I Croods: quando l’adolescenza e gli adolescenti sono terapeutici

Luca Vallario1



Riassunto. L’articolo propone una chiave di lettura di uno dei film di animazione per bambini di maggiore successo del 2013, i Croods. Lo stile centripeto della famiglia di cavernicoli, su cui vigila il capofamiglia Grug, viene messo in crisi dalla primogenita, l’adolescente Hip. Agendo con l’aiuto di un altro adolescente, Guy, i suoi compiti di sviluppo adolescenziali, ribellione, caduta degli dei, costruzione dei segreti, la ragazza fa i conti, in particolare, con le resistenze del padre. Prima il sistema familiare, poi lo stesso Grug comprendono e accettano le trasformazioni introdotte dagli adolescenti: alla fine i Croods si reimpossessano del loro tempo evolutivo. Quella del film può essere intesa come la descrizione dell’adolescenza che disvela il suo portato terapeutico, attraverso l’adolescente, nei confronti del sistema familiare.

Parole chiave. Adolescenza, adolescente, compiti di sviluppo, centripeto, caduta degli dei, ribellione, costruzione dei segreti, svincolo, individuazione.


Summary. The Croods: when the teens and adolescents are therapeutic.
The article proposes an interpretation of one of film’s most successful children’s entertainment of 2013, Croods. The style centripetal family of cave dwellers, which oversees the breadwinner Grug, is threatened by the eldest child, the adolescent Hip. Acting with the help of another adolescent, Guy, his developmental tasks of adolescence, rebellion, fall of the gods, construction of the secrets, the girl has to deal, in particular, with the resistance of the father. Before the family system, then the same Grug understand and accept the changes introduced by the adolescents: in the end, the Croods take possession of their evolutionary time. That the film can be understood as the description of adolescence that led unveils her treatment, through the adolescent, towards the family system.

Key words. Adolescence, adolescent, development tasks, centripetal style, fall of the gods, rebellion, construction of the secrets, junction, identification.
Resumen. Los Croods: cuando las adolescencia y los adolescentes son terapéuticos.
El artículo sugiere una clave de lectura para una de las películas de animacíon para niños de mayor éxito del 2013, los Croods. El estilo centrípeto de la familia cavernícola, cuidada por el cabeza de familia Grug, es puesto en crisis por Hip, la adolescente hija mayor. Llevando a cabo con la ayuda de Guy, un coetáneo, sus tareas de desarrollo adolescencial, rebelión, caída de los dioses, construcción de misterios, la chica se enfrenta en modo particular con las resistencias del padre. Primero el sistema familiar y luego el mismo Grug, entienden y aceptan las transformaciones introducidas por los adolescentes: al final los Croods vuelven a apropiarse de su tiempo evolutivo. La de la película se puede interpretar como la descripción de la adolescencia que revela, a través del adolescente, su efecto terapéutico en el sistema familiar.

Palabras clave. Adolescencia, adolescente, tarea de desarrolo, centrípeto, caída de lo dioses, rebelión, construcción de mistrerios, enlace, individuación.
L’ADOLESCENZA COME ETÀ CRITICA
Sono molte le definizioni coniate per definire l’adolescenza. Per citarne alcune fra le classiche, ricordiamo quella di “secondo apogeo dello sviluppo” [1], di “nuova nascita” [2], di “seconda individuazione” [3], di “notevole riarrangiamento personale” [4]. Tutte richiamano la criticità come elemento costitutivo di questa fase evolutiva. L’adolescenza, l’età del “rimodellamento identitario” [5] marcato da notevoli sussulti e trasformazioni che investono l’identità nelle dimensioni fisiche, psichiche, relazionali, propone a colui che attraversa la terra di nessuno posta tra l’infanzia e l’età adulta un cambiamento strutturale della personalità.
Il tempo dell’adolescenza è segnato dal lavoro costituito da una serie di “compiti di sviluppo” [6] da affrontare, risolvere, fronteggiare, attraverso l’acquisizione di competenze adeguate ed efficaci.
A questo proposito, Freud [7] evidenzia la conflittualità definita dallo scontro tra pulsioni e incontro con la realtà. Spranger [8] affida all’adolescenza il compito di definire una maggiore strutturazione interna, portando a compimento la struttura infantile attraverso le tre fasi della scoperta dell’Io, della nascita di un progetto di vita, dell’inserimento in diversi campi della vita, con la partecipazione più cosciente ed attiva nella vita sociale. Anna Freud [9] parla dell’obiettivo di un controllo stabile ed equilibrato sulle spinte pulsionali dell’Es, affidato principalmente all’Io attraverso meccanismi difensivi quali l’intellettualizzazione, l’ascetismo, la tendenza ad agire. Erikson [10], richiamando l’importanza del principio epigenetico e del piano relazionale, definisce otto tappe evolutive: fiducia fondamentale contro sfiducia fondamentale, autonomia contro vergogna, iniziativa contro colpa, costruttività contro inferiorità, identità contro confusione identitaria, intimità contro isolamento, generatività contro stagnazione, integrità contro disperazione. Per Blos [11] la problematica separazione-individuazione, compito evolutivo cruciale dell’adolescenza, è caratterizzata da una sequenza evolutiva suddivisa in cinque fasi: preadolescenza, prima adolescenza, adolescenza, tarda adolescenza e post-adolescenza. Senise illustra due processi principali strettamente connessi tra di loro: l’individuazione, «processi endopsichici che consentono la costituzione soggettiva della propria identità come immagine della persona nella sua totalità» [12, p. 12], la separazione, cioè la «trasformazione progressiva dei legami affettivi dell’infanzia in legami affettivi dell’età adulta» [12, p. 15].
Per Kohlberg [13], dopo il livello preconvenzionale dell’infanzia, si approda al livello convenzionale. In una seconda fase adolescenziale, il giovane giunge alla fase post-convenzionale, in cui definisce principi morali autonomi, analizzando il rapporto tra regole etiche e giuridiche. Winnicott [14] delinea l’esigenza specifica dell’indipendenza individuale, segnalando, tra i suoi principali bisogni evolutivi, la sfida all’ambiente familiare di fronte alla quale l’adulto deve sapere assumersi le proprie responsabilità. Guidano [4] evidenzia l’impegno che accompagna l’adolescente ad affrontare la dicotomia tra il Sé apparente e il Sé reale. Cahn [15] parla della soggettivizzazione finalizzata alla costruzione di un diverso vissuto di sé, del proprio corpo, dei propri desideri. Newman e Newman [16] parlano di dieci diversi compiti relativi a quest’arco della vita: maturazione fisica, operazioni formali, sviluppo emotivo, appartenenza al gruppo dei pari, relazioni sessuali, autonomia dai genitori, identità sessuale, moralità interiorizzata, scelta dell’attività lavorativa, esplorazione delle relazioni intime. Baldascini evidenzia «la rottura della continuità precedente per permettere l’evoluzione e la differenziazione degli aspetti fisici, emotivi e cognitivi dell’individuo» [17, p. 27]. Novelletto [18] illustra il fenomeno della segretezza, che, incorniciando e custodendo il Sé, sostiene l’adolescente dall’invasività degli adulti, lo accompagna nella caduta radicale dell’idealizzazione dei genitori.
Saccu [19], con una sintesi esplicativa ed efficace, parla di tre compiti che aspettano l’adolescente nel suo passaggio dalla fusionalità infantile all’integrazione adulta: «La ribellione, che serve a mettere una distanza; la caduta degli dei, che crea con il ridimensionamento il distacco dai genitori; il segreto, la possibilità di potere gestire la propria esperienza, riflettendoci da solo, senza che gli altri la qualifichino, usando le categorie di buono o cattivo» [20, p. 16].
Con tonalità differenti, emerge, in sintesi, un concetto a tinta unita che qualifica l’adolescenza, all’interno del processo evolutivo soggettivo e relazionale, come una tappa tormentata che proietta l’individuo in una sorta di terra di nessuno dove è impegnato in un’esperienza, quella di vivere, in un problema, quello di esistere [21]. Il viaggio verso l’orizzonte dell’età adulta è segnato da trasformazioni non lineari, ma complesse e costose, nella misura in cui mettono in crisi le precedenti certezze. Mira al traguardo del passaggio dal senso del piacere, che è il regno del possibile senza limiti, al senso della realtà, che pone un limite all’onnipotenza infantile nella contrapposizione tra possibile e impossibile [5].
L’ADOLESCENZA COME FATTO FAMILIARE
L’adolescente non è solo interessato dallo scatto della crescita fisica che accelera i ritmi del peso e dell’altezza determinando reazioni a catena. Non è solo interessato da una trasformazione dell’ambito psichico, che si organizza su una nuova impalcatura cognitiva ed emotiva tesa alla ricerca di equilibri mutanti nella prospettiva di orientare le proprie azioni nel mondo. Non è solo chiamato a districarsi all’interno di una rete di rapporti che mutano sul piano quantitativo e qualitativo.
L’adolescente, in particolare con riferimento a quest’ultimo aspetto, è colui che chiama l’intero sistema familiare a un cambiamento degli equilibri che contempli aspetti conservativi accanto ad aspetti progressivi. Con, attraverso e anche contro la famiglia, egli impara a rispondere di sé sul piano affettivo e cognitivo partendo dalla matrice di appartenenza che lo accomuna ai propri genitori e ai propri fratelli. L’adolescente procede a un assassinio sublimato dei genitori: le figure genitoriali, sulla base delle sue nuove pulsioni, devono essere respinte per non vedere riattivati conflitti edipici e la minaccia di un incesto ora realizzabile. Il passaggio dal ruolo di figlio al ruolo di componente sociale adulto imprime un’accelerazione ai processi di socializzazione.
I genitori sono chiamati a elaborazioni psichiche complesse definite dalla riattivazione di proprie dinamiche adolescenziali, dal pericolo di una destrutturazione della propria organizzazione narcisistica. Nella tempesta del cambiamento, il genitore è chiamato a trasformazioni che investono il suo essere coniuge e il suo essere figlio. Il cambiamento tocca ancor più il suo essere genitore, imponendo la rinegoziazione della relazione con il figlio, l’aumento della flessibilità dei confini familiari, l’attivazione di modelli di identificazione utili e sicuri per l’età del cambiamento: è chiamato, in sintesi, a «deporre l’esercizio del suo abusivo potere intergenerazionale» [22, p. 16].
Nello scambio tra adolescenti e genitori emerge la necessità di un’operazione che permetta all’adolescente di integrare sentimenti di autonomia e di separatezza con l’integrazione di sentimenti di appartenenza e di dipendenza matura. Sulla linea contraddittoria ma necessariamente complementare dello svincolo [23] e dell’individuazione [24], è l’intero sistema familiare a misurarsi con il cambiamento adolescenziale. Cambiamento dell’adolescente e cambiamento del sistema familiare procedono lungo un parallelismo evolutivo che rende queste due evoluzioni “circolari e complementari tra di loro” [25, p. 113], nell’orizzonte di un compito congiunto [26].
Troppo spesso è trascurata l’idea che questa fase evolutiva non appartenga solo al singolo che cresce ma a tutto il sistema familiare, che è posto al cospetto di nuovi compiti evolutivi fase-specifici.
La transizione all’età adulta propone un’impresa evolutiva congiunta [27] nella quale più che alla rottura assistiamo alla trasformazione dei legami precedenti, con la modificazione della partecipazione all’extra- e all’intra-familiare.
La criticità dei cambiamenti è amplificata da una cornice culturale caratterizzata dai confini temporali dell’adolescenza sempre più estesi e indefiniti e da un contenimento da parte dei sistemi di riferimento adulti sempre più fragili: la dimensione sociale appare sempre più sfilacciata, priva di riferimenti che contengano l’adolescente, le famiglie appaiono sempre meno capaci di mediare tra l’interno familiare e l’esterno sociale, tra il tempo familiare e il tempo sociale, che corrono a velocità differenti. In questa defusione l’adolescente si scopre sempre più solo: «I nostri ragazzi vivono parcheggiati in quella terra di nessuno dove la famiglia non svolge più alcuna funzione, la scuola non desta alcun interesse, la società alcun richiamo, dove il tempo è vuoto, l’identità non trova alcun riscontro, il senso di sé si smarrisce, l’autostima deperisce» [28, p. 40].
La criticità dei cambiamenti è evidenziata dalla prevalenza di alcuni comportamenti che figli e genitori propongono nel corso della fase adolescenziale.
Gli adolescenti, immersi in una dimensione sociale priva di riferimenti culturali e sociali affidabili e legittimanti, affidano alla ritualità sempre più solitaria dei comportamenti a rischio [29] le difficoltà di gestire le trasformazioni identitarie. Abbandonate le certezze contenitive dei riti di passaggio, che affidano al simbolico la funzione di accompagnare il passaggio e il cambiamento, di alleggerirne il peso in una cornice psicologica e sociale condivisa, avanza il ricorso ai comportamenti a rischio. In termini fenomenici, attraverso le modalità del passaggio all’atto, del rifugio in sé e delle pseudoallucinazioni [5], essi sono caratterizzati dalla peculiarità di esporre al rischio di un danno fisico, psichico, relazionale innanzitutto l’identità del soggetto che li attiva. In termini epifenomenici, essi «si propongono come la risposta che alcuni adolescenti forniscono di fronte alla crisi, cioè al cambiamento evocato dai compiti di sviluppo fase specifici» [5, p. 121]: in buona sostanza, danno agli adolescenti l’illusione di padroneggiare il disorientamento.
I genitori, dal canto loro, oltre l’accettazione del distacco accompagnata dalla tristezza, spesso manifestano una negazione o, di contro, un’accettazione entusiasticamente quasi acritica del cambiamento [30]. Le reazioni più sbilanciate, oseremmo dire psicopatogene, sono costituite, da un lato, dall’autoritarismo, dall’altro, dal lassismo [31].
I genitori che scelgono la mancanza di pattuizione e l’imposizione di regole senza spiegazioni, di fatto, manifestano l’incapacità di disattivare le relazioni di dominio verticale che continuano a tenere in vita sui figli. I genitori che non forniscono regole non esercitando la propria autorità non riescono a disattivare l’orizzontalizzazione del vincolo genitore-figlio, «si assimilano simmetricamente alla giovinezza dei loro figli» [32, p. 59]. Gli uni e gli altri, in modi diversi, ostacolano nei figli adolescenti «la riorganizzazione dei modelli di regolazione delle distanze entro il sistema familiare e la chiara definizione dei confini tra i differenti sottosistemi generazionali» [33, p. 145]: impediscono ai figli l’accesso al processo dialettico del confronto generazionale.
La criticità dei cambiamenti, vista su un piano relazionale, rende naturale il conflitto: «Una parte pregnante della crisi adolescenziale è così rappresentata dal conflitto con i genitori» [34, p. 159].
I CROODS: IL VECCHIO COME CERTEZZA
I Croods sono una famiglia di cavernicoli protagonista dell’omonimo film d’animazione del 2013, scritto e diretto da Kirk De Micco e Chris Sanders. All’ombra di un autoritario capofamiglia, Grug, e di una remissiva moglie, Ugga, vivono tre figli: Hip, la primogenita adolescente, Tonco e Sandy. Il quadro familiare è completato dalla madre di Ugga, la nonna, che vive con la famiglia, come da copione mal sopportata dal genero.
Un tempo la famiglia faceva parte di un gruppo di altre famiglie di cavernicoli, decimato nel tempo: i Gorts sono stati schiacciati dal mammuth, gli Hotks ingoiati da un serpente, gli Erfs morti per i morsi delle zanzare, i Throgs decimati dall’influenza. Il destino ha riservato una sorte benevola, invece, ai Croods, grazie all’autoritarismo e all’iperprotettività di Grug. Il capofamiglia permette ai familiari di uscire dalla caverna solo per cacciare, dipinge sui muri decaloghi severi, attenti a sottolineare come il nuovo e la curiosità costituiscano il male.
L’uomo governa questo sistema con relativa tranquillità, finché Hip giunge in età adolescenziale e mette in crisi la legge della caverna, cioè della conservazione, cominciando a ribellarsi.
Il padre la rimprovera ripetutamente: «Smettila di cercare cose. La paura ci tiene in vita, Hip. Mai smettere di avere paura» [35, p. 21].
Grug non riesce a vedere la ribellione di Hip come una manovra attivata per se stessa, la interpreta come una manovra contro la famiglia, quindi contro il depositario della dimensione identitaria centripeta, cioè lui. La mortificazione della ribellione si qualifica come l’impedimento della creazione di un confine tra l’Io dell’adolescente e il Noi familiare: si qualifica come rafforzamento della dimensione centripeta e di invischiamento del sistema.
Le frecce che Grug tende al suo arco, oltre una quotidiana inflessibile severità, sono costituite anche dalla storia del pupazzo Orsetta Insolente. 
L’uomo racconta alla famiglia: «Tanto tempo fa, questa piccola orsetta era viva. Era viva perché ascoltava sempre il padre e viveva nell’oscurità e nel terrore. Quindi era felice. Ma l’orsetta aveva un terribile difetto. Era piena di... curiosità» [35, p. 24]. La curiosità di Orsetta, che la spinge a salire in cima a un albero, si rivela letale: «Appena fu arrivata sulla cima, vide qualcosa di nuovo e... morì» [35, p. 24].
La vita dell’Orsetta era legata alla conservazione, al restare nell’oscurità.
La sua storia contiene la dinamica profondamente ambivalente dell’adolescenza: per Grug, Orsetta era felice vivendo nella conservazione. Il capofamiglia dei Croods non vede che il terrore e l’oscurità sono voluti dal padre: vivo era il desiderio del padre di Orsetta di lasciarla nel certo, di fronte al desiderio di Orsetta di andare verso l’incerto. Grug non vede il paradosso, che diventa patogeno, della felicità paterna come mortificazione della curiosità dell’animaletto.
La favola di Orsetta Insolente contiene l’assioma di un padre autoritario, nemico del cambiamento. Essa esprime tutta l’ambivalenza della relazione in età adolescenziale tra genitori e figli, definita troppo spesso da ingiunzioni contraddittorie e paradossali, nelle quali non c’è spazio per il soddisfacimento contemporaneo di tutti gli attori in scena: l’adolescente si aggroviglia in un vicolo cieco in cui le ingiunzioni possono trasformarsi in doppi legami [36], dove la percezione che la propria felicità significhi l’infelicità del genitore sfocia in una dimensione patologica.
Ma dietro l’angolo, ecco spuntare il tormento adolescenziale di Hip, sotto forma di curiosità del mondo. Una notte Hip, incuriosita da una luce, esce dalla caverna: «La sua sete di conoscenza vinse la paura. Hip partì di corsa verso il canyon, seguendo la luce» [35, p. 28].
La fuga della primogenita dei Croods è la trasgressione della regola paterna della caverna, la ribellione.
Guy, l’incontro con il ragazzo, mette in crisi Hip, che, come Orsetta Insolente, vive la sua contraddizione. La ragazza avverte, da un lato, l’istinto di darsi a se stessa, dall’altro, è stretta dall’esigenza dell’appartenenza al familiare: «Da una parte desiderava con tutta se stessa seguire il ragazzo che sapeva creare la luce nel buio. Voleva raggiungere quel luogo lontano per vedere qualcosa di nuovo e diverso. Dall’altra non se la sentiva di abbandonare la sua famiglia» [35, p. 36].
Hip crea nell’alleanza con Guy il suo mondo di segreti. L’alleanza orizzontale con i coetanei costituisce uno strumento che prefigura i futuri piani di attività sociale. Evidenzia Pietropolli Charmet: «L’adolescenza è caratterizzata da una vera e propria fame di socializzazione orizzontale che si esprime attraverso la ricerca e la sottoscrizione di vincoli di gruppo che, nel loro progressivo dipanarsi, porteranno alla fondazione di una vera e propria famiglia sociale e di una complessiva microsocietà dei coetanei o dei pari età come abitualmente viene definita» [37, p. 221].
Questa manovra non può sottrarsi al confronto, che è uno scontro senza risparmio di colpi, tra Hip e Guy, da un lato, il padre Grug, dall’altro. La scelta di Hip si orienta, necessariamente, verso la caduta degli dei. Dopo aver riportato a casa la figlia dopo una sua fuga, Grug la mette in punizione per aver disubbidito alle sue regole. Il genitore spiega arrabbiato: «Nuovo è male... il nuovo è sempre male» [35, p. 39].
Grug, man mano che la trama narrativa procede, vede la propria famiglia assecondare con sempre maggiore convinzione l’influenza del ragazzo da parte dei suoi familiari: Guy spinge il sistema familiare verso il nuovo. Il capofamiglia prova a impedire tutto questo, riaffermando la necessità di non affrontare il nuovo, di restare nella caverna, nel noto. Urla: «Il mio compito è tenervi al sicuro. Comando ancora io e ho detto che non ci separeremo» [35, p. 100].
La sfida tra Grug e il sottosistema Hip-Guy, meglio sarebbe dire tra il sottosistema della forza centripeta e quello della forza centrifuga, si sposta anche sul piano dei racconti.
Grug richiama dal proprio armamentario un’altra storia, quella della Piccola Tigre: «C’era una volta una piccola tigre che viveva in una caverna con la sua famiglia... Aveva molte regole, ma quella più importante era che non doveva mai lasciare la caverna… di notte... Ma mentre gli altri dormivano, la tigre uscì lo stesso... Appena messa una zampa fuori, la caverna crollò e tutti iniziarono un viaggio lungo e schifoso, con uno strambo che avevano incontrato e… morirono» [35, p. 81].
Al tema dell’incontro con il nuovo come incontro con la fine, risponde Guy, che racconta la sua favola della Tigre: «C’era una volta una bellissima tigre. Viveva in una caverna con il resto della sua famiglia. Suo padre e sua madre le dicevano: “Puoi andare ovunque tu voglia, ma non avvicinarti mai al precipizio, perché potresti cadere… Mentre nessuno la guardava, lei si avvicinò al precipizio perché, più si avvicinava, più cose sentiva, più cose vedeva… più emozioni provava… Alla fine, arrivata proprio sull’orlo, vide una luce… E prese il volo… Nel Domani… Un posto che ha un’infinità di soli nel cielo… Un posto non come Oggi o Ieri… Un posto in cui le cose sono migliori» [35, p. 82]. In questo racconto, l’incontro con il nuovo costituisce l’incontro con l’inizio di una nuova vita, con l’evoluzione. Anche nelle parole si allarga, insomma, la frattura tra sottosistema adolescenziale e sottosistema genitoriale: in realtà Grug è sempre più solo.
Ma ecco che gli eventi arrivano in soccorso della missione degli adolescenti. Un terremoto distrugge il canyon dove vive la famiglia e apre le porte al mondo nuovo. Nella fuga verso l’esterno prende sempre più forma l’alleanza tra gli adolescenti e il resto del sistema familiare, Grug escluso.
Dopo l’ultima fatica dell’uscita dal labirinto, al cospetto del Domani, Grug comincia a dare segnali “strani”, cioè contraddittori con il suo stile. L’uomo inizia a seguire il cambiamento, ricorre anch’egli all’arma principale proposta da Guy, le idee, fornisce alla famiglia una serie di sue invenzioni per raggiungere l’orizzonte del Domani. Del nuovo. Il ricorso alle idee è spiegato da Grug alla moglie: «Ho pensato che se avessi avuto delle idee come Guy, Hip mi avrebbe ascoltato. E forse, non avrebbe più desiderato andare via con lui» [35, p. 116]. Grug comincia ad assecondare la rivoluzione di Hip e Guy.
Piano piano, lo scenario cambia. Lo scambio tra Grug e Hip diventa comunicazione vera, costruttiva: «Devi smetterla di preoccuparti per noi», cercò di giustificarsi Hip. «È mio dovere farlo», protestò Grug, «È mio dovere seguire le regole». «Le tue regole non servono qui fuori», ribattè Hip. Grug scosse la testa testardamente: «Ci hanno tenuto in vita». «Quello non era vivere» disse Hip. «Era solo… non morire. C’è una bella differenza» [35, p. 118].
CONCLUSIONI: L’ADOLESCENZA TERAPEUTICA
È evidente come la posizione di Grug, fino alla ribellione di Hip, esprima angoscia, pessimismo, timori rispetto al nuovo, cioè a quello che c’è fisicamente oltre il mondo delle certezze cavernicole, temporalmente dentro e oltre l’adolescenza. Il capofamiglia dei Croods si richiama a obblighi familiari [26] che hanno organizzato e regolato la vita familiare in funzione di un’idea monolitica del corpo familiare.
L’idea si è rivelata funzionale in un’altra fase del ciclo vitale familiare, quella della famiglia con bambini [38], dove l’impegno genitoriale è maggiormente concentrato verso una legittimazione reciproca e di sostegno dell’altro genitore, dalla condivisione dell’organizzazione familiare, dalla costruzione e dalla definizione dello stile di parenting, dall’accettazione del salto generazionale e dell’accoglienza della nuova generazione.
La filosofia di Grug non risulta adeguata alla fase del ciclo di vita odierna dei Croods, caratterizzata dallo slancio verso il cambiamento. La conservazione si rivela uno strumento per fermare il tempo, con un’idea patologica della vita familiare, del suo snodarsi evolutivo.
Guy irrompe nella vita di Hip, conseguentemente, in quella dei Croods, a sostegno della lotta per la trasformazione di questa famiglia nella fase della famiglia con figlio adolescente [38]. Nell’incontro dei due adolescenti si realizza il potere della relazione sentimentale per programmare il futuro dell’adolescente al di là della propria famiglia di origine, per affrontare le sfide del mondo adulto.
Nei Croods risultano deficitarie le tre componenti della generatività, necessarie per decretare il passaggio di testimone tra le generazioni, dare vita, curare e lasciare andare [26]. Spiega Cigoli: «I tre livelli nel loro insieme forniscono il clima familiare generativo che consente ai figli di effettuare il passaggio all’età adulta potendo contare sulla propria famiglia e ai genitori di non lasciarsi travolgere dalla sensazione di nido vuoto e di fine che il passaggio all’adultità dei figli potrebbe portare» [26, p. 178].
I Croods, la filosofia di cui si fa portavoce, forse paziente designato, Grug, è funzionale al dare vita. Lo è meno nel curare: l’impegno su questa componente è fermo a un tempo evolutivo familiare precedente, maggiormente proteso a proteggere e controllare, marcato verso rigide prescrizioni di ruolo, in una dinamica che definisce seri ostacoli sul cammino del processo di individuazione e di svincolo. Nel curare, da parte dei Croods, c’è la difficoltà di passare dall’idea del figlio come appendice genitoriale al figlio protagonista della propria esistenza. Ma è soprattutto il lasciare andare che deficita in forza del ruolo di Grug: l’uomo è portatore di una generatività parentale sbilanciata, con «forti elementi protettivi e deboli elementi emancipativi» [26, p. 177].
Lo scontro generazionale tra Grug e Hip non lascia spazio alla generatività sociale.
Grug non riesce a tenere insieme gli aspetti di dipendenza e di autonomia presenti in Hip: l’uomo non esercita quella protezione flessibile [39] che è cura responsabile dei figli. Ogni tentativo sul versante dei fattori che possono promuovere la transizione, comunicazione, supporto, controllo, presa di posizione, stile parentale, conflitto, coesione [33, p. 157], inibisce l’emancipazione di Hip.
Grug comunica estromettendo le opinioni dei figli. Non fornisce un legame affidabile, ma esercita un controllo coercitivo che non riconosce i figli. Le sue decisioni sono accentrate, alienano i figli, attraverso l’esercizio di uno stile parentale autoritario e coercitivo. Il conflitto, ostile, allontana Hip. La coesione è intesa come adesione, sovrapposizione, annullamento delle differenze.
L’arrivo di Guy dà forza alla battaglia di Hip, sostiene il cambiamento: apparentemente contro Grug, esso è rivolto verso il nuovo.
Grazie alla rivoluzione adolescenziale i fattori del cambiamento diventano più flessibili. La comunicazione, ad esempio, diventa dialettica aperta, reale confronto di opinioni.
Ecco l’anticamera del colpo di scena. Grug confessa a Guy di essersi «troppo preoccupato a cercare di proteggerli» [35, p. 123]. Il capofamiglia allude al suo eccessivo sbilanciamento sulla responsabilità che ha penalizzato la cura, sulla normatività che ha penalizzato l’affettività. L’ultimo atto si consuma verso il Sole, verso l’ingresso definitivo nel Domani. Grug urla: «Niente più buio. Niente più caverne… Qual è il senso di tutto questo?... Seguire la luce» [35, p. 128].
L’abbraccio finale tra padre e figlia segna il culmine del cambiamento: «Ti voglio bene» le disse lui. «Papà ho paura» ammise Hip. E allora il padre le disse una cosa che lei mai si sarebbe aspettata di sentire da lui: «Mai avere paura». E gettò anche lei verso il Domani [35, p. 132].
Hip, con l’aiuto di Guy, afferma un potere dell’adolescenza, che va oltre la criticità involutiva, ma che la qualifica come «uno dei momenti più critici e, allo stesso tempo, più creativi nel ciclo vitale dell’individuo e della famiglia» [20, p. 7].
I due ragazzi assolvono una funzione terapeutica, nella misura in cui accompagnano i Croods, in particolare il resistente Grug, alla transizione verso la nuova fase del ciclo di vita familiare.
Grug, alla fine, è un altro Grug, come certifica la stessa Hip: «Mio padre ci ha insegnato che chiunque può cambiare» [35, p. 142]: la speranza nel cambiamento costituisce la condicio sine qua non, non dichiarata ma dogmaticamente considerata, da ogni terapeuta nell’esercizio della sua professione.
L’adolescente, nel caso di Hip e di Guy, «sfida il silenzio dell’ingenuità difensiva degli adulti, e, affrontandoli, procura loro una stimolante opportunità, per aggiungere nuove acquisizioni e modificazioni, nella costruzione permanente dell’interminabile processo dell’identità individuale e sociale» [22, p. 17]. È grazie a loro che l’adolescenza esprime tutto il suo potenziale, avvincente e travagliato, di essere sfida e risorsa, sulla strada di un rapporto più funzionale con la realtà, nelle sue dimensioni intra- e inter-psichiche. Nel setting adolescenziale della caverna, i Croods hanno adottato uno stile più funzionale alla realtà: «Perché abbiamo cambiato le regole, quelle che ci avevano tenuto nel buio» [35, p. 142]. Hip e Guy hanno aiutato Grug e l’intero sistema familiare. Quello che investe i Croods costituisce un cambiamento tale da permettere ai suoi membri di coesistere in maniera rinnovata col mondo, potenziando le capacità di scegliere possibilità maggiormente costruttive di relazione intra- e inter-psichiche. Risulta terapeutico, nella misura in cui ha avuto la capacità di aumentarne «la capacità di adattamento» [40, p. 30].
Il viaggio dei Croods, grazie allo stimolo di Hip e Guy, ha attraversato la sofferenza, riuscendo ad andare oltre di essa. È un vero e proprio cambiamento terapeutico. Se, seguendo Manfrida «la terapia diviene un processo di ricostruzione, in cui pazienti e famiglie recuperano la possibilità di creare, interagendo con il terapeuta, nuove storie che li rendono più forti e meno sofferenti» [41, p. 15], Hip e Guy sono stati i terapeuti di questa famiglia.
Con loro i Croods sono passati da una storia ufficiale [42], scritta con una logica riduzionista, poco attenta ai processi, lineare, all’interno della quale ogni elemento è inserito nella trama patologica, inscritta nella storia del sintomo, a una narrazione terapeutica [38] capace di definire una trama complessa, capace di creare connessioni nuove e divergenti rispetto al significato originario, di presentare una serie di relazioni in continua evoluzione.
La scelta della caverna da parte degli sceneggiatori non può non rimandare alla simbolicità richiamata dal mito platonico del VII libro de La Repubblica [43]. L’uscita dalla caverna dell’uomo che si affranca dalla prigionia delle catene che costringe gli uomini a essere rivolti verso la parete contemplando delle immagini, gli disvela la consistenza del reale. Quell’uomo, nel mito platonico, è Socrate, che capisce come quelle della parete siano proiezioni di sagome camminanti fuori dalla caverna e proiettate dal sole: egli spingerà gli uomini a ribellarsi, a vedere la realtà vera, non quella fittizia della parete. Nei Croods chi sfugge alle catene attraverso la ribellione è Hip: il suo incontro con la realtà, aiutato da Guy, spinge l’intero sistema familiare ad andare oltre la caverna. Da quel momento per i Croods tutto è diverso: «Perchè abbiamo cambiato le regole, quelle che ci avevano tenuto nel buio. E perché mio padre ci ha insegnato che chiunque può cambiare. Più o meno. Quindi, d’ora in avanti, ce ne staremo qui sulla spiaggia dove potremo seguire la luce» [35, p. 142].
BIBLIOGRAFIA
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