Tre generazioni di Bateson: dalla genetica ai warm data


Massimo Giorgini1


1Dottore in Fisica, dottore in Filosofia, dottore in Psicologia.


Riassunto. Ripercorrere la storia della famiglia Bateson ci svela come il pensiero ecologico elaborato da Gregory non sia nato dal nulla. Il suo approccio scientifico proviene dalle conversazioni, avute con il padre William fin dall’infanzia, che hanno modellato il suo modo di pensare. A conferma di questa trasmissione di idee avvenuta nell’ambito familiare, il lavoro di Gregory è stato ulteriormente sviluppato dalle sue due figlie: Mary Catherine lo ha aiutato nella stesura dei suoi ultimi due libri e Nora sta dando un notevole impulso alla divulgazione e all’applicazione del pensiero sistemico ed ecologico del padre. Gregory, come William, era solito intrattenere lunghe conversazioni con le sue figlie fin dalla più tenera età, lasciando in questo modo una traccia indelebile e preziosa nel loro modo di pensare. Negli ultimi anni, Nora ha dato un notevole impulso a questa “eredità” ricevuta dal padre, elaborando nuove parole, concetti teorici e metodi per favorire la comprensione dei sistemi complessi. Il metodo del Warm Data Lab rappresenta la sua innovazione più interessante e promettente. Lo scopo di questo metodo è quello di accrescere l’apprendimento della complessità nei diversi ambiti della vita, innalzando la capacità di rispondere alle grandi crisi sistemiche della nostra epoca.


Parole chiave. Bateson, symmathesy, warm data.


Summary. Three generations of Bateson: from genetics to warm data.

The Bateson family’s path reveals how the ecological way of thinking developed by Gregory did not come out of nothing. His scientific approach comes from the conversations he had with his father William since childhood, which have shaped his way of thinking. To confirm this transmission of ideas that took place in the family, Gregory’s work has been further developed by his two daughters: Mary Catherine helped him in the drafting of his last two books and Nora is giving a significant boost to the dissemination and to the application of her father’s systemic and ecological thinking. Gregory, like William, used to have long conversations with his daughters from an early age, thus leaving an indelible and precious trace in their way of thinking. In recent years, Nora has given a significant boost to this “legacy” received from her father, developing new words, theoretical concepts and methods to facilitate the understanding of complex systems. The Warm Data Lab method represents her most interesting and promising innovation. The purpose of this method is to increase the learning of complexity in the different areas of life, enhancing the ability to respond to the great systemic crises of our time.


Key words. Bateson, symmathesy, warm data.


Resumen. Tres generaciones de Bateson: de la genética a los warm data.

Remontar la historia de la familia Bateson revela cómo el pensamiento ecológico desarrollado por Gregory no surgió de la nada. Su enfoque científico proviene de las conversaciones que mantuvo con su padre William desde la infancia, que han moldeado su forma de pensar. Para confirmar esta transmisión de ideas que tuvo lugar en la familia, el trabajo de Gregory ha sido desarrollado por sus dos hijas: Mary Catherine lo ha ayudado en la redacción de sus dos últimos libros y Nora está dando un impulso significativo a la difusión y aplicación del pensamiento sistémico y ecológico del padre. Gregory, como William, solía tener largas conversaciones con sus hijas desde temprana edad, dejando así una huella imborrable y preciosa en su forma de pensar. En los últimos años, Nora ha dado un impulso considerable a este “legado” recibido de su padre, desarrollando nuevas palabras, conceptos teóricos y métodos para facilitar la comprensión de sistemas complejos. El método Warm Data Lab representa su innovación más interesante y prometedora. El propósito de este método es incrementar el aprendizaje de la complejidad en los diferentes ámbitos de la vida, elevando la capacidad de respuesta a las grandes crisis sistémicas de nuestro tiempo.


Palabras clave. Bateson, symmathesy, warm data.


INTRODUZIONE

Il filo conduttore di questo articolo è l’evoluzione del pensiero ecologico nella famiglia Bateson e l’idea centrale è che questo tipo di pensiero possa giocare un ruolo importante nella comprensione dei problemi complessi che ci troviamo ad affrontare in questo momento storico. Gregory Bateson sosteneva, e lo sostiene oggi sua figlia Nora Bateson, che il modo di pensare prevalente è ancora di tipo meccanicistico e riduzionista. Anche la parola “sistemi” è stata ingegnerizzata, basti osservare come spesso venga associata a diagrammi composti da cerchi e da frecce, che non possono rappresentare la reale complessità degli esseri viventi. Con questo modo di pensare non possiamo nemmeno avvicinarci alla comprensione di un organismo, degli ecosistemi o dei sistemi sociali. Questo è uno dei motivi per cui a livello politico, economico e sociale prendiamo continuamente decisioni semplicistiche che provocano tanti danni ai sistemi naturali e, in definitiva, a noi stessi e al nostro benessere. Come esseri umani abbiamo bisogno di imparare a pensare in modo ecologico per avere qualche possibilità di superare la crisi sistemica in cui ci troviamo invischiati [1]; abbiamo bisogno di imparare a immergerci nella complessità delle informazioni relazionali, che Nora Bateson ha chiamato warm data, per poterne uscire con una comprensione più ampia e profonda, che ci consenta di prendere decisioni con umiltà e saggezza.

«La discendenza non è lineare. All’inizio, pensavo di essere soltanto me stessa. Selvaggia e ribelle e sola. Poi ho riconosciuto le MIE idee nel lavoro di mio padre e mi sono arresa alla possibilità che ci fosse stata una trasmissione attraverso l’osmosi o l’insegnamento (o qualcosa del genere). Poi, grazie ai miei figli, ho scoperto che mio padre era stato fortemente influenzato da suo padre, in un nastro di Möbius di contesti generazionali» [2, p. 51].

Il pensiero sistemico ed ecologico elaborato da Nora Bateson proviene da una lunga storia che ha attraversato tre generazioni della sua famiglia. Il grande lavoro di ricerca è stato fatto dal padre Gregory, che nel corso della sua vita, attraversando diverse discipline di studio (zoologia, antropologia, psicologia, filosofia, logica, cibernetica), ha elaborato il nucleo di quello che possiamo definire un modo originale di vedere e di esplorare i sistemi complessi. Ma Gregory non è partito dal nulla: era consapevole di aver ereditato il suo approccio scientifico dal padre William, che era solito intrattenerlo fin dall’infanzia in conversazioni che hanno modellato il suo modo di pensare.

L’eredità di William fortunatamente non è andata perduta ed è stata trasmessa da Gregory alle sue figlie, Mary Catherine e Nora, che sono state le protagoniste di dialoghi che il padre amava avviare quotidianamente in famiglia.

UN PENSIERO CRESCIUTO IN “FAMIGLIA”

William Bateson (Whitby, 8 agosto 1861 - Londra, 8 febbraio 1926) riveste un ruolo importante nella storia della genetica e divenne famoso per la divulgazione delle ricerche di Mendel nei paesi di lingua inglese. La grande ammirazione per il lavoro di Gregory Mendel lo portò persino a chiamare con lo stesso nome il suo terzo figlio. William, inoltre, fu il primo a suggerire la parola “genetica” per descrivere lo studio dell’ereditarietà e della scienza della variazione in una lettera personale ad Adam Sedgwick, datata 18 aprile 1905. Egli usò pubblicamente il termine “genetica” alla Terza Conferenza Internazionale sull’ibridazione dei vegetali a Londra nel 1906.

Gregory Bateson sentiva una forte riconoscenza verso il padre per tutto ciò che gli aveva insegnato. In particolare egli raccolse da lui le convinzioni e il modo di pensare che lo aveva portato a svolgere le sue prime ricerche, in cui esplorò i problemi delle forme degli animali, della simmetria, della segmentazione, della ripetizione in serie di parti. Inoltre Gregory sosteneva di aver appreso i principi fondamentali del pensiero scientifico principalmente attraverso le conversazioni con suo padre e in particolare grazie alle sfumature e ai sottintesi dei suoi discorsi. Nonostante William non avesse una formazione specifica nei campi della filosofia, della matematica e della logica, gli trasmise qualcosa di tutte queste discipline.

La vita di Gregory Bateson (Grantchester, 9 maggio 1904 - San Francisco, 4 luglio 1980) fu caratterizzata da numerosi cambiamenti e difficoltà, sia in ambito personale che professionale: una vita complessa, ma ricca di esperienze e di incontri, che gli consentirono di approfondire diverse discipline scientifiche: zoologia, antropologia, cibernetica, psicologia, logica, epistemologia. La profonda convinzione, ereditata dal padre, che ci fosse una fondamentale unità nei processi dei diversi fenomeni naturali permise a Gregory di passare da una disciplina all’altra con molta semplicità e di trasferire i suoi apprendimenti da un campo all’altro, mettendo in evidenza quella “struttura che connette” di cui parlò nella fase finale della sua carriera e della sua vita.

Dopo una laurea in Scienze Naturali, a seguito di un viaggio di studi sulle orme di Charles Darwin alle Galapagos, inizia il primo periodo di studi dedicati all’antropologia. Nel 1931 ritornò in Nuova Guinea per studiare il Naven, un rituale di travestimento sessuale in uso tra gli Iatmul. Durante questa ricerca conobbe l’antropologa Margaret Mead e tra i due cominciò un intenso scambio intellettuale, che presto si trasformò in una relazione sentimentale. I due si sposarono nel 1936 e intrapresero una nuova spedizione di ricerca a Bali. La figlia di Gregory e Margaret, Mary Catherine Bateson, nacque l’8 dicembre 1939.

Negli anni ‘60 Bateson orientò sempre di più le sue ricerche verso la comunicazione animale; per questo motivo nel 1963 si trasferì con la sua terza moglie, Lois Cammack, alle Isole Vergini, nel Communication Research Institute e poi alle Isole Hawaii, presso l’Oceanic Institute per compiere ricerche sui polipi e sui delfini. Nel 1969, dal terzo matrimonio nacque Nora Bateson.

Mary Catherine ha dato un notevole contribuito alla raccolta e alla divulgazione dell’eredità scientifica e culturale del padre. Nel libro “Con occhi di figlia: ritratto di Margaret Mead e Gregory Bateson” pubblicato nel 1984 [3], Mary Catherine ha descritto la relazione con suo padre durante gli anni dell’infanzia. Nel libro racconta come Gregory avesse una sorta di ammirazione per la grazia del mondo vivente, ovunque e comunque si manifestasse. Ricorda anche, con affetto e riconoscenza, i loro dialoghi che cominciavano con l’osservazione degli organismi naturali per poi ampliare la riflessione sui processi e le strutture generali del mondo biologico. Gregory Bateson, che aveva sin da piccolo imparato a osservare, descrivere, contemplare gli animali e le piante grazie ai dialoghi con il padre, rielaborò in chiave estetica l’educazione scientifica ricevuta in famiglia, affermando che non fosse difficile generalizzare questa modalità: «Un bambino e un adulto possono scoprire interi mondi curvandosi assieme a guardare sotto i fili d’erba o osservando i granchi che guizzano veloci in una pozza lasciata dalla marea» [3, p. 11].

I dialoghi tra padre e figlia non si sono conclusi con l’infanzia, ma sono proseguiti durante tutta la vita di Gregory. Mary Catherine, infatti, è stata una preziosa collaboratrice del padre fino ai suoi travagliati ultimi anni di vita. Nel 1979 lo aiutò a completare la stesura del libro “Mente e Natura” [4], che rappresenta la sintesi unitaria di tutte le sue ricerche, descrivendo la “struttura che connette” tutti i saperi e gli esseri viventi. Gregory ha sottolineato l’importanza di questa collaborazione nei ringraziamenti all’inizio del libro, raccontando «delle critiche illuminanti e delle fatiche concrete» della figlia.

Mary Catherine ha continuato a collaborare e “dialogare” con il padre anche dopo la sua morte, raccogliendo gli articoli e gli appunti del padre per dare vita al libro pubblicato postumo “Dove gli angeli esitano” [5]. Nell’intenzione di Gregory questo sarebbe dovuto essere un libro scritto a quattro mani, ma non ebbe il tempo di concretizzare questo progetto per la morte che sopraggiunse il 4 luglio 1980 a seguito di un peggioramento delle sue condizioni di salute. Gregory si era reso conto che l’unità della natura descritta in “Mente e Natura” era forse comprensibile solo attraverso il genere di metafore utilizzate nella religione e che con le sue scoperte si stava avvicinando a quella dimensione integrale dell’esperienza cui dava il nome di sacro. Il titolo del libro deriva proprio dalla trepidazione di Gregory e Mary Catherine di fronte a un argomento tanto delicato, importante e, spesso, fonte di manipolazione, oscurantismo, fraintendimenti, divisioni.

Nora Bateson, la figlia più giovane di Gregory, da anni sta portando avanti con grande impegno e passione la divulgazione e l’evoluzione del pensiero del padre, utilizzando le sue doti artistiche e le sue capacità di comunicazione. Fin da bambina Nora ha “respirato” il modo di pensare del padre e la sua capacità di imparare da ogni esperienza e relazione: giocando con un cane, osservando i pesci di un acquario, dalle conversazioni con altri scienziati, dalla poesia e dall’arte. Ha imparato in modo diretto e per imitazione che non si finisce mai di apprendere.

«Per me il contrasto tra casa e scuola era estremo. Tanto per cominciare, il protocollo di conversazione della cena era basato sull’idea che chiunque, compresi i bambini, fosse perfettamente in grado di dare (e addirittura ci si aspettava che desse) contributi preziosi alla discussione. Un pensiero superficiale era un pensiero superficiale, indipendentemente dall’età o dalla notorietà di chi lo aveva espresso. Tutti noi eravamo consapevoli che l’obiettivo della nostra interazione non era quello di provare nulla, o di ricevere complimenti per essere ben informati in una determinata materia, ma piuttosto di imparare qualcosa, forse anche inciampare insieme in una nuova comprensione» [2, p. 65].

Gregory ha mantenuto anche con Nora l’abitudine di avere dialoghi sui comportamenti degli esseri viventi che osservavano durante le passeggiate nella natura. Alla domanda di come sia stato averlo come padre e maestro Nora ha risposto in questo modo: «Tutto quello che mi ha insegnato, come era nel suo stile, era in forma di storie. Non mi trasmetteva conoscenze, ma percezioni, un modo di guardare le cose e il mondo. Fu molto intenso, sapeva che non avremmo condiviso molto tempo. Gli piaceva molto parlare coi bambini, perché non sono limitati e corrotti da quella che chiamava l’istruzione distruttiva» [6].

All’università Nora decise di studiare cinema e non antropologia per distinguersi dal padre e trovare la sua strada. Ma nel 2004, aiutando Mary Catherine a reperire dei video di Gregory per un convegno, è nata in lei l’idea di realizzare un film sul padre. Questa idea si è sviluppata nel tempo e si è concretizzata nel 2010 con la distribuzione del film documentario “An Ecology of Mind” [7], realizzato con l’intento di offrire agli spettatori una lente attraverso la quale guardare il mondo, lente che influenza non solo il modo in cui percepiamo il mondo, ma anche come interagiamo con esso.

Lo scopo di Nora con questo film è stato quello di divulgare, presso un pubblico più ampio, la vasta e continua influenza che il pensiero di Gregory ha avuto sul lavoro di una gamma di discipline sorprendentemente ampia, che va dall’antropologia alla psichiatria, dalla scienza dell’informazione alla cibernetica, dalla pianificazione urbana alla biologia e all’ecologia, sfidando le persone a pensare in modi nuovi. Nora si è proposta anche di dimostrare che le sue idee, che ci descrivono come parte integrante di un sistema più ampio, non sono importanti solo per gli aspetti teorici e accademici, ma possono ispirare le persone a cambiare stile di vita.

Il successo e il grande interesse verso il pensiero di Bateson ha convinto Nora a proseguire nel suo lavoro di ricerca e di divulgazione. A questo scopo nel 2014 è nato in Svezia l’International Bateson Institute (IBI) di cui Nora è presidente. L’IBI è una fondazione senza scopo di lucro dedicata alla ricerca transcontestuale in ecologia, economia, cambiamento sociale, salute, istruzione e arte. Nora inoltre ha raccolto una prima sintesi delle sue ricerche nel libro “Small arcs of larger circles: framing through other patterns” [2], che integra riflessioni e approfondimenti rigorosi con il linguaggio dell’arte e della poesia.

CONTRIBUTI TEORICI DI NORA BATESON

Descrizione transcontestuale

Nora Bateson, nel suo lavoro di ricerca sul pensiero ecologico, è arrivata a ridefinire o creare nuovi termini per descrivere meglio la complessità della vita. Uno di questi è la parola transcontestuale, già utilizzata da Gregory Bateson in relazione alla teoria del doppio legame.

In una prima fase del suo lavoro Nora Bateson si era focalizzata sulla mancanza del “contesto” nelle pratiche di ricerca in ambito accademico e scientifico, dove l’attenzione è focalizzata quasi esclusivamente sulle “cose” piuttosto che sulle loro relazioni contestuali. Poi si rese conto che anche il singolo contesto non è sufficiente per cogliere appieno la vitalità dei sistemi viventi, che sono sempre in relazione con più di un contesto.

Per questo la descrizione transcontestuale rappresenta un punto di partenza importantissimo per comprendere meglio l’interdipendenza che caratterizza i sistemi viventi. Grazie a essa si aprono nuovi livelli di informazioni che sarebbero ignorati e perduti nel caso del singolo contesto. La descrizione transcontestuale richiede un’integrazione della descrizione multipla che raccogliamo dai diversi punti di vista e questo consente di non perdere i contributi provenienti dalle diverse prospettive e dai diversi contesti. Si tratta di un lavoro molto complesso e difficile, ma Nora ritiene che sia possibile portarlo avanti con il rigore richiesto a una ricerca scientifica. Tuttavia non è una ricerca che può essere condotta da una persona sola: è necessario che venga condotta da un gruppo di ricerca formato da persone con diverse competenze e diversi punti di vista per arricchire le prospettive ed esplorare l’interdipendenza esistente tra i diversi contesti.

Secondo Nora Bateson, nell’epoca che stiamo vivendo non ci possiamo permettere il lusso di trascurare e di perdere le relazioni transcontestuali. La sua proposta è di diventare sempre più familiari con l’interdipendenza transcontestuale, che ci permette di avere intuizioni e comprensioni altrimenti impossibili da raggiungere; ma avvicinarsi a un campo di studio così ampio e complesso richiede, oltre al rigore, una buona dose di umiltà.

«Senza queste informazioni vengono fatti errori, le semplificazioni abbondano e una piattezza insipida pervade la nostra indagine. Con un approccio transcontestuale l’indagine continua a non essere facile, ma è arricchita da diverse prospettive e conoscenze. C’è tossicità nel piatto torpore dello studio di una singola dimensione; lo studio diventa vivo nella fusione dei contesti» [2, p. 81].

Lo studio e la ricerca diventano vivi perché la vita stessa è un processo transcontestuale: fare ricerca in questo modo significa immergersi pienamente nella vitalità di ciò che viene studiato.

Arte e complessità

L’arte occupa un posto di primaria importanza nella storia della famiglia Bateson. Già William, il padre di Gregory, aveva un’altissima considerazione per l’arte in tutte le sue forme, espressa con le frasi riportate da Nora nel suo libro “Small arcs of larger circles”: «Egli era solito dire che possiamo trovare il genio soltanto in due luoghi: nell’arte e nella natura. E andava avanti aggiungendo che, sebbene la scienza non avrebbe mai potuto raggiungere lo stesso livello di genio, avrebbe dovuto sempre ispirarsi ad esso» [2, p. 90].

Secondo Nora Bateson, nonostante la positiva diffusione del linguaggio sistemico nei circoli scientifici, di fondo si continuano a utilizzare la linearità e i principi meccanicistici del riduzionismo: si ricerca la causa di un problema per poi applicare predeterminate azioni per risolverlo. In altre parole, il vocabolario è cambiato, ma il modo di pensare è rimasto lo stesso.

E allora come arrivare a una scienza veramente sistemica che possa fornirci delle informazioni ampie e approfondite sui sistemi viventi e sociali?

Nora Bateson ritiene che, per arrivare a una scienza veramente sistemica, si possa ripartire da alcuni punti che rendono il modo di fare ricerca del padre Gregory diverso da quello di tanti colleghi che pure si sono occupati di pensiero sistemico. E uno di questi punti risiede nel modo in cui l’arte ispira e integra il lavoro di ricerca scientifica. Gregory considerava l’arte, insieme ai sogni e alle metafore, un modo per espandere e integrare le tante parti della mente, in particolare quelle che stanno al di fuori della nostra mente cosciente. Egli assegnò all’arte il compito di infondere la nostra conoscenza con ciò che chiamava “grazia”, cioè quella semplicità che l’uomo ha perduto a causa della finalità cosciente e dell’autocoscienza.

Nora ha ulteriormente approfondito questo aspetto mettendo in evidenza come l’arte abbia la possibilità di «contestualizzare più livelli di relazione e comunicazione allo stesso tempo, e attraverso il tempo» [2, p. 99], proprio come fa la natura. Grazie all’estetica dell’arte possiamo cogliere i molteplici fili di informazioni interconnesse necessarie per prendere una decisione, al contrario di quello che riescono a fare altri metodi pianificati e ingegnerizzati. In altre parole, l’integrazione dell’arte con la scienza sistemica ci consente di esplorare più agevolmente la complessità della vita e l’interdipendenza tra i contesti multipli.

Symmathesy

La parola “sistemi” nel corso del tempo è stata sempre di più associata a immagini di parti e interi che interagiscono in modo meccanico, poiché il riduzionismo meccanicistico, che permea la nostra cultura, ne ha influenzato profondamente il significato. Se siamo convinti che i sistemi viventi siano costituiti da un meccanismo fatto da parti che interagiscono e che formano un intero, allora è questo che troveremo nella nostra ricerca: daremo un nome alle parti e agli interi e li rappresenteremo in diagrammi e modelli costituiti da immagini geometriche e frecce. Ma in questo modo ci perderemo una parte importante delle informazioni: la comunicazione interrelazionale, l’apprendimento reciproco e le connessioni contestuali: ci perderemo cioè l’essenza di ciò che tiene insieme il sistema nel tempo e lungo la sua evoluzione.

Essendo cresciuta in una famiglia in cui i sistemi erano visti come esseri viventi, vivaci e costantemente in cambiamento grazie alla dinamicità delle loro multiple interrelazioni, Nora non crede che possano essere descritti con il linguaggio dei diagrammi che ne spiegano il funzionamento: «Una foresta non è rappresentabile con un diagramma. Nemmeno una famiglia, un ecosistema, una relazione sentimentale, un’organizzazione» [2, p. 186]. In lei è nata quindi l’esigenza di trovare una parola che mettesse in evidenza i processi di interdipendenza e, in particolare, l’apprendimento reciproco che caratterizza costantemente gli organismi viventi: «L’inclusione dell’apprendimento reciproco nella terminologia è specificamente pensato per spostare la nostra descrizione oltre i modelli dell’ingegneria e dei meccanismi che sono impliciti in molte teorie dei sistemi» [2, p. 168]. Non avendo trovato una parola già esistente che avesse queste caratteristiche, Nora, ha proseguito la tradizione familiare dei neologismi cominciata con il nonno William: ha unito le parole Greche syn/sym (insieme) e mathesi (imparare), creando la parola symmathesy (imparare insieme) [8].

«Una definizione operativa di symmathesy potrebbe essere specificata in questo modo: Symmathesy (sostantivo)

1. Un’entità che si forma nel tempo grazie all’apprendimento reciproco contestuale attraverso l’interazione. Per esempio, un ecosistema a ogni scala, come un corpo, una famiglia, o una foresta, è una symmathesy;

2. il processo dell’apprendimento reciproco contestuale attraverso l’interazione» [2, p. 169].


Questa nuova parola ci aiuta a percepire l’interdipendenza dinamica che è vitale per la salute di ogni sistema e che genera un cambiamento continuo. E inoltre presuppone che ogni cambiamento sia un tipo di apprendimento. Quando cambiano le interrelazioni contestuali di un essere vivente avvengono delle calibrazioni interne che riflettono questi cambiamenti: in altre parole l’essere vivente cambia e apprende continuamente. Con questa proposta Nora ha voluto enfatizzare l’equivalenza tra il processo della vita e l’apprendimento.

Warm data

Un’altra parola che è entrata nel vocabolario delle ricerche portate avanti da Nora Bateson e dai suoi collaboratori all’International Bateson Institute è warm data (“dati caldi”). Questa parola è stata introdotta da Nora Bateson all’inizio del 2012, durante una sessione sui Big Data2 al SAS Institute in North Carolina, quando dichiarò ai suoi colleghi che c’era bisogno di “informazioni contestuali” e per la prima volta si riferì a essi con la parola warm data. Quel momento importante segnò l’inizio della concettualizzazione e dell’esplorazione di un nuovo approccio alla ricerca scientifica sistemica.

Che cosa spinse Nora Bateson a proporre questa nuova parola? Il motivo risiede nel fatto che nel mondo delle organizzazioni istituzionali e aziendali si presta attenzione quasi esclusivamente ai dati numerici, statistici, quantitativi. Da questi dati si estraggono informazioni che poi vengono utilizzate per prendere decisioni. Ma in questo modo si trascurano completamente i dati qualitativi: quelli che riguardano le interazioni relazionali transcontestuali e che arricchiscono enormemente la comprensione di un sistema. E quando prendiamo delle decisioni all’interno di un sistema senza considerare i warm data, pur avendo le migliori intenzioni, potremmo andare incontro a effetti collaterali imprevisti e dannosi per il sistema stesso.

Nella nostra cultura esiste una convinzione diffusa che i big data e l’incremento costante della conoscenza grazie alle nuove tecnologie ci permetta di risolvere tutti i problemi che incontriamo. «Ma il problema con il problem-solving è l’idea che la soluzione sia il punto di arrivo. Nei sistemi complessi non ci sono punti di arrivo, solo intrecci che si diffondono e riorganizzano le situazioni … le compensazioni arrivano come flussi irregolari e non finiscono quando si pensa dovrebbero finire» [2, p. 40].

Il problema è che, a livello globale, nazionale e personale, affrontiamo crisi che sono veramente complesse, in situazioni che hanno variabili multiple in contesti di interdipendenza sempre mutevoli. Alcuni esempi di sistemi viventi complessi sono gli oceani, le città, le famiglie, i sistemi economici, la cultura, la salute dei nostri corpi e i sistemi sanitari. La vitalità di questi sistemi è prodotta da processi multipli nell’interazione transcontestuale e avvicinarsi a essi senza una comprensione di questo olismo creerà cortocircuiti nella complessità e innumerevoli conseguenze non intenzionali.

Ci sono innumerevoli esempi di conseguenze indesiderate quando si cercano soluzioni immediate senza considerare la complessità relazionale. Un esempio classico è quello dell’utilizzo del DDT e di altri antiparassitari, che eliminano il problema degli insetti a breve termine, ma creano tantissimi altri problemi ambientali e di salute nel lungo periodo. Per questo motivo nella ricerca di soluzioni che riguardano gli esseri viventi, oltre ai dati quantitativi, è importante dedicare attenzione ai warm data, che ci consentono di interfacciarci con qualsiasi sistema complesso senza interrompere la coesione delle interdipendenze che gli conferiscono integrità, come accade invece quando si decontestualizza una situazione o un problema.

L’epistemologia prevalente nella scienza in questo momento storico è costituita dalla decontestualizzazione delle informazioni tipica del riduzionismo. Per esplorare i warm data abbiamo bisogno di integrare questa modalità di conoscenza con l’attenzione all’interrelazionalità presente in ogni dato sistema. Mettere al centro della ricerca l’interrelazionalità ci permette di percepire l’interdipendenza presente nelle relazioni transcontestuali: anche questo non è uno scoglio semplice da superare poiché l’abitudine di studiare le cose attraverso discipline “separate” è profondamente radicata nella nostra cultura.

Studiare i warm data significa affidarsi a una conoscenza non obiettiva e standardizzata come quella nata dalla rivoluzione scientifica di Galileo e Newton. Nel caso dei sistemi viventi e dei problemi complessi questo tipo di scienza, che ricerca esclusivamente dei “fatti” oggettivi, non si è dimostrata all’altezza. La ricerca dei warm data include invece l’osservazione degli osservatori, perché i dati derivano sempre dalle lenti specifiche dei ricercatori e le descrizioni dei loro filtri di percezione sono informazioni vitali e non devono essere sterilizzate dai risultati. Anche per questo è importante che siano presenti nel gruppo di ricerca una molteplicità di osservatori con esperienze e percezioni diverse.

Nel campo dell’arte questo passaggio è già avvenuto. Nel 1600, all’epoca della rivoluzione scientifica, le tecniche per rendere perfetta la riproduzione della natura morta venivano costantemente migliorate. Nei secoli successivi divenne chiaro che la perfezione non era abbastanza ed emersero altri tipi di espressione artistica, che si focalizzarono, non tanto sull’oggetto riprodotto, ma piuttosto sull’interiorità di chi percepisce l’oggetto e su altre possibili forme di percezione: impressionismo, espressionismo, surrealismo, modernismo e postmodernismo furono movimenti artistici che esplorarono queste nuove modalità di percezione. Nora Bateson ritiene che sia giunto il momento anche per la scienza di esplorare nuove forme di percezione e informazione.

Criteri della ricerca sui warm data

Come detto in precedenza, lo studio dei warm data permette ai gruppi di persone di imparare insieme a esplorare le innumerevoli sfaccettature dei sistemi complessi.

Per affrontare più efficacemente le sfide di un nuovo tipo di ricerca sui warm data è necessario avere presente quali sono i criteri che la rendono possibile. Sono criteri analoghi, anche se molto diversi, a quelli stabiliti per lo studio delle informazioni quantitative con il metodo scientifico nato nel 1600, che si basa su fenomeni oggettivi, misurabili e ripetibili. Nora Bateson ha messo in evidenza sette caratteristiche [10] che permettono di esplorare e di conoscere i warm data.

1. Osservare l’osservatore

Per questo tipo di dati l’osservatore è tutt’altro che neutro e svolge un ruolo importante: i Warm data infatti non sono oggetti da misurare indipendenti da chi osserva. In qualsiasi contesto capita spesso che le persone abbiano opinioni diverse su ciò che accade: le lenti percettive sono soggettive e differiscono le une dalle altre. Nella ricerca sui Warm data l’obiettivo non è di arrivare alla “verità”, bensì di giungere a formulare delle descrizioni più chiare delle relazioni tra i contesti e le parti del sistema.

2. Descrizioni multiple

Per studiare sistemi caratterizzati da processi e contesti di interdipendenza è importante far emergere delle descrizioni multiple che si creano osservandoli da più punti di vista e da contesti differenti. Le descrizioni multiple hanno l’effetto sia di rendere più indefinite le distinzioni tra i contesti, che di descriverli attraverso la differenza, il confronto tra i punti vista e la percezione relazionale. Non si tratta di creare una raccolta di prospettive insostenibile e infinita seguendo la linea del relativismo post-moderno (“ogni prospettiva ha una sua verità”), quanto piuttosto di studiare la relazione tra le prospettive, attraverso caratteristiche qualitative contrastanti applicando la nozione di informazione Batesoniana di “differenza che fa la differenza”. L’informazione non è localizzata, ma diffusa nei margini e nei punti di contatto tra i contesti.

3. Ricerca fluida di modelli

Confrontiamo i risultati di un contesto con i risultati di modelli simili in altri contesti, per generare informazioni ibride, applicando in questo modo l’abduzione di Pierce. Il confronto tra modelli e schemi in contesti diversi porta a risultati concettuali e indiretti che spesso sono importanti. Ad esempio è molto utile confrontare i modelli dei sistemi ecologici per studiare altri tipi di sistemi, anche quando differiscono per quanto riguarda i dettagli. Non possiamo utilizzare trucchi o scorciatoie per trovare un’unica mappa, un modello o una risposta poiché i sistemi e le relazioni transcontestuali sono sempre in movimento, spostamento e cambiamento. I sistemi viventi funzionano seguendo schemi, modelli, sequenze di eventi, ma sono in un processo costante di trasformazione. Nella ricerca dei Warm data è importante prestare attenzione sia ai modelli che al cambiamento momento per momento. Il rischio di cercare “il modello” è quello di trovarlo e quando avviene diventa un fattore estremamente limitante e dannoso, che cristallizza la ricerca mentre la vita continua a scorrere: è successo molte volte nella storia, ad esempio negli ambiti della religione, della scienza, dell’economia.

4. Paradossi e incoerenza

La ricerca scientifica basata sulla complessità di un sistema in relazione al suo ambiente produrrà necessariamente paradossi e incoerenza. Per mantenere intatta la vitalità della complessità, i warm data dovrebbero includere queste incongruenze senza risolverle. Inoltre le incoerenze ed i paradossi rappresentano fonti di informazione sulle relazioni fortemente creative e generative: nel senso che rappresentano delle occasioni di crescita, evoluzione e cambiamento. Proprio per questo la ricerca e l’osservazione dei paradossi dovrebbe essere parte integrante della ricerca sui warm data.

5. Olismo e riduzionismo

Le informazioni derivate guardando olisticamente dall’alto il contesto di studio sono importanti quanto le informazioni derivate dallo zoom sui dettagli, come avviene nel riduzionismo. Queste due forme di informazione non sono uguali. Una è relazionale e composta da intrecci sovrapposti, l’altra è isolata e lineare. Entrambe sono necessarie e in relazione anche quando producono contraddizioni. Le informazioni riduzioniste sono essenziali, ma hanno bisogno di un “amico”, che è la visione olistica e sistemica che le contiene in una visione d’insieme. Le domande nate nell’ambito del riduzionismo possono cambiare se le persone cominciano a pensare in modo sistemico ed ecologico.

6. Responsabilità epistemologica culturale

L’epistemologia è il modo in cui comprendiamo tutto, compresa la conoscenza stessa. Da diverse generazioni la nostra cultura è immersa nell’epistemologia occidentale, che ha molti punti ciechi. Il peggior punto cieco di tutti è quello che afferma che non abbiamo punti ciechi. Essendo scienza e cultura profondamente intrecciate è importante che la ricerca dei warm data includa allo stesso tempo più generazioni, culture e ambiti e permetta in questo modo di mantenere le cornici epistemologiche degli osservatori sufficientemente ampie. L’informazione è percepibile solo all’interno dei limiti sensoriali dell’osservatore, per questo motivo avere una molteplice varietà di percezioni diminuisce i punti ciechi. Possiamo sentirci incoraggiati nella ricerca di nuovi modi di pensare, riconoscendo quanta parte della nostra percezione è limitata dalla nostra cornice culturale. Grazie alla ricerca dei warm data si possono liberare molte possibilità che in questo momento rimangono inutilizzate.

7. Estetica, umore, ritmo, atmosfera, tonalità della comunicazione

In ogni indagine sulla vita, l’estetica ha un’importanza fondamentale, forse sopra a ogni altra cosa. Questa è una condizione vitale di qualsiasi contesto interrelazionale che viene spesso ignorata a favore di una razionalità fuori luogo. Per condurre una ricerca sui sistemi complessi è importante notare le relazioni che avvengono attraverso il canale dell’estetica. L’estetica non ha bisogno di essere valutata, deve essere notata per valutare meglio le informazioni relazionali. Tenendo presente che l’opposto dell’estetica è l’anestetico, è chiaro che aumentare la sensibilità è preferibile al torpore poiché aumenta le informazioni ricevibili. Oltre all’estetica, anche l’umore, il ritmo e la tonalità della comunicazione informano le relazioni. A seconda di come ci sentiamo e ci comportiamo generiamo un sentimento, un umore di base, una tonalità della comunicazione che definiscono ciò che è possibile fare e imparare nello spazio che stiamo gestendo.

Warm Data Lab

A partire dal 2012 Nora Bateson ha condotto numerosi seminari e gruppi di studio sui warm data [11], proseguendo il progetto di esplorazione della complessità della vita portato avanti nella sua famiglia da oltre 125 anni: cominciato da suo nonno William e poi approfondito da suo padre Gregory. Negli ultimi 7 anni Nora ha girato il mondo con il ruolo di formatrice che aiuta le persone a sviluppare la percezione dell’interdipendenza e si è resa conto di quanto sia impegnativo e frustrante questo compito. Spesso momenti di formazione creativi, piacevoli, pieni di intuizioni si concludono con persone che esprimono dubbi su come utilizzare le idee emerse nel proprio lavoro: l’intuizione che il mondo è complesso e interdipendente è incongruente ai modelli meccanicistici a cui siamo abituati nella nostra vita quotidiana, nell’interazione con le nostre famiglie, nei luoghi dove lavoriamo.

L’esperienza le ha fatto comprendere che per tutti noi, immersi in una cultura che tende a separare piuttosto che a percepire la complessità, ci vuole tempo e pratica, anche perché la percezione e la conoscenza delle informazioni relazionali non è solo intellettuale, è anche fisica, emotiva, culturale, linguistica, immaginativa. La motivazione principale del suo lavoro proviene dalla consapevolezza del particolare momento storico che stiamo vivendo. Molte delle sfide che stiamo affrontando ora come umanità sono complesse, per questo abbiamo bisogno di approcci per soddisfare la conoscenza di tale complessità. Sebbene sia molto diffuso il desiderio di ridefinire queste questioni complesse in termini semplici, che possano portare a facili soluzioni. Ma queste soluzioni rapide tipiche dell’approccio riduzionista, di solito generano delle conseguenze che portano a ulteriori e inaspettati problemi.

«A mio avviso, il compito più importante in questo momento è quello di generare una base di persone che siano desiderose di percepire la complessità e l’interdipendenza in ogni aspetto della loro vita. Se dovessi esprimere un desiderio, sarebbe la possibilità di fare questo lavoro in tutto il mondo, di addestrare altri a farlo e creare una comunità intersettoriale di persone che hanno un nuovo strumento, un nuovo vocabolario e, soprattutto, una rete di persone ... per affrontare le sfide di questa era (ecologia, economia, salute, istruzione, politica, comunicazione, cultura, identità e sessualità). Se l’umanità non potrà avvicinarsi alla complessità del nostro mondo facendo un maggiore sforzo collettivo, non riuscirà ad affrontare le grandi sfide della nostra era» [11]. Per questo ha sentito l’esigenza di sperimentare dei metodi per favorire la conoscenza dei warm data e l’esplorazione dell’interdipendenza nei sistemi, fino ad arrivare all’ideazione di un metodo specifico: il Warm Data Lab.

Questa metodologia si è dimostrata quella di maggior successo nell’aiutare le persone a navigare nella complessità. In un Warm Data Lab non viene dato alcun insegnamento diretto da parte del conduttore, ma le persone creano le proprie connessioni e collegamenti individuali.

Lo scopo è quello di creare le condizioni ideali in cui certe comprensioni possano avvenire sia individualmente che collettivamente.

Il Warm Data Lab può essere utilizzato da gruppi che sono interessati a rafforzare e continuare a praticare la loro capacità collettiva di percepire, discutere e fare ricerca su problemi complessi. Cambiando e ampliando le prospettive, il processo Warm Data Lab aumenta la capacità di rispondere a problemi difficili o complicati. Si ispira alla ricerca e allo sviluppo continuo del progetto dell’International Bateson Institute su “Come i sistemi apprendono”. Pensare la complessità richiede la capacità di percepire attraverso molteplici prospettive e contesti e questo è un “muscolo” che non viene allenato a sufficienza nella scuola e nel mondo del lavoro. Tuttavia è un’abilità assolutamente necessaria in quest’epoca per soddisfare la nostra esigenza personale, professionale e collettiva di rispondere alla crisi e migliorare le nostre vite. Il Warm Data Lab è l’ideale per riunire un gruppo che vuole aumentare il livello delle domande e la comprensione di un determinato argomento. Questo metodo aiuta un gruppo di persone ad affrontare i problemi immergendosi nella complessità necessaria, ma non ci dà automaticamente risposte e soluzioni, che poi potranno arrivare in un secondo momento.

Lo schema di un Warm Data Lab è molto semplice, anche se la teoria su cui si basa è molto complessa.

• Si parte da un tema complesso che è stato scelto e viene presentato chiaramente ai partecipanti, di solito in forma di domanda. Un esempio tipico è: cos’è il benessere in un mondo che cambia?

• Si divide il gruppo in piccoli gruppi da 3 o 4 persone.

• A ogni gruppo viene associato un “contesto” e comincia la conversazione sul tema complesso nella cornice del contesto indicato (sarebbe meglio avere almeno 6 contesti diversi, ma questo è possibile soltanto nei gruppi costituiti da almeno 18 persone). La scelta dei contesti da “esplorare” non è banale e dipende sia dal tema che dai partecipanti. Alcuni contesti tipici sono: “famiglia”, “ecologia”, “economia”, “tecnologia”, “media”, “politica”, “storia”, “identità”, “cultura”, “scienza”, “arte”.

• I partecipanti si intrattengono nella conversazione in un gruppo per tutto il tempo che desiderano. Quando sentono il bisogno di cambiare cornice contestuale si possono spostare verso un altro gruppo.

Non ci sono limiti di tempo o istruzioni. I partecipanti si uniscono e lasciano le conversazioni come e quando desiderano. Il processo richiede in genere almeno un’ora e il tempo può essere ampliato dal conduttore qualora le conversazioni facciano emergere aspetti interessanti che alimentano l’attenzione e l’interesse dei partecipanti. Quando si concludono le conversazioni del Warm Data Lab i partecipanti si ritrovano tutti insieme e discutono dell’esperienza che hanno vissuto.

Il processo del Warm Data Lab è un caleidoscopio vivente di conversazioni in cui vengono generate informazioni contestuali incrociate e si attuano in modo semplice più principi teorici in un formato utilizzabile in tanti ambiti diversi. Il processo si basa principalmente sull’utilizzo di due concetti importanti: l’interazione transcontestuale e la symmathesy.

L’interazione transcontestuale si basa sul riconoscimento che i sistemi complessi non esistono in singoli contesti, ma piuttosto si formano nell’intreccio tra più contesti che si sovrappongono grazie a interazioni simultanee e continue. E attraverso l’interazione transcontestuale si genera l’apprendimento reciproco che Nora Bateson indica con la parola symmathesy: durante un Warm Data Lab le interazioni e gli scambi di informazioni transcontestuali generano apprendimento reciproco che permette di approfondire ulteriormente il tema proposto e immergersi nella sua complessità.

Il Warm Data Lab è uno strumento per rivelare relazioni che sono parte integrante e intrecciate nella complessità dei temi che si stanno esplorando. Un processo che consente di vedere nuovi modelli, nuove connessioni e di ampliare la nostra comprensione sistemica. Un aspetto importante di questo processo è che nessun partecipante ha la stessa esperienza. Ogni persona si muove e collega le proprie cornici contestuali attraverso la propria lente percettiva: tutti imparano qualcosa, ma ciascuno impara qualcosa di diverso, anche perché ciascuno arriva al Warm Data Lab con conoscenze ed esperienze diverse. Partecipare ad un Warm Data Lab è molto piacevole e apparentemente semplice anche quando si tratta di fare conversazioni su questioni molto complesse. Chiunque, di qualsiasi età o professione, può partecipare ad un Warm Data Lab: dai bambini in età scolare ai dirigenti, alle famiglie e alle aziende. Non si basa su conoscenze o abilità pregresse, ma aumenta entrambe in un’atmosfera di apprendimento reciproco.

CONCLUSIONI

Il metodo del Warm Data Lab sta riscuotendo molto interesse in tanti paesi nel mondo. Fino a ora Nora Bateson ha preparato più di 200 persone, provenienti da diversi contesti, che sono abilitate a condurre incontri con questo metodo. La sua intenzione è quella di favorire la nascita di una comunità internazionale di persone che contribuisca a diffondere la capacità di pensare e di fare ricerca in modo ecologico e sistemico.

Anche se alcuni hanno criticato il suo lavoro etichettandolo come astratto e privo di concretezza, Nora Bateson sostiene con convinzione le sue idee, che hanno delle radici profonde nella storia della sua famiglia e ritiene che lo sviluppo di una comprensione dei modelli e dei processi di interdipendenza nella complessità sia la capacità più pratica che possiamo sostenere in noi stessi e negli altri. L’incertezza di questa epoca di grandi trasformazioni, accelerate dall’epidemia di covid-19, sta facendo reagire alcune persone violentemente per avere più controllo e le spinge a riesumare vecchi modelli autoritari del passato. Altri stanno riconoscendo che ci troviamo in una potenziale congiunzione evolutiva per la specie umana: le crisi ambientali, economiche, sociali, sanitarie che stiamo vivendo non sono solo dei rischi per l’umanità, ma anche delle grandi opportunità di crescita. La teoria ed il metodo diffuso da Nora Bateson si rivolgono principalmente a chi è interessato a un’evoluzione dell’umanità che favorisca una nuova armonia con la biosfera e tra le diverse popolazioni: coloro che sono disponibili a esplorare la complessità interrelazionale che è insita nella vita, senza fermarsi alla sola causalità lineare, potranno formulare domande diverse, ampie, profonde, sistemiche che potranno favorire progetti e azioni che rispettino maggiormente la delicata trama della vita.

Riuscirà in questo progetto? Non credo che di questi tempi ci possano essere certezze in un mondo complesso come il nostro: il futuro è veramente aperto a diverse possibilità. Tuttavia, dopo essermi completamente immerso nella teoria e nella pratica del pensiero Batesoniano attraverso 3 generazioni, ne esco con una convinzione: la nostra società, le istituzioni, la scuola, le aziende e le persone in ogni ambito avrebbero un gran bisogno di comprendere meglio le relazioni transcontestuali dei sistemi complessi. Siamo infatti immersi in conflitti continui tra posizioni che partono da visioni parziali e riduzionistiche della vita, che spesso portano a decisioni che hanno effetti collaterali dannosi per le persone e per l’ambiente. Per questo mi auguro che metodi come questo del Warm Data Lab riescano ad avere una diffusione e un utilizzo sempre più ampi.


2Il termine big data indica genericamente una raccolta di dati così estesa in termini di volume, velocità e varietà da richiedere tecnologie e metodi analitici specifici per l’estrazione di valore o conoscenza. Definizione tratta da: De Mauro et al. [9].


BIBLIOGRAFIA

 1. Bateson G. Verso un’ecologia della mente. Milano: Adelphi, 1977.

 2. Bateson N. Small arcs of larger circles: framing through other patterns. Charmout (UK): Triarchy Press, 2016.

 3. Bateson MC. Con occhi di figlia: ritratto di Margaret Mead e Gregory Bateson. Milano: Feltrinelli, 1985.

 4. Bateson G. Mente e natura. Milano: Adelphi, 1984.

 5. Bateson G, Bateson MC. Dove gli angeli esitano. Milano: Adelphi, 1989.

 6. Sebaste B. “An ecology of mind” – incontro con Nora Bateson. 4 novembre 2010. Disponibile su: https://bit.ly/3z1CTuQ [ultimo accesso 4 giugno 2021].

 7. Bateson N. An ecology of mind. Colonia: Mindjazz pictures, 2010.

 8. Bateson N. Symmathesy: a word in progress. Disponibile su: https://bit.ly/3gp5r99 [ultimo accesso 4 giugno 2021].

 9. De Mauro A, Greco M, Grimaldi M. A formal definition of Big Data based on its essential features. Library Review 2016; 65: 122-35.

10. Bateson N. Warm Data. Disponibile su: https://bit.ly/3ilbi1A [ultimo accesso 4 giugno 2021].

11. Bateson N. Digging into warm data, the Warm Data Lab, and certified training. Disponibile su: https://bit.ly/350U5Tv [ultimo accesso 4 giugno 2021].