Due titoli, una storia: la “scultura narrante”
ultrabreve per la costruzione di alternative
in terapia di coppia

Marica Alessandra1, Alessia Asti1, Sara Bartoli1, Laura Biagini1, Chiara Contini1, Nausica Gerbi1, Elena Nesi1, Valentina Pancallo1, Elisabetta Vignali1,
Chiara Laurini
1, Gianmarco Manfrida2



Particolarmente dedicato ai medici e agli operatori della salute, l’articolo col­locato in questa sezione risponde a una domanda fondamentale sulla possibilità di utilizzare, fuori dal campo in cui esso nasce, il sapere che origina dal lavoro degli psicoterapeuti.


Especially adressed to practitioners and other health specialists, the article placed in this section answers to the main question on the possibility to make use of the knowledge resulting from the work of psychoterapists outside the field in which it is born.


Dedicado especialmente a los médicos y demás profesionales de la salud, el artículo presentado en esta sección responde al tema fundamental sobre la posibilidad de utilizar los conocimientos derivados del trabajo de los psicoterapeutas fuera de su campo original.


«L’uomo non ha una natura, ma una storia»
José Ortega y Gasset (1883-1955)



Riassunto. Questo intervento si propone come un approfondimento dell’utilizzo della Scultura nella pratica clinica relazionale con le coppie, nell’ottica del modello delle Realtà Condivise. Riprendendo le Sculture del Tempo Familiare di Luigi Onnis, in cui la dimensione diacronica del tempo è ampliata con l’introduzione della Scultura del Futuro, l’approccio narrativo utilizza la scultura come strumento terapeutico capace di creare un potente coinvolgimento emotivo. Questo consente di mettere in discussione la realtà banale dominante presentata dai clienti, favorendo la costruzione da parte della coppia di una storia alternativa. L’originalità e il potere suggestivo di questo strumento si concretizzano nella restituzione finale del terapeuta, pensata in modo da essere “plausibile, convincente ed esteticamente valida”, in cui alle sculture, non altrimenti commentate, vengono dati titoli descrittivi di poche intense parole, evocatrici sia della rappresentazione statica sia del movimento impresso.

Parole chiave. Sculture, scultura narrante ultrabreve, modello realtà condivise, approccio narrativo, coppia, realtà banale, storia alternativa.


Summary. Two titles, one story: the ultra short version of Sculpture Technique in order to create alternatives in couple therapy.
Aim of this paper is to describe a possible use of Couple Sculpture in relational clinical practice according to a social constructionist approach such as the Shared Reality model. Taking inspiration from Luigi Onnis’ Family Sculptures, in which the diacronic dimension of time is extended by introducing the sculpture of the future, the narrative approach makes use of sculptures as a therapeutic resource capable of creating a powerful emotional involvement. This defies and deconstructs the ordinary dominant reality presented by clients, encouraging the couple to identify and investigate alternative stories. The originality and suggestive power of this technique become clear with the therapist’s final intervention, “plausible, convincing and appealing” thanks to short descriptive titles assigned to the sculptures, not otherwise discussed. This final intervention should connect the clients’ static representations and movements to the alternative stories developed in previous therapy sessions.

Key words. Sculptures, shared reality model, narrative approach, couple therapy, ordinary reality, alternative stories.
Resumen. Dos títulos, una historia: la versión ultrabreve de las esculturas del presente y del futuro para la construcción de alternativas en la terapia de pareja.
Esta intervención se propone como una reflexión complementaria sobre el utilizo de la escultura en la práctica clínica relacional, segun el modelo de las Realidades Compartidas. A partir de las esculturas del tiempo familiar de Luigi Onnis, que amplía la dimensión diacrónica del tiempo con la introducción de la escultura del futuro, el enfoque narrativo utiliza la escultura como una herramienta terapéutica que puede crear una reacción emocional fuerte. Esto le permite desafiar la realidad dominante y banal que presentan los pacientes, promoviendo la construcción, por parte de la pareja, de una historia alternativa. La originalidad y el poder sugestivo de este instrumento se reflejan en la intervención final del terapeuta, pensada para ser “creíble, convincente y estéticamente valida”, en la que se atribuyen a las esculturas títulos descriptivos de unas pocas palabras intensas, evocadoras de la representación estática y del movimiento generado.

Palabras clave. Esculturas, modelo de las Realidades Compartidas, enfoque narrativo, pareja, realidad banal, historia alternativa.
PREMESSA
In questo articolo la flessibilità di impiego terapeutico della tecnica della Scultura, analizzata nel precedente lavoro “La versione breve delle sculture di P. Caillé” [1], viene approfondita mostrandone l’uso secondo il modello delle “realtà condivise” proposto da Manfrida. Tale modello consente di trascendere la realtà dominante portata dai pazienti, amplificare le discrepanze nei loro racconti e far emergere i sottomondi sociologici relegati nell’ombra della consapevolezza [2].
La versione narrante ultrabreve è stata pensata dall’autore con lo scopo di fornire alle coppie uno strumento “ultimo” utile per ripensare la propria storia, ricongiungendo i potenti vissuti emotivi generati da questa tecnica con i contenuti cognitivo-narrativi della terapia.
USO DELLA SCULTURA IN AMBITO SISTEMICO: QUADRO STORICO
Tra le varie tecniche psicoterapeutiche, la scultura ha acquisito negli ultimi 50 anni un ruolo sempre più rilevante nella pratica clinica sistemico-relazionale. Molti sono gli autori che, sfruttandone la flessibilità e l’adattabilità ai vari contesti relazionali (coppia, famiglia, gruppi), ne hanno fatto uso con obiettivi e modalità diverse.
I primi ad utilizzare questa tecnica in ambito statunitense sono stati Kantor, che, per indagare l’immagine mitica del sistema familiare ed intervenire terapeuticamente, si avvaleva del linguaggio analogico, affine ed omogeneo a quello del sintomo [3], e Satir, che mirava ad ottenere una nuova visione delle relazioni passate rinarrando la storia familiare, così da favorire nuove possibilità di incontro tra i membri della famiglia [4].
Papp, riprendendo la tecnica della scultura familiare di Kantor e Satir, focalizza l’attenzione sulla dinamicità delle relazioni tra i membri del sistema: lo scopo è quello di rivelare problematiche emotive soggiacenti, interrompendo circoli viziosi attraverso l’esplorazione di modelli transazionali alternativi. Un’ulteriore variazione al metodo consiste nell’applicare tale tecnica non soltanto alle famiglie ma anche alle coppie e ai gruppi, compresi quelli di training formativo [5].
Walrond-Skinner, come Kantor e Satir, utilizza le sculture terapeutiche con molteplici scopi: far fronte alle resistenze del sistema familiare alla terapia, contrastarne le intellettualizzazioni difensive e aiutare il terapeuta a superare eventuali “blocchi” nel processo di trattamento [6].
A partire dagli anni ’80, Hellinger applica la tecnica delle sculture ai suoi seminari e successivamente ai gruppi, al fine di ricreare le interdipendenze esistenti tra i componenti di una famiglia o di un gruppo e disgelare “l’irretimento” che costituisce l’impasse saliente per la persona interessata [7].
Negli stessi anni, Caillé elabora la tecnica del Protocollo Invariabile finalizzata a far emergere la rappresentazione condivisa che i membri hanno della loro relazione di coppia (assoluto di coppia), strutturata secondo l’autore su due livelli: quello rituale/fenomenologico, che descrive gli scambi comportamentali tra i partner, e quello mitico, che riassume le credenze sostenute dal sistema. L’obiettivo è quello di aiutare la coppia a cambiare prospettiva attraverso un apprendimento di II livello, dando alla diade una nuova lettura del modello relazionale e offrendo la possibilità di uscire dallo stallo e dalla situazione deludente portata in terapia [8].
In Italia la tecnica della scultura viene ripresa e sviluppata da L. Onnis. L’elemento di originalità del modello da lui proposto consiste nell’affiancare alla metafora spaziale, tipica della scultura, la dimensione diacronica del tempo. L’intento è quello di evidenziare il blocco evolutivo, far emergere miti e fantasmi familiari e reintrodurre la dimensione del tempo in un sistema che sembra averla persa.
Più recentemente Gulino, affiancata dal gruppo di training della scuola CSAPR di Prato, sfruttando la flessibilità che ha reso il Protocollo Invariabile di Caillé applicabile anche nell’ambito delle organizzazioni aziendali [9], ha ideato La versione breve delle sculture di P. Caillé, una forma di applicazione che meglio si adatta all’approccio terapeutico ed alla tipologia di coppie incontrate in ambito clinico. La finalità principale è quella di dare un significato relazionale al materiale simbolico emerso, restituendo alla coppia un senso condiviso attraverso un intervento narrativo, così da responsabilizzarla e renderla autonoma nella scelta di un eventuale processo di cambiamento [1].
Nel tempo la scultura come tecnica terapeutica, attiva e non verbale, ha assunto un ruolo centrale, seppure con obiettivi e modalità diverse, nell’esplorazione di livelli emotivi profondi spesso oscurati da vincoli di eccessiva razionalizzazione e nella costruzione di nuovi significati relazionali all’interno del processo terapeutico.
L’essenza analogica della scultura «facilita la capacità di sentire, dire, ascoltare ed essere ascoltati e permette di aprire una nuova finestra su relazioni, avvenimenti e vissuti del passato, costruendo una punteggiatura alternativa di schemi comportamentali o conflittuali, ormai diventati ridondanti o non più tollerabili» [1].
Nella Tabella 1 è sintetizzato l’uso delle sculture secondo i vari autori.



Luigi Onnis: le Sculture del tempo familiare
La tecnica delle sculture in Italia è stata inizialmente ripresa e sviluppata da Onnis nella terapia con famiglie psicosomatiche: sulla base di questo modello, Manfrida costruirà la versione “narrante ultrabreve” della scultura.
Onnis struttura il suo modello psicoterapeutico in tre fasi: una fase iniziale, in cui stabilisce il legame terapeutico e raccoglie informazioni sul sintomo e sulla storia della famiglia; una fase centrale, in cui propone le sculture del tempo familiare e costruisce, insieme alla famiglia, una ridefinizione del sintomo come specifica metafora; una fase conclusiva, in cui il lavoro è centrato sui sottosistemi [10].
Attraverso il metodo delle “Sculture del Tempo Familiare”, Onnis adotta un linguaggio terapeutico analogico omogeneo al linguaggio del sintomo [11] per evidenziare il blocco evolutivo della famiglia ed analizzare l’espressività corporea, la specificità degli individui, i miti ed i fantasmi familiari, la relazione terapeutica [12].
Il materiale emerso dalle sculture viene riorganizzato come in un mosaico e ricollegato al sintomo, in modo da coglierne il significato simbolico condiviso.
La valorizzazione del canale comunicativo analogico, che stimola la creatività di pazienti e terapeuta, consente di raccogliere informazioni utili ad esplorare i livelli emotivi profondi, aprendo spazi di intervento terapeutico quali la ridefinizione del sintomo (corporeo) come metafora familiare e la reintroduzione della dimensione del tempo [10].
Il metodo consiste nella richiesta alla famiglia di mettere in atto una rappresentazione della propria immagine, attraverso la disposizione dei corpi nello spazio, l’atteggiarsi delle fisionomie e delle posture, il gioco delle vicinanze e delle distanze, la direzione degli sguardi [12]. Si tratta dunque di una rappresentazione del tutto analogica e non verbale che, solo dopo che la scultura è stata realizzata, può eventualmente essere seguita da un commento dei singoli membri sui propri vissuti.
Il terapeuta ha un ruolo poco attivo durante le sculture, in quanto Onnis ritiene l’esecuzione stessa un intervento durante il quale si avvia spontaneamente una sorta di dialogo implicito che può aprire la strada ad una nuova narrazione [4].
Nelle Sculture del Tempo Familiare di Onnis a ciascun componente viene chiesto di rappresentare la propria famiglia in tre fasi temporali:
• scultura del presente (visione al momento attuale della vita familiare);
• scultura del futuro (immagine della famiglia nel futuro, ad esempio dopo 10 anni);
• scultura del passato (rappresentazione attraverso la ricostruzione di un evento familiare passato particolarmente impresso nella memoria dello scultore).
 
Attraverso il metodo delle Sculture del Tempo Familiare si tenta di esplorare e reintrodurre la dimensione del tempo (presente, futuro e passato) in un sistema che sembra averla perduta. Se si confrontano, ad esempio, la scultura del presente e del futuro, accade spesso di notare come quest’ultima non sia una rappresentazione evolutiva e di cambiamento, ma esprima piuttosto una resistenza o una difficoltà di sviluppo e trasformazione; i ruoli rimangono immodificati oppure si evidenziano paure del cambiamento o timori di perdita [10]. La paura del futuro àncora la famiglia al passato e “il tempo è sospeso”.
Le Sculture del Tempo Familiare permettono alla famiglia di prendere coscienza di questa sospensione temporale, di rivederla e di riscoprirla [12]. Indagando, dunque, assieme ai membri, il livello mitico della famiglia, il terapeuta entra in un mondo ricco di allusioni ed emozioni che stimola la ricerca di una nuova visione del problema e di un modo nuovo di raccontarsi [13].
IL MODELLO DELLE REALTÀ CONDIVISE
Come creiamo quella che abbiamo intorno e chiamiamo “realtà”? Costruiamo la nostra vita, i nostri sistemi di significato, le nostre relazioni col mondo e in definitiva la nostra identità quotidianamente attraverso le storie che raccontiamo.
In linea con i principi teorici su cui si basa l’approccio narrativo, secondo il modello delle Realtà Condivise di Manfrida [2] la realtà così come la percepiamo è il prodotto della condivisione di narrazioni sociali con gli altri e delle reciproche conferme che con loro ci scambiamo.
Per meglio comprendere il modello, è importante fare riferimento al pensiero di White, esponente fondamentale dell’approccio narrativo: «Le persone conferiscono senso alla loro vita attraverso il racconto delle loro esperienze; è proprio attraverso la narrazione ed il rapporto con gli altri considerati indispensabili che danno forma a queste esperienze. L’atto stesso di raccontare fornisce l’opportunità di creare una versione differente della nostra vita e di noi stessi […]» [14]. L’autore sostiene, inoltre, che le persone per mutare debbano trasformare le proprie narrazioni in nuove storie, processo sul quale l’azione terapeutica agisce per la promozione del cambiamento.
Alla base di questa concezione della realtà vi è il modello sociologico proposto da Berger e Luckmann [15], secondo il quale la realtà quotidiana è un fenomeno intersoggettivo che nasce nel qui ed ora ed acquisisce, attraverso l’interazione diretta e ripetuta con gli altri, il ruolo di realtà dominante, dunque privilegiata. Gli autori riprendono l’idea che tale realtà si rafforzi proprio nella conversazione e condivisione costante con persone significative, dando conferma così alla nostra percezione del mondo ed oscurandone alcuni aspetti. Questi ultimi costituiscono sfere di realtà nascoste, circoscritte e marginali, definite dagli autori “sottomondi sociologici paralleli”; non sono accessibili direttamente alla coscienza ma rimangono comunque presenti sullo sfondo della realtà quotidiana ed evocabili con uno sforzo di attenzione.
Manfrida, con il modello delle Realtà Condivise, sostiene che tali sottomondi sociologici non siano mai totalmente silenti, ma che si rivelino attraverso «la comparsa nei racconti di elementi incongrui, di discrepanze più o meno sottili dalle versioni proposte, noncuranti, banali e standardizzate» [2]. In quest’ottica, il linguaggio, che acquista e conferisce significato alla vita quotidiana, permette di trascendere la realtà dominante, di amplificare le discrepanze presenti e di far emergere i sottomondi sociologici.
Quanto appena detto assume una particolare rilevanza nell’ambito della conversazione terapeutica, quando pazienti e famiglie ricercano una spiegazione alla loro sofferenza: tale spiegazione, infatti, potrà concretizzarsi in una storia in grado di mettere in relazione presente e passato, ponendo le basi per il cambiamento futuro [2]. «È [...] la terapia il contesto in cui tale riscrittura può avvenire e il terapeuta è un abile sceneggiatore che accoglie le storie dei clienti [...] e offre in cambio nuove storie che consentano nuovi significati, risoluzioni alternative, speranza, autodeterminazione» [14].
Per Manfrida, terapeuta e pazienti contribuiscono alla realizzazione di una storia alternativa alla realtà dominante banale lungo l’intero arco del processo terapeutico, mediante un lavoro congiunto di co-costruzione costante: la narrazione che scaturirà avrà lo scopo di mettere in discussione i luoghi comuni, i “Topoi” [2] che ogni famiglia, ma anche individuo, porta e che difende resistendo al cambiamento.
L’obiettivo primario e imprescindibile dell’azione terapeutica, nell’ottica del modello delle Realtà Condivise, è quindi la costruzione di storie alternative, che non possono prescindere dal possedere una caratteristica di coerenza, intesa come criterio sia interno che esterno. Mentre la coerenza interna è garanzia di continuità all’interno del processo terapeutico, tra una seduta e l’altra, quella esterna rappresenta la congruenza fra la storia che si intende proporre ed il contesto sociale di riferimento.
Citando l’Autore stesso, affinché le famiglie accettino e riconoscano come propria la storia proposta, essa deve:
• «essere plausibile, cioè accettabile da altre persone significative, consentendo di costruire una struttura costante di conferma di un nuovo luogo comune, proveniente da un sottomondo che si sostituisce al mondo della vita quotidiana precedentemente dominante o almeno ne modifica un settore;
• essere convincente, sostenuta con tecniche retoriche come sillogismi ed entimemi (sillogismo incompleto, apparentemente logico), ma anche con il coinvolgimento emotivo necessario ad innescare il cambiamento;
• avere un valore estetico tale da arricchire la vita delle persone, rendendo più varia ed emozionante e meno restrittivamente banale la realtà quotidiana» [2].

È evidente quanto sia essenziale, oltre alla costruzione di nuove storie, un parallelo processo di decostruzione della realtà banale quotidiana proposta dalle famiglie, attraverso il riconoscimento e la valorizzazione delle discrepanze presenti nel racconto. Ciò è reso possibile da un attento lavoro del terapeuta che deve essere promotore del cambiamento, senza però porsi troppo in evidenza, consentendo così alla famiglia di riconoscersi un ruolo attivo nella terapia: quanto più quest’ultima sentirà la storia alternativa come frutto del suo impegno e coinvolgimento, tanto più il cambiamento sarà significativo e duraturo.
L’IMPIEGO DELLE SCULTURE NARRANTI ULTRABREVI DEL PRESENTE E DEL FUTURO
Negli anni, come descritto nei paragrafi precedenti, la tecnica delle sculture è stata applicata in diversi ambiti di intervento, sfruttandone le caratteristiche di flessibilità e modificando tale strumento per meglio adattarlo a vari scopi.
Manfrida ha svolto un analogo lavoro di rilettura a partire dal metodo di Onnis, con l’obiettivo di formulare un’innovativa versione delle sculture, coniugandola con il proprio approccio terapeutico delle Realtà Condivise [2].
Mantenendo l’importanza della dimensione temporale conferita da Onnis alle sculture [10], egli ne riprende la struttura originaria, che prevede la rappresentazione di due sculture, quella del Presente e quella del Futuro [L. Onnis introduce soltanto in epoca più recente la scultura del passato, avvertendo la necessità di esplorare anche questa dimensione essenziale per la comprensione dei miti familiari difesi dai pazienti]. Manfrida sceglie di indagare il passato delle coppie non attraverso un’ulteriore scultura, ma mediante la conversazione terapeutica, ricostruendone la storia nell’arco delle sedute precedenti all’esecuzione delle due rappresentazioni analogiche del Presente e del Futuro. Questo acquista senso anche in base al differente momento della terapia in cui le sculture sono solitamente eseguite: Onnis le propone in una fase centrale e riserva per ogni scultura un’intera seduta al fine di ridefinire il sintomo insieme alla famiglia, lasciando tempi lunghi per elaborare quanto emerso e, in seguito, proseguire con la terapia. Manfrida, invece, predilige la fase conclusiva del percorso terapeutico dopo aver tentato, eventualmente anche attraverso la prescrizione di compiti, di toccare il piano delle emozioni ed incoraggiare un riavvicinamento emotivo. È in fase finale di terapia, infatti, che l’esclusivo utilizzo del canale non verbale delle sculture diviene una mossa discrepante rispetto alla predominanza della comunicazione verbale usata fino a quel momento: avvalersi del canale analogico favorisce nei pazienti una significativa attivazione emotiva nel qui ed ora della seduta.
Nell’esperienza clinica del Centro Studi di Prato la versione narrante ultrabreve delle sculture è stata proposta prevalentemente a coppie molto legate all’aspetto cognitivo-razionale, resistenti sul piano emotivo e che per tale ragione non riescono ad interiorizzare bene la nuova storia proposta dal terapeuta e ad avviare un nuovo processo di conferma reciproca. L’uso del canale analogico permette una maggiore attivazione emotiva che sblocca la coppia, inducendola a recuperare gli aspetti della storia già emersi durante la terapia e ad integrarli con i vissuti dei membri.
La relazione terapeutica costruita nelle sedute precedenti garantisce ai clienti la fiducia necessaria per affidarsi ad una diversa proposta. Contemporaneamente la conoscenza più approfondita del loro passato favorirà il terapeuta nella costruzione di storie alternative plausibili, convincenti ed esteticamente valide.
Ulteriore differenza rispetto ad Onnis è che le sculture, secondo quanto proposto da Manfrida, occupano solo la parte finale delle due sedute previste. Il breve e circoscritto tempo concesso per la loro realizzazione permette di potenziarne l’“effetto sorpresa”. Al termine degli incontri, infine, attraverso la proposta alla coppia di una breve restituzione narrativa si fa ritorno al canale verbale. Qui la sintesi è il punto di forza, sia per il rapido accesso all’emotività sia soprattutto per il potere persuasivo del breve e conciso intervento narrativo finale: questo consiste nella scelta di veri e propri titoli, uno per ognuna delle due sculture realizzate dai partner, per un totale di quattro. Accuratamente costruiti per essere estremamente significativi e d’impatto, essi consentono di rafforzare i vissuti emersi e la storia alternativa proposta.
Questa tecnica prevede la rappresentazione, da parte di entrambi i partner, della Scultura del Presente volta ad esplorare come ciascuno vede la coppia al momento attuale, e della Scultura del Futuro che indaga come loro stessi si immaginano in un tempo compreso tra i due e i quattro anni.
È importante che il terapeuta si attenga il più fedelmente possibile alle consegne qui di seguito riportate; le parole sono un potente veicolo di significato e di senso ed è pertanto fondamentale usarle in maniera appropriata. Tali consegne sono state costruite secondo le indicazioni tracciate da Onnis, con l’intento di massima chiarezza, semplicità e brevità. Ciò lascia maggiore libertà ai pazienti nell’esecuzione delle proprie sculture e riduce al minimo le influenze da parte del terapeuta.
Scultura del Presente:
“Oggi abbiamo pensato di fare una cosa diversa dal solito e per questo un po’ più impegnativa. Vi chiederò di esprimervi senza parole.
Ciascuno di voi dovrà rappresentare in forma di scultura, utilizzando se stesso e l’altro, come vede la situazione della vostra coppia adesso.
Ciascuno di voi prenderà l’altro e lo modellerà come se fosse una statua di cera in funzione della scultura che vuole creare.
Dopodiché collocherà se stesso.
Potrete parlare solo per dare le indicazioni su come sistemarvi, ma non potete commentare.
Una volta terminata la rappresentazione vi darò lo stop e rimarrete fermi per tre minuti. Avete tempo per pensarci. Chi vuole cominciare?”.

Scultura del Futuro:
“Oggi vogliamo continuare nell’esplorazione della vostra coppia, ancora una volta non utilizzando le parole. Chiederò a ciascuno di voi di fare una scultura che rappresenti nuovamente la vostra coppia.
Ciascuno di voi prenderà l’altro e lo modellerà come se fosse una statua di cera in funzione della scultura che vuole creare, dopodiché collocherà se stesso.
Questa volta però c’è un elemento diverso: dovrete immaginare la vostra coppia nel futuro, così come la vedete tra due/tre/quattro anni. Come la volta scorsa non potete commentare, ma solo dare indicazioni su come sistemarvi. Al termine della rappresentazione vi dirò io di mantenere la posizione per tre minuti. Avete tempo per pensarci. Chi vuole cominciare?”.

Per entrambe le sculture, trascorsi i tre minuti in cui vengono mantenute le posizioni, il terapeuta invita lo scultore ad imprimere un movimento alla rappresentazione, per poi ripetere l’intera sequenza scultura-movimento-scultura.
Durante l’esecuzione il terapeuta si limita a chiedere precisazioni sui dettagli delle posizioni (direzione dello sguardo, posizione dei piedi, espressione del volto, ecc.) ed assume il ruolo di osservatore non partecipante, per lasciare ai partner massima libertà di espressione.
È proprio a conclusione di ciascuna delle due sedute che Manfrida introduce l’elemento di maggiore originalità secondo il modello delle Realtà Condivise: come sopra menzionato, il terapeuta restituisce alla coppia due titoli relativi alle due sculture realizzate. Onnis, invece, prevede un’unica restituzione al termine di tutte le rappresentazioni che contiene una ridefinizione sistemica del sintomo come metafora della problematica familiare.
L’attribuzione dei titoli è un’innovazione che permette di rafforzare l’impatto emotivo e l’unicità dell’esperienza vissuta dalla coppia attraverso l’unione delle parole con il racconto silente rappresentato tramite la scultura. Il titolo, come quello di ogni opera d’arte, deve essere fortemente evocativo pur nella sua brevità. Perciò particolare attenzione viene riservata all’elaborazione di titoli plausibili, convincenti ed esteticamente validi. I termini scelti dovranno essere rappresentativi della scena realizzata ma anche coerenti con quanto emerso nel corso della terapia.
Questo obiettivo si concretizza con la ricerca, nei racconti dei pazienti, di parole chiave ed espressioni per loro importanti, spesso già presenti nelle restituzioni finali, allo scopo di garantire la massima efficacia terapeutica dell’intervento narrativo. Al fine di preservare la significatività delle parole dei titoli di ogni scultura, ai clienti non è concesso commentare le rappresentazioni proprie e dell’altro. In questo modo avranno il tempo necessario a cogliere autonomamente il messaggio persuasivo dei titoli ed integrarlo con quanto detto nelle sedute precedenti: “Pensiamo che vi siate già detti molte cose tra voi, non riteniamo di doverne aggiungere altre” [10]. In particolare con la Scultura del Presente i partner hanno l’opportunità di prendere consapevolezza e trovare conferma della rilettura della loro realtà di coppia così come co-costruita durante la terapia. Con quella del Futuro potranno intraprendere un loro personale percorso e proseguire nella costruzione di una propria storia alternativa. Mentre Onnis ipotizza uno scenario futuro più a lungo termine, Manfrida propone tempi più brevi da valutarsi in base alla tipologia di coppia e alle problematiche emerse (indicativamente tra i due e i quattro anni). Pensare al proprio futuro a breve termine, infatti, è più semplice e garantisce un impatto emotivo maggiore, indipendentemente dall’evoluzione del percorso di coppia.
Nella versione ultrabreve e narrativa delle sculture l’utilizzo della dimensione temporale diventa quindi maggiormente flessibile. La brevità è la caratteristica innovativa che la rende efficace e aderente al modello delle Realtà Condivise di Manfrida.
L’incisività di tale tecnica permette al lavoro terapeutico di diventare bagaglio e risorsa con cui i pazienti possono assumersi la responsabilità e la titolarità del percorso di cambiamento intrapreso e futuro.
CASO CLINICO 1
Costanza ha 33 anni ed è seguita in terapia individuale, da circa un mese, dalla dott.ssa X. mentre Massimo, che ha 38 anni, è seguito individualmente dalla dott.ssa Y. Sono sposati da sette anni ed hanno una bambina di quattro.
Costanza lavora nell’azienda di famiglia e Massimo fa l’impiegato.
Vengono inviati al Centro per un problema di coppia, dovuto alla scoperta fatta da Massimo di una relazione extraconiugale della moglie avvenuta poco tempo prima e durata qualche mese.
Entrambi affermano che l’armonia tra di loro si è incrinata dalla nascita della figlia, anche se nel corso della prima seduta emerge un problema di comunicazione precedente alla nascita della bambina, oltre al problema di eiaculazione precoce di cui Massimo soffre da circa 13 anni, poco prima di iniziare la relazione con Costanza.
La difficoltà di comunicazione consiste soprattutto nell’eccesso di riguardo e protezione che hanno l’uno verso l’altra e che, con il tempo, li ha progressivamente allontanati impedendo loro di fare completamente coppia.
Nelle sedute successive, vengono approfondite le storie individuali e la loro storia di coppia, dalle quali emerge una difficoltà di svincolo dalle rispettive famiglie d’origine, soprattutto per quanto riguarda Costanza, la quale è immersa in una situazione familiare molto invischiata. Viste le difficoltà a far emergere i vissuti emotivi legati alle storie individuali e di coppia, viene deciso di usare la tecnica delle Sculture Ultrabrevi Narranti di Manfrida.
scultura del presente
Dopo un intervallo di alcuni minuti, in cui entrambi rimangono in silenzio scambiandosi brevi battute, Costanza si offre di eseguire la scultura per prima.
• Scultura di Costanza: Costanza rimane in silenzio, in piedi, un attimo e poi finalmente comincia a modellare la scultura: prende Massimo, lo mette dritto in piedi con la gamba sinistra in avanti e il corpo inclinato nella stessa direzione, lo sguardo rivolto davanti a sé e le braccia piegate come se dovesse iniziare a camminare o correre.

Dopo aver chiesto chiarimenti su come posizionarsi lei stessa all’interno della Scultura, Costanza prende la mano sinistra di Massimo e si mette al suo fianco nella stessa posizione, con la mano sinistra appoggiata sulla propria gamba sinistra, che è spostata in avanti come quella di Massimo. La terapeuta chiede di mantenere la posizione per tre minuti (Figura 1).



Dopo che la coppia ha mantenuto la posizione per il tempo richiesto, la terapeuta chiede a Costanza quale movimento farebbe la scultura se prendesse vita. Movimento: entrambi fanno un ampio passo sempre guardando dritti avanti a loro e tenendosi per mano.
Infine viene fatta ripetere tutta la sequenza da capo: scultura-movimento-scultura.
• Scultura di Massimo: Massimo fa sedere Costanza per terra con le gambe incrociate e lui si posiziona dietro di lei e la cinge sia con le braccia che con le gambe, queste ultime appoggiate sulle gambe di Costanza. Le braccia di Costanza sono appoggiate con i gomiti larghi sulle gambe di Massimo. Lui ha la testa appoggiata sulla spalla sinistra di lei e lei ha la testa voltata verso quella di lui. Gli sguardi di entrambi sono direzionati verso il basso (Figura 2). Dopo aver tenuto la posizione per tre minuti, viene fatto fare il movimento alla scultura secondo le indicazioni di Massimo. Movimento: entrambi ruotano la testa e volgono lo sguardo l’uno verso l’altra. Costanza dunque gira la testa verso il lato posteriore sinistro a cercare lo sguardo di Massimo. Lui solleva la testa dalla spalla di lei e la guarda negli occhi.

La sequenza viene ripetuta da capo.



restituzione
Avete fatto un grosso sforzo ma siete stati bravi, siete riusciti a rendere un’immagine di come vedete o vorreste vedere la vostra relazione di coppia.
Costanza rappresenta gli aspetti più propositivi; dovessimo dare un titolo alla scultura sarebbe: “Dalla posizione di partenza avanti insieme a grandi passi, andiamo avanti fianco a fianco…e da curvi torneremo dritti”.
Massimo esprime un’immagine più statica e più concentrata sugli aspetti affettivi: “Seduti, stretti stretti, intrecciati, facciamo nido… sentimi e torna a guardarmi”.
Avete espresso due necessità, due facce della vostra coppia ma avete davanti la sfida di farle convivere senza che Massimo si senta trascinato e che Costanza si senta prigioniera.
Ci piacerebbe concludere il lavoro con voi mettendovi alla prova su questo ma sarebbe necessario un altro incontro.
Diteci se lo volete fare in modo da tirare le fila e fare il punto complessivo della situazione.
Ci rendiamo conto che vi stiamo proponendo un impegno in più, speriamo che la cosa non vi spaventi troppo ma comunque staremo alla vostra decisione, se portare avanti o no questa scultura.
scultura del futuro
A differenza della seduta precedente, in cui era emersa una certa difficoltà ed una evidente rigidità nell’eseguire le sculture del presente (soprattutto da parte di Costanza), questa volta entrambi sembrano meno esitanti ed è Massimo che inizia per primo.
• Scultura di Massimo: Massimo toglie la borsa di mano a Costanza, la lascia seduta sulla sedia e le scioglie i capelli mettendoli tutti da una parte (sopra la spalla destra). Le fa incrociare le gambe e le mette la mano destra appoggiata sul fianco destro. Lo sguardo ed il volto di Costanza sono rivolti verso il basso. Massimo si posiziona a sua volta nell’angolo sinistro della sedia di Costanza, girato verso di lei, ossia con le spalle rivolte verso lo specchio unidirezionale; appoggia la testa e il collo sulla spalla sinistra di Costanza. Il braccio destro di Massimo cinge lo schienale della sedia, mentre quello sinistro è allungato dietro la schiena, appoggiato sulla gamba di Costanza con il palmo rivolto verso l’alto (Figura 3). Movimento: Massimo sposta il braccio destro di Costanza sulla propria spalla sinistra, con il sinistro si fa cingere il fianco destro in una specie di abbraccio e direziona il volto di lei verso il suo; porta poi il proprio braccio destro dietro al collo di Costanza e poggia la mano sinistra sul fianco di lei.



Dopo alcuni attimi, la sequenza viene ripetuta da capo.
• Scultura di Costanza: Costanza fa alzare Massimo dalla sedia e lo mette in piedi rivolto verso lo specchio con le gambe dritte e vicine ed il braccio destro disteso lungo il corpo; lei si posiziona di fianco a lui, prende il braccio sinistro di Massimo e se lo fa passare dietro al collo appoggiandolo sulla propria spalla sinistra. Costanza ha entrambe le braccia distese lungo il corpo. I volti e gli sguardi di entrambi sono rivolti l’uno verso l’altra (Figura 4). Movimento: Costanza prende la mano destra di Massimo e se la porta dietro la testa, sulla nuca, facendosi accarezzare, mentre lei con entrambe le braccia cinge Massimo un po’ più su della vita.
L’intera sequenza viene ripetuta nuovamente.



restituzione
Ci è di conforto pensare che il finale della storia possa essere bello come l’esercizio di sculture del futuro che avete fatto oggi, a cui come al solito abbiamo dato un titolo. Quello di Massimo: “In uno spazio stretto mi appoggio totalmente e lei sostiene il mio peso... e alla fine ci guardiamo e ci abbracciamo”. Quello di Costanza: “Ci guardiamo seri, fianco a fianco, il suo braccio mi protegge, il mio lo tiene accanto... e alla fine ci si potrà accarezzare”.
Ci fa piacere che abbiate scelto di concludere con un’immagine così affettuosa.
CASO CLINICO 2
Alessio, 63 anni, commercialista, e Marta, 44 anni, ex-impiegata al momento disoccupata, stanno insieme da 7 anni; entrambi hanno alle spalle un precedente matrimonio e varie relazioni. Lui ha tre figli: due nati dal primo matrimonio, di 35 e 33 anni e uno di 20, nato da una relazione successiva. Marta ha due figli: una di 20 anni nata dal primo marito e uno di 7 nato da una breve relazione.
Provengono entrambi da famiglie del Sud, con una forte differenza di classe: lui appartiene all’alta borghesia salernitana, lei ad una normale famiglia pugliese.
Marta si è messa insieme ad Alessio quando il figlio minore aveva pochi mesi; dopo 6 mesi, nel febbraio 2003, sono andati a convivere e dopo 7 anni si sono sposati.
Il loro primo incontro però risale al 1995, quando hanno avuto una relazione clandestina per qualche mese terminata bruscamente con la decisione di Alessio di rimanere con la ex-convivente. Attualmente sono entrambi seguiti individualmente e ricorrono al Centro perché Marta vuole assolutamente un figlio da Alessio che invece non lo ritiene di primaria importanza.
Questo problema li ha portati a litigare e a distaccarsi spesso: Alessio dice di essere stato chiaro nel non volere un altro figlio, ma per timore di perdere Marta ha provato ad accontentarla. Hanno avuto due aborti a distanza di alcuni mesi e quando hanno pensato alla fecondazione assistita hanno scoperto che lui era praticamente sterile. Questo ha messo fortemente in crisi la coppia che sta pensando alla separazione.
Durante i primi colloqui si lavora sulle storie personali cercando di individuare che cosa si nasconda dietro la questione figlio sì/figlio no: emerge un problema di reciproco riconoscimento. Marta si sente riconosciuta solo se ha un figlio da lui, Alessio acconsente per timore di essere abbandonato e non riesce a dire di no, anche se non vorrebbe sentirsi indispensabile, bensì personalmente voluto e amato.
Nel corso della terapia emerge una tendenza difensiva di entrambi i coniugi che difficilmente riescono a bloccare il flusso verbale per aprirsi a nuove ipotesi e a nuove letture della loro situazione. Dopo un’analisi delle storie personali e della storia di coppia, viene proposto il lavoro con le sculture del presente e del futuro con l’obiettivo di sospendere il canale verbale: un compito che si rivelerà particolarmente difficile.
sculture del presente
• Scultura di Marta: inizia a plasmare la sua scultura, pur affermando di considerarla banale. Guardandosi allo specchio si posiziona mano nella mano accanto ad Alessio. Specifica che vorrebbe un effetto come se stessero camminando l’uno accanto all’altro (entrambi hanno una gamba avanti), lo sguardo rivolto l’uno verso l’altro (Figura 5). Movimento: Marta sorridendo abbraccia e bacia su una guancia Alessio che risponde in modo affettuoso. Poi sente il bisogno di “volersi riprendere per un attimo” sottolineando la “bella sfida” che gli era stata lanciata con questo esercizio.



La sequenza viene ripetuta da capo.
• Scultura di Alessio: plasma la sua scultura abbracciando in modo avvolgente Marta, entrambi appoggiano la testa sulle spalle dell’altro e si stringono in un abbraccio, le mani sono aperte sulla schiena dell’altro. Gli occhi di Marta sono aperti e guardano dritto, lo sguardo di Alessio è rivolto verso il basso (Figura 6). Movimento: prende il volto di Marta tra le mani e la bacia sulla bocca.
L’intera sequenza viene ripetuta nuovamente.
restituzione
Manfrida è un po’ preoccupato che dopo questo esercizio muto in cui vi siete mostrati più che vicini appiccicati, torni, per la paura, un mare di parole a separarvi.
Le sculture non ci permettiamo di commentarle, non vogliamo metterci sopra raggelanti parole, però diamo loro dei titoli. Ecco i vostri.
Quello di Marta: “Come fare ad andare avanti insieme e anche a guardarci... non si inciamperà? Beh, intanto guardiamoci..., però mica facile per me, che caldo..., ma è quel che voglio, anzi voglio di più!”.
Quello di Alessio: “Me la piglio e me la tengo stretta, nessuno ci deve separare... e anche lei mi deve tener stretto forte... solo dopo guardiamoci!”.



Sembra che abbiate uno scopo in comune ma dei tempi diversi: prima guardarsi, vedersi, ascoltarsi, riconoscersi e poi unirsi stretti, o prima stringersi e poi guardarsi? Passare per gli occhi o per il contatto, per trovarsi?
Come volete, visto che poi il risultato può essere lo stesso... Ma perché non passare per il cuore?
Manfrida proprio di questo è preoccupato, che la sfida a incontrarvi con il cuore vi metta paura e vi allontani; ma io vi ho visto giovani e innamorati e, sarò romantica, spero tanto che riusciamo a smentirlo.

La coppia si presenta alla seduta successiva dichiarandosi più serena: arrivano abbronzati dopo una vacanza di qualche giorno insieme ai figli di Marta, a quello di Alessio e ai loro fidanzati. Alessio esordisce dicendo che hanno deciso di terminare la terapia e Marta sorridendo afferma che “non vedeva l’ora di dirlo!”. Alessio motiva la loro scelta dicendo che da quando ha deciso di prestarsi all’inseminazione artificiale la situazione tra loro è migliorata, gli altri problemi sono gestibili. Marta si presenta invece meno impulsiva e più cauta, dice che vorrebbe fare un altro incontro conclusivo.
sculture del futuro
• Scultura di Marta: ridendo posiziona Alessio davanti allo specchio a braccia aperte rivolte verso l’alto e gambe leggermente divaricate. Poi si posiziona davanti a lui dandogli le spalle, con le braccia aperte leggermente più basse. Marta si toglie la pinza dai capelli e leva a lui gli occhiali, lo sguardo di entrambi è rivolto in avanti (Figura 7). Movimento: Marta afferma che è tutto molto faticoso; fa rimanere tutto come prima facendo però alzare le braccia verso l’alto, avvicinando così le mani che si sfiorano appena.
L’intera sequenza viene ripetuta nuovamente.
• Scultura di Alessio: ironizza con Marta dicendo di aver pensato ad una posizione scomoda. In realtà ha pensato a loro due mano nella mano, l’altro braccio è steso lungo il corpo, sguardo in avanti, passo accennato per camminare insieme (Figura 8). Movimento: Alessio sceglie di imprimere alla statua il movimento di camminare in avanti.
La sequenza viene ripetuta da capo.
restituzione
Immagino che vorrete subito i titoli, e allora eccoli.
Quello di Marta: “Anche se non ti vedo sento che ci sei, pronto a sostenermi; mi fido anche se costa ancora fatica… solleviamoci insieme!”.
Quello di Alessio: “Andiamo avanti fianco a fianco, non importa appiccicati ma almeno un poco intrecciati sì… e avanti ancora!”.
È una prospettiva di costruzione di coppia in cui vi venite incontro, vi chiedete e vi date a vicenda.



Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, ma ci avete detto che in barca ve la cavate bene e comunque noi restiamo disponibili come bussola o scialuppa di salvataggio, speriamo non come salvagente.
Possiamo vederci a settembre se non ci sono razzi di segnalazione, per un ultimo incontro; spero che riusciate a mantenere, alla faccia dello scetticismo del prof. Manfrida, la direzione che oggi ci avete mostrato di voler prendere.

Ad intervento terapeutico concluso, viene fissato un ultimo incontro per accogliere la prudente richiesta di Marta. È stato fatto un lavoro di ristrutturazione della coppia centrandosi sul trovare gli elementi comuni tra loro e nelle rispettive storie personali, culminato nelle sedute con le sculture.
CONCLUSIONI
«Il terapeuta è un abile sceneggiatore che accoglie le storie dei clienti […] e offre in cambio nuove storie che consentano nuovi significati, risoluzioni alternative, speranza, autodeterminazione» [14].

La versione delle sculture proposta da Manfrida, coniugandosi con l’approccio narrativo, fa della brevità il proprio punto di forza. L’uso del canale analogico facilita il contatto con il piano emotivo più profondo e permette alla coppia di vivere un’esperienza significativa a conclusione del percorso terapeutico.



Utilizzata non tanto come strumento per raccogliere informazioni sulla coppia, ma come “elemento di rottura” in situazioni caratterizzate da una forte componente cognitivo-razionale, espressione di resistenza al cambiamento, la storia alternativa rivelata, elemento importante del modello delle Realtà Condivise, permette alla coppia di dare avvio ad un processo di riconferma reciproca.
La tecnica delle Sculture Narranti Ultrabrevi viene proposta, infatti, a coppie ancora difese emotivamente e che per tale motivo non riescono a “digerire” completamente il lavoro terapeutico svolto. Essa può costituire per il terapeuta e per i pazienti un’opportunità per superare una fase di stallo favorendo l’accesso a nuove rappresentazioni della relazione di coppia.
L’aspetto innovativo è dato dall’immediatezza e dalla forza comunicativa dei titoli delle sculture formulati dal terapeuta, evocativi e rappresentativi della scena realizzata, coerenti con quanto narrato e restituito negli incontri precedenti.
La versione narrante ultrabreve si inserisce all’interno del processo terapeutico sia come conferma del lavoro di decostruzione delle storie banali e dominanti, sia come rinforzo per la costruzione di una storia alternativa che introduca nuovi significati e nuove prospettive a livello razionale ed emotivo.
In conclusione la coppia, facendo tesoro del percorso fatto e attraverso l’effetto dell’intervento finale plausibile, convincente ed esteticamente valido, riceve dal terapeuta una sorta di “regalo d’addio”, a cui potrà attingere costantemente per dare nuovo senso alla propria storia.
BIBLIOGRAFIA
 1. Gulino MA, Marica A, Asti A, et al. La versione breve delle sculture di P. Caillé. Ecologia della Mente 2010; 1: 11-31.
 2. Manfrida G. La narrazione psicoterapeutica. Invenzione, persuasione e tecniche retoriche in terapia relazionale. Milano: Franco Angeli, 1998.
 3. Kantor D, Duhl FJ, Duhl BS. Learning, space and action in family therapy: a primer on sculpture. In: Bloch DA (ed). Techniques of family therapy. New York: Grune and Stratton, 1973.
 4. Onnis L. Il linguaggio delle emozioni: Virginia Satir e la sua concezione della terapia. Terapia Familiare 2002; 68: 52-60.
 5. Papp P. Family choreography. In: Guerin P (ed). Family therapy: theory and practice. New York: Gardner Press, 1976.
 6. Walrond-Skinner S. Family therapy: the treatment of natural systems. London: Routledge & Kegan Paul, 1976.
 7. Arcelloni T, Gaspari G. Lavorare con i grandi gruppi: la terapia sistemica di Bert Hellinger. Connessioni 2001; 9: 143-54.
 8. Caillé P. Uno e uno fanno tre, quale psicoterapia per la coppia di oggi. Roma: Armando, 2006.
 9. Gulino MA, Mingione E, Troisi G. Che ci fanno tre psicoterapeuti con dei promotori finanziari? Ovvero l’uso delle sculture nel lavoro con le organizzazioni. Ecologia della mente 2008; 2: 125-40.
10. Onnis L, Di Gennaro A, Cespa C, et al. Sculpting present and future: a systemic intervention model applied to psychosomatic families. Family Process 1994; 33: 341-55. Trad. It. Le Sculture del presente e del futuro: un modello di lavoro terapeutico nelle situazioni psicosomatiche. Ecologia della Mente 1990; 10: 21-46.
11. Onnis L. Dal corpo al contesto: storia e percorsi dell’approccio sistemico alla malattia psicosomatica. In: Malagoli Togliatti M, Telfner U (a cura di). Dall’individuo al sistema. Manuale di psicopatologia relazionale. Torino: Bollati Boringhieri, 1991.
12. Onnis L. Il tempo sospeso: anoressia e bulimia tra individuo, famiglia e società. Milano: Franco Angeli, 2004.
13. Onnis L. La terapia sistemica e i suoi attuali sviluppi nella teoria e nella pratica. In: Onnis L, Galluzzo W (a cura di). La terapia relazionale e i suoi contesti. Roma: NIS, 1994.
14. White M. La terapia come narrazione. Roma: Astrolabio, 1992.
15. Berger PL, Luckmann T. The social construction of reality. New York: Doubleday, 1966. Trad. It. La realtà come costruzione sociale. Bologna: Il Mulino, 1969.