La Terapia Familiare in Piemonte

Giovanni Costanzo

Buon giorno! Buon giorno a tutti!
Quarant’anni sono passati!
Quarant’anni sono trascorsi da quella domenica mattina del 14 gennaio 1979, quando, con un volo Roma-Torino, atterrai a Caselle.
Carlo Zarmati, il promotore, e Maria Grazia Villa erano venuti a prelevarmi. Aspettavano Maria Grazia Cancrini. Arrivai io, come sostituto temporaneo.
Bellissima giornata di sole e di vento freddo. Con poco più di mezz’ora di macchina si arrivò ad Albiano di Ivrea, dove sul cucuzzolo v’era il castello vescovile.
Una strada in salita con poche curve ci portò oltre il portone di ingresso. Sulla sinistra vi era il palazzetto del Vescovo-conte, a destra le mura ed il casale a due piani che guardavano la pianura sottostante. Il cortile, fatto con ciottoli di pietra, suggeriva un senso di incertezza ed instabilità, in aggiunta a quella che già sentivo.
Non ricordo i convenevoli durante il trasporto, ricordo invece la sensazione di ansia e di timore che mi stava accompagnando da quando ero partito.
Ero come un giovane Barbagianni – seguendo la favola che ci lasciato Gabì De Silva sul primo Centro Studi – che lasciata la vecchia quercia, dove c’erano gufi maestri e barbagianni discepoli che si stavano preparando a diventare saggi, ritornava a volare nei boschi della propria giovinezza per incontrare un gruppo di gufi e barbagianni che volevano conoscere le storie sulla Comunicazione e sui suoi effetti sul Comportamento.
Non erano piccoli gufi… già volavano da tempo nei boschi della conoscenza.
Che dirò? – mi chiedevo…
Sono un Didatta di via Falloppio… – chi? Io?
Grazia, che aveva fatto un contratto di sensibilizzazione, mi aveva chiesto di sostituirla per quell’incontro.
Mentre facevo un po’ di joining, temevo che il battito del cuore si sentisse più della mia voce… e mille domande e pensieri offuscavano la lucidità con cui avrei voluto e dovuto presentarmi.
Da quel momento, da casa di Pippo nel Castello di Albiano, è partita la Terapia Familiare in Piemonte!
Il gruppo, di dieci simpatiche persone, era composto da: Salvo Morgana, Carlo Zarmati e Sandro Morella (psichiatri); Pier Giuseppe Defilippi, detto Pippo, Bruno Salza e Laura Pasquino (psicologi); Maria Grazia Villa, con laurea in filosofia; Graziella Mariani, amministrativa della Scuola infermieri; e i coniugi Bertolino, lui educatore e lei infermiera in psichiatria. Salvo e Pippo, più grandi di me.
Eravamo ospiti in un grande salone del primo piano della casa di Pippo.
Abbiamo iniziato con la presentazione dei partecipanti ed i giochi sul Contesto. Pausa pranzo al ristorante Monbarone sulla strada principale di Albiano. Pomeriggio prime simulate sulla “impossibilità a non comunicare”, analisi delle osservazioni effettuate, commenti e riflessioni.
Finite le circa otto ore, fui riaccompagnato a Caselle. Ero soddisfatto.
Ci eravamo affiatati ed eravamo anche riusciti a divertirci un po’ e a sorridere tutti insieme.
 “Anche il viaggio più lungo inizia con il primo passo!”, e noi l’avevamo fatto.
Fu nel mese successivo che Grazia mi informò che avrei dovuto continuare, una volta al mese, la sensibilizzazione ad Ivrea, aggiungendo, come motivazione: “perché tu conosci la lingua!”.
E così tra la teoria e la sua applicazione, simulate e ancora simulate, giochi di gruppo e giochi terapeutici, abbiamo continuato gli incontri fino al termine della sensibilizzazione.
Abbiamo affrontato gli insegnamenti di Pragmatica della Comunicazione, del primo Change, e abbiamo sperimentato su di noi gli effetti che produceva l’applicazione, in vivo, delle regole comunicative proposte da Virginia Satir.
Il giuoco dei “nove punti”, di Watzlawick, si stava realizzando. Stavamo tutti imparando ad uscire dagli schemi percettivi del “quadrato”.
Un particolare: il viaggio di ritorno a Caselle, ogni volta si trasformava in una gara tra le utilitarie di Zarmati, Villa e Morella. Riedizione serale, in piccolo, delle gare sull’autodromo di Monza.
All’ultimo incontro di giugno ’79, la maggioranza del gruppo si propose per iniziare un vero e proprio training.
Il Comitato dei Grandi Gufi di Via Falloppio approvò la richiesta di formazione del gruppo di Ivrea e mi affidò la conduzione.
Nella casa di Pippo, nei mesi estivi furono fatti dei lavori di ristrutturazione di due camere attigue al piano terra, ciascuna con un ingresso dal cortile. Le due camere erano comunicanti con una porta interna, un citofono, una telecamera ed un grande specchio undirezionale.
Ad ottobre ’79 inizia il training con due incontri mensili di cinque ore. Per completare il monte ore formativo, fu prevista una durata di cinque anni.
Sette sono i membri del gruppo che iniziano questo cammino: Salvo, Pippo, Carlo, Graziella, Bruno, Laura e Maria Grazia.
Fatta eccezione per Maria Grazia, gli altri componenti sono tutti operatori in diversi Servizi Pubblici di Ivrea, Caluso e Torino.
Riparte la formazione. Teoria, simulate, giochi e sculture, accompagnati da un lavoro di attraversamento personale dei partecipanti.
Watzlawick, Haley e Minuchin diventano il sostegno teorico per gli interventi terapeutici.
Modello strategico e modello strutturale in quel primo anno sono i più gettonati.
Dopo pochi mesi iniziano le prime terapie. Dietro lo specchio si respira aria di grande attenzione, e spesso abbiamo la partecipazione di Helmut.
Helmut era il cane, di razza Danese, di Pippo. Stava spesso dietro lo specchio, da dove guardava le terapie, ma ha fatto anche qualche irruzione in stanza al seguito del supervisore. Particolarmente utile è stato un suo intervento con un paziente psicotico: a farlo entrare nella stanza di terapia prima e a sbloccarlo poi.
Due eventi assumono grande importanza per la vita del gruppo: la venuta di Minuchin a Roma nell’ultimo trimestre dell’’80, dove tenne un breve training intensivo per i didatti ed allievi-didatti di via Falloppio – da quel momento diventò per me Mentore, Maestro e Padre –; e alla fine dell’anno successivo, il trasferimento del training allo studio di via Palestro 29, nella strada centrale di Ivrea.
Con le videocassette delle terapie di Minuchin, praticamente tormentai tutti i miei allievi compresi quelli di Ivrea, nella visione, analisi e commento e riproposizione in simulata degli interventi.
Il nuovo Studio, piccolo ma molto funzionale, era più comodo per gli utenti. E quindi era possibile seguire più terapie.
Un workshop sulla Terapia Familiare all’Hotel Sirio di Ivrea, rivolto a operatori del Canavesano e della Val d’Aosta, tenuto da Grazia Cancrini, Giulia Cespa e da me, diede visibilità all’approccio terapeutico sistemico-relazionale nel Nord Piemonte.
Via Palestro divenne anche un polo formativo della Sede di Via Falloppio, per nuove sensibilizzazioni e nuovi training.
Fu interessante pure l’attività formativa svolta durante i giorni del Carnevale. Per raggiungere lo studio, bisognava indossare un berretto frigio rosso, vero e proprio marchio di eporediesità per evitare di essere fatti oggetto di lancio di arance.
Verso la fine dell’’83, per primi in tutto il Centro Studi, facemmo una verifica scritta sui testi adottati durante il corso.
Fu un pregevole feed-back.
In via Palestro 29, a Ivrea, intanto, si era costituita la Cooperativa “EMMECI”, la cui denominazione derivava da una iniziale allocuzione comunicativa di questo gruppo!
Avevamo acquisito molte informazioni tra cui la capacità di mettere insieme il bagaglio di esperienze di ognuno di noi (personali oltre che professionali) sì da contribuire alla creazione di quelle mappe da cui sapevamo poter partire, per poi arrivare a scoprire il territorio.
Avevamo chiaro il concetto, come esprime Karl Kraus, che una delle malattie più diffuse è “la diagnosi”.
Ed ormai avevamo appreso da Bateson che: “non si può toccare un fiore senza disturbare una stella”.
Da Minuchin che: “la Verità ha molte facce, e quella che vediamo è solo una di esse. Ogni persona è come un brillante e nel contesto in cui si trova, pensa di avere e mostra solo qualche sfaccettatura. Il nostro compito è aiutarla a ruotare il brillante”.
Inoltre, “è più facile interpretare che osservare”(Anonimo).
Terminato il training, alcuni di loro vollero fare l’esame per accedere alla formazione alla didattica.
Piccola nota: durante questo training, sono nati ben sette bambini!
L’anno accademico successivo Salvo, Pippo e Carlo incominciarono a fare gli osservatori nei training che intanto si erano attivati. Successivamente nella funzione di “didatta giovane” ne condividevano la conduzione dei gruppi.
Nel frattempo la Coop. EMMECI trasferì la sua sede e l’attività didattica a Torino in corso Vittorio Emanuele II, 209.
Carlo, Pippo e Salvo diventano Didatti.
Poco tempo dopo è stato costituito in Torino l’Istituto EMMECI quale Sede del Centro Studi.
Così, in Piemonte, una grande quercia è cresciuta e si è trasformata in dimora per alcuni gufi e barbagianni diventati Maestri di Saggezza, e per tanti altri gufi e barbagianni, selezionati apprendisti saggi.
Un grazie grande va al Gufone Pippo Defilippi, che ha dato un contributo fondamentale nel piantare, far radicare e far crescere questa quercia, diventata imponente! E grazie ai pionieri dell’EMMECI che hanno collaborato per questo successo!
Grazie a tutti e buon proseguimento di giornata!
BIBLIOGRAFIA**
– Bateson G. Verso un’ecologia della mente. Milano: Adelphi, 1977.
– Von Bertalanffy L. Teoria generale dei sistemi. Fondamenti, sviluppo, applicazioni. Milano: ISEDI, 1971.
– Badolato G, Di Iullo MG. Gruppi terapeutici e gruppi di formazione. Roma: Bulzoni, 1979.
– De Silva G. Vagando e divagando tra boschi e saggezza. Ecologia della mente 2001; 24: 113-6.
– Haley J. Terapie non comuni. Roma: Astrolabio, 1976.
– Minuchin S. Famiglie e terapia della famiglia. Roma: Astrolabio, 1976.
– Satir V. Psicodinamica e psicoterapia della famiglia. Roma: Armando Editore, 1973.
– Watzlawich P, Beavin J, Jackson D. Pragmatica della comunicazione umana. Roma: Astrolabio, 1971.
– Watzlawich P, Weakland JH, Fisch R. Change. Sulla formazione e soluzione dei problemi. Roma: Astrolabio, 1974.