Lo sguardo riflesso. Psicoterapia e formazione

Luigi Cancrini

Quando per la prima volta ci siamo riuniti a Bari (23-25 settembre 2005) per raccontarci e per discutere le esperienze fatte, nel corso di trent’anni e più, di attività didattica nel campo della psicoterapia familiare e relazionale mai avrei pensato che a venirne fuori sarebbe stato un libro chiaro, compatto, serio e documentato come “Lo sguardo riflesso. Psicoterapia e formazione”. Quelle che mi sembravano allora solo delle piccole pietre colorate sparse nel disordine di una conversazione amichevole e del tutto informale si presentano, infatti, oggi come le tessere di un mosaico in cui efficacemente vengono rappresentati lo sviluppo e l’organizzazione attuale di un percorso dotato di senso cui personalmente (ma senza vederlo mai nel suo insieme) ho lavorato per tutto il tempo della mia vita professionale. Mettendomi davanti con chiarezza improvvisa (e allegra, a tratti entusiasmante) alla creatura viva nata dall’impegno ampio, corale, concorde anche nel momento delle divisioni apparenti, di tutte le persone cui ho voluto bene e con cui ho scambiato idee nel corso di tanti anni.



Volevamo solo raccontare quello che avevamo visto io, Grazia, Patrizia, Maurizio, Gianni, Annalisa e Marisa 40 anni fa al tempo in cui fondammo la scuola del Centro Studi. Pensando da subito che scopo della nostra didattica sarebbe stato quello di diffondere delle esperienze con cui avevamo avuto la fortuna di incontrarci. “Esperienze” fu il titolo della nostra prima rivista (che si chiamò “Ecologia della Mente” in una fase successiva quando, con maggiore orgoglio e consapevolezza, cominciammo a renderci conto del modo in cui il nostro lavoro si muoveva tutto all’interno della teoria proposta da Gregory Bateson per le scienze dell’uomo e del funzionamento della mente) ed esperienze capaci di prendere vita e senso in effetti all’interno di quella stessa cornice tecnica sono quelle raccontate in questo libro firmato da Bruni, Vinci e Vittori ma scritto insieme da noi tutti nel corso di giornate indimenticabili. A Bari, a Narni (2-3 novembre 2007), a Taormina (18-19 ottobre 2008). Esperienze proposte sempre all’interno di una cornice, perché quella edificata in quarant’anni di vita del Centro Studi (l’atto di nascita è del 7 luglio 1972 ma il gruppo fondatore lavorava insieme dalla primavera del 1969 sulla base di un grant concesso dalla Fondazione Agnelli) non è una costruzione teorica chiusa ma una scuola: una agorà (piazza) nel senso che a questa parola davano i filosofi ateniesi o forse, al tempo in cui viviamo oggi, come spazio di intervento pieno di idee (gente) in movimento e ricco, sempre di finestre grandi da cui si sviluppano ponti con tutti i principali discorsi sulla psicologia e sulla psicoterapia, sulla sociologia e sulla politica del nostro tempo. Alle origini della teoria relazionale e sistemica praticata e insegnata nel Centro ci sono, infatti, accanto all’insegnamento più volte citato dagli autori direttamente ricevuto dai pionieri della terapia famigliare (Haley e Minuchin, Jackson e Watzlawick) le lezioni di Freud (e di Jung e di Anna e di Bowlby e di Kernberg e di Sullivan) sui nodi che limitano dall’interno lo sviluppo della libertà di una persona che sta male, sapendolo o non sapendolo, e quella di Basaglia (e di Goffman, Fanon, Laing e Foucault) sul modo in cui circostanze sfavorevoli costruiscono o modellano, le “malattie” della mente, la lezione di Marx sulla complessità della sovra determinazione economica (e culturale e sociale) del comportamento umano e le riflessioni di Hollingshead e Redlich nella sociologia dei disturbi psichiatrici. Con due conseguenze importanti sulle attività della scuola.
Relativamente ai contesti in cui l’attività terapeutica si svolge, prima di tutto, perché parte integrante delle attività della scuola, è stato sempre per noi, accanto al tentativo di dare dei contesti adeguati al singolo percorso formativo, l’impegno con cui abbiamo tentato di rispondere alle richieste di consulenza dei servizi e delle amministrazioni per i problemi proposti dai bambini diversi a scuola, dai tossicodipendenti, dai pazienti psichiatrici o dai bambini feriti. “Sistemico” è stato per noi quanto e a volte più del lavoro clinico, voglio dire, il contributo professionale e culturale dato alla scrittura di leggi come quelle che, alla fine degli anni ’70, sancirono il diritto alle cure per i tossicodipendenti, l’accesso alla scuola normale per i bambini problematici e il superamento dei manicomi o la formulazione, in tempi successivi, di progetti (come quello di Palermo [2], di Barcellona [3] e di Roma [4]) sui servizi di primo e secondo livello capaci di superare l’enorme spreco di risorse legato ad una visione non integrata dei disturbi individuali impegnati nel lavoro con le famiglie multiproblematiche. Senza pretesa mai di affermare la superiorità di un modello su un altro ma ragionando, costantemente, sul meglio che si poteva fare sapendo quello che in quel momento eravamo arrivati a sapere. Coscienti sempre dell’utilità e della provvisorietà di quello che stavamo facendo. Coinvolgendo sempre il più possibile gli allievi, a tutti i livelli del loro percorso formativo (studenti, neolaureati o professionisti già inseriti nei servizi), in questo insieme di esperienze perché non pensassero mai, quelli che venivano da noi, ad una formazione che insegna il “che fare” senza aiutarti a capire il “dove” agivano o avrebbero agito e l’analisi fattuale delle condizioni di cui il loro lavoro doveva o poteva svolgersi. Trovando o perdendo senso.
Assumendo fin dall’inizio un atteggiamento estremamente aperto, in secondo luogo, nei confronti delle altre scuole di psicoterapia.
Un giorno, tanti anni fa, Tullio De Mauro mi chiamò per propormi un libro sulla psicoterapia capace di aiutare il lettore ad orientarsi nel mondo complesso delle proposte psicoterapeutiche fatte dalle diverse scuole. Risposi allora scrivendo (e lui fu d’accordo) un libro [5] che continuo ad amare molto sulla psicoterapia intesa come un grande fiume maestoso e tranquillo, capace di ricevere acque, presto indistinguibili le une dalle altre, da numerosi affluenti. È all’interno di questo modo di intenderla, la psicoterapia, che mi sembra si siano mosse le nostre discussioni e la scrittura di questo libro di cui vorrei che fossero davvero tanti i lettori. Perché è bello. Perché dice cose serie senza rinchiuderle in un discorso di scuola. Perché dà vigore e slancio all’idea di una scienza e di una pratica che continuano a crescere e a dimostrarsi utili e che tanto hanno ancora da cercare e da dire agli uomini che soffrono e a quelli di buona volontà.
Settembre. La lettura del libro mi ha portato pace, come l’onda di un mare calmo. Il lavoro riprende, le cose da fare sono ancora molte. Alcune le faremo ancora noi, poi toccherà ad altri. Importante e rassicurante per me, quando leggo, parlo o ascolto, è sempre l’idea di continuare a muovermi dalla parte che a me sembra quella giusta. In compagnia di quelli che combattono le mie stesse battaglie. Di cui so quanto mi hanno dato e quanto daranno ancora a questa (grande) causa comune.

Bibliografia
1. Introduzione al libro “Lo sguardo riflesso”, di F. Bruni, G. Vinci, M.L. Vittori. Roma: Armando Editore, 2010.
2. Tra il febbraio 1991 e il dicembre 1992 un gruppo di ricercatori ha collaborato con il Comune di Palermo all’ideazione e alla messa in opera di un progetto d’intervento chiamato W Palermo viva relativo ai problemi dei minori e del disagio giovanile e familiare. Cfr Cancrini L. W Palermo viva. Roma: Nuova Italia Scientifica, 1993.
3. Tra il 1991 e il 1994 nella Ciutat Vella di Barcellona è stata realizzata un’esperienza ispirata al progetto d’intervento di Palermo riguardante l’organizzazione e l’attività dei servizi sociali nei confronti delle famiglie multiproblematiche. Cfr Coletti M, Linares JL. La intervención sistémica en los servicios sociales ante la familia multiproblemática. Barcelona: Paidós, 1997.
4. Dal febbraio 1998 l’Associazione Bambini nel Tempo Onlus, in convenzione con il Comune di Roma V Dipartimento, Assessorato alle Politiche Sociali, gestisce il Centro di Aiuto al Bambino Maltrattato e alla Famiglia, nato come servizio di secondo livello “al servizio dei servizi” nel settore della prevenzione, diagnosi e cura di minori che subiscono maltrattamenti e/o abusi sessuali.
5. Cancrini L. Guida alla psicoterapia. Roma: Editori Riuniti, 1982. Sulla stessa linea qualche anno dopo Cancrini L. La psicoterapia: grammatica e sintassi. Roma: La Nuova Italia Scientifica, 1987.