Genogramma professionale:
l’influenza dei formatori nella costruzione di una
modalità terapeutica

Sandro Giovanazzi1



Riassunto. Lo scopo di questo articolo è far riflettere sull’importanza del genogramma professionale, sia per la formazione dello psicoterapeuta sia per i terapeuti in supervisione. Per “genogramma professionale” intendiamo una rappresentazione grafica della relazione tra lo psicoterapeuta e i suoi formatori (attuali o storici) in cui si evidenzia la vicinanza o la distanza emozionale tra loro e le caratteristiche della modalità terapeutica del formatore che ha influenzato o influenza la creazione del suo stile personale. Definiamo “stile dello psicoterapeuta” tutte quelle condizioni di idiosincrasia che si materializzano, in forma personale e specifica, nel modo di condurre la relazione terapeutica e che derivano dalla famiglia di origine e dalla relazione con i suoi formatori. Viene proposto un uso pratico di questo concetto, in cui viene finalmente compresa, da parte del terapeuta, l’eredità formativa sulla costruzione del proprio stile terapeutico.

Parole chiave. Genogramma professionale, stile terapeutico, eredità terapeutica.


Summary. Professional genogram: the influence of trainers (educators) in the construction of a therapeutic style.
The purpose of this article is to reflect the importance of the professional genogram, for both, trainees as therapist and therapist on supervision. Professional genogram is understood as the graphical representation of the relationship between the psychotherapist and their trainers (current or historical), which denotes the emotional proximity or distance among them, and the particular therapeutic style of the trainer, that influenced or influence the creation of its own therapeutic style.
The style of the therapist is defined as all those idiosyncratic conditions of the therapist that materialize in the specific individual, habitual and particular form of therapy, which is given by a relative influence of their family of origin and by the relationship with their trainers. It is propose a practical use of this concept, in which finally is understood, from the therapist side, the formative inheritance on the construction of its own therapeutic style.

Key words. Professional genogram, therapeutic style, therapeutic heritance.


Resumen. Genograma profesional: la influencia de los formadores en la construcción del estilo terapéutico.
El propósito del presente artículo es reflexionar acerca de la importancia del Genograma profesional, tanto para la formación del terapeuta como para los terapeutas en su supervisión. El Genograma profesional lo entendemos como la representación gráfica de la relación entre el psicoterapeuta y sus formadores (actuales o históricos), que da cuenta de la cercanía o distancia emocional entre ellos, y de las características del estilo terapéutico del formador, que influyeron o influyen en la creación del propio estilo del terapeuta . El estilo del terapeuta lo definimos como todas aquellas condiciones idiosincráticas del terapeuta que se materializan en la forma específica individual, habitual y particular de hacer terapia, que viene dada por una influencia relativa de su familia de origen y por la relación con sus formadores. Se plantea la utilización práctica del genograma profesional, en donde se puede finalmente entender por parte del terapeuta, la herencia formativa en la construcción de su propio estilo del terapeuta.

Palabras clave. Genograma profesional, estilo del terapeuta, herencia terapéutica.
INTRODUZIONE
Si è parlato molto dell’utilizzo del genogramma personale nel lavoro con i pazienti e i loro familiari e si è anche scritto molto sull’importanza dell’utilizzo del genogramma personale nella formazione dello psicoterapeuta. Ma poco o quasi niente si è detto sull’utilizzo del genogramma professionale nella formazione degli psicoterapeuti.
A questo proposito, possiamo definire il genogramma professionale come “la rappresentazione grafica della relazione tra lo psicoterapeuta e i suoi formatori o supervisori clinici (attuali o storici) che evidenzia la vicinanza o distanza emozionale che intercorre tra loro e le caratteristiche della modalità terapeutica del formatore che influenzano o hanno influenzato la sua formazione”.
Alla luce di quanto detto, le riflessioni o i consigli che si propongono in questo testo si basano su come si possa inserire questo concetto sia nella formazione professionale degli psicoterapeuti sia per poter riflettere circa l’eventualità di una situazione di stallo nella relazione paziente/terapeuta. Sarebbe a dire, quando si giunge a un impasse terapeutico e lo psicoterapeuta «si blocca e si sente con le mani legate» [1]. In questo caso il genogramma si può utilizzare per individuare questo “sentirsi intrappolato” e cercare eventuali strategie terapeutiche per provare a uscire dall’impasse.
USO DEL GENOGRAMMA PERSONALE
Nell’ambito relazionale-sistemico il primo medico che assegnò ai suoi studenti il genogramma perché «sviluppassero la capacità di vedere la propria famiglia più come un insieme che come singole immagini interiorizzate» fu Murray Bowen [2]. Egli definì il genogramma come una tecnica diagrammatica che consiste nell’elaborazione di un albero genealogico come rappresentazione visuale bidimensionale, includendo tre generazioni [3-6].
Anche secondo Guerin et al. [7] il diagramma familiare può definirsi «un metodo strutturato per comprendere la famiglia e si può usare agli inizi della seduta o nel corso della terapia». Questo indica che il genogramma fu utilizzato inizialmente con i pazienti e in un secondo momento nella formazione degli psicoterapeuti.
Il diagramma familiare è un modello che graficamente registra informazioni sui membri di una famiglia e le loro relazioni e fornisce uno sguardo globale sulla complessità della struttura e delle relazioni includendo almeno tre generazioni, cioè un approccio multigenerazionale basato sulla teoria dei sistemi familiari di Murray Bowen [8-13].
In questo modo il diagramma familiare ha costituito una fonte di ipotesi interpretative per valutare il contesto relazionale e l’evoluzione del sistema familiare nel tempo, uno strumento di ricerca che ha permesso di addentrarsi nella storia di una famiglia e nei processi emozionali che si verificano nel suo ambito [14-17].
LA DIFFERENZAZIONE DEL SÉ NELLA FAMIGLIA DI ORIGINE E LA SUA RELAZIONE CON IL PROCESSO DI CREAZIONE DELLO STILE TERAPEUTICO
Ci basiamo sul concetto di differenziazione del Sé di Bowen [18] per poterlo relazionare con la costruzione di un corretto stile terapeutico. In virtù della natura del Sé, il concetto di differenziazione si basa sul fatto che «ogni essere umano viene al mondo totalmente dipendente dagli altri per il suo benessere, in una completa fusione emotiva o simbiotica con la madre». Un processo che accade naturalmente. Il grado di autonomia che il bambino raggiunge è facilitato dalla capacità dei genitori di concentrarsi sulla propria funzione più che su quella del bambino, evitando che possa arrivare a sentirsi “intrappolato” nel processo relazionale familiare; l’elaborazione del Sé è strettamente vincolata al sistema familiare multigenerazionale dove ha luogo il processo di differenziazione [19-21].
Se mettiamo in relazione la concezione di Bowen [21,22] di differenziazione del Sé con la costruzione dello stile terapeutico, il nostro approccio è che ogni terapeuta ha bisogno di mettere a punto una giusta distinzione con la sua famiglia di origine per raggiungere in questo modo una differenziazione rispetto ai suoi formatori. A questo proposito, se il terapeuta, come risultato della sua differenziazione rispetto alla famiglia di origine, raggiungerà una consapevolezza delle proprie caratteristiche identitarie, nella sua formazione clinica potrà considerare nella giusta misura anche gli aspetti caratteristici dello stile terapeutico dei suoi formatori.
Se si dovesse verificare ciò che si era ipotizzato, l’effetto nella terapia sarà che il terapeuta potrà effettuare un lavoro sul Sé per raggiungere un autocontrollo emotivo tramite il quale diventare una persona più responsabile, mantenendo quell’imparzialità anche all’interno di un campo emotivo carico di ansietà.
ELEMENTI DELLA DIFFERENZIAZIONE DEL SÉ IN RELAZIONE ALLA FAMIGLIA DI ORIGINE, IMPLICATI NELLA COSTRUZIONE DI UN CORRETTO TRATTAMENTO TERAPEUTICO
Esistono alcuni elementi nella differenziazione del Sé affrontati da Bowen che sono fondamentali per la costruzione dello stile terapeutico. Innanzitutto, l’obiettività emotiva nei confronti di se stesso e degli altri è una qualità che prende forma sulla base di una differenziazione rispetto alla famiglia di origine e, vista in prospettiva, è un requisito per uno stile terapeutico adeguato. In secondo luogo, la capacità di mantenersi in contatto emotivo con gli altri e il proprio stato d’animo senza compromettere quello altrui sono aspetti del concetto di differenziazione del Sé che avvengono nell’interazione tra un individuo e il sistema nell’ambito del quale la relazione si sviluppa, soprattutto se si tratta della famiglia [18,19].
La capacità di adeguamento, terzo elemento che influisce sulla costruzione di un buon trattamento terapeutico, è intesa come capacità nell’apportare alla propria vita le modifiche necessarie per affrontare i cambiamenti effettivi o previsti soprattutto nelle relazioni più significative, senza aumentare lo stato di ansia che pregiudicherebbe il funzionamento fisico, mentale ed emozionale del proprio Sé o che, in vista del mantenimento del proprio stato di tranquillità, trasferisce l’ansia e le sue conseguenze sugli interlocutori [19]. Anche l’adattabilità è una capacità da mettere in gioco nell’attività terapeutica e della quale i terapeuti devono fare uso per produrre dei cambiamenti e/o perturbazioni nel sistema.
COSTRUZIONE DELLO STILE TERAPEUTICO, UN PROCESSO EVOLUTIVO DEL TERAPEUTA
Se riflettiamo sul percorso evolutivo del terapeuta, la costruzione di un proprio stile è un traguardo che si dovrebbe raggiungere durante la formazione clinica. Per raggiungere tale obiettivo, il terapeuta prima di tutto dovrebbe aver raggiunto una giusta differenziazione dalla sua famiglia di origine. Se si ottiene questo risultato, il processo formativo nella costruzione del proprio stile si svilupperà fin dall’inizio con maggiore flessibilità. Ciò avrà ripercussioni sul risultato che il terapeuta potrà conseguire adottando le tecniche più adeguate alle proprie caratteristiche, plasmando un proprio stile che gli permetta di essere creativo e di sentirsi a suo agio con ciò che è e che fa.
Nel corso della propria formazione i terapeuti godono di un minor grado di individuazione, cioè non riescono a differenziarsi correttamente dalla famiglia di origine, ma tendono a identificarsi con i modelli proposti dai formatori, limitando la propria creatività nel lavoro terapeutico, con la conseguenza di non riuscire a svincolarsi dai propri formatori.
Se pensiamo alla relazione tra il terapeuta e il suo formatore e lo rapportiamo in modo analogico alla scala di differenziazione di Bowen [21], da un lato della scala troveremo la massima intensità della massa indifferenziata dell’Io familiare dove predominano “indifferenziazioni” e “fusioni dell’Io”, con scarsa “differenziazione del Sé”. Nell’altra parte della scala predomina la “differenziazione del Sé”, con scarsa evidenza della fusione dell’Io [18].
Alla luce di quanto esposto, da un lato si troverebbe l’indifferenziazione del proprio stile terapeutico e dall’altro la costruzione di un modello caratteristico, individuale e specifico, di condurre il percorso terapeutico che introduce un’impronta personale che permetterebbe flessibilità, creatività, disinvoltura e opportunità per il terapeuta.
DEFINIZIONE DELLO STILE DEL TERAPEUTA
Differenti autori hanno parlato dello stile del terapeuta. Ceberio e Linares [23] hanno sottolineato l’importanza di operare una distinzione tra presupposti epistemologici, teoria, modello e stile nel modo in cui i terapeuti arrivano a privilegiare un modello teorico. Tutte queste riflessioni puntano a cercare di spiegare lo stile proprio del terapeuta e quali sono i rischi in cui ogni professionista può incorrere durante il processo di formazione.
Altri autori come Fernández-Álvarez e García [24] concettualizzano lo stile del terapeuta come un costrutto multidimensionale, presente in ogni processo terapeutico, che descrive un insieme di funzioni integrate che praticamente esprimono gli aspetti, le caratteristiche e gli approcci nell’esercizio della sua professione [24,25]. Di conseguenza, lo stile personale del terapeuta condiziona l’importanza del modello teorico impiegato e le specifiche modalità applicate in ogni trattamento.
La nostra impostazione intende lo stile del terapeuta come una risultante degli aspetti idiosincratici del terapeuta che si concretizzano nella maniera particolare, individuale e abituale di condurre la terapia che deriva da un’influenza della sua famiglia di origine e dalla relazione con i suoi formatori.
Nel contempo il suo stile viene influenzato dai modelli teorici con i quali si è formato, dalle caratteristiche della sua famiglia, dagli eventi significativi nel suo ciclo vitale, dalla sua cultura, dalla personalità e da altri fattori. Per questo lo stile del terapeuta è dinamico e flessibile. Per semplificare, se ci concentriamo sull’influenza degli eventi significativi sull’agire terapeutico, potremo cogliere come gli eventi successivi nel ciclo vitale del terapeuta contribuiscano sulla sua capacità di condurre una psicoterapia efficace [26].
Malgrado il fatto che siamo consapevoli dell’influenza di tutte le componenti che abbiamo indicato, nel presente testo verrà privilegiata l’influenza dello stile terapeutico del formatore su quello del terapeuta in formazione.
D’altra parte, se è vero che si può costruire uno “stile sano per essere terapeuta”, si potrebbe arrivare a presentare certe patologie nella costruzione del proprio stile. A questo riguardo, Ceberio e Linares [23] parlano delle caratteristiche disfunzionali del terapeuta:
• Ossessivo: segue alla lettera quello che dicono i libri. Rigorosa adesione al modello. “Io non sono io se mi allontano dalle indicazioni teoriche e dalle tecniche previste dal modello”.
• Razionale o intellettuale: si caratterizza nel dare preminenza al pensare, sminuendo qualsiasi elemento emozionale. Cercano sostegno nei riferimenti bibliografici degli autori scrupolosamente citati.
• Terapeuta clone: si identifica quanto più possibile con il suo formatore. Rinuncia a essere se stesso per trasformarsi nel suo maestro.
• Terapeuta impotente: è colui che mostra inadeguatezza e autodeclassamento nei confronti del suo ruolo professionale.
• Terapeuta spaventato: soccombe di fronte alla sua paura, realizzando una corazza che lo immobilizza.
• Terapeuta onnipotente: è quello che possiede una difesa più strutturale dato che di fronte a sentimenti di insicurezza e impotenza sviluppa un’attitudine che manifesta onnipotenza.
• Terapeuta tutto va bene o pseudo creativo: dà prova di eclettismo indiscriminato.
• Terapeuta pompiere o superman: si caratterizza per la frequenza di casi gravi e per essere incondizionatamente disponibile. Si trova nelle situazioni più difficili di affrontare.

Queste caratteristiche disfunzionali delle quali abbiamo appena parlato si sviluppano a partire dalla differenziazione del Sé nel processo di svincolo dalla famiglia di origine. Al riguardo, Cancrini e La Rosa [27] parlano del fatto che la psicopatologia dello svincolo si può manifestare in quattro processi:
1. Lo svincolo impossibile dal contesto di appartenenza quando, in luogo dell’emergenza della soggettività, l’identità familiare si presenta come una “massa indifferenziata”.
2. Lo svincolo inaccettabile, che si verifica quando la famiglia è leggermente più differenziata.
3. Lo svincolo apparente, incompleto e parziale, con improvvise regressioni a una condizione più fusionale e con gravi limitazioni dell’autonomia della persona.
4. Lo svincolo di compromesso in cui l’autonomizzazione si determina attraverso l’assunzione di un progetto, che tuttavia non appartiene al soggetto ma alla famiglia.

In questo senso in ogni percorso di formazione e di supervisione clinica deve trovare spazio l’analisi del processo relazionale di svincolo dalla famiglia di origine e della connessione tra questo processo e la costruzione dello stile personale del terapeuta.
COSTRUZIONE DEL GENOGRAMMA PROFESSIONALE
Per costruire il genogramma professionale si propone una linea del tempo nella formazione del terapeuta (figura 1) nell’ambito della quale gli verrà chiesto di selezionare, tra tutti, i tre più significativi. La selezione deve essere condotta sulla base del grado di rilevanza che hanno avuto per il terapeuta, sia sul piano emozionale sia per le modalità di condurre la terapia del formatore. Per fare questa scelta si possono utilizzare i momenti chiave nelle sedute del terapeuta, da cui si possano identificare quei momenti (scenario terapeutico) che siano i più personali, e da questa riflessione portarlo a scegliere questi tre formatori clinici.
Proseguendo, si chiede di riportare nella tabella (tabella 1) la vicinanza e la distanza emozionali in relazione a ciascun formatore.
Dopo il diagramma sulla relazione con i suoi formatori (figura 2) realizzeremo una tabella sulle principali caratteristiche dello stile terapeutico dei formatori. Per questo individueremo alcuni tipi o categorie di “stili terapeutici” (se ne possono indicare diversi).



A ciascuno di questi tipi o categorie si assegnerà un punteggio percentuale, a partire dallo 0%, che indica l’assenza di caratteristiche specifiche, fino al 100%, che indica la presenza di caratteristiche al massimo grado. Il terapeuta assegnerà il punteggio secondo la propria percezione (PT) delle caratteristiche del formatore e, in un’altra colonna, assegnerà un punteggio percentuale alla incorporazione di queste caratteristiche nel proprio stile terapeutico (IT).
Questa tabella verrà stilata per ognuno dei tre formatori.
In relazione all’esempio proposto si potrà capire che l’influenza dello stile terapeutico del formatore, nella costruzione del proprio, riguarderà prevalentemente la costruzione di un modello di terapeuta flessibile, pragmatico, creativo, vicino, con predominio dell’espressione verbale ed emotiva.
Riguardo all’esempio precedente, esteso a tre formatori, si potrebbero privilegiare gli stili che hanno il punteggio più alto per ciascuno di loro secondo l’esempio 1:




Un ulteriore sviluppo potrebbe consistere nell’evidenziare come agiscono tutte le caratteristiche categorie di stile terapeutico selezionate e osservare come ciascuna di queste si distribuisce in relazione ai diversi formatori.



Secondo l’esempio 2, il terapeuta tenderà a uno stile nel quale l’aspetto direttivo proviene dal Formatore 1. Quello persuasivo dal Formatore 3, quello cognitivo dal Formatore 2 e l’emozionale dal Formatore 1.
USI PRATICI DEL GENOGRAMMA PROFESSIONALE
Come abbiamo segnalato in precedenza, il genogramma si può utilizzare nella formazione del terapeuta. Concordando sul fatto che la costruzione dello stile del terapeuta è un processo che inizia con la formazione ma non si esaurisce in essa, l’incorporazione di questi elementi di stile dei formatori fornirà al terapeuta un “diamante allo stato grezzo” che dovrà essere lavorato nel corso del tempo attraverso la relazione con i pazienti.

Per l’altro utilizzo, quello della supervisione clinica con i terapeuti, pensiamo che si possa utilizzare questo genogramma professionale per poter valutare quali elementi dello stile del terapeuta entrino in conflitto con i pazienti, generando una situazione di impasse e quindi ricostruire da che formatore ha preso quello stile e come quest’ultimo generi un ostacolo nel caso clinico in supervisione.
Certamente gli utilizzi del genogramma professionale possono essere senza dubbio diversi e crediamo che con l’utilizzo minimo di cui abbiamo parlato possiamo aiutare come supervisori a riconoscere parte della storia formativa, e come questa produca delle conseguenze nell’attività terapeutica, sia per i terapeuti alle prime armi sia per quelli più sperimentati. Nel contempo è uno strumento valido per il supervisore dato che gli consente di tratteggiare una mappa delle configurazioni relazionali ed emozionali che abitano la mente del supervisionato e fornisce indizi su quale linea stia tentando di seguire o da quale stia cercando di differenziarsi.
Conclusioni
Una prima riflessione conclusiva, circa il genogramma professionale, riguarda il fatto che possa trasformarsi in uno strumento evolutivo nel corso della costruzione del proprio stile terapeutico. Sebbene questo processo possa essere considerato come un passaggio semplice e naturale, è reso più complesso perché dipende dal grado di differenziazione del Sé che il terapeuta ha raggiunto nei confronti della sua famiglia di origine e dalla corretta introiezione dello stile del formatore nel proprio.
Un’altra questione rilevante è che consegna a noi terapeuti una “mappa” tramite la quale possiamo osservare il nostro lavoro a vantaggio dei nostri pazienti. A riguardo, l’identificazione del nostro genogramma ci renderà più sensibili verso i punti di forza o debolezza nel nostro agire terapeutico.
Senza dubbio esistono altri elementi importanti nella costruzione dello stile terapeutico che devono essere trattati nei processi formativi. Tuttavia crediamo che l’approccio nella costruzione del genogramma debba essere l’obiettivo principale per i formatori e i formati attraverso il quale al terapeuta in formazione viene insegnato a poter osservare meglio il processo di costruzione del proprio stile.
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