Mappa delle alleanze e dei conflitti nel sistema:
didatti, allievi-didatti, allievi, famiglie e gruppo
Gianni Costanzo1

“LA MAPPA NON È IL TERRITORIO”*
Quante volte abbiamo sentito, letto questa affermazione di G. Bateson [1-3]! Quante volte ci siamo fermati a riflettere su questa affermazione!
E quante volte abbiamo usato questo strumento concettuale che S. Minuchin ci ha mostrato da “Famiglie e terapia della famiglia” [4]  in poi, per orientarci nel lavoro terapeutico!
Potremmo dire: “La mappa non è il territorio, ma lo indica e lo rappresenta”.
“La mappa” per me è stata ed è sempre la prima rappresentazione mentale delle relazioni che intercorrono tra i membri di una famiglia o di un gruppo che incontro: mappa gerarchica, mappa delle alleanze e dei conflitti oppure la mappa “delle patate”, come usavamo con Patrizia Angrisani, che ingloba le prime due.
Ero all’inizio della mia esperienza di conduzione del gruppo di training di Ivrea. In uno scatolone ancora da sballare e rimasto trascurato dopo il trasloco da via della Bufalotta a via Falloppio, tra varie carte e libri, ho trovato l’estratto di un articolo a firma di M. Coletti, S. Foglino Cavanna e altri di cui non ricordo. L’articolo parlava di supervisione diretta e proponeva alcune riflessioni e difficoltà che si potevano incontrare.
In questo articolo erano rappresentate alcune mappe riguardanti il sistema “famiglia-terapeuta-gruppo-supervisore” usate per illustrare alcune dinamiche che gli autori avevano rilevato nelle loro prime esperienze di supervisione.
L’estratto dell’articolo si è perso. Il contenuto preciso non lo ricordo. Ma ho estrapolato ed usato per trent’anni l’ossatura dello schema che ora vi presento. L’ho utilizzato per mettere sotto osservazione il sistema terapeutico a cui stavo partecipando, e di cui avevo la responsabilità di conduzione, specialmente nei momenti di difficoltà delle terapie e/o del gruppo terapeutico.
Nella figura/schema vi è un elemento fisso che divide due spazi di azione: lo specchio unidirezionale.
Nella figura 1, da una parte si inseriscono le sigle indicanti il terapeuta ed i membri della famiglia (stanza di terapia); dall’altra parte le sigle indicanti i componenti del gruppo ed il supervisore (stanza di osservazione). In alcune situazioni è presente l’allievo-didatta o il didatta giovane, ovvero un osservatore, anch’esso parte del sistema terapeutico. Il supervisore viene indicato in stanza di terapia, quando interviene direttamente. Da questo schema base – considerando tutta la costellazione dei sentimenti che uniscono (o disgregano) il sistema terapeutico ed individuando le alleanze, le complicità, i conflitti, le collusioni, i possibili fraintendimenti e quant’altro serve per conoscere il contesto in quel dato momento – è possibile, con i segni convenzionali che di solito usiamo, costruire una prima mappa della situazione.
Le linee tracciate coinvolgono, attraversando anche lo specchio, tutti i componenti del sistema, individuando triangoli e triangolazioni e possibili coalizioni.
Le mappe che emergono sono sempre molto complesse e necessitano di una attenta osservazione, oltre che di una verifica delle ipotesi che sottendono, per individuare i nodi problematici.
La figura 2 fa riferimento a una situazione molto frequente all’inizio di una terapia, quando il terapeuta (T) può entrare in conflitto con uno degli adulti, ad esempio il padre (Pr). In questo caso il supporto del supervisore (Sp) e del gruppo sarà di sostegno al terapeuta per modificare il suo rapporto con il padre.
Nelle prime terapie condotte da un terapeuta giovane, molto di frequente, si rilevano coalizioni tra il terapeuta ed il paziente designato. Si ha una accentuazione del fenomeno quando il paziente designato (p.d.) è nella posizione di “figlio tardo-adolescente” oppure è un minore.






Per differenza, il terapeuta si viene a trovare in conflitto con gli adulti della famiglia.
Qualche volta, alcuni componenti del gruppo, o anche tutto il gruppo, si trovano allineati con la visione/valutazione del terapeuta e di fatto in contrasto con il supervisore.
La figura 3 fa riferimento a una situazione in cui il terapeuta si pone in conflitto con i genitori e in alleanza con i figli. Il terapeuta si trova anche in conflitto con il supervisore che si muove in alleanza con i genitori per sostenerli nel lavoro. In questo caso anche il quadernista si divide fra l’alleanza con il terapeuta e il conflitto con il supervisore, mentre gli altri allievi che sono dietro lo specchio si trovano schierati con i componenti principali.
Riflettere insieme (supervisore-terapeuta-gruppo) e costruire la mappa del sistema terapeutico offre di fatto l’opportunità di dare una lettura della situazione che passa da: “con gli occhi del paziente designato”, a quella: “con gli occhi del terapeuta”.
È interessante osservare che molto spesso, la prima volta che si propone questa attività, chi disegna la mappa del sistema terapeutico non si include. Non tiene conto di essere un “osservatore-partecipante”.
Tornando al discorso generale: la mappa della situazione concreta va raffrontata con una mappa “ideale” del sistema terapeutico, come per le mappe familiari che si confrontano alla mappa di una famiglia “ideale” definita come modello di sviluppo nella loro cultura di appartenenza. Una mappa di sistema terapeutico in cui vi è una armonica connessione fra le parti.
Da questo confronto si può individuare il possibile percorso, fatto di tappe, passaggi, approfondimenti e cambiamenti, per superare il blocco in cui ci si è venuti a trovare.
È una esperienza didattica frequente e comune: quando si individua una o più cristallizzazioni dei ruoli e/o delle interazioni nel sistema terapeutico, se si riesce a modificare il comportamento/comunicazione del terapeuta o a modificare la descrizione dei significati che sono stati dati agli eventi incontri, vi è l’uscita dallo stallo.
Si usa, infatti, dire: “Se cambia il terapeuta (il supervisore ed il gruppo) cambia anche la famiglia”.



BIBLIOGRAFIA
1. Bateson G (1979). Mente e natura. Milano: Adelphi, 1984.
2. Bateson G (1972). Verso un’ecologia della mente. Milano: Adelphi, 1976.
3. Bateson G, Bateson MC (1987). Dove gli angeli esitano. Milano: Adelphi, 1989.
4. Minuchin S (1974). Famiglie e terapia della famiglia. Roma: Astrolabio, 1976.