La potente tecnica di allargamento in psicoterapia: un approccio comparativo tra Alfredo Canevaro e James Framo*

Camila Merino Urrutia1, Martita Venegas Astaburuaga1

1Instituto Humaniza, Santiago del Chile.

Particolarmente dedicato agli psicoterapeuti, l’articolo collocato in questa rubrica risponde all’esigenza di una sottolineatura: caratterizzando in modo diverso forme diverse di psicoterapia, non stiamo perdendo il senso dell’unità possibile in-torno al concetto di psicoterapia?

Particulary addressed to psychotherapists, the article in this section answers to the need of focusing on the following consideration: by characterizing psycho- therapy in different ways aren’t we loosing the sense of unity involved in the concept of psychotherapy?

Este artículo está dedicado a los psicoterapeutas, en él se trata de responder a la cuestión: ¿definiendo de distintas maneras la psicoterapia, non se corre el riesgo de perder la unidad del concepto de psicoterapia?

Riassunto. Il presente articolo ha come scopo quello di descrivere le somiglianze e le differenze tra Alfredo Canevaro e James Framo nell’uso della tecnica di allargamento – intesa come l’invito alla seduta dei membri della famiglia di origine. Prima di tutto si è fatta una revisione teorica bibliografica dei principali libri degli autori, compresi alcuni articoli scientifici, rispetto alla loro prospettiva clinica transgenerazionale e all’uso della tecnica di allargamento, a partire dai quali è stata realizzata un’analisi comparativa tra le loro posizioni. Le conclusioni di questo lavoro permettono di stabilire che, sebbene esistano alcune differenze teoriche e nel modo di utilizzare la tecnica da parte degli autori, per entrambi l’inclusione della famiglia di origine nelle seduta costituisce una risorsa terapeutica: essa permette al terapeuta di aumentarne l’efficacia e abbreviare i processi terapeutici; inoltre si sottolinea l’importanza che i terapeuti che utilizzano questa prospettiva si impegnino a risolvere i propri problemi con la loro famiglia di origine.

Parole chiave. Prospettiva trasgenerazionale, tecnica di allargamento, famiglia di origine.

Summary. The powerful enlargement technique in psychotherapy: a comparative approach between Alfredo Canevaro and James Framo.

The objective of this article is to describe the similarities and differences in the use of the enlargement technique – which could be described as the invitation to members of the family of origin: to take part in the therapy session – present between Alfredo Canevaro and James Framo. To achieve this objective, a theoretical bibliographic review of both authors’ main books was carried out, including some scientific articles, regarding their transgenerational clinical perspective and use of the extension technique, from which a comparative analysis was carried out between what was proposed by each of them. The conclusions of the present study allow us to establish that, although there are some differences, in the theoretical aspect and in the way of using the technique between the authors, they both agree that the integration of the family of origin in sessions constitutes a therapeutic resource, that allows to increase the effectiveness of the therapist and shortens the therapy process; but they also highlight the need of therapists to work on solving their own problems with their family of origin, when working from this perspective.

Key words. Transgenerational perspective, extension technique, family of origin.

Resumen. La poderosa técnica de ampliación en psicoterapia: una aproximación comparativa entre Alfredo Canevaro y James Framo.

El presente artículo tiene como objetivo describir las semejanzas y diferencias en el uso de la técnica de ampliación – entendida como la invitación a sesión de miembros de la familia de origen – presentes entre Alfredo Canevaro y James Framo. Para lo anterior, se llevó a cabo una revisión teórica bibliográfica de los principales libros de los autores, y algunos artículos científicos, respecto a su perspectiva clínica transgeneracional y uso de la técnica de ampliación, a partir de lo cual se realizó un análisis comparativo entre lo expuesto por ellos. Las conclusiones del presente trabajo permiten establecer que si bien existen algunas diferencias teóricas y en el modo de utilizar la técnica entre los autores, ambos coinciden en que la inclusión de la familia de origen en sesiones constituye un recurso terapéutico que permite aumentar la eficacia del terapeuta y abreviar los procesos de terapia, destacando además la importancia de que los terapeutas que laboran desde esta perspectiva trabajen en resolver sus propios problemas con su familia de origen.

Palabras clave. Perspectiva transgeneracional, técnica de ampliación, familia de origen.

INTRODUZIONE

La prospettiva transgenerazionale è un punto di vista che offre un importante apporto al lavoro con le famiglie e le coppie, così come nella formazione dei terapeuti [1]. La famiglia di origine costituisce una risorsa per la cura agli adolescenti, ai giovani adulti e agli adulti (Canevaro, 2003, 2010, 2013 citato da Orellana e Martin [2]), considerando che le questioni non risolte nelle generazioni precedenti si presentano sotto forma di sintomi che provocano sofferenza e costituiscono un messaggio per le famiglie [2].

L’Istituto Humaniza Santiago ha sviluppato un modello clinico che include la prospettiva transgenerazionale sia sul piano simbolico che su quello reale con la famiglia presente [2]. Sul piano simbolico cerca di realizzare un’analisi e comprensione della storia e il significato personale che per ogni paziente ha una determinata problematica presente che lo affligge e che non è riuscito a risolvere. Il piano presenziale stabilisce che non solo è importante la revisione simbolica della costruzione personale della storia della famiglia di origine rispetto a una problematica specifica, ma che questo lavoro può anche includere proficuamente l’invito alla seduta dei membri della famiglia di origine, considerati come risorsa inestimabile per l’elaborazione congiunta della storia nella risoluzione dei conflitti e delle sofferenze portati dal cliente. Questa convocazione è stata denominata “allargamento” ed è una tecnica di lavoro di cui si servono i terapeuti con prospettive transgenerazionali.

Secondo quanto detto in precedenza, a partire dal 2012 l’Istituto Humaniza Santiago ha incluso nella formazione dei terapeuti il lavoro alla presenza delle relative famiglie di origine attraverso un laboratorio multifamiliare [1]. Ciò ha permesso di approfondire e migliorare il lavoro sulla persona del terapeuta, completando il lavoro simbolico, favorendo il riconoscimento di risorse, fragilità e processi di differenziazione, che a loro volta contribuiscono positivamente allo sviluppo del Sé personale e professionale e al campo relazionale del terapeuta [1].

La scelta del tema allo studio nasce a partire dalla nostra esperienza nella formazione di terapeuti sistemici collegati dell’Istituto Humaniza Santiago e, in modo particolare, dalla nostra partecipazione nel laboratorio multifamiliare, una volta constatato che l’inclusione delle nostre famiglie di origine nel processo di formazione come terapeuti si era rivelata un’esperienza significativa e fruttuosa.

D’altronde esistono pochi autori transgenerazionali che operino e descrivano la loro tecnica, per mostrare il proprio metodo di lavoro. Per cui è particolarmente importante al momento valutare e decidere come utilizzare la tecnica di ampliamento in psicoterapia e chi convocare. Domande come: Quando è consigliato realizzare un allargamento del sistema terapeutico? Come potrebbe essere convocata la famiglia di origine? Chi convocare? sono domande molto rilevanti da analizzare, dato l’apporto significativo per i terapeuti che desiderino implementare questa prospettiva clinica e questa tecnica di lavoro.

Due autori che si sono dedicati allo studio di questi aspetti sono James Framo e Alfredo Canevaro. Framo [3] realizzò un’integrazione di concetti psicodinamici e sistemici nella sua prospettiva clinica e fu uno dei pionieri nello sviluppare un modello di lavoro transgenerazionale che includeva la presenza della famiglia di origine in sedute con adulti, in diversi formati, sia in terapia individuale, familiare, coniugale o per il divorzio. Da parte sua Canevaro rappresenta un importante autore contemporaneo, che integra concetti biologici, sistemici e transgenerazionali nella sua prospettiva clinica, ha sistematizzato un proprio modello di lavoro, che include la tecnica di allargamento del sistema terapeutico, e ha sviluppato un modello che include le famiglie di origine nella formazione dei terapeuti [4,5].

A partire da quanto detto, il presente lavoro si propone come obiettivo generale di descrivere le somiglianze e le differenze nell’uso della tecnica di allargamento tra Alfredo Canevaro e James Framo, cercando di fornire un apporto ai terapeuti, sistemici e di diverse correnti cliniche, che vogliano approfondire la conoscenza sull’utilizzo di questa tecnica nei processi psicoterapeutici dei propri pazienti adulti o delle coppie.

RISULTATI

Per portare a termine questo lavoro è stata realizzata una revisione bibliografica di entrambi gli autori e di altri che si riferiscono al medesimo approccio, includendo libri e articoli scientifici. Partendo da qui è stata realizzata una sintesi e classificazione dei contenuti, in base alla tecnica di allargamento utilizzata da ciascuno degli autori, affrontando i motivi che ne sono alla base (il fondamento), il modo, il momento e gli obiettivi. In particolare, il “fondamento” mira a rispondere alla domanda: perché si utilizza questa tecnica? Il modo: come si realizza questa tecnica? Il momento: quando sarebbe indicato realizzare l’allargamento? E la dimensione obiettivi risponde alla domanda: a che fine si realizza l’ampliamento?

La tecnica di allargamento: principali differenze e somiglianze tra Framo e Canevaro

Fondamento dell’uso della tecnica

In relazione al fondamento della tecnica di allargamento, entrambi gli autori affermano che l’inclusione della famiglia di origine nelle sedute con i clienti permette di aumentare l’efficacia dei processi terapeutici [3,5]. Inoltre, essi spiegano che l’allargamento del sistema terapeutico permette ai componenti della famiglia di poter affrontare situazioni del passato, darne una nuova lettura e tornare a capirsi, il che favorisce cambiamenti nei rapporti e risoluzione di conflitti.

Un altro elemento segnalato da Framo [3], ma non da Canevaro, è che la tecnica eviterebbe il sovraccarico emotivo del terapeuta, permettendo che si affrontino le difficoltà in maniera diretta tra i componenti la famiglia. Approfondendo questo punto, si può dedurre contrapposizione tra i due, dato che Canevaro [5] sostiene che il terapeuta assumerebbe il ruolo di paziente come «terapeuta fallito nella propria famiglia», rimpiazzandolo in questa funzione durante lo sviluppo dell’allargamento, e quindi questo comporterebbe per il terapeuta una carica emotiva importante all’interno del processo, che però permetterebbe di alleviare quella del paziente.

Modo di utilizzo della tecnica

Rispetto al modo in cui gli autori utilizzano la tecnica di ampliamento, una differenza si riferisce al fatto che Framo [3] prospetta la possibilità di usarla in diversi formati di terapia, sia con clienti che si trovano in un processo di terapia familiare, coniugale o per il divorzio, sia in gruppi di coppie o con persone che chiedono direttamente l’intervento, non trovandosi necessariamente in un percorso di terapia con lui, ma in alcuni casi con altri terapeuti. In questo modo, prospetta anche la possibilità che si porti a termine come un intervento a se stante, che l’autore non considera però una terapia, ma un’esperienza significativa e terapeutica, nonostante ne riconosca l’aumento dell’efficacia se integrata a un processo terapeutico. Da parte sua, Canevaro propone l’uso della tecnica di allargamento all’interno di un processo terapeutico individuale e nel contesto della terapia di coppia [5,6].

Dall’altro lato sebbene entrambi propongano la terapia con la famiglia di origine come una terapia breve, descrivono formati diversi. Da parte sua Framo [3] segnala che abitualmente utilizza la tecnica in due sessioni di due ore ciascuna, con la possibilità di farle a distanza di tempo o in due giorni consecutivi, aggiungendovi una precedente seduta preparatoria nella quale si raccoglie la storia familiare e si scelgono i temi da trattare, con la possibilità di una sessione successiva per valutare le impressioni del cliente. Occorre segnalare che detto formato potrebbe variare a seconda del contesto in cui si applica la tecnica, cioè se è nel contesto di un processo terapeutico familiare, coniugale, o gruppi di coppie o se si svolge con persone che chiedono direttamente l’intervento. Da parte sua Canevaro [5] propone l’uso della tecnica di ampliamento all’interno di un processo terapeutico individuale, che in media consta da 20 a 40 sedute, dedicando all’ampliamento stesso solo alcune sessioni.

Altra differenza è che successivamente all’uso della tecnica di allargamento, Canevaro [5] propone un periodo in cui si valuta il raggiungimento degli obiettivi proposti nella prima sessione, da cui dipende la possibilità di tornare a convocare alcuni familiari significativi nel caso in cui si identifichi qualche aspetto ancora non risolto, per passare successivamente alla fase finale di controllo e follow-up, che lui presenta in un modo sistematizzato, coerente con il suo modello che considera la tecnica di allargamento all’interno di un processo terapeutico individuale, che va al di là della tecnica stessa. Riguardo a questo monitoraggio, Framo [3] è molto più flessibile nella sua proposta, che può variare a seconda del formato che assume la tecnica. In particolare, rispetto a questo ultimo, segnala che potrebbe esserci una sessione successiva di controllo per conoscere le impressioni del paziente, o se questo segue un processo di terapia con altro terapeuta potrebbe affrontarle con lui, mentre nel caso di gruppi di coppie si affronteranno nel gruppo stesso. Framo enfatizza inoltre che i cambiamenti generati a partire dalle sessioni di allargamento si manifestano di solito a lungo termine.

Convocazione

Per quanto riguarda la convocazione, Framo [3] nel suo modo di utilizzare la tecnica sollecita il paziente affinché assista alla sessione di allargamento con la sua famiglia di origine, sia con i genitori che con i fratelli, anche se i genitori sono separati; tuttavia, allo stesso tempo dice che questo va negoziato con la famiglia. Considera altresì la possibilità di includere eventualmente altre persone significative, per esempio bambinaie o nonni, e dare la possibilità di parlare degli assenti o deceduti. Per contro, Canevaro [5] prospetta maggiore flessibilità al momento della convocazione, potendo realizzare differenti sessioni ampliate. Di solito inizia suggerendo di invitare i genitori, generalmente non insieme, per favorire il lavoro della relazione uno a uno, nonostante dica che potrebbero anche essere assieme o cominciare a invitare i fratelli se è quello che vuole il paziente. Di tutto questo si discuterà con il paziente al momento di scegliere la strategia della convocazione, secondo l’opportunità che si valuta con il paziente e l’informazione ricevuta nelle sessioni inziali riguardo il funzionamento familiare. Per esempio, nel caso specifico di genitori separati Canevaro [5] opta per convocarli in momenti diversi.

D’altra parte, Framo [3] fornisce alcune ipotesi che suggerisce ai pazienti riguardo a come convocare i propri familiari, per esempio per lettera, dicendo loro che assisteranno a un incontro familiare e non a una terapia, mentre Canevaro [5] lascia la scelta al partecipante, anche quando enfatizza la consegna di spiegare che vengono come invitati ad aiutare il paziente nel suo processo. Allo stesso modo, anche Framo [3] spiega ai pazienti come inizierà la sessione con la famiglia di origine, evitando per esempio di giudicare, cominciando con gli aspetti positivi e rivelando qualcosa di sé stesso, cosa che Canevaro non propone direttamente. Inoltre entrambi affidano la responsabilità al paziente di informare la famiglia e della organizzazione familiare con cui presentarsi alla sessione allargata.

Ruolo del terapeuta

Riguardo al ruolo del terapeuta, si notano differenze tra i concetti che utilizzano gli autori per descriverlo: Framo [3] concepisce il terapeuta come un facilitatore delle interazioni familiari, mentre Canevaro [5] utilizza il termine di allenatore. Approfondendo ulteriormente, Framo descrive un cambiamento nel ruolo del terapeuta nelle sessioni con la famiglia di origine, indicando che all’inizio terrà un ruolo più attivo, soprattutto per ridurre l’ansia dei partecipanti, mentre in un secondo momento il suo ruolo sarà meno attivo e direttivo, concentrandosi solo a mantenere il filo della conversazione e a facilitare la comunicazione tra i componenti della famiglia. Da parte sua, anche Canevaro [5] parla della funzione del terapeuta come facilitatore della comunicazione familiare, ma enfatizza la necessità che il terapeuta svolga un ruolo piuttosto direttivo, che mantenga l’organizzazione e la finalità dell’approccio terapeutico, in modo particolare nella tecnica di allargamento. Inoltre il terapeuta deve essere attivo nel favorire la manifestazione di emozioni e sentimenti tra i familiari, coerente con l’importanza che attribuisce nel suo modello all’incontro emozionale.

D’altra parte entrambi gli autori concordano che il ruolo del terapeuta comporti il favorire un clima di fiducia e non giudicante nelle sessioni con la famiglia di origine, mantenendosi neutrale, accettando che i membri del sistema possano parlarsi, senza allearsi con le critiche o i sentimenti che manifestano.

Quando usare la tecnica

Rispetto a quando sarebbe raccomandabile usare la tecnica, entrambi gli autori concordano che è necessaria l’esistenza di un legame prima di programmare la convocazione, proponendo così di aspettare che l’alleanza terapeutica sia più sviluppata. Per Canevaro questo sarebbe fondamentale perché il paziente acconsenta e mostri meno resistenza al momento in cui gli si propone di invitare i suoi familiari. A questo riguardo, Framo [3] ammette che all’inizio faceva le convocazioni nella prima sessione, ma si rese conto che questo generava rifiuti e talvolta diserzioni al processo, per cui considerò opportuno aspettare la costruzione di un legame, o che fosse il paziente a chiederlo direttamente.

Limiti e controindicazioni

Sebbene entrambi gli autori spieghino l’importanza del lavoro del terapeuta, Canevaro [5] è più esplicito nel rappresentare le difficoltà che potrebbero incontrare i giovani terapeuti, che stanno attraversando il proprio processo di differenziazione, nelle sessioni allargate, alludendo al rischio di controtransfert nel processo terapeutico del paziente. Entrambi inoltre indicano come limite la reticenza del paziente rispetto all’inclusione della propria famiglia di origine nelle sessioni, concordando a loro volta sulla necessità di prepararlo o convincerlo affinché comprenda i benefici di questa tecnica.

Per quanto riguarda le controindicazioni, entrambi gli autori concordano sull’impossibilità di usare le sessioni allargate quando ci sia malafede e la motivazione del paziente o di qualche membro della famiglia partecipante sia vendicarsi o recare danno a un altro membro del sistema attraverso di esse. Canevaro [5] ammette di aver ripreso questa idea già espressa da Framo.

Finalità dell’uso della tecnica

Rispetto alla finalità dell’uso della tecnica di allargamento, la similitudine sta nel fatto che sia Framo che Canevaro si riferiscono al chiarire i malintesi, svelare i segreti, chiarire vissuti; nonostante ciò, ognuno la realizza con fini diversi. Framo si riferisce all’idea di riorganizzazione del mondo interiore, associato ai concetti della teoria delle relazioni oggettuali e la presa di coscienza di modelli relazionali (1992 citato in Ortiz [7]), così come la necessità di migliorare le relazioni familiari, integrando i concetti psicodinamici e sistemici che include nella sua prospettiva transgenerazionale, mentre Canevaro si focalizza nel processo di differenziazione del paziente dalla sua famiglia di origine, indicando che questa tecnica aiuterebbe il cliente in tale processo.

D’altro canto Canevaro [5] nota che ciò permetterebbe al cliente di potersi concentrare nella ricerca del suo progetto esistenziale, cosa che non è proposta allo stesso modo da Framo [3], nonostante somigli alla sua idea che le sessioni con la famiglia di origine potrebbero permettere di liberare energia psichica, per convogliarla su sé stesso, la coppia e i figli.

Terapia di coppia

Sebbene entrambi gli autori utilizzino la tecnica di allargamento in un contesto di terapia di coppia, una prima differenza già prospettata da Canevaro [6] rispetto a Framo si riferisce alle indicazioni su come viene effettuata la convocazione della famiglia di origine. Nello specifico, Canevaro dà indicazioni esplicite che la famiglia è stata invitata per il rapporto di coppia, per chiedere aiuto e informazioni, con il fine terapeutico di definire la relazione, sia all’interno della coppia come pure nel sistema delle famiglie di origine e nel sistema familiare nucleare (Canevaro, 1988, pag. 206-207, citato in Canevaro [6]), mentre Framo indica che lo scopo dell’invito riguarderebbe le relazioni passate e presenti dell’adulto con i propri genitori e fratelli, non il rapporto di coppia (Framo, citato da Canevaro [6]).

D’altro lato, a differenza di Canevaro, Framo utilizza l’allargamento verso la fine della terapia, dopo che i coniugi sono stati preparati; inoltre non è sempre sicuro che entrambi i coniugi partecipino a sessioni di allargamento con la famiglia di origine, cosa che Canevaro vede come un limite, non utilizzando la tecnica se entrambi i coniugi non sono d’accordo [6].

Una similitudine nella convocazione che entrambi gli autori fanno presente è che non fissano un appuntamento con i coniugi del paziente alle sessioni allargate, sebbene si faccia presente che potrebbero essere inclusi in seguito nel processo terapeutico se necessario. Canevaro [6] specifica che lo fa soprattutto quando c’è un’impasse terapeutica.

Infine, un’altra differenza tra gli autori riguarda il segreto professionale rispetto alle sessioni che ciascun coniuge tiene con la propria famiglia di origine [6]. In questo senso Canevaro propone di mantenerlo e ne enfatizza l’importanza come una risorsa per il processo di differenziazione, mentre Framo registra le sessioni e avverte che ne invia una copia al coniuge assente.

Uso di altre tecniche

Per quanto riguarda le altre tecniche utilizzate dagli autori, si notano delle differenze. Canevaro [5] riferisce di aver creato una sua tecnica, lo “Zaino”, che suole utilizzare con il fine di favorire processi di differenziazione nel paziente, basandosi sull’idea di facilitare un incontro emozionale con i membri della famiglia. Da parte sua Framo [3] segnala l’uso della registrazione, dicendo che suggerisce alla famiglia di analizzare successivamente la registrazione della sessione allargata; inoltre fa cenno alla ridefinizione, riformulazione e connotazione positiva nella seconda parte della sessione allargata.

Un’altra differenza tra gli autori è che Framo [3] fa riferimento, nel suo modello di allargamento, al lavoro in co-terapia, motivando che l’alta carica emotiva che generano le sessioni con la famiglia di origine nei terapeuti è inevitabile, per cui la co-terapia come tecnica costituisce una risorsa per sostenersi uno con l’altro, mentre Canevaro non fa cenno al lavoro in co-terapia, pianificando il suo metodo di lavoro con un solo terapeuta.

DISCUSSIONE

In relazione all’obiettivo prefissato nel presente lavoro, a partire dalla comparazione tra il modello di Framo e quello di Canevaro (Tabella 1), si può concludere che entrambi gli autori spiegano che l’inclusione della famiglia di origine nelle sessioni con i pazienti (tecnica di allargamento) permette di aumentare l’efficacia dei processi terapeutici [3,5], facilitando i componenti della famiglia ad affrontare situazioni del passato, tornare a capirsi o a dare una nuova lettura delle stesse, e questo favorisce cambiamenti nei rapporti e soluzione di conflitti.










Allo stesso modo, in generale, gli autori differiscono principalmente nella operatività della tecnica di allargamento, cioè, nel modo in cui la eseguono, rispetto al formato, al ruolo del terapeuta, alla flessibilità nel fare la convocazione, così come in alcun concetti teorici che usano per giustificarne l’uso, in conformità al fatto che Framo [3] integra concetti psicodinamici nella sua prospettiva transgenerazionale, mentre Canevaro [5] integra concetti biologici con una visione sistemica e transgenerazionale. Nonostante ciò, in generale, entrambi concordano che le relazioni significative del passato influiscono nelle relazioni attuali, per cui risulta necessario tornare alla famiglia di origine per risolvere malintesi o conflitti, per poi poter andare avanti senza temi irrisolti, mirando in maniera esplicita o implicita a favorire il processo di differenziazione di sé stesso proposto inizialmente da Bowen.

D’altra parte, Framo mostra maggiore flessibilità per quanto riguarda i formati in cui usa la tecnica di allargamento, anche utilizzandola come un intervento unico, e riferisce di alcune modifiche nella operatività derivate dalla sua esperienza, mentre Canevaro si riferisce al suo uso all’interno di un processo psicoterapeutico, proponendo un modello di lavoro più strutturato e organizzato. Quanto detto, crediamo, possa essere associato al fatto che Framo fu il pioniere nell’uso della tecnica, sviluppando il suo modello in maniera graduale e sperimentale, mentre Canevaro, essendo un autore più recente, poteva contare sull’esperienza di terapeuti che avevano già usato la tecnica, come Framo, potendo includere le esperienze precedenti nella definizione del suo modello.

Per quanto riguarda la persona del terapeuta, sia Framo che Canevaro concordano che i terapeuti che utilizzano la tecnica di allargamento debbano lavorare nel risolvere i propri problemi con la famiglia di origine. Canevaro [5] fa presente la difficoltà che potrebbero incontrare i terapeuti giovani, che stanno portando avanti il proprio processo di differenziazione, nelle sessioni allargate, facendo riferimento al rischio di contro-transfert nel processo terapeutico del paziente. Per cui anche Canevaro si è dedicato a sviluppare un metodo di lavoro con terapeuti in formazione [4]. In questo senso la proposta di Canevaro costituisce un grande apporto, che coincide con la nostra esperienza nel processo di formazione di terapeuti sistemici relazionali nell’Istituto Humaniza di Santiago, in modo particolare nella nostra partecipazione a un laboratorio multifamiliare, attività che fa parte del lavoro nel corso di specializzazione rispetto alla persona del terapeuta. Questo facilita la nostra consapevolezza come terapeuti, la soluzione di alcuni conflitti con la famiglia di origine, la comprensione della scelta professionale e aiuta a far capire meglio ai nostri pazienti il vissuto e l’uso della tecnica di allargamento, potendo sperimentare su noi stessi la potenza nell’affrontare emozioni o situazioni finora non manifestate direttamente con la nostra famiglia di origine, aiutando a minimizzare i timori dell’uso della tecnica nel nostro lavoro di terapeuti.

Considerando quanto detto, il presente lavoro ci permette di pensare che sarebbe importante includere nel lavoro personale del terapeuta in formazione sessioni con la famiglia di origine, essendo interessante poter capire meglio l’impatto che queste avrebbero nel suo sviluppo personale e professionale. Riteniamo che questo faciliterebbe una maggior apertura nei terapeuti in formazione a scegliere di includere la tecnica di allargamento nel proprio lavoro clinico e terapeutico, dato che, così come abbiamo sperimentato nel nostro processo formativo attraverso l’incontro con le nostre famiglie di origine, permette di affrontare i timori e le resistenze nel dire ai familiari dei nostri pazienti che anche noi siamo passati per questa esperienza, oltre a valorizzare il suo potenziale terapeutico.

Infine, a partire dai risultati esposti in questo articolo e d’accordo con quanto proposto da Framo e Canevaro, riteniamo che la tecnica di allargamento nasca come una alternativa che permette a noi terapeuti di ottenere maggiore validità ed efficacia nei processi terapeutici, dato che apre uno spazio affinché i clienti possano affrontare in maniera diretta con la propria famiglia di origine situazioni conflittuali o non risolte, accompagnati dal terapeuta, il quale facilita il processo con le sue conoscenze teoriche e tecniche, oltre a una posizione di rispetto nei confronti di quanto emerge nelle sessioni. In tal modo, crediamo che questa tecnica costituisca una valida risorsa per ottimizzare i processi terapeutici, abbreviandone i tempi, nella misura in cui sia i conflitti latenti associati ai rapporti con la famiglia di origine sia le risorse personali e familiari per risolverli, possono emergere e permettere al cliente di progredire nello sviluppo del suo progetto di vita, trasformandosi così in una tecnica potente, nei processi psicoterapici di pazienti adulti o di coppie, da parte di terapeuti transgenerazionali e di altri interessati a essa.

* Questo articolo si basa su una proposta di ricerca dei docenti dell’Istituto Humaniza - Santiago (IHS) Claudia Rodríguez e Freddy Orellana, con riferimento al lavoro finale, sviluppato dagli autori, per la “Specializzazione in psicoterapia sistemica relazionale centrata sulla bambina, il bambino, l’adolescente e la sua famiglia”, stabilito dall’Istituto. La docente relatrice è stata la Prof.ssa Claudia Rodríguez Pezoa.

L’articolo è stato pubblicato su VINCULARTE. Revista Clínica y Psicosocial 2021; 6: 82-92. Traduzione di Marcello Rohr; edizione italiana a cura di Massimo Pelli.

BIBLIOGRAFIA

1. Orellana F, Martin A, Marín A, Ibaceta F, Penna V, Rodríguez M. La persona del terapeuta y su origen. La inclusión de las familias de origen y su impacto en el desarrollo del self profesional de los terapeutas del Instituto Humaniza Santiago. VINCULARTE. Revista Clínica y Psicosocial 2015; 1: 19-54.

2. Orellana F, Martin A. El modelo clínico y preventivo del Instituto Humaniza Santiago: Terapia sistémica vincular centrada en la niña, el niño, el adolescente y su familia. VINCULARTE. Revista Clínica y Psicosocial 2016; 2: 16-40.

3. Framo J. Familia de Origen y Psicoterapia. Un enfoque intergeneracional. Buenos Aires: Ediciones Paidos Ibérica, 1996.

4. Canevaro A. El trabajo directo con las familias de origen de los terapeutas en formación. Apuntes de Psicologia 2009; 27: 236-46.

5. Canevaro A. Quando volano i cormorani. Terapia individuale sistemica con il coinvolgimento dei familiari significativi. Roma: Borla, 2020.

6. Canevaro A. Nec tecum nec sine te vivere possum. Terapia trigenerazionale per la terapia di coppia. In: Andolfi M (a cura di). I pionieri della terapia familiare. Milano: Franco Angeli, 1999.

7. Ortiz Muñoz D. Terapia Transgeneracional o Trigeneracional. Disponibile su: https://bit.ly/3vANf3Q [ultimo accesso 22 aprile 2022].