Verso una valutazione delle aree di coppia


Teresa Barbera1, Enrico Caruso2, Davide Ferlito1, Davide Pappalardo1, Jasmine Sole1


1Psicologo/a, allievo/a del Centro di Terapia Relazionale di Catania.

2Psicologo, Psicoterapeuta e Didatta del Centro di Terapia Relazionale di Catania.


Riassunto. Una diade può considerarsi coppia, a prescindere dal genere e dallo stato giuridico, qualora ciascuno dei due individui con-divida tre aspetti, denominati sottosistemi: quello sessuale, quello emotivo e quello sociale. Partendo da questa asserzione, tratta dal celebre testo “Potere in amore” di Maria Grazia Cancrini e Lieta Harrison, il presente lavoro di ricerca ha avuto come obiettivo la costruzione di uno strumento di assessment utile a esplorare le modalità di funzionamento delle tre aree di coppia. Lo scopo dello strumento sarà quello di far emergere informazioni di carattere clinico, utili nella formulazione degli obiettivi terapeutici e nel monitoraggio degli stessi. Per raggiungere questo scopo risulterà utile sondare l’omogeneità e il grado di accordo delle risposte fornite dai partner, quali oggettivazioni dei loro personali punti di vista sulla relazione. Nondimeno, mediante diverse somministrazioni, sarà possibile fornire ai pazienti i feedback neccessari ad acquisire piena consapevolezza dei cambiamenti raggiunti. Per edificare la versione pilota del questionario, il gruppo di ricerca si è avvalso della metodologia Grounded Theory di tipo costruttivista (Charmaz, 2006). La saturazione teorica è stata raggiunta grazie alla partecipazione al presente studio di 50 coppie. Lo strumento, in definitiva, si compone di 45 item, 15 per ciascuna area di coppia. Sarà necessaria una sperimentazione in ambito clinico per verificare l’aderenza del questionario agli obiettivi auspicati.


Parole chiave. Coppia, assessment, grounded theory.


Summary. Towards an assessment of the couple areas.

A dyad can be considered a couple, regardless of their gender or legal status, when both individuals share three aspects, called subsystems: the sexual one, the sentimental/emotive one and the social one. Proceeding from this statement from “Potere in amore” by Maria Grazia Cancrini and Lieta Harrison, this research aims to build an assessment tool to explore the functioning mode of three aspects relating to the couple life. This tool will help to infer clinical information, used to produce and monitor therapeutic goals. In order to succeed, it will be useful to check the level of homogeneity and agreement in the answers provided by the two partners, as objectification of their own point of view on their relationship. After multiple administration of the test, it will be possible to provide patients with a necessary feedback for them to become aware of the obtained results. In order to build the pilot version of the test, the research group used the constructive Grounded Theory method (Charmaz, 2006). Theorethical saturation was gained thanks to the participation of 50 couples in the research study. The tools is made of 45 items, 15 for each aspects of the couple life. A clinical trial is required to verify consistency with desired results.


Key words. Couple, assessment, grounded theory.

Resumen. Hacia una evaluación de las áreas de pareja.

Una diada puede considerarse pareja, independientemente del género o de la situación jurídica, si cada uno de los individuos con-divide tres aspectos, denominados subsistemas: sexual, emotivo y social. A partir de esta afirmación, tomada del célebre libro “Poder en amor” de Maria Grazia Cancrini y Lieta Harrison, el presente trabajo de investigación ha tenido como objetivo la construcción de una herramienta de evaluación útil para explorar las modalidades de funcionamiento de las tres áreas de la pareja. El propósito de la herramienta será el de hacer surgir informaciones de carácter clínico, útiles en la formulación de los objetivos terapéuticos y en el control de estos últimos. Para lograr esta finalidad resultará útil investigar la uniformidad y el nivel de acuerdo de las respuestas suministradas por las parejas, como objetivaciones de los puntos de vista personales sobre la relación. Pese a ello, a través de diferentes suministraciones, será posible ofrecer a los pacientes los feedback necesarios para adquirir plena conciencia de las transformaciones logradas. Para construir la versión piloto del cuestionario, el grupo de investigación ha aplicado la metodología Grounded Theory de tipo constructivista (Charmaz, 2006). La saturación teórica ha sido lograda gracias a la participación al presente estudio de 50 parejas. La herramienta, en su versiòn definitiva, consta de 45 items, 15 para cada área de la pareja. Será necesaria una experimentación en ámbito clínico para comprobar la adherencia del cuestionario a los objetivos esperados.


Palabras clave. Pareja, herramienta de valuación, grounded theory.

INTRODUZIONE

«Riteniamo che una diade possa considerarsi coppia, a prescindere dal sesso e dallo stato giuridico, quando i due individui condividono i tre aspetti, i tre sottosistemi che caratterizzano la coppia: quello sessuale, quello emotivo, quello sociale» [1, p. 23]. Questa e altre considerazioni, contenute nel testo “Potere in Amore” di Maria Grazia Cancrini e Lieta Harrison, hanno ispirato il lavoro ivi presentato. I modelli teorici su cui poggia tale ricerca, infatti, nonché i pilastri sui quali si struttura l’intero processo di analisi, fanno puntuale riferimento a tale modello, ritenuto di grande attualità e funzionalità sia da un punto di vista clinico che di ricerca. A tale punto di partenza ha fatto seguito, poi, l’analisi di altri modelli teorici, di grande rilevanza nell’ambito della psicoterapia di coppia di matrice sistemica, elaborati da autori come Philippe Caillé [2], Marisa Malagoli Togliatti et al. [3], Vittorio Cigoli [4] e Alfredo Canevaro [5].

Il comune denominatore dei modelli presi in esame riguarda la definizione della coppia, concepita come qualcosa di più della somma di due individui. Viene, infatti, presa in considerazione l’esistenza di un elemento terzo, reale o simbolico, o di altri aspetti che il terapeuta non può trascurare, pena il rischio di cadere in quello che Caillé chiama pianeta alfa, in cui la diade viene ridotta a una mera macchina da riparare. Risulta, quindi, di grande utilità la creazione di uno strumento che possa fungere da guida al clinico nell’analisi di specifiche dinamiche di coppia e dell’evoluzione insita nel processo terapeutico.

Già Bowen, infatti, nel considerare il triangolo il più piccolo sistema relazionale che potesse ritenersi stabile, sottolineava l’importanza per la diade di un elemento terzo in grado di diminuire il livello di tensione e instabilità tra i suoi membri. Tale processo di “triangolazione”, considerato insito in tutti i gruppi sociali, risulta quindi indispensabile per stabilizzare la coppia nei periodi più critici. Secondo Bowen, infatti, «un sistema emotivo bipersonale formerà, sotto stress, un sistema trispersonale», come citato in Hoffman [6, p. 36]. Quando, infatti, all’interno di una coppia il livello di tensione è elevato, il partner che vive tale condizione con maggiore disagio può alleviare il proprio malessere triangolando una terza persona, per esempio confrontandosi con un amico o con un parente. Tale processo permetterà di ridurre la tensione tra i membri della coppia, favorendone, attraverso il suo passaggio alla nuova diade, una migliore gestione.

Le stesse Maria Grazia Cancrini e Lieta Harrison vanno oltre la considerazione della coppia come semplice somma delle caratteristiche dei singoli partner, definendola «un animale a quattro zampe» [1, p. 23]. Quest’ultime, secondo le autrici, erano rappresentate da lui, da lei, e dai modelli e dalle aspettative, rispettivamente, di lui e di lei. Nella scelta del partner e nella stabilità della relazione, quindi, concorrono fattori che vanno al di là delle caratteristiche immediatamente tangibili dell’altro. D’altronde, come affermavano le stesse Maria Grazia Cancrini e Lieta Harrison, «ci innamoriamo sempre dell’immagine che l’altro ci rimanda di noi, e dell’immagine che a lui rimandiamo» [1, p. 43], tanto che quella che noi chiamiamo “relazione” è il risultato di un incrocio e di uno scambio reciproco di immagini. Da questo processo si svilupperà un copione che se cristallizzato e rigido può rendere complesso qualsiasi cambiamento all’interno della coppia. Man mano, infatti, che i membri della diade interagiscono si stabilizzano delle regole di relazione che possono limitare la libertà di entrambi i partner nel mettere o non mettere in atto determinati comportamenti, riducendo le possibilità di scelta degli stessi. Le autrici, infatti, sottolineano come il sistema coppia strutturi «nel tempo modalità comunicative che tendono alla ridondanza attraverso cadenzate sequenze interattive» [1, p. 29]. Ciò influirà anche sul modo in cui viene codificata e valutata la realtà. Nella coppia, inoltre, giocano un ruolo di estrema rilevanza le norme apprese nelle rispettive famiglie d’origine, tanto che il «mettersi a vivere insieme è un processo di apprendimento per prove ed errori che in qualche modo si sovrappone ai modelli appresi nella famiglia di origine» [1, p. 45]. Veniva, altresì, sottolineato come la mancanza di un adeguato processo di individuazione, nonché l’insufficiente definizione della e nella relazione, non andassero a inficiare solo il processo di unione, ma intervenissero anche in quello di separazione, comportando una serie di tentativi di autocura attraverso l’intermediazione di un terzo. Cancrini e Harrison, in tal senso, consideravano l’adulterio come una potenziale manovra terapeutica da parte dei membri della coppia di fronte a una condizione di stallo. L’altro, in questo caso, verrebbe cooptato nella speranza di favorire un cambiamento all’interno della diade.

Anche il modello integrato dei contratti parte da una visione più ampia della relazione di coppia, postulando, nella prime fasi di formazione della stessa, la costituzione di un contratto caratterizzato da elementi espliciti e impliciti. I primi rimandano a una serie di norme visibili e di accordi consapevoli che possono riguardare impulsi biologici, come la sessualità e la generatività, e norme sociali. I secondi fanno riferimento, invece, a una serie di vincoli non consapevoli di natura affettivo-emotiva connessi a un insieme di aspettative che ciascuno dei partner ripone sull’altro. Ci si attende, in tal senso, che quest’ultimo sia in grado di soddisfare il proprio bisogno di intimità e coesione; di convalidare una specifica immagine di sé così come si è strutturata nella propria famiglia d’origine; di appagare i relativi bisogni primari rimasti insoddisfatti. Nella fase di innamoramento ciascuno dei partner si pone verso l’altro come colui che risponderà positivamente a tali aspettative, proponendo tanto a se stesso quanto all’altro un’immagine ideale di sé che fungerà da attrattiva per l’altro. Questo processo di idealizzazione, che coinvolge tanto i singoli membri quanto la relazione in sé e per sé, costituisce la fase di illusione, definita tale proprio perché le aspettative saranno inevitabilmente disattese, favorendo il passaggio alla successiva fase della delusione. Tale contratto, infatti, andrà rinegoziato nel corso del ciclo di vita della coppia, conducendo a un momento di crisi dal cui esito potranno determinarsi diversi percorsi a seconda della formazione di un secondo contratto, fondato o meno su premesse diverse dal primo. Gli autori sottolineano, infine, come la coppia possa superare tale fase di crisi in relazione alla «possibilità o meno di rinnovare su basi “nuove” il primo contratto» [1, p. 26]. Il modello integrato dei contratti, quindi, non pone la sua attenzione esclusivamente sui vissuti dei singoli individui, ma fa della relazione e dei suoi processi evolutivi il focus principale. Le problematiche della diade non sono, infatti, considerate connesse solo alla struttura intrapsichica di ogni suo costituente ma anche alla componente emotivo-relazionale della coppia che, nel corso del suo ciclo vitale, dovrà essere sottoposta a un processo di rinegoziazione.

Caillé sottolinea come non sia possibile parlare di coppia senza tenere in considerazione la presenza di un terzo elemento, tale per cui “uno più uno fanno tre”. Quest’ultimo viene chiamato dall’autore assoluto di coppia con cui esso fa riferimento «alla rappresentazione condivisa che i due partner hanno della loro coppia e su cui si struttura il loro sentimento di appartenenza» [2]. Tale concetto è alla base dell’esistenza della coppia stessa, rappresentandone il modello fondatore. È l’assoluto di coppia, infatti, a definire i confini tra i partner, e in sua assenza i membri della diade rimarrebbero estranei l’uno all’altro. Esso include l’insieme di scambi interattivi e comunicativi che si ripetono nel tempo e il livello mitico della relazione. Tra i membri della coppia e il loro assoluto si struttura un equilibrio dinamico, caratterizzato da continue interazioni e conseguenti cambiamenti tra i partner e il loro modello relazionale. La relazione circolare tra la coppia e il proprio assoluto può essere generatrice di stagnazione o metamorfosi. Caillé, infine, sottolinea come la patologia di coppia sarebbe determinata da quelle condizioni in cui i membri della diade perdono il contatto con tale elemento terzo, oppure finiscono per misconoscerlo o cancellarlo dall’esistenza. Per tale ragione l’intervento terapeutico avrà lo scopo principale di riportare in seduta questo assoluto, sostenendo entrambi i partner nell’esplorazione e nell’interazione con il suddetto.

Anche Vittorio Cigoli pone la relazione di coppia come focus principale del suo intervento clinico. Egli sottolinea come quest’ultima rappresenti «un incontro di differenze e incastro di storie generazionali» che va ben al di là della semplice somma dei partner e non può essere associata esclusivamente a un sottosistema familiare o a un microgruppo [7]. La relazione, infatti, non scaturisce dalla sola motivazione individuale dei partner e neanche dall’incontro interpersonale tra gli stessi, ma attraverso quest’ultimi acquista una dimensione propria, costituendosi come realtà terza in grado di influenzare tanto le motivazioni quanto i rapporti tra i membri della coppia. Cigoli si sofferma, quindi, sulla relazione in quanto tale, distinguendo tre diverse modalità di legame - la reciprocità, la similarità e la divisione di parti - ciascuna con proprie caratteristiche in relazione alla formazione o meno del noi di coppia, concetto con cui allude proprio a tale realtà terza.

Alfredo Canevaro, infine, si focalizza su un’ottica trigenerazionale, sottolineando l’influenza che le famiglie d’origine hanno sulla coppia e sul suo funzionamento. Secondo l’autore, infatti, «quando un uomo e una donna formano una coppia, in realtà uniscono i due sistemi familiari di appartenenza, i quali interagiscono attraverso questo vincolo, lo influenzano e lo modificano in un patto sancito dalla società» [5, p. 9]. Canevaro, quindi, distingue il vincolo di alleanza proprio della coppia, da quello di filiazione, che fa invece riferimento all’unione dei partner con la propria famiglia d’origine e successivamente con i propri figli. Tra questi vincoli si stabilisce una relazione inversamente proporzionale, tale per cui più quello di alleanza viene a rafforzarsi, più andrà invece a indebolirsi quello di filiazione. Man mano quindi che il primo si consolida, con la formazione di un clima di complicità e di specifiche regole tra i membri della coppia, verrà marcata la distanza con le proprie famiglie di origine e con i propri figli. Tale dinamica favorisce la differenziazione intergenerazionale, elemento indispensabile, la cui perturbazione comporta l’emergere di un quadro sintomatologico a carico di una delle tre generazioni. L’intervento clinico sulla coppia avrà lo scopo di sbloccare eventuali malfunzionamenti di questo asse, coinvolgendo entrambe le famiglie di origine, separatamente e in assenza dell’altro coniuge.

Come premesso, tuttavia, il principale elemento sul quale si fonda il nostro lavoro è costituito dalle tre aree della coppia, teorizzate da M.G Cancrini e L. Harrison [1]. Le autrici sottolineano, infatti, come per definirsi tale una coppia debba condividere tre sottosistemi, sessuale emotivo e sociale.

1. Il sottosistema sessuale rimanda alla natura e alla qualità dei rapporti sessuali tra i membri della coppia.

2. Il sottosistema emotivo si sostanzia nel mettere in atto gesti affettuosi, nella reciproca capacità da parte dei membri della coppia di parlare di sé all’altro e di parlare dell’altro, nonché di esprimere emozioni sia positive che negative, come forma di scambio emotivo anche critico.

3. Il sottosistema sociale, infine, rimanda all’insieme di contatti che la diade ha, come coppia e non come singoli individui, con l’esterno, a esclusione delle famiglie di origine.

Tali sottosistemi sono in rapporto di causalità circolare tra di loro e non possono essere tenuti separati; il malfunzionamento di uno, quindi, influenzerà anche gli altri, sebbene ciascun sottosistema possa svolgere una funzione vicaria e compensare momentaneamente gli altri. Tale processo compensatorio, infatti, potrà perdurare solo per tempi ridotti, a seguito di condizioni transitorie; a lungo andare si creerà, comunque, disfunzionalità nella coppia che per funzionare adeguatamente dovrà avere tutti e tre i sottosistemi attivi e soddisfacenti.

Cancrini e Harrison, inoltre, definiscono tre stadi del ciclo vitale della coppia:

1. unione-fusione, che rimanda all’individuazione della coppia rispetto al resto del mondo attraverso un processo fusionale;

2. stadio della quotidianità, in cui abbiamo confini permeabili e avviene lo scambio tra la coppia e il resto del mondo; è anche la fase in cui si instaurano e si stabilizzano le regole di coppia;

3. fase di separazione, legale o per morte di uno dei coniugi.

Il primo e il terzo stadio comportano un consistente stress, con ampi movimenti di riorganizzazione personale, duale e con le rispettive famiglie d’origine; il secondo si caratterizza per una maggiore stabilità.

Le autrici, infine, sottolineano come «le relazioni di coppia dovrebbero basarsi sull’uguaglianza e la parità» [1, p. 36]. Più alto sarà, quindi, il numero di aree parietarie e più la relazione tra i partner sosterrà un processo di individuazione esente da rigidità di ruolo. Il malfunzionamento della coppia appare evidente, invece, in condizioni quali, per esempio, le relazioni complementari rigide, dove uno dei due membri si pone sempre in una posizione dominante e l’altro in una dipendente, e le escalation simmetriche, in cui entrambi «fanno a gara per dimostrarsi, reciprocamente, di essere sempre più uguali» [1, p. 32]. I partner, quindi, devono essere in grado di porsi alternativamente in una posizione di dipendenza subalterna, senza che vi siano sbilanciamenti troppo rigidi. La patologia della coppia nasce, infatti, «da un conflitto tra le esigenze dell’individuo e quelle della coppia, quando l’eccessiva dipendenza o l’eccessiva autonomia annullano o minacciano l’esistenza stessa della coppia» [1, p. 60]. Quest’ultima deve, altresì, rifuggire da estenuanti discorsi su se stessa o sulla relazione, evitando, quindi, continue lotte per definire la relazione e per definirsi nella relazione.

Nella valutazione dell’andamento del percorso terapeutico appare di grande rilevanza, quindi, attenzionare tali elementi. Per tale motivo, infatti, ci si è posti lo scopo di creare uno strumento di Assessment in grado di fornire uno specchio della situazione in essere, di cui il clinico potrà avvalersi per attenzionare tali dinamiche di coppia e la loro evoluzione terapeutica.

OBIETTIVI

Sulla base dello stato dell’arte, l’obiettivo della suddetta ricerca è quello di indagare quali comportamenti i membri di una coppia considerino caratterizzanti ciascuna delle tre aree del funzionamento di coppia, con il fine ultimo di creare uno strumento di assessment.

Tale strumento mira ad assolvere a un triplice scopo: fornire anzitutto al clinico la possibilità di ricavare informazioni sul funzionamento della coppia, quali il grado di accordo delle risposte fornite dai partner, quali oggettivazioni dei loro personali punti di vista sulla relazione, utili sia nella costruzione delle strategie che degli obiettivi terapeutici.

In seconda istanza, la somministrazione in particolari momenti della terapia può risultare essenziale per il monitoraggio dell’andamento della terapia e per la valutazione dei comportamenti che la coppia mette in atto nel corso del processo terapeutico.

Lo strumento può essere efficace, infine, per fornire ai pazienti i feedback necessari per raggiungere una piena consapevolezza dei cambiamenti raggiunti.

METODOLOGIA E PROCEDURE

I dati empirici sono stati raccolti attraverso interviste semi-strutturate, condotte e analizzate secondo un approccio qualitativo basato sulla Grounded Theory (GT) di tipo costruttivista [8].

La GT prevede che «osservazione ed elaborazione teorica procedano di pari passo, in un’interazione continua» [9].

L’approccio della ricerca è di tipo bottom-up, procedendo dai dati alla teoria: la circolarità rappresenta la caratteristica fondamentale in quanto «non vi è interruzione tra raccolta e analisi dei dati ma una continua riflessione sul processo di ricerca» [10].

In quest’ottica, l’indagine ha inizio da un assunto generale; procedendo con la ricerca, tale assunto «prende forma, e dai dati si deduce la teoria che sottende contestualmente alla specifica ricerca» [11].

La GT è, quindi, una metodologia finalizzata a sviluppare induttivamente una teoria fondata su dati empirici, che descriva e sistematizzi i processi psicologici alla base del fenomeno che si desidera indagare. Il metodo GT non ha dunque l’obiettivo di testare ipotesi predefinite attraverso il confronto con i dati, ma di ricostruire il processo sottostante, privilegiando il punto di vista diretto del campione e producendo una conoscenza aderente alle specificità del contesto [12].

Lo studio ha seguito un metodo analiticamente descrittivo, adottando un’approssimazione induttiva che utilizza una serie sistematica di procedure (codifica aperta, assiale e selettiva) per elaborare un quadro concettuale per i processi d’interesse [13,14].

Come già anticipato, la ricerca ha seguito le procedure di base della GT costruttivista, un approccio diverso dalla classica GT poiché, in questa innovativa versione di GT, è contemplata la presenza di una conoscenza precedente [15].

In tal senso ci si è basati su un background teorico e una domanda specifica: quali comportamenti, nella loro totalità, siano rappresentativi di ciascuna area di coppia tali da influenzarne il funzionamento, aree segmentate dalla letteratura sistemica di riferimento citata nella parte introduttiva della ricerca.

Questo approccio differisce dalla prospettiva classica, la quale implica che tali punti di vista preesistenti dovrebbero recedere sullo sfondo rispetto all’analisi [16].

La GT costruttivista ha permesso di evidenziare i comportamenti che ogni membro della coppia considera come caratterizzanti ciascuna area di coppia (sessuale, sociale e affettiva). Secondo questa metodologia la raccolta e l’analisi dei dati procedono di pari passo: quest’ultimi, infatti, vengono analizzati subito dopo essere stati raccolti. In questo modo, il campione non è definito una volta per tutte dal disegno di ricerca iniziale, ma è progressivamente rivisto alla luce dei dati emergenti in una ottica evidentemente circolare, caratteristica tra le più rilevanti della GT. Seguendo il criterio della “saturazione teorica”, il campionamento continua fino a quando non si raggiunge una sostanziale ridondanza informativa, ossia nessuna nuova informazione di interesse per lo studio emerge dai dati. Nella nostra indagine, riteniamo di aver raggiunto la saturazione teorica grazie alla partecipazione di 50 coppie.

Tale metodologia è stata scelta proprio perché più affine al nostro approccio teorico di matrice sistemico-relazionale, rispetto al classico metodo sperimentale. Essa, infatti, dà vita a un processo di causazione reciproca sempre più complesso tra le variabili in gioco, al punto che, una volta dato avvio a tale processo circolare, non è più possibile individuare l’inizio e la fine, ma solo un sistema in cui le variabili presenti si influenzano reciprocamente. Ciò ci riconduce al concetto di causalità circolare, aspetto alla base del pensiero sistemico relazionale che fonda lo studio dei fenomeni, e in particolare dei comportamenti, sull’osservazione del sistema. Come sostiene Von Bertalanffy, infatti, «i sistemi hanno numerose proprietà, in particolare i sistemi cibernetici, ovvero quei sistemi regolati dalla retroazione e dalla causalità circolare, sono una sottoclasse ristretta di sistemi generali» [17, pp. 125-136].

Il concetto di causalità circolare trova applicazione nello studio della comunicazione umana, in particolare negli aspetti pragmatici della stessa, come espresso nel relativo testo di Watzlawick, Beavin e Jackson che sottolineano: «I modelli di comunicazione sono circolari in quanto la logica di tali sistemi ci costringe ad abbandonare la nozione che l’evento a, per esempio, viene per primo e che l’evento b è determinato dal verificarsi di a, poiché commettendo lo stesso errore di ragionamento si potrebbe dire che l’evento b precede a, a seconda di dove si scelga, sempre arbitrariamente, di interrompere la continuità del cerchio» [18, p. 38].

Pertanto, l’utilizzo di questa metodologia all’interno di questo lavoro ha lo scopo di promuovere e favorire l’espressione dei comportamenti che lui e lei valutano come rappresentativi della loro relazione.

Campione

La procedura ha coinvolto 50 coppie, per un totale di 100 individui di età compresa fra i 26 ed i 60 anni. I partecipanti sono stati reclutati in maniera casuale da una popolazione, con una gamma limitata di caratteristiche etniche, socio-economiche e culturali. Tutti i partecipanti hanno firmato il consenso informato in cui sono stati spiegati gli obiettivi e le caratteristiche della ricerca, nonché i dettagli relativi alla protezione dei dati personali secondo quanto stabilito dal Regolamento (UE) 2016/679.

Procedura di somministrazione

L’approccio della GT costruttivista permette di aumentare la comprensione dell’oggetto di studio e generare domande in grado di orientare la raccolta e l’analisi dei dati. Per tale ragione, a ciascun individuo, in setting individuale e attraverso auto-somministrazione, è stato chiesto di rispondere a una intervista semi-strutturata, atta a indagare quali comportamenti, secondo la propria personale esperienza di coppia, rappresentassero ciascuna area (evidenziate dalla letteratura e riportate in forma sintetica nella parte introduttiva).

Analisi dei dati e risultati

Ciascuna intervista è stata letta e analizzata, in modo indipendente, da quattro ricercatori coinvolti nella rilevazione (due di genere femminile e due di genere maschile).

Le analisi delle interviste sono state realizzate in accordo con la metodologia GT.

Nella prima fase (codifica aperta) è stata eseguita una codifica per ciascun comportamento, abbinando ogni tema emergente a uno specifico codice, quanto più fedele e descrittivo dell’esperienza dei soggetti.

Nella successiva fase di analisi (codifica assiale) sono state progressivamente costruite categorie di comportamento più ampie, in grado di comprendere una maggiore variabilità delle esperienze emergenti rispetto a ciascuna area di coppia.

La terza e ultima fase di analisi (codifica selettiva) ha visto l’identificazione di connessioni tra le categorie comportamentali, portando così a una maggiore astrazione dai dati empirici e all’individuazione dei “core-behavior”, cioè i comportamenti nodali che inglobano gli altri emersi delle analisi dei dati precedenti.

La saturazione teorica è stata considerata raggiunta quando non sono emersi nuovi temi per ciascuna area. I ricercatori che hanno condotto l’analisi hanno condiviso e discusso i risultati nel corso di diversi incontri, nel corso dei quali si sono concordati i comportamenti da inserire nel modello finale.

Tale modello finale ha previsto un set di 15 comportamenti per ciascuna area di coppia, per un totale di 45 comportamenti. Quanto emerso dal processo di modellizzazione è stato successivamente trasformato in un numero corrispondente di item rappresentativi della nostra proposta di strumento di assessment.

Ciascuno di tali comportamenti è stato poi suddiviso in due item, chiamati rispettivamente “A” e “B”, ove A si riferisce ai comportamenti agiti da chi compila il questionario e B a quanto percepito da quest’ultimo circa il rispettivo partner (Box 1.1, Box 1.3): il questionario prevede, altresì, che ciascun membro della coppia esprima il suo grado di accordo con le affermazioni proposte attraverso una scala likert a 4 punti (Box 1.2).

Allo strumento è stata allegata una sezione iniziale per la raccolta dei dati socio-anagrafici utile a ottenere informazioni circa le variabili socio-anagrafiche (Box 2).




CONCLUSIONI

La ricerca, svolta attraverso la GT di tipo costruttivista, ha permesso di costruire uno strumento di assessment composto da un set di comportamenti rappresentativi delle tre aree di coppia.

Lungi dal voler dare giudizi di valore su ciò che rende una coppia “buona” o “cattiva”, la creazione del questionario in ambito clinico può risultare utile per svolgere un’indagine su come i partner si percepiscono in rapporto reciproco e si autopercepiscono.

Può suggerire al clinico, altresì, la possibilità di raggiungere spunti per i colloqui successivi e per comprendere se i partner hanno una visione condivisa riguardo alla loro relazione, divenendo utile sia nella costruzione delle strategie che degli obiettivi terapeutici.

Come chiarito precedentemente, inoltre, la somministrazione in particolari momenti della terapia può risultare essenziale per il monitoraggio dell’andamento della terapia e per la valutazione dei comportamenti che la coppia mette in atto nel corso del processo terapeutico.

Lo strumento può essere efficace, infine, per fornire ai pazienti i feedback necessari per raggiungere una piena consapevolezza dei cambiamenti raggiunti.

L’utilizzo clinico del QAC permetterà ai ricercatori di verificare l’effettivo raggiungimento degli obiettivi auspicati.

Una prima fase pilota di sperimentazione ha, attualmente, permesso di evidenziare un ulteriore valore dello strumento: la sola presentazione, durante il primo colloquio, del questionario sembra rappresentare una situazione di apprendimento di nuovi rapporti tra contesti, significati, comportamenti ed emozioni, promuovendo una descrizione più puntuale della coppia.

L’esposizione al questionario, infatti, appare possedere un valore trasformativo: sembrerebbe suggerire un più preciso punto di vista e sollecitare nuove battute di fronte a un copione cristallizzato e rigido attivando inediti apprendimenti, emozioni che già ci sono e si evidenziano in altri contesti e potrebbero evidenziarsi se liberati dalla rigidità del copione che riguarda la relazione di coppia e non solo il singolo.

Sarà comunque necessaria una più lunga fase di sperimentazione clinica per verificare l’aderenza del questionario agli obiettivi proposti.

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