In ricordo di Salvatore Morgana




Salvatore Morgana non è più fra noi, una improvvisa malattia lo ha portato via in pochi giorni sottraendolo ai suoi cari. Salvatore, Salvo per gli amici, è stato un emerito psichiatra che ha contribuito al rinnovamento della psichiatria in Piemonte e alla formazione degli operatori dei servizi di salute mentale. Didatta del Centro Studi di Terapia Familiare e Relazionale e fondatore dell’Istituto Emmeci, ha contribuito alla diffusione della terapia familiare e al suo insegnamento con la passione per lo studio della comunicazione umana e le problematiche relazionali per comprendere e affrontare le dinamiche disfunzionali e le conseguenze patologiche. Amava insegnare la pragmatica delle relazioni umane ed amava il pensiero di Minuchin e la terapia strutturale che trasmetteva con passione e con grande attenzione alla formazione degli allievi. Nelle supervisioni era accogliente, curioso e concreto nel lavorare con gli allievi all’impostazione della terapia e nell’approfondire il loro vissuto così da dare un senso al materiale clinico. Ecco un esempio di come Salvo faceva supervisione: “Cosa ti è successo in stanza di terapia?” “Mi sono arrabbiata” “Bene e cosa hai fatto per questa rabbia che ti è salita?” “Ho cercato di nasconderla… e di dare delle risposte” “Ah, perché credi che sia questo quello che devi fare con le emozioni, nasconderle e reagire?” “Le emozioni che vivi fanno di te quello che sei e se vuoi essere un terapeuta devi guardarti dentro e avere coraggio”.

Era uno psichiatra attento al paziente, alla sua storia familiare, al suo ciclo di vita e alle dinamiche relazionali che permettono di comprendere la salute mentale e la psicoterapia. Anche quando veniva chiamato a insegnare argomenti di psichiatria lo faceva con entusiasmo e partiva dal contesto interpersonale e dalla storia familiare catturando l’attenzione degli allievi e rendendo semplici e concreti alcuni argomenti complessi.

Negli ultimi anni il nostro dialogo si è intensificato, mi aiutava a mettere ordine nei miei pensieri e parlando con lui percepivo calma e senso di pace. Quando in Istituto Salvo faceva lezione non ci si poteva non accorgere della sua presenza: la sua voce possente e calda abbracciava e avvolgeva tutti. La sua perdita ci priva di una voce profonda, di un pensiero clinico chiaro ed efficace e di un affetto sincero.

Grazie Salvo per quello che ci hai donato.

Francesco Bruni

Il ricordo che faccio di Salvatore Morgana è personale, non descrive le sue ottime qualità di psicoterapeuta e didatta, né il contributo fondamentale che lui ha dato, come Direttore del DSM, alla costruzione di un Servizio Psichiatrico efficiente nell’ASL TO4 in Piemonte.

La prima volta che ho incontrato Salvo ricordo in maniera nitida di aver pensato “ecco come deve essere uno psichiatra!”.

Era il ’77 ed ero un neolaureato in medicina che veniva a fare un tirocinio ospedaliero in un reparto sperimentale di psichiatria collocato in un ospedale civile (ne esistevano solo 3 in Italia) e lui mi aveva colpito per l’equilibrio, l’accoglienza e la capacità di entrare in sintonia, mi aveva fatto da guida nel reparto, nel centro diurno e ricordo che stavamo in macchina a parlare in maniera coinvolgente e, per me, interessantissima del funzionamento e degli obiettivi di questo Servizio sperimentale ospedaliero pre legge Basaglia.

La sua curiosità intellettuale e la forte etica professionale sono state le caratteristiche che hanno saldato la nostra amicizia, le stesse che lo hanno fatto aderire, lui che aveva già una solida esperienza psichiatrica, al gruppo di training che si stava formando.

Salvo ha affrontato il training con una totale focalizzazione su ciò che per lui era importante acquisire da un punto di vista professionale, senza alcuna difficoltà a mettersi in gioco e alla prova davanti a persone rispetto alle quali lui aveva un ruolo gerarchico superiore nel Servizio.

E ci mettevamo insieme alla prova, durante il training, andando alla sera tardi, dopo il reparto, a fare interventi familiari a domicilio di pazienti.

Eravamo pionieri con fame di conoscenza che passavano ore a discutere, spesso in macchina; il nostro inizio evidentemente aveva creato un imprinting, di sistemica e di terapia familiare.

È stato poi naturale dare vita, insieme a De Filippi, che ne diverrà presidente, a quello che sarebbe diventato l’Istituto Emmeci.

Da Direttore del DSM ha introdotto umanità e capacità di ascolto, accettazione di sperimentare (abbiamo aperto una comunità terapeutica a gestione diretta) e una correttezza di comportamento rara.

Le nostre strade a livello di Servizio ad un certo punto si sono separate, come è naturale che sia, ma bastava un’occhiata, quando ci incontravamo all’Emmeci, per ricreare la complicità di quando, nottetempo, facevamo “i piccoli chimici della sistemica” e quei ricordi erano per noi i più cari.

Credo che tutti quelli che hanno incontrato e avuto modo di apprezzare le grandi qualità professionali di Salvo, operatori del Dipartimento o nostri allievi dell’Istituto Emmeci, abbiano ricevuto un seme che sarà una parte importante del germoglio della loro vita professionale.

Gianni Costanzo, il nostro didatta di training, ha scritto, quando ha saputo della scomparsa di Salvo: “Lo voglio immaginare su un veliero che naviga verso nuovi lidi…”, Salvo era un esperto velista e così ci piace immaginarlo anche a noi.

Carlo Zarmati