Quando l’avvenire è imprevedibile:
utilità della scultura del futuro

Luigi Onnis1, Cristina D’Onofrio2, Marta Fojanesi2



Riassunto. Gli autori sottolineano come nell’attuale società globalizzata e in rapida trasformazione (la “società liquida” di Bauman) aumentano l’incertezza e l’imprevedibilità. Vengono analizzate sia le influenze negative che quelle positive di questo fenomeno che può essere generatore di ansie, ma anche attivatore di risorse. Si considerano, inoltre, le implicazioni per la terapia e per la formazione, proponendo un lavoro con l’allievo che sia finalizzato a favorire una maggiore flessibilità, la capacità di tollerare l’imprevedibile e di aprirsi verso il futuro. Vengono, in particolare, presentati tre metodi orientati a questo scopo: a) l’esperienza, nel gruppo, di un processo aperto all’imprevedibile; b) la realizzazione della “scultura del futuro” dell’allievo; c) il racconto metaforico della storia col “finale aperto”.

Parole chiave. Società globalizzata, imprevedibilità, terapia, formazione, scultura del futuro.


Summary. When the future is unpredictable: usefulness of sculpture of the future.
Authors underline how in the current globalized society, continuously in mutation (significantly called by Bauman “liquid society”), uncertainty and unpredictability are increasing. Negative and positive influences of this phenomenon are analyzed, as it can generate anxiety and fears as well as activate new resources. Moreover the implications for therapy and training are considered, proposing a work with the trainee finalized to encourage a greater flexibility, the ability to tolerate the unpredictable, the willingness to be open to the future. Particularly three methods oriented to reach this goal are presented: a) the experience in the group of a process open to unpredictable; b) the trainee’s “sculpture of the future”; c) the metaphorical family story with the “open ended”.

Key words. Globalized society, unpredictability, therapy, training, sculpture of the future.


Resumen. Cuando el porvenir es imprevisible: utilidad de la sculptura del futuro.
Los autores señalan que en la sociedad de hoy en un mundo globalizado y en rápida evolución (la “sociedad líquida” de Bauman), aumentan la incertidumbre y la imprevisibilidad. Se analizan tanto las influencias negativas que los positivos de este fenómeno, que puede ser ansiedades generador, sino también un activador de los recursos. Consideramos también las implicaciones para la terapia y la formación, ofreciendo un trabajo con el estudiante que tiene la intención de promover una mayor flexibilidad, la capacidad de tolerar el impredecibles y abierta al futuro. Son, en particular, presentados tres métodos orientados a este fin: a) la experiencia del grupo, un proceso abierto a lo imprevisible; b) la realización de la “escultura del futuro” del alumno; c) la historia metafórica con el “final abierto”.

Palabras clave. Sociedad globalizada, imprevisibilidad, terapia, formación, escultura del futuro.


IL CONTESTO SOCIO-CULTURALE

Non è certo possibile organizzare un training per la formazione dei terapeuti familiari che non tenga conto del contesto socio-culturale in cui essi si troveranno ad operare, anche perché essi stessi si collocano all’interno di questo contesto e ne ricevono influenze e implicazioni, all’insegna della interdipendenza dei livelli di una realtà complessa [1].
Non c’è dubbio che noi viviamo in una società in rapida trasformazione. Tradizionali valori di riferimento stanno cambiando; abituali strutture organizzate di convivenza, come la stessa famiglia, presentano nuove forme e nuove composizioni possibili; il fenomeno della cosiddetta “globalizzazione” mette continuamente a contatto con l’altro, con le differenze culturali, etiche, religiose; tutto ciò costringe a rivedere criticamente verità univoche e consolidate.
Ci troviamo a vivere in una società che il sociologo e filosofo Bauman [2] chiama significativamente “società liquida”, per indicare non solo il continuo fluire degli eventi e delle forme sociali, ma la mancanza di ancoraggi rassicuranti di punti fermi a cui potersi stabilmente riferire.


INFLUENZE POSSIBILI

Ma quali sono le influenze possibili di questa situazione socio-culturale, da alcuni definita post-moderna, che lascia spazio alla incertezza e alla imprevedibilità?
A nostro parere, queste implicazioni sono di due tipi, di segno opposto, ma in connessione dialettica tra loro.


Influenze di segno negativo

Le influenze che potremmo chiamare “negative” consistono nel diffondersi di stati d’ansia legati alla incertezza, nell’aumento di sentimenti di disorientamento o di “spaesamento” legati al timore di perdita dell’identità.
Non è un caso che oggi una patologia dilagante è rappresentata dai “disturbi da attacco di panico” che appaiono dunque come una patologia soprattutto sociale e “relazionale” [3].
Oppure, parallelamente, assistiamo a fenomeni psicologici e relazionali di “blocco evolutivo”, che paiono essere, appunto, influenzati dalle paure di affrontare un futuro incerto, indefinito, denso di rischi di perdita (fenomeno che ci appare in un’altra delle patologie oggi in espansione: l’anoressia e bulimia dell’adolescenza [4].


Influenze di segno positivo

Ma la situazione socio-culturale di profonde trasformazioni in cui stiamo vivendo, non è solo generatrice di ansie e di paure di perdita; essa ha anche influenze di tipo positivo.
Il confronto con la differenza e l’alterità permette di scoprire la complessità della realtà umana.
La caduta delle verità univoche e diagnostiche consente l’emergere di una molteplicità di punti di vista ognuno dei quali merita considerazione, rispetto, tolleranza.
Questo mondo, meno ancorato alle certezze acquisite ci appare, però, più complesso, più ricco, più aperto alla imprevedibilità e alla creatività.
Queste influenze negative e positive, pur di segno opposto, sono, però, come accennavo prima, anche dialetticamente connesse, possono cioè co-esistere, influenzarsi reciprocamente, trapassare l’una nell’altra. Dobbiamo accettare “l’ambivalenza” che, come dice ancora Bauman [5], segna il passaggio dalla “modernità” alla “post-modernità”.
Queste considerazioni ci permettono ora di valutare quali siano le implicazioni di questi aspetti socio-culturali sulla terapia e sulla formazione.


IMPLICAZIONI PER LA TERAPIA E PER LA FORMAZIONE

La terapia e la formazione sono due processi che hanno molti punti di contatto, sono cioè per molti aspetti “isomorfi”. Uno degli elementi comuni consiste nella possibilità di trasformare ciò che è percepito come un “limite” in una “risorsa”. Il terapeuta deve aiutare il paziente e la famiglia a scoprire quali bisogni si nascondono sotto la sofferenza manifestata (il limite) e attivare le risorse per affrontarla.
Ma il terapeuta può svolgere questa funzione se ha, a sua volta, appreso a trasformare quello che gli appare un limite (per es. le risonanze personali con i problemi d’ansia di un paziente o di una famiglia) in una risorsa terapeutica.
Questo rimanda, ovviamente, al processo formativo.
Come evitare che l’allievo terapeuta entri in collusione con pazienti e famiglie che sono portatrici delle ansie, delle paure, delle angosce che provengono da questo mondo in rapida trasformazione, a cui lo stesso allievo partecipa?
Come, al contrario, consentire all’allievo di cogliere l’ambivalenza, di cui prima si parlava, e di vedere come nell’incertezza e nell’imprevedibile, può nascondersi anche la ricchezza della complessità?
Nel nostro modello di training tentiamo di raggiungere questi obiettivi attraverso un lavoro specificamente orientato sulla persona dell’allievo, in un contesto in cui il gruppo ha un ruolo importante [6,7].


IL LAVORO SULL’ALLIEVO NEL CONTESTO DEL GRUPPO

Lo scopo è quello di favorire nell’allievo una maggiore flessibilità, la capacità di tollerare l’imprevedibile, la disponibilità ad aprirsi verso il futuro.
I metodi che utilizziamo a questo scopo sono molteplici e si sviluppano in tutto l’arco del training. È utile sottolineare, qui, i tre più frequentemente usati.


L’esperienza, nel gruppo, di un processo aperto all’imprevedibile

Ogni membro del gruppo, a turno, porta un oggetto per lui significativo: un libro, una poesia, un disegno, un brano di musica o altro, e racconta perché quell’oggetto è importante per lui. Intorno all’oggetto, che acquista immediatamente un valore simbolico, e a partire dal racconto iniziale, tutti gli altri associano le loro emozioni, le loro risonanze, i frammenti della loro esperienza e dei loro ricordi. Si costruisce così, di volta in volta, una trama narrativa e una atmosfera emozionale, dagli sviluppi e dagli esiti sempre indefiniti e non programmabili.
Ogni allievo partecipa dunque all’esperienza di un processo aperto alla imprevedibilità.


Il lavoro sul futuro dell’allievo: la “scultura del futuro”

Al termine del genogramma e del racconto della storia familiare, abitualmente proponiamo all’allievo di rappresentare, attraverso l’uso della scultura, un episodio del presente o, più spesso, del passato della sua storia, che venga ritenuto rilevante per le vicende psicologiche e relazionali dell’allievo.
Già il cambiamento del registro narrativo, attraverso l’uso del linguaggio analogico, costituisce un elemento di forte “imprevedibilità”, che può essere destabilizzante rispetto al racconto verbale, così come l’allievo l’aveva pensato: esso permette l’emergere inatteso di vissuti e di emozioni più difficilmente accessibili all’espressione diretta della parola.
Inoltre, a questa prima scultura, nel nostro modello attuale, facciamo seguire una “scultura del futuro”, proponendo all’allievo di rappresentare sé e la sua famiglia come immagina che saranno in un arco di storia futura (dopo circa 10 anni).
Il futuro è evidentemente il terreno dell’imprevedibile con cui l’allievo è chiamato a confrontarsi. Ed è spesso una esperienza straordinaria osservare con quanta evidenza ed intensità emozionale, il linguaggio analogico della scultura faccia emergere legami irrisolti, difficoltà di individuazione, timori di rotture che rendono angoscioso e incerto il futuro. Ma su questi temi, ora che sono emersi, l’allievo può discutere col trainer e col gruppo, consentendo una più consapevole riflessione su di sé.


La rivisitazione della storia: il racconto metaforico col “finale aperto”

Nelle fasi successive del training l’allievo è invitato a ripresentare la sua storia familiare ma, questa volta, in una forma diversa: quella di un racconto metaforico, di una sorta di fiaba. Ma questa fiaba ha una caratteristica particolare: comincia col “C’era una volta”, ma non finisce col “lieto fine”.
Il finale rimane aperto e indefinito.
Solo nel momento della presentazione, ogni membro del gruppo, a cominciare dall’allievo narrante, può dare una conclusione al racconto, sempre in forma metaforica.
Ciò che abitualmente accade di constatare è che questa seconda presentazione della storia è ben diversa dalla prima non solo nella forma, ma perché l’allievo propone una visione più matura delle proprie vicende che, evidentemente, ha potuto elaborare.
Ma l’aspetto rilevante di questa esperienza, che va soprattutto sottolineato, è la molteplicità delle conclusioni possibili del racconto che il gruppo restituisce all’allievo.
Egli rileva, così, l’immagine di un futuro in divenire in cui l’imprevedibilità degli sviluppi non è solo fonte di incertezza e di ansia, ma anche di molteplici risorse e potenzialità.


CONCLUSIONI: VERSO UN’ETICA DELLA IMPREVEDIBILITÀ

Questo discorso ha tentato fin qui di mettere in evidenza come in un mondo caratterizzato da trasformazioni sempre più rapide e da una crescente imprevedibilità, anche la formazione non possa non preparare i futuri terapeuti a lavorare in un contesto socio-culturale così caratterizzato (con tutte le forme di sofferenza e le ambivalenze che ne derivano).
Vorremmo, però, ora sottolineare come, più in generale, il processo terapeutico, ogni processo terapeutico è, per sua natura, “imprevedibile”.
Il terapeuta ha la funzione importante di proporre al sistema familiare, attraverso un processo di co-costruzione, nuove possibili visioni di realtà, introducendo “differenze”, nel senso di Bateson, ma sarà, comunque, il paziente con la famiglia a trovare autonomamente, e in modo sempre imprevedibile, le soluzioni e le forme del cambiamento.
Potremmo, perciò, dire che imparare ad accettare l’imprevedibile, essere aperti all’imprevedibilità, è parte costitutiva essenziale dell’“essere psicoterapeuti”.
Vorremmo concludere con due frasi dense di significati.
La prima è di Heinz von Foerster [8,9] che sottolineava come la “funzione dello psicoterapeuta” consista essenzialmente nel consentire al paziente e alla famiglia di “aumentare le proprie possibilità di scelta”.
La seconda frase è di Gregory Bateson [10], il quale non si stancava di mettere in evidenza come i pazienti e le famiglie e in genere tutti i sistemi umani abbiano una “self healing tautology”, una capacità di autoguarigione in forme e modi mai pre-determinabili.
In questo per von Foerster e Bateson consiste l’“etica della psicoterapia”.
E ci pare si tratti di un’“etica della imprevedibilità” di tutto ciò che riguarda la realtà umana.


BIBLIOGRAFIA

1. Morin E. Il metodo. Milano: Feltrinelli, 1977.
2. Bauman Z. Vita liquida. Bari: Laterza, 2006.
3. Onnis L, Bernardini M, Leonelli A, et al. I disturbi di panico in una prospettiva sistemica: protocollo di una ricerca sperimentale. Psicobiettivo 2011; 31: 55-71.
4. Onnis L. Il tempo sospeso. Anoressia e bulimia tra individuo, famiglia e società. Milano: Franco Angeli, 2004.
5. Bauman Z. Modernità e ambivalenza. Torino: Bollati Boringhieri, 2010.
6. Onnis L, Mari P, Menenti B. Different levels of personal development of the therapist: the usefulness of an analogical language. Human Systems 2008; 19: 293-304.
7. Onnis L (a cura di). Lo specchio interno: la formazione personale del terapeuta sistemico, in una prospettiva europea. Milano: Franco Angeli, 2010.
8. von Foerster H. Observing systems. Seaside: Intersystems Publ., 1977.
9. von Foerster H. Etica e cibernetica di secondo ordine. Psicobiettivo 1994; 14: 47-57.
10. Bateson G. Verso un’ecologia della mente. Milano: Adelphi, 1976.