La metamorfosi dell’introietto dell’aspirante
terapista durante il training: una misurazione
attraverso l’Intrex

Valentina Cavucci1, Francesco Colacicco2, Claudia Cuollo3



In un mondo che cambia con incredibile velocità, medici e terapeuti sono al centro di domande cui non è facile rispondere utilizzando la propria esperienza. Divulgare l’esperienza di chi ha lavorato per primo su temi dotati di un alto coef­ficiente di novità sarà, dunque, lo scopo principale di questa sezione della rivista.


In a fast world, practitioners and therapists are the target subjects of many questions to which it is not easy to answer using one’s previous personal expe-rience. The principal aim of this section will be to disseminate the experience of those who have been the first to work arguments with a high percentage of novelty.


En un mundo que cambia rápidamente, médicos y terapeutas se ponen una serie de preguntas que no son fácil de contestar recurriendo solo a la experiencia personal. Nos interesa divulgar acá, los aportes de aquellos que han trabajado por primera vez sobre algunos temas nuevos.

INTRODUZIONE
È opinione diffusa che scegliere di laurearsi in psicologia e, successivamente, di specializzarsi in psicoterapia sottenda ad un tentativo di autocura dell’individuo.
Nel cercare di indagare il percorso di crescita professionale e personale dell’allievo aspirante terapeuta, il gruppo di ricerca del Centro Studi di Terapia Familiare e Relazionale di Roma4 ha messo a punto un progetto di valutazione sull’efficacia dei training, per migliorarne la validità ottenendo una “fotografia” dell’allievo in entrata e in uscita.
Attualmente il percorso di training si articola in tre fasi:
I anno: lavoro psicoterapeutico con l’allievo ed il gruppo strutturato sulla narrazione della propria storia familiare attraverso l’uso del genogramma, con l’obiettivo di favorire una nuova danza verso la consapevolezza e l’evoluzione individuale attraverso il racconto della famiglia di origine e il lavoro di gruppo;
II e III anno: l’allievo si mette in gioco come terapeuta attraverso la supervisione diretta;
IV e V anno: con la supervisione indiretta l’allievo discute con il supervisore ed il gruppo i casi che segue personalmente; formazione didattica e sviluppo personale del sé terapeutico si fondono, preparando il futuro terapeuta allo svincolo dalla scuola e all’inizio della pratica clinica autonoma.
Nel 2012, come Istituto Dedalus di Roma, abbiamo stipulato un accordo con l’Università dello Utah e con Lorna Smith Benjamin per poter utilizzare il questionario Intrex e il software SASB (Structural Analysys of Social Behaviour), strumenti utili non solo in ambito clinico per predire i processi di copia che l’individuo ha appreso dalla propria famiglia di origine, ma che si sono dimostrati di grande importanza anche in ambito formativo.
Focalizzandoci sulla dimensione “Introject”[1,2] abbiamo somministrato ai nostri allievi l’Intrex per ottenere un’autovalutazione delle modalità di comportamento verso se stessi nelle situazioni migliori e peggiori. Questo aspetto ha una duplice importanza: da un lato è in grado di prevedere il modo di interagire dell’aspirante terapeuta con il paziente, dall’altro facilita il processo di conoscenza di sé in diversi momenti del training.
Oltre l’Istituto Dedalus, dove è nato il gruppo di ricerca, per la raccolta del campione hanno collaborato anche altre scuole del Centro Studi di Terapia Familiare, in particolare: Istituto Random (Roma), Iefcos (Roma), CTR (Catania), Change (Bari), IPRA (Pescara), CSRM (Palermo).
OBIETTIVO
Questo lavoro ha lo scopo di mettere a punto una metodologia per dare inizio ad una ricerca pilota sull’efficacia del percorso di training in psicoterapia, con l’obiettivo di valutare la metamorfosi del futuro terapeuta.
IPOTESI
Se la formazione sarà stata efficace, il terapista avrà modificato i propri schemi di funzionamento, adottato modalità relazionali più flessibili e fatto “pace” con i propri introietti, cioè trovato le strategie più appropriate per costruire e sviluppare un efficace senso del Sé rispetto alle modalità con cui ha imparato a trattare sé stesso dalla famiglia che “porta nella testa”.
Sul piano statistico si è cercato di valutare se, attraverso l’analisi degli output e dei grafici generati dal software SASB, esista una differenza qualitativa nelle dimensioni dell’introietto confrontate in due campioni diversi: quello degli allievi del primo anno di training e quello di coloro che l’hanno completato.
METODOLOGIA
Campione
Il campione è costituito da 100 soggetti: 50 allievi del primo anno e 50 allievi degli ultimi anni del training. Gli allievi provengono da varie scuole italiane del Centro Studi, e per lo più sono donne.
Strumenti
L’Intrex è un questionario self-report che viene applicato alla persona con la duplice finalità di descrivere e valutare qualunque tipo di relazione interpersonale, passata o attuale, così come la desidererebbe, o rispetto alla quale si ha paura; esplora tre dimensioni interpersonali: other, Self, Introject. Si tratta di una metodologia utile a predire i processi di copia dell’individuo: permette infatti di ottenere delle valutazioni delle Rappresentazioni Interiorizzate delle Persone Importanti (IPIR) e delle relazioni interpersonali così come vengono percepite.
Si compone di 12 fogli di valutazione che, secondo il modello SASB, indagano la relazione con un Significant Other nelle situazioni in cui si sente al meglio e quelle in cui si sente al peggio attraverso un range di punteggi da 0 a 100 (0, 10, 20…).
Nella presente ricerca è stata valutata solo la dimensione dell’introietto, nelle categorie “At Best” e “At Worst”.
Procedura
Ci siamo recati nei vari Istituti del Centro Studi situati in tutta Italia ed abbiamo presentato la ricerca. Una volta ricevuti i questionari, abbiamo proceduto all’inserimento dei dati grezzi ed alla codifica degli stessi attraverso il software SASB. Successivamente abbiamo verificato la distribuzione delle frequenze dei vari item ed individuato quelle più significative.
RISULTATI
Le figure 1 e 2 mostrano che non emergono differenze significative sull’introietto “At Best” fra i due campioni, mentre al peggio cambia la distribuzione delle frequenze rispetto agli allievi del I e del V anno.






Per ciò che riguarda gli item più rappresentativi è possibile rilevare quanto segue:
• per “Introject at best” sia gli allievi del primo anno (84%), sia gli allievi degli ultimi anni (70%) hanno risposto 0 alla domanda: “Senza pensare a ciò che potrebbe succedere, aggredisco e punisco me stesso/a”, evidenziando il bisogno di autocura e di attenzione che gli allievi hanno nei propri riguardi. Infatti “Mi prendo cura di me e mi sforzo per dare il mio meglio” è stato l’item con punteggi più alti (42%) sia per gli allievi del primo anno, sia per quelli che hanno completato il percorso (36%).
• per ciò che riguarda “Introject at Worst”, si evidenzia che: gli allievi del I anno identificano come item maggiormente rappresentativo a cui hanno risposto 0 (38%) il quesito: “Sono sconsiderato/a nei miei confronti, mi trascuro e a volte mi alieno completamente”. Gli allievi degli ultimi anni risultano invece aver risposto in maniera più eterogenea (risposte prevalenti più equamente distribuite in termini di distribuzioni di frequenze) ed identificano nell’item 10 (“senza pensare a ciò che potrebbe succedere, aggredisco e rifiuto me stesso/a”) la categoria nella quale hanno dato un più ampio numero di risposte uguali a 0, per il 46%.

Ciò contribuisce a rafforzare quanto emerso per l’introietto al meglio e dimostra l’utilità attraverso la quale il grafico del software SASB fornisca un’istantanea della modalità di funzionamento dell’allievo.
CONCLUSIONI
In conclusione, dall’elaborazione degli output non sono emerse differenze significative fra i due gruppi per ciò che riguarda l’introietto “At Best”, mentre si evidenziano differenze per ciò che riguarda la valutazione dell’introietto “At Worst”.
In particolare, come è possibile osservare dal confronto fra i due grafici, gli allievi del primo anno rispondono di comportarsi e relazionarsi con sé stessi in modo simile o uguale sia nelle situazioni migliori sia in quelle peggiori.
A differenza dei primi, gli allievi degli ultimi anni si comportano in maniera differente nelle condizioni peggiori, con punteggi più bassi per le categorie: “Si ama” – “Si protegge” – “Si afferma”.
Ciò potrebbe essere determinato dal maggiore fattore di “desiderabilità sociale” degli allievi dei primi anni (per i quali potrebbe essere più spiccata la sensazione di trovarsi in un contesto di valutazione da parte dei didatti), che tendono a dare risposte più rigidamente distribuite in qualunque situazione essi si trovino.
Al contrario gli allievi degli ultimi anni hanno avuto modo di acquisire una maggiore consapevolezza e varietà delle loro modalità relazionali (abbiamo anche una lieve tendenza all’autorimprovero), pur rimanendo in una distribuzione legata all’area di modalità di comportamento adattive e funzionali.
Queste osservazioni di carattere generale, oltre che integrare i risultati ottenuti, ci portano a fare alcune considerazioni per la messa a punto della nostra procedura di valutazione, ed in particolare rispetto all’utilizzo di strumenti aggiuntivi integrativi a quelli già esistenti.
Nello specifico la nuova procedura di ricerca longitudinale dovrebbe prevedere tre momenti di valutazione atti a misurare l’eventuale “metamorfosi” dell’aspirante terapeuta attraverso l’utilizzo di tre strumenti diversi fra loro:
I anno: INTREX, il questionario self-report, interno al soggetto, che fornisce una fotografia dell’allievo come descritto nel presente lavoro in aggiunta al genogramma;
II anno: SCIID, uno strumento-intervista che valuta la rappresentazione che un ricercatore esterno fa del soggetto, per individuare il suo stile di funzionamento come terapeuta;
IV e V anno: una seconda misurazione dell’Intrex (per un confronto pre- e post-training) e la Scheda di Valutazione Finale, come strumento che compila il supervisore didatta per stabilire il livello di crescita personale dell’allievo, esimendo dagli aspetti tecnici.
BIBLIOGRAFIA
1. Benjamin LS. Diagnosi interpersonale e trattamento dei disturbi di personalità. Roma: LAS, 1999.
2. Benjamin LS. La terapia Ricostruttiva-Interpersonale. Promuovere il cambiamento in coloro che non reagiscono. Roma: LAS, 2004.
3. Colacicco F. Ogni psicopatologia è un dono d’amore. Roma: Scione Editore, 2014.
4. Colacicco F. La supervisione diretta sta diventando sempre più indiretta: il modello da imitare si offre più spesso dietro lo specchio. Ecologia della Mente 2012; 35: 41-51.