Servizi di Psicologia Ospedaliera e Psiconcologia in epoca di pandemia: uno sguardo sull’erogazione della “telepsicologia”

Eleonora Cason1, Monica Bertoncello1, René Galante1, Marta Bellè1

1Azienda Unità Locale Socio-Sanitaria AULSS 2 La Marca Trevigiana, Treviso.

Riassunto. Da febbraio 2020 a oggi, l’Italia, come il resto del mondo, ha dovuto affrontare la pandemia di SARS-CoV-2. Oltre a far fronte all’emergenza sanitaria, i servizi hanno dovuto anche riorganizzarsi per erogare le prestazioni in modo sicuro, garantire la continuità nell’assistenza dei pazienti più fragili e sospendere le prestazioni ritenute non urgenti, in linea con le normative nazionali e regionali (Veneto). La telemedicina ha rappresentato fin dall’esordio dell’emergenza una buona risposta alle necessità di riorganizzazione, permettendo di tramutare “a distanza” prestazioni sanitarie erogabili anche non “in presenza” fisica. È il caso di un Servizio di Psicologia Ospedaliera, di un ospedale Hub del Veneto, che attraverso la telepsicologia ha potuto garantire supporto psicologico in maniera continuativa, proprio in un momento in cui l’intera popolazione di pazienti (e i pazienti oncologici ed onco-ematologici, in particolare) aveva estrema necessità di supporto emotivo. Il presente contributo, attraverso un’approfondita disamina dei dati di letteratura e l’analisi dell’esperienza diretta dei primi diciotto mesi di pandemia, intende affrontare il tema della telepsicologia, per offrire spunti alla pratica clinica e mettere in luce i limiti e le opportunità di questo strumento.

Parole chiave. Telepsicologia, telemedicina, SARS-CoV-19, pandemia, pazienti oncologici, pazienti onco-ematologici.

Summary. Hospital health Psychology and Psycho-oncology Services in the pandemic: an overview of the “telepsychology” delivering.

From February 2020, Italy, like all the rest of the world, had to face with the incoming SARS-CoV-2 pandemic and the need of re-organizing all health services. Due to national and regional (Veneto) rules, health interventions considered not urgent were interrupted or converted to telemedicine, when possible. This was the case of a Hospital Psychology Unit, in a Hub Hospital in Veneto Region. This contribution aims to present the issue of telepsychology, through a detailed literature exploration and the report of the direct practice experience of the first 18 months of pandemia. Telepsychology permitted to maintain psychological support on-line, instead of physical presence, during the period when general population was more in need of emotional support and even higher was the need for oncological and onco-hematological patients. The aim of this paper is to scrutinize literature’s contribution and direct practical experience to offer considerations and to underline limits and opportunities of the new instrument of telepsychology.

Key words. Telepsychology, telemedicine, SARS-CoV-19, pandemic, oncological patients, onco-hematological patients.

Resumen. Servicios de Psicología y Psicooncología Hospitalaria en la era de la pandemia: una mirada a la prestación de la “telepsicología”.

Desde febrero de 2020 hasta hoy, Italia, al igual que el resto del mundo, ha tenido que hacer frente a la pandemia de SARS-CoV-2. Además de hacer frente a la emergencia sanitaria, los servicios también han tenido que reorganizarse para prestar servicios con seguridad, garantizar la continuidad de la atención a los pacientes más frágiles y suspender los servicios considerados no urgentes, de acuerdo con la normativa nacional y regional (Véneto). La telemedicina ha representado una buena respuesta a la necesidad de reorganización desde el inicio de la emergencia, haciendo posible la prestación de servicios sanitarios “a distancia” aunque no sea “en presencia física”. Este es el caso de un servicio de psicología hospitalaria de un hospital central de la región del Véneto, que a través de la telepsicología pudo garantizar el apoyo psicológico de forma continuada, precisamente en un momento en el que toda la población de pacientes (y los pacientes oncológicos y onco-hematológicos, en particular) tenían una necesidad extrema de apoyo emocional. Esta contribución, a través de un examen en profundidad de los datos de la literatura y del análisis de la experiencia directa de los primeros dieciocho meses de la pandemia, pretende abordar la cuestión de la telepsicología, ofrecer ideas sobre la práctica clínica y destacar las limitaciones y oportunidades de esta herramienta.

Palabras clave. Telepsicología, telemedicina, SARS-CoV-19, pandemia, pacientes oncológicos, pacientes oncohematológicos.

INTRODUZIONE

Il 21 febbraio 2020 ha segnato, in Italia, l’inizio del primo lockdown per la pandemia di SARS-CoV-2. Il sistema sanitario nazionale ha subito una forte pressione per le difficoltà di adattarsi alle sfide poste dal Covid-19. La pandemia ha comportato numerosi effetti sull’erogazione di servizi e sui trattamenti dei pazienti impegnati in percorsi di cura: in ambito ospedaliero si è verificata un’improvvisa riduzione di visite e ricoveri per pazienti non Covid [1], un incremento nel numero di visite ambulatoriali annullate [2] e ritardi nell’erogazione dei trattamenti [3].

Anche i servizi di assistenza psicologica ordinaria istituzionale sono andati incontro a una necessaria riorganizzazione: la pandemia ha accelerato l’adozione e la diffusione della telepsicologia in tutto il mondo per dare continuità alle cure e ai trattamenti dei pazienti [4,5], evitando l’esposizione ai rischi di contagio in setting ospedaliero.

La telemedicina e la telepsicologia, pur essendosi diffuse in conseguenza a concrete necessità e limitazioni operative durante un’emergenza, possono rappresentare delle risorse nella prospettiva futura di una migliore assistenza per i pazienti: le prestazioni fornite a distanza, infatti, compensano le disparità nell’accesso all’assistenza sanitaria riscontrate in aree geografiche periferiche [6] o in categorie di pazienti ad alta fragilità, garantendo un’efficace continuità delle cure [7,8].

Il presente contributo ha l’obiettivo di focalizzare l’esperienza operativa, logistica e clinica del Servizio di Psicologia Ospedaliera di un ospedale Hub della Regione Veneto, nel primo anno d’introduzione dello strumento della telepsicologia. Dopo una disamina della letteratura scientifica disponibile, attraverso una revisione narrativa, saranno forniti poi alcuni dati riguardanti i servizi di psicologia ospedaliera erogati, in particolare rispetto all’area oncologica e onco-ematologica.

I dati, seppur eterogenei tra loro (percentuali dei servizi erogati, dati derivanti da questionari di misurazione del benessere psicologico, dati qualitativi riportati direttamente dai pazienti), sono presentati con scopo comune: descrivere l’esperienza diretta e l’evoluzione dei servizi erogati ai pazienti oncologici e onco-ematologici nel primo anno di pandemia e offrire l’occasione di una riflessione sui limiti e le opportunità che lo strumento della telepsicologia offre.

Impatto psicologico del Covid-19 sui pazienti ospedalieri (ospedalizzati e non)

Nella popolazione generale la pandemia ha provocato forti reazioni emotive, aumentando i sintomi d’ansia, di panico, di depressione e il livello di stress esperito, sia per le paure legate al contagio, sia per le motivazioni riguardanti l’isolamento sociale e le insicurezze per lo stato di emergenza [9].

In particolare, il Covid-19 ha compromesso l’utilizzo dei servizi sanitari da parte della popolazione anziana (≥ 60 anni) con multimorbilità e la loro salute psicologica: nel corso dell’anno hanno saltato più visite mediche rispetto agli anni precedenti e hanno provato maggiore solitudine, ansia e insonnia [2].

A maggior ragione, in pazienti con malattia cronica o acuta le preoccupazioni, le incertezze e le difficoltà sono aumentate nel periodo di emergenza sanitaria [10]. La pandemia è stata un’ulteriore fonte di stress, un trauma che si è aggiunto alla preesistente vulnerabilità dovuta alla diagnosi di una malattia [11]. L’isolamento sociale imposto, inoltre, ha accresciuto il rischio di solitudine e i problemi psicopatologici di questi pazienti, inclusi ansia e depressione [11].

Le preoccupazioni e le difficoltà riportate più frequentemente dai pazienti con malattie, ospedalizzati e non, sono state: paura del contagio [8], preoccupazioni per l’accesso negli ospedali [12], per la variazione delle modalità di cura o i possibili ritardi [13], sintomi ansiosi, depressivi e di panico [9], vissuti di solitudine, stress e alterazioni del ritmo sonno-veglia [2].

Santi et al. [1] hanno notato che nel Nord Italia, nel periodo della pandemia, queste preoccupazioni e i cambiamenti nello stile di vita in seguito alle restrizioni e al lockdown hanno causato una riduzione delle visite al pronto soccorso e dei ricoveri per questi pazienti, provocando, di conseguenza, un ulteriore aggravamento del loro stato di salute. Anche negli ospedali americani è stato individuato lo stesso meccanismo: la diffusa incertezza e il timore di frequentare l’ambiente ospedaliero per paura di contagiarsi, gli ordini di restare a casa e le altre restrizioni hanno comportato una drastica riduzione dei ricoveri dei pazienti non Covid [12].

Le persone con sintomi sospetti, inoltre, durante la pandemia tendevano maggiormente a sottovalutarli e sono state più riluttanti a chiedere aiuto [14].

Nello studio di Trianti et al. [15] è emerso che, all’interno del contesto delle cure palliative, l’ansia collegata al coronavirus era maggiore nei pazienti che hanno frequentato l’ambulatorio rispetto ai pazienti dell’Hospice. In ambito ambulatoriale, quindi, dovrebbe essere preso maggiormente in considerazione l’impatto psicologico che ha avuto la pandemia.

Inoltre, sia nelle persone ricoverate durante il periodo di pandemia sia nelle loro figure di riferimento, l’impossibilità di poter usufruire della vicinanza e del supporto dei familiari in ospedale ha favorito l’aumento del livello di malessere di entrambi [13].

Impatto psicologico del Covid-19 sui pazienti oncologici e onco-ematologici

Nello specifico, le persone malate di cancro hanno presentato alte risposte psicologiche negative legate alla pandemia: il 66% di loro ha riportato importanti livelli di paura e ansia collegabili all’ampia diffusione nella popolazione del virus e al maggiore rischio percepito per la propria salute [16]. Il 75% dei pazienti che ha frequentato l’ambiente ospedaliero, inoltre, ha dichiarato che durante questo periodo le proprie preoccupazioni sono aumentate [11]. Dal punto di vista medico, questa tipologia di utenza è più predisposta a sviluppare complicazioni da SARS-CoV-2: è spesso immunocompromessa e rientra tra i gruppi con un tasso di mortalità più elevato se contagiata [16].

Ritardi e interruzioni nei trattamenti e nelle cure rendono la loro prognosi peggiore e comportano, quindi, livelli di ansia e depressione elevati e una maggiore vulnerabilità emotiva generale e correlata al Covid-19 [14].

Queste nuove difficoltà si aggiungono al loro già importante carico psicologico preesistente generato dal tumore, contribuendo all’aumento delle loro incertezze e angosce [10].

Miaskowski et al. [17] e Sanz et al. [18], infatti, hanno individuato che negli interventi psicologici effettuati durante il periodo della pandemia, tutti i pazienti oncologici presentavano difficoltà a più livelli: paura della morte, aggravamento del quadro patologico in corso e stress emotivo conseguente alla sovraesposizione agli input informativi relativi al Covid-19. Molti presentavano anche problematiche emotive associate alla quarantena, come noia, frustrazione e solitudine. Al-Shamsi et al. [13] hanno evidenziato che ben due terzi dei pazienti oncologici trattati a livello ambulatoriale hanno avuto timori a entrare in ospedale per paura di poter contrarre il virus e alcuni di loro hanno addirittura interrotto le cure chemioterapiche in conseguenza di tali preoccupazioni.

Romito et al. [11] hanno valutato lo stato psicologico dei pazienti onco-ematologici in trattamento ambulatoriale e hanno scoperto che il 36% di loro presentava sintomi ansiosi, il 31% sintomi depressivi e il 36% disturbo da stress post-traumatico (PTSD).

Nei malati di cancro, il supporto sociale e la vicinanza dei familiari sono importanti fattori protettivi rispetto alle problematiche psicologiche. Durante questo periodo, però, in alcuni casi sono venuti meno per via delle restrizioni e del lockdown. Molti pazienti, quindi, hanno temuto di restare o di morire soli [16].

Sebbene le risposte emotive negative siano state molto frequenti nei pazienti oncologici, il 20% di loro, invece, ha mostrato una risposta resiliente alla situazione stressante, con riferimento a quanto la malattia li ha aiutati a sviluppare e utilizzare strategie di coping più adattive, incidendo positivamente sulla capacità di adattarsi ai cambiamenti e sul livello di assistenza sociale e familiare ricevuta [18].

In aggiunta, anche nei familiari di questa fascia di pazienti si sono osservate problematiche e difficoltà nel periodo dell’emergenza sanitaria: stress per il sovraccarico di compiti di assistenza al familiare, paura che la persona malata di cancro potesse essere infettata dal virus e preoccupazione che il suo stato di salute potesse peggiorare [18].

Telemedicina e telepsicologia

Per far fronte alle criticità che la pandemia ha comportato nei pazienti e nei loro familiari, è stato importante che l’ambito ospedaliero abbia predisposto adeguati supporti per valutare e trattare i loro possibili vissuti di disagio [13].

Escludendo i periodi in cui tutte le visite ordinarie sono state sospese per normativa nazionale e/o regionale, per il rimanente tempo molte prestazioni psicologiche sono state efficacemente modificate e convertite in modalità telematica, anche in ambito oncologico [3].

Come riportano Tarlow et al. [6], la telemedicina «descrive un’ampia gamma di servizi sanitari che possono includere l’uso di internet, telefono, videoconferenze, email, chat, messaggistica di testo e altre tecnologie per migliorare l’accesso, la convenienza e l’efficienza nell’erogazione dei servizi». È una modalità che aiuta a superare gli ostacoli che si possono contrapporre a un’adeguata assistenza sanitaria [19]. La telepsicologia si riferisce, più nello specifico, all’erogazione dei servizi di carattere psicologico per via telematica.

Nonostante la riorganizzazione e le molteplici sfide che questa prassi comporta, i benefici sono notevoli: si evitano rinvii e ritardi in trattamenti e cure [8] e, considerando i benefici a lungo termine, imparare a utilizzare questo tipo di supporto può essere un vantaggio duraturo, perché implica una più ampia capacità di fornire continuità di supporto ai pazienti [20].

Si stima che nel 2000 solo il 2% degli psicologi utilizzasse la telepsicologia nei suoi interventi e, nel 2008, solo il 10%. Anche recentemente, nel 2019, prima dell’arrivo della pandemia, la maggior parte degli psicologi non aveva ancora mai praticato interventi di telepsicologia [3]. Durante gli ultimi anni, però, l’aumento nell’utilizzo di telemedicina e telepsicologia è stato notevole: negli Stati Uniti, per esempio, nei mesi di marzo e aprile 2020 si è verificata una migrazione di massa verso i servizi telematici, con una riduzione delle visite in presenza dell’80% in favore di questa nuova modalità, soprattutto con i pazienti più giovani [21].

L’ESPERIENZA DI UN SERVIZIO DI PSICOLOGIA OSPEDALIERA DURANTE IL COVID-19: LA NECESSITÀ DI RIORGANIZZAZIONE

Una delle zone più colpite dalla diffusione del coronavirus è stata, fin dall’inizio del 2020, la regione Veneto che, a causa del rapido aumento del numero di casi confermati, ha dovuto attuare necessarie misure restrittive come il distanziamento sociale e l’isolamento per evitare la diffusione del virus [22].

Il Servizio di Psicologia Ospedaliera dell’AULSS 2, La Marca Trevigiana, Ospedale Cà Foncello, come tutte le realtà sul territorio nazionale si è ritrovato a gestire, a partire dal 21 febbraio 2020, un’obbligata riorganizzazione delle attività assistenziali erogate. In assenza di indicazioni tecniche specifiche rispetto agli strumenti operativi utilizzati, a eccezione delle generali normative nazionali e regionali e del loro recepimento a livello aziendale, si è cercato di utilizzare l’esperienza diretta con i pazienti per orientare via via gli interventi erogati, al fine di mantenere la relazione terapeutica con i pazienti assistiti e i loro familiari [22]. L’approfondimento di questo contributo si focalizzerà specificamente sulla popolazione di pazienti oncologici, onco-ematologici e i loro caregiver/familiari di riferimento.

Fin da subito l’attività clinica è continuata attraverso l’utilizzo dei servizi online (Google Hangouts e Meet) o dei cellulari, secondo le preferenze del paziente. Durante le prime nove settimane (39 giorni lavorativi relativi al primo lockdown) sono stati effettuati 123 colloqui clinici telematici, in particolare 118 con i pazienti e 5 con un loro familiare; il 12% tramite Google Hangouts e il restante 88% via telefono. La modalità a distanza ha permesso di assistere psicologicamente i pazienti, salvaguardando la loro salute mentale nel periodo di maggior incertezza sull’evoluzione della pandemia. I problemi psicologici riportati più frequentemente sono stati ansia, depressione e paura di andare in ospedale, in quanto luogo di possibile infezione [22].

Prestazioni erogate

La Tabella 1 riporta la tipologia di prestazione erogate nel 2020 dal Servizio di Psicologia Ospedaliera in area oncologica e onco-ematologica: sono state erogate in totale 768 prestazioni ai pazienti, di cui 66,67% (N=512) in presenza tra prestazioni ambulatoriali e di pazienti degenti e 33,33% (N=256) online, di cui 70% (N=179) telefonate e 30% (N=77) videochiamate sulla piattaforma Google Meet.




Per i familiari di questi pazienti nel 2020 sono state erogate 32 prestazioni, di cui 37,5% (N=12) in presenza e 62,5% (N=20) online.

La Tabella 2, invece, mette in luce nello specifico con quale modalità (in presenza, online o modalità mista) siano stati seguiti i 296 pazienti presi in carico, in regime sia di degenza sia ambulatoriale.




Di questi, infatti il 64% (N=190) ha ricevuto prestazioni solo in presenza, il 22% (N=65) sia in presenza sia online e il 14% (N=41) solo online. Il 36% degli utenti (N=106) ha ricevuto le prestazioni in modalità telematica o mista.

I familiari assistiti nel 2020, invece, sono stati 20, di cui il 45% ha ricevuto prestazioni solo in presenza (N=9) e il 55% solo online (N=11).

Nella Tabella 3 sono riportate le prestazioni totali erogate ai pazienti e familiari e la loro modalità di erogazione.




Tra gennaio e giugno 2021, invece, le prestazioni erogate ai pazienti sono state 568, di cui 27,3% (N=155) telematiche, 45% (N=70) telefonate e 55% videochiamate, e 72,7% (N=413) in presenza. Per quanto riguarda i caregiver sono state erogate 21 prestazioni di cui 42,86% (N=9) telefoniche/online e 57,14% (N=12) in presenza.

Nella Tabella 4 si riportano le specifiche prestazioni erogate a pazienti e familiari in carico e la loro modalità di erogazione nell’anno 2021.




Nello specifico, sono stati assistiti 209 pazienti e tra questi l’81% (N=170) ha ricevuto solo prestazioni in presenza, il 12% (N=25) solo online e il 7% (N=14) sia online sia in presenza. Il 18,7% (N=39), dunque, ha ricevuto prestazioni online o con modalità mista.

Tra i 17 familiari assistiti nei primi 6 mesi del 2021, invece, il 64,71% (N=11) ha ricevuto solo prestazioni in presenza, il 29,41% (N=5) solo online e il 5,88% (N=1) sia in presenza sia online, per un totale del 35,29% di utenti che ha ricevuto le prestazioni online o con modalità mista.

Possiamo notare un generale aumento del numero di prestazioni erogate nel 2021, a fronte di una lieve diminuzione delle prestazioni erogate per via telematica.

Va considerato che i primi 6 mesi del 2021 sono stati caratterizzati da restrizioni e lockdown minori rispetto al 2020.

Aspetti clinici esperiti

Una considerazione più specifica sull’erogazione dei servizi psicologici è emersa, poi, rispetto a un gruppo di 25 pazienti senologiche afferenti alla Breast Unit dell’ospedale Hub di riferimento. Per prassi clinica, le pazienti sono state sottoposte alla valutazione del loro stato emotivo il giorno successivo all’operazione chirurgica per tumore al seno, data che per coincidenza è stata subito precedente a quella della chiusura totale per lockdown [23].

Le donne con cancro al seno, dopo l’intervento chirurgico, frequentemente sperimentano ansia, depressione e angoscia [24] e riportano una riduzione della qualità di vita percepita [25]. Come per la popolazione generale di pazienti oncologici, inoltre, anche per loro c’è stato un incremento dell’ansia durante la pandemia [14]. Questo dato conferma l’importanza di mantenere e ampliare la prassi psicologica nella delicata fase post-operatoria, anche attraverso la telepsicologia [23]. Come anticipato, alle 25 pazienti senologiche di riferimento, nell’ambito di un’intervista post-operatoria, sono stati somministrati alcuni strumenti psicometrici per valutare ansia, depressione e disagio psicologico (Termometro del distress - DT; Scala della depressione e dell’ansia ospedaliera - HADS; Questionario sull’Indice di Benessere Generale Psicologico - PGWBI). Il 92% del campione, di età media 48,5 (range 35-56), che aveva accettato il colloquio/valutazione psicologica, mostrava un distress moderato (DT 6/7) nel 13% dei casi ed elevato (DT 8/9) nel 35%. Rispetto ad ansia e depressione (HADS), l’82,6% mostrava qualche sintomo da lieve a grave. Infine, rispetto alla valutazione del benessere psicologico (PGWBI), il 39% manifestava qualche forma di disagio da lieve a elevato [23].

Dopo il colloquio iniziale e le valutazioni psicologiche, alle pazienti è stata proposta la presa in carico da parte del Servizio di Psicologia Ospedaliera, in collaborazione con la Breast Unit dell’Ospedale Ca’ Foncello di Treviso; le possibilità d’intervento riguardavano colloqui clinici di supporto psicologico, interventi di mindfulness o training di rilassamento. Il 48% ha accettato il solo colloquio di supporto psicologico; il 22% ha accettato, oltre al colloquio, anche un intervento strutturato di rilassamento e mindfulness, ma il 13% ha abbandonato a causa del “setting online”.

I risultati di queste prime valutazioni confermano i dati riportati dalla letteratura rispetto all’esperienza di ansia, depressione e angoscia post-intervento [24] e la riduzione della qualità della vita di queste pazienti [25].

I dati mostrano, inoltre, l’importanza degli interventi psicologici per ridurre il disagio dei pazienti che affrontano l’operazione, la presenza dell’ansia correlata al Covid-19 e la necessità di riorganizzare i servizi psicologici attraverso la telepsicologia per garantire supporto continuo.

Dopo queste valutazioni relative alle prestazioni erogate si è poi deciso di esplorare a livello qualitativo i vissuti e timori di 27 pazienti, sia rispetto il loro essere malati onco-ematologici durante il Covid-19, sia riguardo le sedute online. L’obiettivo è stato quello di una riflessione empirica sul cambiamento imposto dal Covid-19, per il quale molti colleghi psicologi non si sentivano “attrezzati”, così come i pazienti stessi.

I pazienti intervistati, tutti con patologie onco-ematologiche, di età media 50 anni (range 24-77), in diverse fasi di malattia e già in carico al Servizio di Psicologia Ospedaliera, hanno riportato un generale apprezzamento per la possibilità di ricevere il trattamento rimanendo al loro domicilio. Anche i pazienti più anziani, dopo un primo momento di difficoltà nella gestione della tecnologia, dimostravano di riuscire ad accedere ai colloqui se adeguatamente istruiti.

I risultati di questa valutazione qualitativa, basata su una analisi tematica dei contenuti dei loro colloqui, hanno mostrato che gli aspetti della pandemia più preoccupanti per un malato onco-ematologico sono:

• paura di prendere il Covid-19 (in concomitanza con l’essere soggetti a rischio; paura di prenderlo in ospedale o altrove);

• paura di morire;

• non poter far visita ad amici e parenti;

• dubbi se fare o no il vaccino;

• solitudine alle visite, ai colloqui e durante i ricoveri;

• paura di non poter più uscire da casa;

• paura di essere intubati;

• paura di non riuscire ad affrontare la malattia oncologica se contagiati, di compromettere la cura e i trattamenti, di ritardare le visite;

• paura di frequentare l’ospedale;

• stress per i tamponi e le mascherine;

• paura che un familiare prenda il Covid-19 e preoccupazioni riguardo a come gestire un familiare positivo;

• problematiche lavorative.

Considerando, invece, gli aspetti legati a ulteriori possibili lockdown che rappresentano motivo di preoccupazione per un malato onco-ematologico, è emerso quanto segue:

• non poter camminare o fare attività fisica o che vengano meno le attività quotidiane;

• essere costretti a interrompere o ritardare la terapia, non poter accedere all’ospedale;

• non poter uscire da casa;

• rimanere soli o essere in isolamento;

• farsi accompagnare alle visite;

• angoscia di andare in ospedale.

DISCUSSIONE

La telepsicologia è un’utile modalità nel fornire un’assistenza più accessibile ai pazienti malati di cancro, nel migliorare la gestione dei sintomi e nel ridurre depressione, ansia, fatigue e stress emotivo [26]. Nelle cure palliative, Tasneem et al. [27] hanno sottolineato come la telemedicina sia uno strumento prezioso per ridurre il carico del viaggio per gli appuntamenti in clinica, per migliorare l’aderenza alle visite di follow-up, il controllo del dolore, dei sintomi e la qualità della vita e per ridurre il rischio di infezioni associate all’assistenza sanitaria in ospedale. La telepsicologia è percepita dai pazienti e dagli operatori sanitari come sicura ed efficace ed è stato verificato che non compromette l’assistenza o il rapporto tra specialista e paziente: la maggior parte dei pazienti ha ritenuto che la privacy fosse stata garantita (99%), ha percepito il contatto visivo e l’attenzione del professionista (90%-96%), ha sentito che le sue preoccupazioni fossero state riconosciute (93%) e che i suoi bisogni fossero stati soddisfatti (82%) [4]. La percezione che l’assenza di una visita in presenza sia stata motivo di un peggioramento del trattamento, invece, è stata riferita solamente da una minoranza di pazienti (20%); molti hanno espresso, di contro, di voler continuare le visite future in modalità telematica (84,8%) [4].

La scelta delle modalità di trattamento psicologico in ambito oncologico e onco-ematologico potrebbe basarsi su approcci individualizzati a seconda del tipo di tumore, considerando in quali casi continuare con le visite in presenza e in quali altri casi ridurre i rischi associati alla pandemia preferendo la telemedicina [28]. Quando il pericolo di contrarre il virus è maggiore dei benefici di una visita di persona in ospedale, la telemedicina è probabilmente la scelta migliore [10].

Myers Virtue et al. [3] hanno riscontrato che la telepsicologia è stata ben accolta dai pazienti oncologici: il 94% di loro ha effettuato almeno un appuntamento telematico (55,2% in videochiamata e 44,7% telefonico) e quasi tutti hanno continuato anche dopo la pandemia a utilizzare questo servizio. Anche Sanz et al. [18] hanno individuato un dato simile in ambito psico-oncologico: l’aderenza al trattamento di telepsicologia ha superato il 95% e solo il 5% dei pazienti l’ha rifiutato perché preferiva svolgerlo di persona. Shepherd et al. [29] hanno evidenziato come molti dei pazienti che hanno effettuato una terapia breve online hanno ritenuto il servizio pratico, utile, accettabile, si sono sentiti a proprio agio e lo consiglierebbero ad altri pazienti; solo un quarto di loro, invece, avrebbe preferito un incontro in presenza.

La scelta di effettuare visite telepsicologiche è data dalle difficoltà di queste persone di recarsi in ospedale a causa di grandi distanze geografiche, dalla mancanza di trasporto o da problemi fisici e disabilità [3]. Inoltre, i pazienti hanno annullato gli appuntamenti in misura minore rispetto a quanto accaduto nelle sole visite in presenza precedenti [3]. Infine, la psicoterapia somministrata in modalità telematica non ha presentato alcun calo dell’efficacia rispetto alla terapia di persona, ma, anzi, ha il vantaggio di avere una maggiore aderenza terapeutica [18] e un’alleanza terapeutica equivalente [19].

Criticità della telepsicologia

• Necessità di un’alfabetizzazione informatica di base, soprattutto con le persone più anziane [10,27];

• necessità di un’adeguata copertura di rete: non tutte le zone o i pazienti sono serviti e nei periodi di maggiori prestazioni online anche la rete aziendale può rallentare o rendere le connessioni difficoltose [7];

• perdita del contatto fisico e possibile impedimento nella percezione dei segnali socio-emotivi: per esempio, difficoltà nel percepire e nel dimostrare l’empatia nell’interazione [10];

• preoccupazioni dei pazienti per la condivisione delle proprie informazioni online: percezione di rischio per la propria privacy [10].

Opportunità della telepsicologia

• Avvantaggia i pazienti fragili che hanno difficoltà a recarsi fisicamente in ospedale o per i quali frequentare tali ambienti è rischioso per motivi di salute [7,27];

• facilita i pazienti che abitano distanti dall’ospedale e che hanno difficoltà a raggiungerlo [6];

• consente di evitare rinvii e ritardi nel trattamento e nelle cure [8] e riduce il tasso di disdetta degli appuntamenti [3];

• permette un risparmio sui costi: in certi paesi e contesti di difficoltà socio-economiche può aiutare a superare le disuguaglianze nell’accesso ai servizi [19];

• permette di non perdere le informazioni non verbali, rispetto a un colloquio effettuato in presenza con la mascherina [30];

• imparare a utilizzare anche questo tipo di supporto è un vantaggio duraturo per avere una più ampia e flessibile capacità di fornire un’assistenza sanitaria adeguata ai pazienti [20].

CONCLUSIONI

Nel presente articolo sono stati riportati i diversi contributi di letteratura per delineare limiti e opportunità dello strumento della telemedicina e più in particolare della telepsicologia. Si è inoltre cercato, attraverso l’analisi dell’esperienza diretta di un Servizio di Psicologia Ospedaliera e dei servizi erogati a pazienti oncologici e onco-ematologici e loro familiari, di offrire spunti concreti, quantitativi e qualitativi, per l’utilizzo dello strumento telematico. Dalla specifica realtà clinica territoriale e dal modo in cui sono state gestite le criticità e le opportunità, si può riflettere sull’esperienza passata e implementare nuove prassi. La telepsicologia, infatti, pur essendo stata introdotta come necessità, può rappresentare un’evoluzione per i servizi erogati e, come riportato nel corso del presente contributo, offrire svariate opportunità o ricadute positive anche al termine della pandemia.

È stato dimostrato, inoltre, che la telepsicologia permette di raggiungere anche le popolazioni più svantaggiate o lontane [5].

Grazie alla sua larga applicabilità, questa può diventare un punto fisso della nostra professione, soprattutto se supportata da politiche pubbliche. Come si è andato rivelando, nonostante l’implementazione delle vaccinazioni anti Covid-19 nella popolazione, la pandemia ha continuato a influenzare la vita quotidiana delle persone e probabilmente continuerà a farlo anche nel prossimo futuro. Tuttavia, una caratteristica positiva e duratura sarà proprio la sua influenza storica sulla diffusione e sull’implementazione della telepsicologia [5].

Un traguardo fondamentale del periodo trascorso e di quello tuttora in essere è stato sicuramente l’abilità dei professionisti della salute mentale di trovare una strategia di riadattamento dei Servizi di Psicologia Ospedaliera in funzione della situazione esterna e di rispondere così alle richieste dei pazienti di continuare il loro trattamento o di iniziarne uno nuovo [22].

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