congiunta è preferibile utilizzare il LTPc). Se il bambino è più grande si propone di far eseguire compiti di disegno, quali il disegno a partire da uno scarabocchio e il disegno congiunto della famiglia (DCF).
la seduta di revisione e di restituzione
Terminata la fase di raccolta di informazioni emerse nel corso dei colloqui, si passa alla seduta di revisione e restituzione.
La revisione consiste nel riesaminare, con la tecnica del video-replay, le sequenze sviluppatesi nello svolgimento dei compiti congiunti di gioco o di disegno. La tecnica del video-replay si basa sull’osservazione di interazioni reali e sull’attivazione di un processo di autovalutazione. Attraverso questo strumento è possibile rilevare i punti di forza e di debolezza delle modalità interattive messe in atto da genitori e figli e, allo stesso tempo, di allargare la riflessione su come ciascuno dei soggetti percepisce ed organizza l’esperienza. Per facilitare il riconoscimento dei passaggi e dei segnali utili al processo di costruzione di nuovi punti di vista è necessario fare riferimento ai criteri di osservazione messi a punto per ciascun compito [20,24,30].
Nella conduzione della revisione, il terapeuta procede con interventi di esplorazione e ridefinizione volti a collegare in modo nuovo, ma plausibile, gli elementi emersi [19,20].
Il lavoro di revisione è finalizzato all’elaborazione di una “restituzione” con cui si conclude la fase di consultazione. La restituzione propone, attraverso una ricombinazione degli elementi emersi, una narrazione alternativa [21], ovvero un punto di vista nuovo e condivisibile del problema del bambino, insieme a ciò che può essere utile fare per favorirne il superamento.
Nelle situazioni di separazione è alquanto frequente riscontrare, tra i genitori, una marcata discordanza sulla problematicità o meno delle manifestazioni del bambino e sui fattori che le hanno determinate. Per questo riteniamo preferibile svolgere la seduta di revisione con i soli genitori e rimandare a un incontro successivo, con il bambino e i genitori, la possibilità di restituire anche a lui, con un linguaggio adatto alla sua età, ciò che pensiamo di aver compreso.
Quando il grado di conflittualità tra gli ex-coniugi è molto elevato può accadere che non sia possibile fare una revisione congiunta e che si debba procedere con sedute di revisione separate. In questi casi l’attenzione viene posta sul rapporto di ognuno con il bambino e sulla necessità di mantenere la conflittualità a livelli tollerabili, cercando di mettere in discussione l’idea, spesso presente nelle coppie separate, che sia solo l’altro a dover cambiare.
IL PERCORSO TERAPEUTICO SUCCESSIVO
Dalla fase di consultazione, se ciò che abbiamo proposto viene accolto, può svilupparsi un percorso terapeutico che, tenendo sempre presente la nuova realtà di famiglia separata, si articolerà in modo flessibile alternando sedute congiunte e disgiunte (con tutta la famiglia, con la coppia genitoriale, con il sottosistema fratelli, con il singolo genitore e i figli, con sedute individuali) in relazione ai problemi messi a fuoco e in base alle ipotesi e agli obiettivi individuati, oltre che alle risorse e criticità individuali e relazionali dei membri coinvolti. Viene lasciata aperta la possibilità di incontrare, se necessario, i membri della famiglia estesa, quali nonni, zii, persone comunque significative della rete familiare e sociale.
Qualora ci siano famiglie ricomposte, l’eventuale coinvolgimento dei rispettivi partner viene valutato sulla base delle informazioni raccolte negli incontri. I principali criteri che ci orientano nella scelta sono relativi al livello di coinvolgimento del nuovo partner nella convivenza e alla qualità del rapporto tra questi e il bambino.
Il percorso può anche limitarsi alla fase iniziale di consultazione nel caso in cui si sia attuato un cambiamento tale che non si ritenga più necessario proseguire. Talvolta sono i genitori a decidere, in modo unilaterale, di non accogliere la proposta di continuare, accontentandosi dei cambiamenti avvenuti nel corso della consultazione, senza aspettare che si siano sufficientemente consolidati o ampliati. In questi casi saranno i follow-up successivi, che vengono sempre proposti con l’obiettivo di monitorare la crescita e lo sviluppo del bambino, a segnalare l’evoluzione positiva o meno della situazione.
GLI STRUMENTI: I COMPITI CONGIUNTI DI GIOCO E DI DISEGNO
I compiti di gioco e di disegno utilizzati in forma congiunta, tali da coinvolgere nella loro esecuzione figli e genitori, consentono di cogliere informazioni significative su due livelli strettamente connessi tra loro: quello relativo ai modelli di regolazione dell’organizzazione familiare e quello dei processi di costruzione delle immagini mentali dell’esperienza relazionale, ovvero le intenzioni, i sentimenti e i significati che sono espressi nelle relazioni tra i membri del nucleo familiare.
Riprendendo la classificazione indicata da Reiss [22] possiamo dire che, attraverso le prove congiunte è possibile accedere, in tempi brevi, alla famiglia “reale” (practising family) e alla famiglia “rappresentata” (represented family).
L’ipotesi che guida l’impiego di compiti congiunti di gioco o di disegno è che la modalità scelta dai membri della famiglia può essere intesa come «una metafora agita delle soluzioni concrete ed emotive» [23] che i componenti della famiglia hanno trovato per continuare a rapportarsi in modo più o meno cooperativo.
Nel caso di famiglie separate, i compiti congiunti si rivelano particolarmente utili poiché ci permettono di osservare i cambiamenti, negli stili relazionali e nei ruoli, che si sono venuti a creare in conseguenza dell’evento separazione, fornendo così indicazioni sul processo di riorganizzazione delle relazioni.
il test delle relazioni familiari gm
Il test GM, elaborato da Gandolfi e Martinelli [20], è una procedura finalizzata alla formulazione di una diagnosi contestuale che permetta di cogliere il problema del bambino insieme ai processi relazionali che lo costruiscono. Può essere rivolto a famiglie in cui il bambino per il quale è stato chiesto l’intervento ha un’età superiore ai due anni. Il materiale di gioco messo a disposizione è costituito da pupazzi che rappresentano personaggi reali e fantastici, famiglie di animali, piccoli oggetti di ambientazione, cubetti di varie forme.
La consegna da noi utilizzata prevede delle parziali modifiche rispetto a quella originale ed è la seguente: “Oggi facciamo un gioco che proponiamo sempre alle famiglie con bambini. Vi chiedo di disporvi intorno al tavolo. Qui dentro ci sono dei giochi, guardate quello che c’è e poi costruite con i giochi che avete scelto una scenetta o una storia tutti insieme. Potete fare quello che volete, basta che costruiate sul piano del tavolo. Io esco e vi lascio giocare in pace per una decina di minuti, quando torno mi raccontate una storia. Buon lavoro”.
Al termine dei 10-15 minuti concordati il terapeuta rientra e chiede che gli venga raccontata la storia-scenetta prodotta in sua assenza, facilitando così il passaggio dal gioco agito al gioco pensato. Dopo la prima narrazione del portavoce spontaneo o designato si chiede ad ogni fratello/sorella se il racconto va bene anche per lui o se desidera apportarvi aggiunte o cambiarlo. Al termine della breve narrazione libera vengono rivolte al bambino domande che servono a puntualizzare alcuni elementi, quali il luogo di ambientazione, il legami di parentela, l’età dei bambini rappresentati, la tonalità emotiva dei personaggi, la prospettiva temporale.
Il terapeuta procede alla osservazione e valutazione di ciò che è stato prodotto seguendo criteri relativi al livello dei processi interattivi e al livello simbolico. Gli indicatori di processo riguardano i seguenti punti: 
• la capacità di organizzarsi per risolvere insieme un problema;
• il manifestarsi di sottosistemi, alleanze e coalizioni e le loro fluttuazioni;
• comportamenti interattivi specifici dei genitori (leadership, coordinazione, attenzione al comportamento dei figli, legame emotivo);
• comportamenti interattivi specifici dei bambini (direttivo, conflittuale, collaborativo, contatto visivo, attenzione focale);
• la ripetitività delle sequenze interattive;
• la presenza di personaggi generazionalmente diversi appartenenti alle famiglie estese e il tipo di interazioni che viene rappresentato.

La lettura simbolica si riferisce al tema o ai temi su cui si sviluppa la storia, alla situazione in cui è ambientata, alla scelta dei personaggi, alle azioni e alla tonalità emotiva.
Il test GM, per come è strutturato, ben si adatta ad essere impiegato, oltre che nella seduta congiunta, anche negli incontri in cui viene convocato il singolo genitore con il figlio/i.
il lausanne trilogue play clinico
Si tratta di uno strumento ideato dal Gruppo di Losanna, coordinato da Fivaz-Depeursinge e Corboz-Warney [23]. Consente di descrivere e valutare la qualità delle interazioni del sistema triadico padre-madre-bambino all’interno di una situazione di gioco. I partecipanti sono coinvolti contemporaneamente secondo uno schema che prevede quattro momenti che corrispondono a quattro triangoli che tre persone in relazione possono formare:
1. un genitore gioca col figlio mentre l’altro rimane presente in posizione di osservatore (2+1);
2. i genitori si scambiano il loro ruolo (2+1);
3. giocano tutti insieme (3 insieme);
4. il figlio resta in posizione periferica mentre i genitori conversano tra loro (2+1).

La procedura permette di esaminare come ciascun genitore rispetti il proprio ruolo e sostenga l’altro o al contrario lo ostacoli, mettendo in atto strategie competitive o addirittura distruttive. Per quanto riguarda il figlio, permette di vedere quale ruolo gioca, se riesce a relazionarsi secondo una triangolazione differenziata oppure se attiva o si lascia coinvolgere in dinamiche disfunzionali.
A livello clinico, la procedura è stata adattata dal gruppo di ricerca della Sapienza Università di Roma [24], con l’obiettivo di fornire un supporto diagnostico ai clinici che lavorano in contesti diversi, in particolare quelli della terapia familiare e della consulenza tecnica d’ufficio. Il gruppo ha apportato cambiamenti nella metodologia originaria relativamente alle consegne e allo schema di codifica, mentre viene mantenuta la struttura originaria in quattro parti.
La consegna è stata differenziata in base all’età del figlio. Con bambini fino ai 10 anni si chiede di costruire insieme un gioco utilizzando costruzioni e pupazzi che rappresentano persone e animali; con bambini al di sopra di questa età si chiede di scrivere una storia riguardo ad un fine settimana immaginario in cui i genitori si allontanano da casa e il figlio rimane a casa e deve organizzarsi. La famiglia viene invitata a svolgere il compito in un arco di tempo di circa 15-20 minuti.
La procedura è stata codificata tramite uno schema che si riferisce a tre livelli di valutazione, ognuno dei quali formato da variabili osservative:
• lettura del setting: durata del gioco, organizzazione del gioco, partner attivo;
• lettura strutturale: partecipazione, organizzazione, attenzione focale, contatto affettivo;
• lettura del processo: transizioni, interferenze, chiusura del gioco.

Attraverso l’applicazione del sistema di codifica è possibile valutare il grado di cooperazione familiare e stabilire la tipologia di alleanza (cooperativa, in tensione, collusiva, disturbata) che regola i rapporti tra le due subunità di cui è composto il triangolo preso in esame. 
il disegno a partire da uno scarabocchio
Prima di far eseguire il DCF proponiamo una prova grafica individuale [19], ripresa dal modello di arte terapia di Kwiatkoska [25]. Il compito ha la funzione di creare una fase di riscaldamento per i membri della famiglia, in particolare per gli adulti, che nella maggior parte dei casi hanno scarsa dimestichezza con il disegnare.
Nella consegna viene chiesto a ciascun membro di “disegnare uno scarabocchio”, e successivamente di “realizzare un disegno a partire dallo scarabocchio”, a cui dare un titolo.
Il contenuto dei disegni individuali può, a volte, offrire metafore significative da utilizzare, in connessione con altri elementi emersi, nella restituzione finale.
il disegno congiunto della famiglia
Il DCF è stato messo a punto da Elizabeth Bing [26] negli anni ’70, come strumento di valutazione diagnostica nell’ambito della terapia familiare con soggetti in età evolutiva. Consiste in una prova grafica costruita per combinare i vantaggi di una tecnica proiettiva con quelli di un compito che attiva transazioni familiari.
Successivamente, Cigoli, Galimberti e Mombelli [3] hanno rielaborato e applicato lo strumento all’interno dell’ambito della consulenza peritale per situazioni di separazione. Gli autori hanno introdotto nella consegna originale un aspetto cinetico, mutuato dal Kinetic Family Drawing [27], chiedendo ai membri della famiglia di disegnare se stessi o gli altri “mentre stanno facendo qualcosa”.
Le caratteristiche del DCF consentono di accedere a due livelli di informazioni [28]. Da un lato possiamo rilevare elementi di tipo rappresentazionale poiché viene chiesto ai partecipanti di pensarsi come famiglia e di scegliere una raffigurazione rappresentativa della stessa; il secondo livello di informazioni è connesso all’azione, al “fare qualcosa” nel qui ed ora, in particolare a come viene organizzato e realizzato il compito.
La consegna da noi utilizzata è quella proposta da Cigoli per situazioni di separazione in cui è preferibile sostituire il termine “famiglia” con “genitori e figli”[3]: “Oggi vi chiediamo di fare un disegno assieme, di rappresentare come vi vedete ora, come genitori e figli, mentre state facendo qualcosa. Potete disegnare le persone in qualsiasi posizione sul foglio. Ognuno di voi può disegnare se stesso o gli altri, come preferisce, in qualunque modo pensiate di poter meglio rappresentare la vostra famiglia. Adesso ognuno di voi prende un pennarello per disegnare e tiene lo stesso colore fino alla fine del disegno”.
L’ambiguità dell’istruzione favorisce un’ampia gamma di risposte nella realizzazione del compito. L’indicazione di mantenere lo stesso colore permette di individuare facilmente il contributo di ciascun partecipante. Il tempo previsto per l’esecuzione è, come per gli altri compiti congiunti, entro i 15-20 minuti.
Cigoli et al. [3] e più recentemente Gennari e Tamanza [29] hanno costruito una griglia di lettura con cui è possibile analizzare in modo sistematico il DCF, considerando sia l’interazione familiare (il processo), sia il suo risultato grafico-simbolico (il prodotto). Gli indicatori del processo di produzione sono relativi alle dinamiche e alle strategie della presa di decisione (chi inizia, chi segue e come, chi si distacca, presa di iniziativa, modalità e tempo di decisione, scelta degli spazi, divisioni e confini), al clima emotivo (grado di partecipazione dei singoli, vicinanza ed esclusione tra le persone), alla genitorialità, al comportamento dei figli. Gli indicatori di prodotto si riferiscono sia al disegno di ciascun membro sia al disegno complessivo e prendono in considerazione i temi della rappresentazione, le persone raffigurate, la caratterizzazione dei soggetti disegnati, la qualità dei simboli utilizzati, le cancellature e correzioni significative.
Nelle situazioni di famiglie separate, il DCF si è rivelato uno strumento efficace per meglio comprendere come i membri abbiano elaborato l’evento separazione a livello individuale e nelle relazioni tra loro. Permette di accedere a informazioni sull’assetto che si è venuto a creare nella fase successiva alla separazione in termini di ruoli, alleanze, coalizioni. Possiamo inoltre osservare come i due ex-coniugi esercitino funzioni di guida e di sostegno nei confronti dei figli, se e come i figli, in particolare il bambino sintomatico, svolgano una funzione di collante tra le nuove realtà che si sono delineate.
Nei casi presi in esame abbiamo rilevato il prevalere di una modalità separata nell’esecuzione del compito. Ciascun membro tende ad eseguire il proprio disegno in modo disgiunto rispetto agli altri: gli adulti collocano la loro raffigurazione ai lati opposti del foglio, mentre il bambino per il quale è stata richiesta la consultazione colloca spazialmente il proprio disegno in mezzo a quello dei genitori, come a marcare la divisione avvenuta e allo stesso tempo segnalare di essere più o meno faticosamente impegnato, dentro e fuori di sé, a tenere insieme ciò che la separazione ha diviso.
CASO CLINICO
«[...] la transizione dall’unione alla separazione
e alla formazione di nuove unioni è un percorso privo di mappe.
Non stupisce che sia fonte di dolore e confusione» [30]

Presentiamo un caso clinico in cui è stata seguita la metodologia descritta. Si tratta di due genitori separati e del loro unico figlio, che chiameremo con nomi fittizi: Emanuela, 33 anni, e Giorgio, 36 anni, sono separati da circa due anni, dopo nove di matrimonio. Dalla loro unione è nato Mirko che, al momento della richiesta di intervento, ha 8 anni. È la madre a contattare il Centro Studi su indicazione del pediatra, perché preoccupata da alcune manifestazioni del figlio, quali comportamenti aggressivi, minzione diurna molto frequente, accentuazione della paura a rimanere da solo in una stanza anche se in casa è presente uno dei familiari. Accertata la disponibilità dell’ex-marito a partecipare ad un primo colloquio congiunto, vengono convocati i due genitori.
il colloquio preliminare con i genitori
Da subito emerge, da parte dei genitori, una diversa valutazione del comportamento del bambino e dell’entità del problema. La madre, che appare piuttosto allarmata, pensa che le manifestazioni del bambino siano in qualche modo collegate a eventi significativi avvenuti dopo la separazione e a come sono stati gestiti dall’ex-marito. Questi, poco tempo dopo l’avvenuta separazione, ha iniziato una relazione con un’amica di famiglia, con la quale convive da alcuni mesi e da cui aspetta una bambina. Mirko e la madre non hanno appreso direttamente dal padre la notizia di una sorellina in arrivo, ma casualmente da una conoscente. Per questa situazione il bambino è stato anche oggetto di presa in giro da parte di alcuni coetanei. La madre riferisce che il figlio stesso si è lamentato con lei per non aver saputo della convivenza e della gravidanza direttamente dal padre, tuttavia non comprende come sia possibile che il bambino manifesti comportamenti aggressivi nei suoi confronti, invece che verso l’ex-marito. La signora, da poco tempo, ha iniziato a frequentare una persona, ma ritiene che sia prematuro informare e coinvolgere il bambino in un rapporto che lei stessa non considera ancora sufficientemente definito.
Il padre racconta che il figlio, quando è con lui, non mostra i comportamenti riferiti dalla ex-moglie, insinuando che questi siano connessi al rapporto tra il bambino e la madre. Descrive Mirko come un bambino molto vivace, ma fondamentalmente sereno. Esclude che la convivenza con la nuova compagna, con cui il bambino sembra avere un buon rapporto, e la gravidanza di lei, possano essere motivo di disagio. Riconosce che il figlio ha sofferto per la separazione e che, inizialmente, ha faticato ad accettare che lui avesse una nuova relazione, tuttavia ritiene che le reazioni di Mirko si siano progressivamente normalizzate. Assicura che era sua intenzione informare il figlio dei nuovi eventi, ma non aveva previsto che qualcun altro sarebbe stato più rapido di lui nel farlo.
Per quanto riguarda la situazione che li ha portati alla separazione raccontano che poco dopo la nascita del bambino hanno cominciato ad allontanarsi fino ad arrivare a “vivere come due estranei sotto lo stesso tetto”, condizione che sembra aver pesato di più a Emanuela. È stata lei, dopo un periodo di forti contrasti, a sollecitare una decisione e in breve tempo Giorgio se n’è andato da casa. La separazione è stata consensuale con affido congiunto.
In seguito alle informazioni raccolte si giunge ad ipotizzare che i comportamenti descritti dalla madre siano segnale della difficoltà del bambino ad adattarsi non più soltanto all’evento separazione, ma anche alla situazione nuova e complessa che si è successivamente configurata. Senza escludere che ci possano essere delle specifiche criticità nella relazione madre-bambino, pensiamo plausibile che quest’ultimo abbia percepito un aumento di tensione nei e tra i genitori, con la conseguente diminuzione di disponibilità nei suoi confronti, oltre ad aver sentito minacciata dai nuovi eventi la stabilità del rapporto con il padre. Il timore di perderne l’affetto potrebbe avere indotto il bambino a non permettersi di esprimere direttamente al padre le reazioni aggressive.
Al fine di verificare tale ipotesi e comprendere meglio cosa il bambino stia segnalando con i propri comportamenti, come previsto dal protocollo di consultazione familiare, viene proposta ai due ex-coniugi una serie di sedute di approfondimento che si articoleranno a partire da un incontro con ciascun genitore e il figlio a cui seguirà un incontro congiunto genitori e figlio. Viene lasciata a loro la scelta su chi si presenterà insieme al bambino alla prima seduta disgiunta.
le sedute disgiunte: il gioco (test gm)
Madre-bambino. Alla seconda seduta si presentano madre e figlio. Mirko, da subito, appare un bambino intelligente e vivace, capace di stabilire un buon contatto con l’adulto. Quando la terapeuta prova ad affrontare con lui il motivo dell’incontro e tocca il tema della separazione, Mirko, fino a quel momento tranquillo e a proprio agio, inizia ad agitarsi e a mordersi le mani. Aiutato a verbalizzare il proprio stato d’animo riesce a dire di essere ancora arrabbiato con il padre per non aver saputo direttamente da lui né della nuova relazione né della sorellina.
La proposta di fare un gioco con la madre viene accolta prontamente. Il bambino, dopo aver esplorato i giochi messi a disposizione, inizia, muovendosi in modo autonomo e deciso, a costruire una scena e a scegliere i personaggi. Mantiene attenzione e impegno costante per tutta la durata del compito. La madre assume un ruolo prevalentemente di sostegno, mostrandosi attenta e dando risposte congrue ai comportamenti del figlio, ma non si coinvolge direttamente nel gioco. Piuttosto accompagna il bambino, assecondandolo nelle scelte, con interventi volti a dare un certo ordine alla scena e a definire l’identità dei personaggi.
Mirko ha scelto di mettere in scena la casa di campagna dei nonni paterni. All’interno colloca i personaggi della famiglia: il babbo, la mamma e se stesso in mezzo a loro, seduti sul divano, i nonni seduti sulle sedie, tutti intenti a guardare un film “giallo” alla TV. Nella rappresentazione include anche la sorellina in arrivo, come se fosse già nata, che dorme in una culla collocata in un angolo della stanza. All’esterno della casa posiziona gli animali della fattoria e al di fuori del recinto gli animali feroci. Il clima viene descritto come sereno, tutti sembrano contenti a parte una reazione di spavento provocata dal film che stanno vedendo in TV e la presenza al di fuori della casa di animali feroci che insidiano gli animali della fattoria. La scena si conclude con lui e i genitori che dopo la visione del film tornano a casa, portando con sé anche la neonata.
Sul piano dei contenuti il bambino, attraverso il gioco, drammatizza emozioni e sentimenti significativi rispetto alla separazione e ai successivi cambiamenti avvenuti. Pare segnalare, come la maggior parte dei bambini di separati, il desiderio del ricostituirsi della famiglia, come era prima dell’evento separazione (nella rappresentazione arriva a negare tale evento). Ci dice, altresì, includendo nella famiglia la sorellina in arrivo, di essere impegnato, non senza comprensibili ambivalenze, nel tentativo di adattarsi ai cambiamenti avvenuti. I vissuti aggressivi vengono dislocati, attraverso un movimento di spostamento, negli animali feroci che minacciano la fattoria.

Padre-bambino. All’inizio della seduta il padre mostra alla terapeuta un disegno che il bambino ha fatto a casa, a dimostrazione, dal suo punto di vista, che Mirko ha ben accettato la nuova situazione (il bambino ha raffigurato se stesso, il padre, l’attuale compagna e la sorellina in arrivo, costellando il disegno di cuoricini).
Dopo una breve esplorazione relativa al rapporto tra padre e figlio, che a detta del padre si mantiene sereno, viene proposto il compito di gioco. Inizialmente il bambino procede a illustrare al padre la scenetta ideata nell’incontro precedente con la madre. Sollecitato dal padre a esplorare altri giochi messi a loro disposizione, il bambino decide di smontare la scenetta ricostruita e finisce per accogliere la proposta del padre di crearne una nuova, denominata “indiani contro cowboy per il predominio dei pozzi di petrolio”.
Il padre assume un ruolo di guida e sostegno nella costruzione della scena e allo stesso tempo si coinvolge attivamente nel gioco. Per tutta la durata del compito padre e figlio appaiono compagni di gioco molto affiatati, divertiti e mai in contrasto. La scenetta costruita si conclude con una battaglia finale tra i due schieramenti, capeggiati rispettivamente da padre e figlio, e con la distruzione da parte del bambino dell’intera scena che non ha visto né vincitori né vinti.
A livello dei contenuti la battaglia tra indiani e cowboy sembra evocare tematiche di affermazione di sé relative al confronto-scontro con la figura paterna, necessario per crescere, ma anche vissuti di rabbia verso il padre, che Mirko sembra non riuscire a manifestare direttamente con questi, forse per il timore di perderne l’affetto.
la seduta congiunta genitori-figlio: i disegni
La quarta seduta vede la partecipazione congiunta di madre, padre e bambino impegnati prima nel disegno a partire da uno scarabocchio, e successivamente nell’esecuzione del DCF. Dal proprio scarabocchio ciascuno sviluppa un disegno: la madre disegna una lumachina con un grande guscio; il padre un volto sfigurato che intitola “lo sfregiato”; il bambino “un orsacchiotto che mangia il miele”.
Nell’esecuzione del DCF il bambino si pone al centro tra i due genitori. Appena terminato di ascoltare la consegna del compito, propone di disegnare l’ambientazione (le colline e una strada di campagna) e di fare un unico disegno, ma la madre lo ferma richiamandolo a quelle che, a suo avviso, sono le regole da seguire. La madre assume un ruolo organizzativo e tende ad imporre la sua interpretazione della consegna, intendendo che ciascuno debba eseguire il proprio disegno in una parte del foglio. Si crea una interazione triangolare che vede madre e figlio in conflitto sulla scelta di come procedere e il padre che fa un blando tentativo di appoggiare la proposta del bambino. Il rischio di una possibile tensione tra i due genitori sembra sventato dalla rapidità con cui il bambino decide di cedere e seguire l’indicazione della madre. Sarà sempre la madre a suggerire al padre, rimasto in posizione di attesa, che anche lui dovrà trovare un suo spazio.
Gli scambi comunicativi tra i genitori sono piuttosto scarsi, entrambi comunicano prevalentemente con il bambino che, a sua volta, è molto attivo nell’interagire con entrambi. Ognuno partecipa attivamente all’esecuzione del compito e il clima complessivo risulta positivo, caratterizzato da risate e commenti scherzosi sull’operato proprio e degli altri.
Il prodotto grafico finale risulta costituito da tre diversi disegni. Ciascun genitore ha eseguito il proprio disegno al lato opposto del foglio, rappresentando se stesso e il figlio: la madre nella cucina di casa, intenta a fare i compiti con lui; il padre mentre giocano a calcio su un prato. Il bambino rappresenta se stesso mentre, di notte, scende da una collina in bicicletta. Colloca il proprio disegno al centro del foglio e lo sviluppa, grazie a elementi che fanno da sfondo (cielo, colline, sentieri, animali) su entrambi i lati, come ad avvolgere in un abbraccio i disegni dei genitori, distanti tra loro.
la seduta di revisione e restituzione
Abbiamo optato per svolgere la seduta di revisione con i soli genitori. La madre all’inizio della seduta ci comunica che, dall’ultimo incontro, il figlio sembra stare meglio tanto che sono diminuite le manifestazioni aggressive e la frequente minzione diurna. Il fatto che, pur con delle differenze tra loro, i genitori si siano preoccupati ed attivati per il bambino, mostrando così quanto tengano a lui, sembra aver sortito un rapido effetto di contenimento del suo disagio.
Dopo aver fatto scorrere le immagini videoregistrate e accolto i commenti di entrambi i genitori, la terapeuta introduce le proprie osservazioni con un breve commento relativo al comportamento del bambino e alle sedute di gioco, volto ad evidenziare le abilità e competenze che ciascuno ha mostrato.
“Vorremmo sottolineare che Mirko ci ha mostrato di essere un bambino simpatico, esuberante, intelligente, più che capace di organizzare e gestire le attività che gli sono state proposte, con un buon grado di autonomia nelle scelte. Nella relazione con ciascuno di voi si è mosso in modo propositivo e collaborativo e ciascuno di voi ha fatto altrettanto mostrando costante attenzione a Mirko. Ci avete mostrato anche modalità diverse nella relazione con lui. La madre ha accompagnato Mirko nel gioco con interventi volti a dare un certo ordine e a definire l’identità dei personaggi, ricordandogli la consegna ma assecondando le scelte del bambino. Il padre si è posto attivamente come un compagno di giochi affiatato e divertito. Questi diversi approcci sono segnalati anche nel disegno di ciascuno con Mirko: mamma ha scelto una scena dentro casa, in cui è impegnata a seguire il bambino nello svolgimento dei compiti, babbo una scena all’aperto mentre gioca a pallone con lui”.
La terapeuta passa poi ad esplorare la rappresentazione che ciascuno ha di sé e dell’altro, con particolare attenzione a come i due hanno fatto fronte alle differenze tra loro: “Ci chiediamo come Emanuela viva questo impegno, se si sente appesantita, se è motivo di conflitto con Giorgio. La divisione tra chi si occupa dei doveri e chi dello svago era presente anche quando eravate una famiglia? Era il risultato di un accordo in cui diversi ruoli e competenze si integravano bene tra loro o era motivo di conflitti? E oggi ciascuno, per proprio conto, riesce a mettere insieme, a integrare nella relazione con Mirko, lo spazio per il dovere e per lo svago o questa divisione permane?”.
Queste domande permettono di approfondire la natura della conflittualità che, nel tempo, si era sviluppata tra loro relativamente ai diversi modi di affrontare le situazioni: tra chi, come la madre, tende a vivere all’insegna del “prima il dovere poi il piacere” e chi, come il padre, al contrario, tende “a prendere le cose sottogamba”. Modalità diverse che avevano portato a incomprensioni e contrapposizioni nel corso del matrimonio e, successivamente, nella gestione del post-separazione e nella valutazione dei comportamenti sintomatici del figlio.
La terapeuta procede con l’osservazione di alcune sequenze relative all’esecuzione del DCF, evidenziando in particolare quella che vede madre e figlio in conflitto su come e cosa disegnare, mentre il padre dopo un breve tentativo di sostenere il bambino lascia che sia la madre a decidere. A partire dall’osservazione, pone alcune domande volte a costruire un collegamento tra l’esperienza della seduta e quanto accade nella vita quotidiana relativamente ai conflitti nelle relazioni diadiche e triangolari: “Questa contrapposizione tra mamma e Mirko avviene anche a casa? Se sì, come viene risolta? Succede quando siete tutti e tre insieme? Succedeva anche prima della separazione? Il babbo riusciva ad aiutare la mamma e Mirko a superare il contrasto? E il babbo come affronta i possibili contrasti con Mirko?”. Queste domande favoriscono l’esplicitazione e la riflessione, da parte dei genitori, sui diversi stili relazionali con cui ciascuno affronta le situazioni di conflitto che si possono venire a creare nella relazione con il bambino. Emerge che la madre tende a imporre le proprie posizioni (“o si fa come dice lei o c’è lo scontro”), contribuendo in questo modo a sollecitare le reazioni aggressive del bambino nei suoi confronti. Il padre, invece, tende a mediare sia nel rapporto con il figlio sia nelle situazioni di conflitto tra madre e figlio.
La seduta di revisione si conclude con una restituzione che chiude la fase di consultazione e propone indicazioni utili a definire l’eventuale percorso da intraprendere. La restituzione, utilizzando gli elementi emersi, si sviluppa a partire da una metafora, offerta dal disegno individuale del bambino, con l’intento di rendere più efficace la comprensione del suo disagio e allo stesso tempo superare la rigida contrapposizione (drammatizzazione versus minimizzazione) proposta dai genitori circa la problematicità o meno dei suoi comportamenti.
“Abbiamo riflettuto attentamente sugli incontri fatti finora, in particolare quelli in cui avete giocato e disegnato insieme a vostro figlio. Con il gioco e il disegno è sempre possibile comprendere meglio il comportamento e lo stato d’animo di un bambino, ma anche gli adulti ci possono dire qualcosa in più di quanto non riescano a dire con le parole.
Vorrei partire dal disegno che Mirko ha sviluppato intorno al suo scarabocchio, a cui lui stesso ha dato il titolo ‘l’orsacchiotto che mangia il miele’. Con questo disegno Mirko sembra segnalare come si sentiva nella situazione dell’incontro a tre: contento, ben nutrito, vicino a babbo e mamma, in un clima buono, disteso, al centro della vostra attenzione. Quando ci avete contattato vostro figlio era un bambino che aveva reazioni aggressive e faceva spesso la pipì, insomma un bambino arrabbiato, in tensione, più simile ad un ‘orsacchiotto ferito’ che ad un ‘orsacchiotto che mangia il miele’.
Ci avete raccontato che aveva cominciato ad avere reazioni da ‘orsacchiotto ferito’ dopo che aveva appreso in malo modo che il babbo aspettava un figlio dall’attuale compagna. Mirko stesso nel primo incontro ha verbalizzato di aver provato rabbia verso il babbo perché non era stato lui a dargli la notizia. Tuttavia quello che vi confondeva e divideva era che si comportasse come un ‘orsacchiotto ferito’ con mamma, mentre col babbo si comportava come ‘un orsacchiotto che mangia il miele’.
Chi è dunque Mirko? Come sta davvero? È l’‘orsacchiotto ferito’ che ci descrive mamma o l’‘orsacchiotto che mangia il miele’ che ci descrive babbo? Pensiamo che sia l’uno e l’altro, che ci sia un bambino sereno che gode dell’affetto dei genitori e allo stesso tempo un bambino arrabbiato perché si è sentito ferito.
L’orsacchiotto ferito c’è e non potrebbe essere diversamente. Vostro figlio ha dovuto fare i conti con la rottura della propria famiglia, con il proprio dolore e quello di mamma e babbo, con le difficoltà che avete incontrato nel rapporto tra voi e nel riorganizzare ciascuno la propria vita dopo la separazione. A questo si è aggiunto il costituirsi di un nuovo nucleo familiare da parte del babbo, la prossima nascita di una sorellina e la presenza recente, non conosciuta ma forse intuita, di un fidanzato accanto alla mamma.
L’orsacchiotto ferito non riesce bene a identificare ciò che prova né a dirlo chiaramente con le parole, si esprime con il comportamento diventando irritabile, aggressivo o con disturbi somatici. Può anche accadere che non riesca a manifestare a uno di voi queste sue reazioni per timore di fargli dispiacere e di perderne l’affetto. Infine, come ha sembrato segnalare, disegnandosi da solo in bicicletta di notte, l’orsacchiotto può sentirsi anche solo e impaurito e forse un po’ affaticato nell’impresa di tenere insieme realtà relazionali e affettive ormai separate”.

La restituzione, che evidenzia la possibilità di riconoscere e comprendere il disagio del bambino, si conclude con indicazioni volte a restituire capacità e competenza ai genitori. Sarà compito dei genitori rassicurare il figlio, con i comportamenti più che con le parole, che
“l’affetto e l’attenzione per lui ci saranno sempre. Non è affatto un caso che i comportamenti aggressivi e il fare spesso pipì si siano ridimensionati da quando avete cominciato a venire qui, è stato un modo per dimostrare a vostro figlio quanto ci tenete a lui, che nonostante la separazione continuate a essere i suoi genitori, che per il suo bene, sia pure con qualche difficoltà, siete disposti a superare contrapposizioni e collaborare per trovare soluzioni”.

Sottolineiamo l’opportunità di informare il bambino, in modo chiaro e semplice, su ciò che riguarda scelte personali di ciascuno di loro che possono avere conseguenze significative su di lui, “avendo sempre presente che i comportamenti e le scelte di noi adulti hanno effetti sui nostri figli, che quello che a noi può apparire sostenibile, può invece per un bambino essere molto gravoso o apparire minaccioso. I bambini, all’età di Mirko sono vulnerabili al senso di abbandono, al sentirsi rifiutati, allo stato d’animo dei grandi”. Consigliamo di non fare pressioni affinché debba accettare rapidamente o mostrarsi benevolo nei confronti dei nuovi partner e di eventuali fratelli, “i tempi della comprensione non coincidono con i tempi dei sentimenti, il bambino ha bisogno di tempo per digerire la presenza di altre persone al vostro fianco”.
Prospettiamo loro di accompagnarli in un breve percorso di sostegno alla genitorialità, articolato in incontri congiunti e disgiunti, con l’obiettivo di stabilizzare il miglioramento della condizione del bambino. Proponiamo infine di rivederli insieme al bambino per renderlo partecipe della restituzione e dell’impegno dei genitori.
I genitori accolgono la proposta pur facendoci intendere che potrebbero anche accontentarsi del miglioramento avvenuto. L’appuntamento successivo viene disdetto dalla madre che, in accordo con l’ex-coniuge, ci comunica la decisione di non proseguire il percorso perché a loro avviso, grazie alle indicazioni ricevute, la situazione è decisamente migliorata.
L’interruzione unilaterale del percorso ha avuto, in questo caso, un significato positivo di cambiamento, come hanno mostrato follow-up successivi. I genitori hanno confermato la scomparsa delle manifestazioni sintomatiche, un buon adattamento del bambino alla nascita della sorellina e una migliore collaborazione tra loro.
CONCLUSIONI
Abbiamo sottolineato più volte che la realtà relazionale che si configura in seguito all’evento separazione è spesso complessa e, in quanto tale, richiede di ricalibrare in modo flessibile le forme dell’intervento terapeutico. La metodologia che solitamente utilizziamo nelle situazioni di disagio infantile è stata rivista per meglio adattarsi alla situazione della famiglia separata. La sua articolazione in sedute congiunte e disgiunte si fonda sul riconoscimento delle trasformazioni che l’evento separazione ha attivato e permette di conoscerle ed esplorarle.
Si è scelto di descrivere dettagliatamente l’intervento relativo alla fase iniziale di consultazione perché è proprio nelle prime sedute che si configura la possibilità di restituire senso al disagio del bambino e di rendere disponibili le figure genitoriali ad un diverso modo di accostarsi alla situazione e ai bisogni del figlio.
Il raggiungimento di questi obiettivi è facilitato dall’impiego di strumenti quali i compiti congiunti di gioco e di disegno che consentono, in breve tempo, di rendere visibile e plausibile la connessione dei problemi del bambino con quelli del contesto relazionale di riferimento. Nel lavoro con le famiglie separate, i compiti congiunti permettono di osservare i processi di riorganizzazione delle relazioni e di valutare se le antiche ferite e i rendiconti in negativo impediscono o meno mosse cooperative e di orientamento comune sulle questioni della crescita dei figli.
Il successivo coinvolgimento dei membri della famiglia separata in una seduta di revisione, grazie all’utilizzo della tecnica del video replay, oltre a stimolare un processo di auto-osservazione e maggiore consapevolezza dei processi in cui sono coinvolti, contribuisce a costruire quel clima di collaborazione e fiducia necessario per mettere in discussione modalità di interpretare e gestire la realtà rivelatesi disfunzionali.
Il lavoro svolto nelle prime sedute si conclude con una restituzione che, combinando tra loro, in modo nuovo e condivisibile, i dati più significativi emersi nel corso delle sedute, propone una migliore comprensione delle difficoltà del bambino e indica ai genitori i passi da compiere verso la possibile risoluzione delle manifestazioni sintomatiche. La restituzione offre una riformulazione del disagio in termini individuali e relazionali e ai genitori la possibilità concreta di recuperare capacità e competenza nel rapporto con il figlio.
Per alleviare il disagio di un bambino, uno dei primi ed importanti obiettivi terapeutici è quello di gettare le basi per un rafforzamento del sottosistema genitoriale che, frequentemente, nelle situazioni di conflittualità più o meno aperta si presenta piuttosto indebolito in quanto a capacità di condividere modalità di gestione e cura dei figli, di coordinarsi e reciprocamente supportarsi.
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