Gli esiti della formazione in ambito
sistemico-relazionale: un’indagine
tra gli ex allievi dell’Istituto
di Psicoterapia Relazionale di Roma
Ilio Masci1

Riassunto. Nell’articolo viene riportata una prima analisi relativa ai risultati di un’indagine svolta con gli ex allievi dell’IPR chiamati attraverso un questionario ad esprimere una valutazione sulla esperienza di formazione alla luce del loro percorso professionale. In particolare, vengono presi in esami gli aspetti che sono giudicati di grande utilità, ovvero gli elementi di criticità rilevati nel processo formativo e da questi vengono fatte derivare delle indicazioni sulle direzioni da seguire nella revisione ed adeguamento del training.
Parole chiave. Training, formazione, valutazione, allievi, ricerca.

Summary. The results of systemic formation: a searching with former students of Relational Psycotherapy Institute in Rome.
The article reports a first analysis about results of a searching conduced with former students of Relational Psychotherapy Institute who expressed, through a questionnaire, an evaluation of their experience after a professional course. In particular they examine the aspects which are most useful that are critical elements identified in the training process and from these they can have instructions about direction to follow in the revision and updating of training.
Key words. Training, evaluation, students, research.

Resumen. Los éxitos de la formación en el ámbito sistémico-relacional: una investigatión entre los ex alumnos del Instituto de Psicoterapia Relacional de Roma.
En el artículo se pone de manifiesto un primer análisis relativo a los resultados de una investigación realizada con los ex alumnos del IPR. Estos son invitados por medio de un cuestionario a expresar su valoración sobre su experiencia de formación a la luz de su recorrido profesional. En concreto, se examinan los aspectos que están considerados de mayor utilidad, es decir, los elementos críticos constatados en el proceso formativo. Desde estos elementos se hacen derivar indicaciones sobre la dirección a seguir en la revisión y adecuación del training.
Palabras clave. Training, formación, evaluación, alumnos, investigación.

CONSIDERAZIONI PRELIMINARI
Nell’ambito del percorso di riflessione sulla formazione nel training di specializzazione in psicoterapia sistemico-relazionale abbiamo avvertito la necessità di acquisire ulteriori elementi di valutazione da parte degli allievi che hanno completato il percorso di formazione presso la sede dell’Istituto di Psicoterapia Relazionale di Roma.
La scelta di dare voce ad una componente diversa da quella dei didatti ci sembra coerente con una concezione della formazione come processo non più istruttivo ed unidirezionale, ma visto all’interno di un percorso soggettivo e co-costruito.
Già alla fine degli anni ’90 si è andata affermando anche all’interno del movimento sistemico-relazionale l’esigenza di indagare su quali modelli si stessero utilizzando nella formazione dei futuri psicoterapeuti e sugli esiti di tale formazione. Si possono consultare rispetto a questi argomenti i lavori prodotti da Manfrida e Vinci [1] e la ricerca pubblicata da parte di de Bernart, Telfener e Anifantakis [2]. Dopo venti anni molte cose sono cambiate: da un lato si è andata diffondendo una sempre maggiore e più complessa domanda di psicoterapia anche in seguito allo sviluppo di nuove forme di disagio rispetto alle quali una risposta sul versante biologico e farmacologico si mostrava inadeguata, dall’altro si è registrata una crescente difficoltà da parte dei servizi pubblici di rispondere a questa domanda per il mancato inserimento negli organici di figure professionali con formazione psicoterapica. A questo, solo in parte, hanno sopperito il privato e il privato sociale, anche per la difficoltà da parte di molti pazienti nel sostenere le spese per un percorso psicoterapeutico. La mancata approvazione della proposta di legge sulla psicoterapia, della quale Luigi Cancrini [3] è stato il principale promotore, a causa della prematura conclusione della precedente legislatura, ma anche delle tante resistenze da più parti del mondo medico e politico, ha rappresentato senz’altro un’importante occasione persa. Inevitabilmente, questi processi hanno determinato importanti conseguenze anche nel campo della formazione in psicoterapia, come è stato accuratamente documentato da Bruni, Vinci e Vittori [4].
L’IDEA DELLA RICERCA
Giunti alla soglia dei 30 anni di storia come sede formativa (infatti l’IPR si è costituito nel 1981) ci è sembrato che i tempi fossero maturi per una riflessione sul nostro modello formativo. Abbiamo perciò pensato di coinvolgere i nostri ex allievi chiedendo loro di darci un contributo attraverso una valutazione degli aspetti organizzativi, metodologici, epistemologici e tecnici che hanno caratterizzato il loro percorso formativo. Inoltre, eravamo anche interessati a conoscere la loro collocazione professionale e una valutazione sull’efficacia dell’esperienza formativa realizzata presso l’IPR nella propria attività sia in campo clinico che in altri settori.
L’esigenza di indagare sugli esiti della formazione con gli ex allievi era inoltre emersa all’interno degli incontri tra i didatti delle diverse sedi del Centro Studi come una delle direttrici da perseguire attraverso un’attività di ricerca [5].
IL CAMPIONE
Abbiamo deciso di prendere in considerazione l’intera popolazione degli allievi che ha frequentato e portato a termine un training formativo presso l’IPR nel periodo compreso tra il 1995 (inteso come anno di inizio del percorso formativo) e il 2008 (inteso come anno di conclusione del training). La scelta di questo periodo è stata determinata da un lato da un’esigenza di uniformità in considerazione del fatto che, all’interno dell’iter per il riconoscimento della nostra scuola come sede di formazione da parte del MIUR, giungemmo nel 1994 ad una sistematizzazione del nostro progetto formativo dal punto di vista organizzativo, metodologico e contenutistico che è rimasto da allora sostanzialmente invariato salvo piccoli aggiustamenti; dall’altro dalla necessità di poter prendere in considerazione allievi usciti da almeno un anno sia per dare loro il tempo di un sufficiente distacco per rielaborare il senso di un’esperienza, sia per permettere una sperimentazione in ambito professionale dell’utilità di quanto acquisito nel corso del training.
METODOLOGIA
Abbiamo deciso di sperimentare quale strumento per la nostra indagine un questionario che è stato spedito per via informatica all’indirizzo mail degli allievi.
Abbiamo optato per un questionario abbastanza agile composto complessivamente da 19 domande a risposta chiusa pur prevedendo per alcune la possibilità di contributi più aperti. Nell’operare questa scelta eravamo consapevoli di favorire la disponibilità a rispondere da parte degli ex allievi e di poter poi leggere ed aggregare i risultati, pur sapendo che avremmo perso qualcosa rispetto ad informazioni più ricche e varie.
Le domande sono state raggruppate in tre aree principali: la prima riguardante i dati anagrafici e curricolari, la seconda relativa all’attività professionale, la terza riferita ad una valutazione del percorso formativo e delle sue ricadute sull’attività professionale.
Abbiamo inviato il questionario a 90 allievi (ossia il totale della popolazione formata tra il 1995 e il 2008) accompagnandolo con una lettera che spiegava il senso e gli obiettivi dell’indagine e in cui si chiedeva di rispedirlo compilato in ogni sua parte entro due mesi.
Sono tornati indietro entro il tempo previsto 46 questionari compilati completamente, numero da noi considerato adeguato per poter procedere ad alcune prime valutazioni sugli aspetti che erano alla base del nostro studio.
RISULTATI: ALCUNE CONSIDERAZIONI PRELIMINARI
In questo primo contributo mi limiterò ad alcune considerazioni sui dati che mi sono sembrati più significativi, evitando di presentare tabelle ricche di numeri e di percentuali che rimando ad un’ulteriore analisi più approfondita.
Il primo dato che voglio mettere in evidenza è quello relativo all’attività professionale prevalente svolta attualmente dagli ex allievi che, per oltre la metà di coloro che hanno risposto, è quella clinica, mentre per una percentuale decisamente inferiore ci sono quella sociale e quella formativa. Un dato tutto sommato sorprendente ed incoraggiante, vista la situazione complessiva che ho precedentemente ricordato, che si può tradurre in una conferma dell’importanza e dello spazio che viene riservato nel percorso formativo della nostra scuola all’esperienza clinica.
Per quanto riguarda l’ambito all’interno del quale si svolge l’attività clinica, abbiamo avuto la conferma del sempre minor spazio coperto dal servizio pubblico a vantaggio di quello privato. Questo segnala a mio avviso il pericolo di un possibile isolamento da parte dello psicoterapeuta e la necessità che le scuole di formazione si adoperino per favorire spazi di aggregazione e di supervisione per il dopo training.
Altro dato prevedibile, ma che vale la pena di sottolineare, è che nell’attività di psicoterapia il formato prevalente è quello individuale, mentre più limitato è il numero di coloro che si occupano prevalentemente di coppie e/o di famiglie. Da ciò deriva la necessità di prevedere nell’ambito della formazione spazi sempre più definiti dedicati alla terapia sistemica individuale, intensificando gli sforzi che il nostro Istituto, come del resto le altre sedi del Centro Studi, sta profondendo da alcuni anni con seminari e workshop.
Passando poi ai dati più rilevanti riguardanti l’area della valutazione del processo formativo, emergono come punti di maggiore importanza la centralità dell’esperienza clinica (e quindi la fase della supervisione diretta come momento prioritario dell’intero percorso), ma anche il lavoro su di sé e sulla famiglia di origine, aspetti ai quali negli ultimi anni si è dedicato sempre maggiore spazio affiancando al genogramma altri momenti di confronto e di approfondimento.
Incrociando poi questo dato con quello relativo al giudizio di quanto sia stato adeguato lo spazio dedicato ai vari aspetti di cui si compone il nostro percorso formativo, emerge come proprio queste tre aree dell’esperienza clinica diretta, del lavoro su di sé e sulla propria famiglia avrebbero meritato più tempo, mentre è giudicato sufficiente quello riservato al rapporto con i docenti e con il gruppo di formazione e, seppur in minor misura, alla teoria. Una riflessione a parte merita lo scarso apprezzamento, sempre in rapporto alle altre aree, espresso da parte degli ex allievi nei confronti dell’uso didattico delle simulate che, per quelli di noi formati negli anni ’80, avevano rappresentato un importante caposaldo. Credo che questo dato si debba leggere come conseguenza del fatto che la maggior parte degli allievi durante il training non svolgono attività clinica (al contrario di quanto capitava a noi che all’epoca già operavamo all’interno dei servizi pubblici) e che il loro bisogno di confrontarsi con situazioni reali durante il percorso formativo risulta prioritario.
Tutto ciò si traduce nello sforzo, da parte della scuola, di adeguare il programma formativo a queste esigenze con un’articolazione che privilegi nel primo anno il lavoro teorico e sul gruppo, dedichi la prima parte del secondo anno al lavoro su di sé e sulla propria famiglia, per passare poi alla supervisione diretta e lasciare più spazio negli ultimi due anni all’indiretta.
Come ultimo dato, che fa riferimento agli aspetti più organizzativi, emerge che praticamente tutti i nostri ex allievi ritengono che l’articolazione settimanale del training sia quella preferibile, così come risulta confermata la scelta di mantenere stabile il gruppo per tutta la durata del corso, mentre viene ritenuta opportuna una maggiore mobilità da parte dei didatti che nella nostra organizzazione restano gli stessi per i cinque anni. Questo si potrebbe tradurre in una diversa articolazione nel primo anno, con l’attribuzione a più didatti della parte riguardante il lavoro teorico, mentre si ritiene di mantenere la coppia di didatti nella fase della supervisione diretta, per poi tornare a nuovi inserimenti nella supervisione indiretta, fase nella quale gli allievi maggiormente autonomi ed esperti possono arricchirsi ulteriormente dal confronto con stimoli diversi.
BIBLIOGRAFIA
1. Manfrida GM, Vinci G. Santi Poeti Navigatori... Un identikit dei soci ordinari SIPPR: relazione al convegno SIPPR di Gubbio, 1995.
2. de Bernart R, Telfener U, Anifantakis I. Una ricerca sulla formazione. Terapia Familiare 1996; 52: 107-16.
3. Cancrini L. La psicoterapia: grammatica e sintassi. Roma: NIS, 1987.
4. Bruni F, Vinci G, Vittori ML. Lo sguardo riflesso. Roma: Armando Editore, 2010.
5. Masci I. Alba-Bari-Narni: I didatti riflettono sugli sviluppi della formazione presso le diverse sedi del Centro Studi di Terapia Familiare e Relazionale. Ecologia della mente 2008; 31: 119-23.