Un modello tridimensionale della psicoterapia: le 3 dimensioni del Relazionale

Sonia Di Caro1

1 Psicologa e psicoterapeuta, didatta CSTFR, direttrice CTR Catania.
Riassunto. La psicoterapia è una modalità unica, indivisibile e irripetibile di incontro tra il terapeuta e il suo paziente (sia esso l’individuo singolo, la coppia o la famiglia intera), i cui obiettivi e finalità saranno frutto ed esito di tale incontro. Tra tutti, il concetto di Relazionale è risultato il più capace di connettere tutti gli orientamenti psicoterapici, dal momento che la relazione attraversa trasversalmente tutta la psicoterapia. In tale articolo viene proposta una modellizzazione che intende il Relazionale secondo una prospettiva tridimensionale, cioè attivo in terapia contemporaneamente lungo 3 dimensioni (sincronica, diacronica e terapeutica), ed essa si infiltra e si incontra in tutti gli orientamenti, da quello psicodinamico a quello sistemico fino ai modelli più cognitivisti, già per il solo fatto evidente che non si può fare terapia se non all’interno di una relazione. L’attenzione alla relazione è così elemento capace di superare i settarismi di scuola e di permeare trasversalmente tutte le terapie, promuovendo piuttosto una sola e unica psicoterapia interpersonale e umanistica in cui il rapporto terapeutico sia basato sull’impegno, sull’apertura e sull’egualitarismo.
parole chiave. Psicoterapia, Relazionale, dimensione, sincronico, diacronico, unità, modello, tridimensionale, umanistico.
Summary. A three-dimensional model for psychotherapy: the 3 dimensions of the Relationship.
Psychotherapy is a unique, indivisible and unrepeatable way of meeting the therapist and his patient (be it the single individual, the couple or the whole family), whose objectives and purposes will be the result and outcome of this meeting. Of all, the concept of Relational was the most capable of connecting all the psychotherapy orientations since the relationship crosses all psychotherapy transversely. In this article a model is proposed which means the Relational according to a three-dimensional perspective that is active in therapy simultaneously along 3 dimensions (synchronic, diachronic and therapeutic) and it infiltrates and meets in all orientations, from psychodynamic to systemic up to more cognitivist models, because of the mere fact that therapy cannot be done except within a relationship. Attention to relationships is thus an element capable of overcoming school sectarianisms and of transversely permeating all therapies, promoting rather a single and unique interpersonal and humanistic psychotherapy in which the therapeutic relationship is based on commitment, openness and egalitarianism.
Key words. Psychotherapy, Relational, dimension, synchronic, diachronic, unity, model, three-dimensional, humanistic.
Resumen. Un modelo tridimensional para la psicoterapia: las 3 dimensiones de lo Relacional.
La psicoterapia es una forma de encuentro única, indivisible y irrepetible entre el terapeuta y su paciente (ya sea el individuo, la pareja o toda la familia), cuyos objetivos y propósitos serán el fruto y el resultado de esta reunión. De todos, el concepto de Relacional fue el más capaz de conectar todas las orientaciones de psicoterapia, ya que la relación cruza toda la psicoterapia transversalmente. En este artículo se propone un modelo que significa el Relacional de acuerdo con una perspectiva tridimensional que está activa en la terapia simultáneamente a lo largo de 3 dimensiones (sincrónica, diacrónica y terapéutica) y se infiltra y se encuentra en todas las orientaciones, desde la psicodinámica hasta la sistémica, hasta modelos más cognitivistas, debido al simple hecho de que la terapia no se puede hacer excepto dentro de una relación. Por lo tanto, la atención a las relaciones es un elemento capaz de superar los sectarismos escolares y atravesar transversalmente todas las terapias, promoviendo más bien una psicoterapia interpersonal y humanista única en la que la relación terapéutica se basa en el compromiso, la apertura y la igualdad.

Palabras clave. Psicoterapia, Relacional, dimensión, sincrónico, diacrónico, unidad, modelo, tridimensional, humanista.


Il paradigma Relazionale sistemico ha trovato fondamento e sviluppo in alcuni concetti importanti che, col tempo, si sono trasformati da radici e fusto del paradigma sistemico a vere e proprie propaggini generative capaci di toccare tutti gli orientamenti e i modelli della psicoterapia, all’interno dei quali trova oggi approvazione, riconoscimento e condivisione. Concetti come quello di contesto o di comunicazione, per esempio, dapprincipio distintivi del pensiero sistemico, sono oggi riconosciuti e accettati da molti altri paradigmi e fanno oramai parte di un lessico comune che tutti gli psicoterapeuti condividono.
Ma, più di ogni altro, sembra essere il concetto di Relazionale a risultare capace di coinvolgere e connettere tutti gli orientamenti dal momento che la relazione attraversa trasversalmente tutta la psicoterapia.
Considereremo la psicoterapia come modalità unica, indivisibile e irripetibile di incontro tra il terapeuta e il suo paziente (sia esso l’individuo singolo, la coppia o la famiglia intera), i cui obiettivi e finalità (nei termini di miglioramento o risoluzione di conflitti a carico della coppia, del mal-funzionamento e della sofferenza della persona o di problematiche inerenti le relazioni familiari che possono esprimersi in emergenze sintomatologiche) saranno frutto ed esito di tale incontro e dell’alleanza che si sarà costituita tra terapeuta e paziente/i.
I settarismi di scuola, i recinti chiusi appartenenti a paradigmi che si pensano diversi (a volte addirittura antitetici) molto più di quanto siano nella realtà, possono così essere aperti e superati se riconosciamo, al di là di differenze stilistiche legate all’uso di tecniche e di strategie di intervento, che ciò che accomuna è appunto il concetto di Relazionale che si delinea sia sul versante del rapporto intimo e autentico tra il terapeuta e il suo paziente (individuo, coppia, famiglia), sia sul versante delle relazioni significative attuali che il paziente ha al momento della richiesta di terapia (relazioni familiari ma anche lavorative e amicali), fino alle relazioni significative interiorizzate che sono dentro la sua persona, i suoi introietti, che lo guidano (a volte bene a volte male) nella vita quotidiana, nella capacità di stabilire relazioni sane e nutrienti e ne determinano il funzionamento.
Qualsivoglia modello di intervento psicoterapico, qualsiasi paradigma, non può fare a meno del Relazionale. Sin dal momento in cui un terapeuta decide di accogliere in stanza di terapia un paziente e di conoscerlo (e farsi conoscere da lui) il Relazionale è già entrato dalla porta.

Il Relazionale viene qui inteso secondo una prospettiva tridimensionale, esso funziona cioè contemporaneamente lungo 3 dimensioni e tale tridimensionalità si infiltra e si incontra in tutti gli orientamenti, da quello psicodinamico al sistemico fino ai modelli più cognitivisti, già per il solo fatto evidente che non si può fare terapia se non all’interno di una relazione.
La psicoterapia si fonda sulle seguenti 3 dimensioni del Relazionale che qui chiariremo meglio:
– chiameremo RT la dimensione della relazione tra il terapeuta e il suo paziente, sia sul versante degli scambi comunicativi, verbali e non verbali, che si realizzano e si succedono in stanza di terapia tra i due, sia sul versante del dialogo tra l’inconscio dell’uno e l’inconscio dell’altro, ovvero sul versante dei loro movimenti transferali e controtransferali. Essa è dunque la dimensione insita nella relazione terapeutica, per questo la chiameremo dimensione terapeutica del Relazionale;
– chiameremo RS la dimensione delle relazioni attuali importanti che il paziente ha con figure significative nella propria vita al momento della terapia (la relazione con il coniuge o con i suoi propri genitori, con i fratelli, i figli, con gli amici o con i colleghi di lavoro). Sono quelle relazioni attuali cui sovente il paziente fa riferimento all’interno del dialogo terapeutico in stanza di terapia. È quella quota del Relazionale che egli vive nel presente, che lo circonda, è il contesto interpersonale attuale che il paziente porta all’interno del dialogo terapeutico e che comprende anche la questione inerente il sintomo, se presente, e gli eventuali partecipanti al “circuito del sintomo”. Tale dimensione fa riferimento alle difficoltà attuali del paziente e alla persona (o alle persone) coinvolte in tali difficoltà, oltre che riguardare l’aspetto strutturale della famiglia di cui egli è membro e la tappa del ciclo di vita in cui questa si trova. Chiameremo questa la dimensione sincronica del Relazionale;
– chiameremo infine RD la dimensione delle relazioni significative interiorizzate del nostro paziente, frutto dei suoi propri vissuti infantili, dei rapporti importanti che ha potuto stabilire nel passato, a partire dalla prima infanzia fino a tutta l’adolescenza, con i suoi propri genitori o con le figure di riferimento. Più precisamente, la dimensione RD si riferisce all’influenza che tali relazioni, interiorizzate e depositate nella persona, hanno sul suo funzionamento attuale, con un portato positivo se tali relazioni sono state buone concorrendo a creare un alto livello di soglia di attivazione del funzionamento patologico, con un portato negativo se sono state disfunzionali concorrendo a creare un basso livello di soglia di attivazione del funzionamento patologico. È la dimensione del Relazionale depositato, stratificato e sedimentato che è diventato l’intrapsichico del soggetto, che è stato studiato così a fondo da Freud e che tanta parte trova nel lavoro di psicoterapia a orientamento psicodinamico (psicoanalitico). È quel piano del Relazionale più antico e profondo, quello che Lorna Smith Benjamin definisce come “la famiglia nella testa” e che, a distanza di anni, continua a influenzare e veicolare quota dei comportamenti del paziente, senza che lui ne abbia alcuna consapevolezza, compreso il suo possibile funzionamento patologico. La psicopatologia portata dal paziente sarà allora da considerarsi come un dono d’amore ai suoi propri genitori, come desiderio inconsapevole di poter così aumentare la prossimità a entrambi, o comunque a uno dei due. Quella appena descritta è la dimensione diacronica del Relazionale, ovvero l’influenza che relazioni significative esperite nel passato (buone o cattive) hanno oggi sul funzionamento della persona.
Tali 3 dimensioni del Relazionale sono attive, significative e presenti in ogni momento della psicoterapia e in ogni tipo di psicoterapia, in tutto il suo corso così come in ciascuna singola seduta, in uno snodarsi e avvicendarsi continuo di incastri e intrecci che ne rendono spesso non distinguibile il confine tra l’una e l’altra dimensione.
Nella Figura 1, un’immagine che sintetizza graficamente le 3 dimensioni del Relazionale.

Continuiamo il nostro ragionamento e immaginiamo la psicoterapia svilupparsi lungo queste 3 dimensioni appena descritte. Potremo allora rappresentarla come avente forma tridimensionale, come struttura solida, per esempio come un cubo le cui 3 dimensioni (larghezza, altezza e profondità) siano costituite rispettivamente da RS, RT e RD (Figura 2).






La scelta di tali attribuzioni è certamente del tutto arbitraria e personale, ma non priva di una sua logica: la dimensione RD, rappresentando le relazioni più antiche del passato della persona, può essere simboleggiata con la dimensione della profondità; la dimensione RS, rappresentando le relazioni attuali e sviluppandosi nel presente, può essere raffigurata con la dimensione dell’ampiezza, mentre la dimensione terapeutica RT, che si sviluppa, cresce e genera cambiamento, può metaforicamente essere rappresentata attraverso la dimensione dell’altezza.
Così, mentre nella geometria euclidea i solidi si sviluppano nello spazio (lungo le 3 dimensioni proprie dello spazio, che sono appunto larghezza, altezza e profondità), il nostro solido come metafora della psicoterapia si sviluppa invece nel tempo, lungo 3 dimensioni temporali che sono rappresentate dall’asse diacronico (RD), ovvero il passato del paziente, il tempo delle sue relazioni antiche; dall’asse sincronico (RS) ovvero il presente del paziente, il qui e ora delle sue relazioni attuali significative, e dall’asse della relazione terapeutica (RT), che si sviluppa lungo tutto il tempo della terapia, nella sua durata, dall’inizio fino alla sua conclusione.
Tale rappresentazione della psicoterapia, come figura solida che si sviluppa lungo le 3 dimensioni del Relazionale, presenta anche delle facce. In questo modello, tali facce del solido saranno costituite dai concetti teorici, fondamento e cardine di quel preciso orientamento psicoterapico e che, da paradigma a paradigma, possono cambiare.
Nello specifico del “paradigma sistemico-relazionale”, possiamo intercettare le cosiddette “facce del cubo della psicoterapia” con i seguenti concetti base:
– sistema/famiglia;
– contesto;
– comunicazione;
– causalità circolare;
– ciclo di vita;
– trigenerazionale.

Ciascun paradigma della psicoterapia avrà così le proprie facce, si baserà cioè su diversi concetti teorici pur avendo sempre in comune, con tutti gli altri paradigmi e con tutte le psicoterapie, le 3 dimensioni del Relazionale (Figura 3).
Possiamo ancora inserire un ulteriore livello di complessità. Aggiungiamo così, per ciascuna faccia del cubo, delle tesserine colorate che rappresentano, nel modello che qui viene proposto, le tecniche, le tattiche e le strategie che il terapeuta può scegliere di utilizzare in terapia, appartenenti a facce diverse del modello di riferimento ma, anche queste, indissolubilmente legate alle 3 dimensioni del Relazionale comuni a tutta la psicoterapia (Figura 4).
E immaginiamo infine che queste tesserine, e queste facce, possano muoversi realizzando qualcosa di simile a quello che è noto a tutti come il Cubo di Rubik2.
In psicoterapia, così come nel classico Cubo di Rubik (aspetto che ne caratterizza il gioco e il tentativo di risolverlo), le facce e le tesserine colorate possono essere mosse e spostate continuamente lungo le 3 dimensioni. Ciò rende il nostro modello della psicoterapia qui presentato un modello dinamico e non una struttura fissa e rigida.
L’idea che vogliamo proporre è dunque quella di pensare alla psicoterapia come una struttura dinamica che si sviluppa lungo 3 dimensioni del Relazionale (relazione paziente-terapeuta, relazione paziente-persone significative nel suo mondo reale al momento della psicoterapia, relazione paziente-figure significative interiorizzate e portato, positivo o negativo, di tali esperienze), che mostra diverse facce (gli assunti teorici di base del paradigma di riferimento) e presenta numerose tessere colorate in continuo movimento (tecniche, tattiche e strategie utilizzate in terapia, strumenti utili al fine di raggiungere obiettivi prefissati).
A seconda del paradigma considerato, cambieranno così le facce del solido e l’ordine delle tessere colorate, ma la struttura rimarrà sempre tri-dimensionale, ovvero basata sulle 3 dimensioni del Relazionale. Il movimento continuo delle tessere colorate in stanza di terapia (prescrizioni, piani di intervento, uso di metafore, consegne, protocolli, strumenti e tecniche che il terapeuta, con la sua propria formazione, deciderà di utilizzare) sulle facce degli assunti teorici di riferimento e lungo le dimensioni del Relazionale, rende il modello dinamico ed esso assumerà forme e colori sempre nuovi e diversi.




Evidentemente i costrutti teorici di riferimento cambieranno a seconda del paradigma considerato, ma la struttura tridimensionale della psicoterapia rimarrà comunque invariata. Immaginiamo così che per la psicoanalisi le facce del solido simboleggianti i concetti teorici a fondamento del paradigma saranno allora i seguenti: inconscio, transfert/controtransfert, meccanismi di difesa, energia, pulsioni, conflitto psichico, le topiche, interpretazione, generando così un solido a 8 facce (per esempio un prisma esagonale), mentre le facce simboleggianti i costrutti teorici relativi al paradigma cognitivo-comportamentale saranno invece: emozioni, pensieri, comportamenti, metacognizione, coping, reframing cognitivo, generando così un’altra struttura solida a 6 facce, e così via.
Tale modello ci consente così di esemplificare la nostra tesi, ovvero che la psicoterapia è una e si sviluppa lungo le dimensioni del Relazionale. Ciascun paradigma potrà poi costruire un proprio modello lungo queste 3 dimensioni, modello che sarà costituito da costrutti teorici di base e da specifiche tecniche che il terapeuta sceglierà di utilizzare per perseguire obiettivi prefissati coerentemente al proprio paradigma di riferimento.
Per tali ragioni l’approccio relazionale e sistemico appare essere la modalità più convincente di fare psicoterapia. Il terapeuta sistemico-relazionale impara, nel proprio percorso di training formativo, a essere particolarmente attento a tutte e 3 le dimensioni del Relazionale, diventando capace di intesserle e intrecciarle nella propria testa e nel proprio operare in stanza di terapia alla presenza dell’individuo, della coppia o della famiglia.

Le 3 dimensioni del Relazionale che abbiamo sin qui descritto possono essere considerate non solo nei termini ampi e generici della psicoterapia, come abbiamo fatto sinora, ma anche nel concreto di un singolo intervento psicoterapeutico. Ecco allora che, in uno specifico percorso di terapia con uno specifico paziente, sarà necessario considerare una diversa importanza delle 3 dimensioni. Il terapeuta, così come l’allievo che si forma, dovrà imparare a conoscerle tutte per poter scegliere su quale di queste potrà appoggiarsi di più nel lavoro di terapia in quella singola situazione clinica. Tale scelta la si fa fin dal momento della convocazione. Così, nel lavoro clinico di terapia, le 3 dimensioni del Relazionale sembrano essere utili almeno per queste 2 rilevanti questioni:
– conoscere le dimensioni del Relazionale aiuta e guida il terapeuta nella scelta della convocazione di colui/coloro che dovranno partecipare alle sedute e di quale dovrà essere quindi l’assetto, o il setting, sostanzialmente stabile per tutta la durata della terapia;
– conoscere le dimensioni del Relazionale consente al terapeuta di comprendere a quali di queste, più sane e solide, potrà appoggiarsi durante il lavoro con il suo paziente e quali invece risultano essere le più deboli e compromesse, quindi quelle da ri-sanare durante la terapia.

Il terapeuta dovrà rendersi presto conto della diversa importanza e del diverso peso delle dimensioni del Relazionale in quella specifica situazione clinica e in quello specifico paziente. Suo è il compito di intercettare quale, tra queste dimensioni, gli sarà più utile e fungerà da sostegno al lavoro di terapia, su quale di queste egli potrà puntellare i propri interventi e quale, invece, risulta essere più debole o frantumata e quindi certamente meno solida. Pur considerando una diversa importanza e un diverso peso delle dimensioni del Relazionale RS e RD nella specifica situazione clinica, compito di un buon terapeuta è quello di garantire sempre una relazione terapeutica con valori positivi (RT dovrebbe cioè essere sempre ˃0), così che la disponibilità e la competenza del terapeuta nello stabilire il legame terapeutico siano capaci di agevolare sempre il processo di terapia. Egli, conoscendo le dimensioni del Relazionale nella specifica situazione clinica, potrà costruire così nella propria mente una “mappa tridimensionale” del lavoro terapeutico che lo aiuterà e lo guiderà ad addentrasi nei territori del Relazionale.
Il terapeuta dovrà quindi riflettere sull’organizzazione della convocazione iniziale: è importante decidere quali saranno i membri della famiglia da convocare e che tipo di organizzazione terapeutica si andrà a utilizzare, tenendo conto che non sempre è utile convocare l’intera famiglia, mentre a volte risulta indispensabile. Questo dipende da quale fase del ciclo vitale stanno attraversando i suoi membri [1].
Ai fini della convocazione credo sia indispensabile, oltre alla comprensione della fase del ciclo di vita del paziente, anche la conoscenza e la valutazione delle dimensioni del Relazionale della persona e la diversa importanza che ciascuna di esse può avere.

Riassumendo in un unico schema, e dando per scontato che la dimensione della relazione terapeutica sia sempre positiva (RT>0), così come dovrebbe essere in qualsivoglia buona psicoterapia, il che ci consente di eliminarla temporaneamente come variabile in gioco, potremo allora schematizzare come segue, secondo una prospettiva a 2 sole dimensioni (RS e RD) e con 4 quadranti (sulla base dei valori positivi o negativi di queste 2 dimensioni) (Figura 5).



Riquadro 1: qui si collocano quei pazienti che mostrano una soglia alta del funzionamento patologico (grazie alla presenza della dimensione RD>0), ma che lamentano difficoltà, disagi o conflittualità nelle loro relazioni attuali RS (per esempio nella relazione di coppia). La presenza di eventuali sintomatologie è qui legata a problematiche di natura relazionale, alla presenza di strutture familiari con tendenza all’invischiamento o al disimpegno e al blocco del ciclo di vita dell’individuo o della famiglia (frequenti sono quelle che si annidano intorno alla fase dello svincolo dei figli o della loro adolescenza). In tali casi a essere convocato sarà tutto il sistema familiare oppure il sottosistema interessato (per esempio la coppia), ipotizzando quindi una psicoterapia familiare o della coppia. Risulta utile al terapeuta, in questi casi, l’utilizzo del modello strutturalista di terapia familiare.
Riquadro 2: quando sia RD sia RS sono positive, il paziente difficilmente giunge in terapia. Se lo fa, la richiesta è spesso relativa a una qualche evenienza specifica e il sintomo, se presente, sarà reattivo all’evenienza stessa (esempi ne sono la richiesta di trattamento di una qualche fobia specifica o di attacchi di panico, una richiesta di sostegno nella elaborazione di un lutto, la presenza di problematiche relative all’educazione dei figli, eccetera). Il funzionamento è nell’area delle nevrosi e la convocazione va fatta all’individuo, al sottosistema o alla famiglia sulla scorta della tappa del ciclo di vita che questa sta attraversando e dell’età della persona che presenta il sintomo. Possono essere qui molto utili psicoterapie di problem-solving, psico-educazionali o a orientamento strategico.
Riquadro 3: è questo il 1° riquadro dei pazienti con bassa soglia di attivazione, ma con un funzionamento maggiormente compromesso dal momento che presentano sia RD che RS negative. Il funzionamento è border con possibili scivolamenti psicotici o, nei casi più gravi, chiaramente psicotico. In tali casi è presumibile la necessità dell’utilizzo di psicofarmaci e/o il possibile inserimento in Comunità. In questi casi la psicoterapia è stabilmente in assetto familiare. Nelle condizioni acute, il modello più utile è quello della convocazione familiare, prevedendo però sedute individuali per il solo paziente.
Riquadro 4: è questo il 2° riquadro con pazienti che presentano una bassa soglia di attivazione del funzionamento patologico (a causa della loro RD>0), anche se con un funzionamento poco compromesso grazie alla presenza di relazioni attuali positive RS>0. Sono pazienti con un funzionamento borderline non grave e la presenza di un disturbo della personalità, capaci di mantenere integro l’esame di realtà, ma che utilizzano sovente meccanismi di difesa arcaici. Ciò nonostante questi pazienti mostrano una discreta capacità di mantenere e gestire le loro relazioni attuali (in famiglia, al lavoro, con gli amici). In tal caso, sarà opportuno pensare a una convocazione individuale e a una psicoterapia ispirata a quella Ricostruttiva Interpersonale pensata da Lorna Smith Benjamin. Non è esclusa la possibilità di convocare il coniuge in alcune sedute (se non addirittura immaginare una terapia di coppia come nei casi di pazienti con disturbo narcisistico della personalità).

Il precedente schema, come tutte le schematizzazioni, pur avendo il vantaggio di risultare esemplificativo e chiarificatore per alcuni aspetti, presenta ovviamente numerosi limiti. Per esempio, trascura tutte le condizioni intermedie, ovvero quelle che non si collocano del tutto, o sufficientemente bene, in alcuno dei 4 riquadri, oppure quelle miste, che possono cioè essere collocate in più di un riquadro (basti pensare ai problemi di svincolo che abbiamo collocato nel riquadro azzurro ma che, nei casi di svincolo impossibile o inaccettabile, rischiano nel tempo di peggiorare gravemente, generando condizioni che scivolano così nel riquadro verde. Questo si spiega con il fatto che, nei casi appunto di organizzazioni familiari dove lo svincolo dei figli è inaccettabile, la dimensione RD, pur essendo positiva durante la prima infanzia del paziente designato, si mostrerà poi gravemente carente (RD>0) nella capacità di accompagnarlo nello sviluppo delle autonomie e nella sua emancipazione affettiva durante l’adolescenza. Vincoli, patti e lealtà familiari ne bloccheranno così l’evoluzione e ciò determinerà il possibile spostamento della situazione trattata da un riquadro a un altro in cui si considererà il funzionamento del paziente maggiormente compromesso).
La schematizzazione rischia quindi di risultare una rappresentazione statica, non utile nella descrizione di evenienze umane caratterizzate dalla presenza e dall’influenza della variabile temporale. Ciò detto essa non ha velleità di essere esaustiva, quanto solo esemplificativa di una possibile collocazione del funzionamento e del possibile trattamento in psicoterapia sulla scorta delle due dimensioni RD e RS considerate. Numerosi sono certamente i possibili movimenti da quadrante a quadrante (regressioni o progressioni del funzionamento della persona e/o del sistema) e molteplici le considerazioni da fare.
Infine, pur avendo tenuto in conto nello schema l’utilizzo di alcuni approcci psicoterapici (dal modello strutturalista a quello strategico, dalla terapia ricostruttiva interpersonale a quella di problem-solving), troppi sono gli approcci trascurati e affatto nominati, il che ci costringe a pensare a tale schema più come a una bozza che come a un progetto. Lo sforzo che si chiede al lettore è quindi quello di considerarlo come semplice rappresentazione esemplificativa e comunque come un modello dinamico, considerando che le evenienze umane non sono mai uguali a loro stesse né ferme nel tempo.
CONCLUSIONI: LA “PSICOTERAPIA RELAZIONALE” È UNA TAUTOLOGIA
A seguito delle riflessioni poste in questo capitolo, e con la possibilità di considerare le dimensioni del Relazionale valide per tutta la psicoterapia e per tutte le psicoterapie, giungiamo a una riflessione necessaria, ovvero come l’espressione “psicoterapia relazionale” finisca per essere una tautologia, una coincidenza in termini. La psicoterapia è Relazione e non sembra esistere una psicoterapia “non relazionale”. Non esiste psicoterapia che non preveda l’immergersi nelle relazioni, attuali o narrate, o che possa astenersi dal tenerne conto.
L’attenzione alla relazione è l’elemento capace di superare i settarismi di scuola e di permeare trasversalmente tutte le terapie promuovendo piuttosto una sola e unica psicoterapia interpersonale e umanistica, in cui il rapporto terapeutico sia basato sull’impegno, sull’apertura e sull’egualitarismo.

2 Il Cubo di Rubik o Cubo Magico è un celebre twisty puzzle 3D inventato dal professore di architettura e scultore ungherese Ernö Rubik nel 1974. Ognuna delle sue 6 facce è ricoperta da 9 adesivi, ciascuno di un particolare colore: bianco, giallo, rosso, verde, blu e arancione. Un meccanismo interno permette alle facce di ruotare in modo indipendente, così da mescolare i colori del cubo.

BIBLIOGRAFIA
1. Cancrini L. La psicoterapia: grammatica e sintassi. Roma: Carocci Editore, 2002.